
Leonardo Romanelli: @Fabio Credo che si evinca dal
giorgia cannarella: Io ho una vera ossessione per
vincenz: Visto che ti stimo,visto che s
Fabio Cagnetti: Mi spiace molto leggere di que

Si parla molto di chiesa un questi giorni. Ma Settembre è anche il mese dei grandi pellegrinaggi. Un fiume di credenti che, per esempio, attraversa ogni anno San Giovanni Rotondo, città in provincia di Foggia e sede del Santuario di Padre Pio. Gli abitanti sono 25.000 per cui, al netto di anziani e bambini, tutta la città lavora per i turisti. Nonostante le decine di alberghi costruiti di recente, quello religioso è, almeno qui, un turismo mordi e fuggi: terminata la visita in giornata, si ritorna tutti a casa. Ma cosa morde il turista prima di fuggire?
Lo diciamo subito: l’offerta non è niente di speciale. San Giovanni Rotondo prima di Padre Pio era un villaggio, quattro case sperdute sui monti del Gargano. L’accoglienza turistica è invenzione recente. Grande tradizione gastronomica non c’è, in genere i ristoranti offrono un menù fisso che non supera i 15 euro a pasto, bevande comprese. È il regno del primo, secondo e frutta, vale a dire orecchiette o lasagne quindi carne alla brace. Nella migliore tradizione dei buttadentro, tutto è sponsorizzato da decine di ragazzi che distribuiscono gli inviti, piccoli biglietti informativi, nella zona parcheggi.
Il livello del cibo non è male —pochi, per fortuna, i piatti pronti nei bar— ma il turista religioso preferisce di gran lunga portarsi il panino da casa, complici le aree pic-nic presenti nel vicino bosco. Milioni di clienti persi ogni anno a causa della scarsa offerta, e del modesto interesse dei clienti.
Mi chiedo, è dappertutto così? Il pellegrino è un turista di serie B, o negli altri santuari è diverso?
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Nota storica: le prime guide turistiche nascono proprio ad uso dei pellegrini nel medioevo per aiutarli nel viaggio, segnalando locande, rifugi e punti di ristoro.
C’era anche una versione scritta dagli stessi fedeli, Ilpellegrinone, gestita da tale Fant De Guy detto Il Bello, Saggio e Mafchio
Ma quante ne sai!?!
Non di sola chimica vive l’uomo
Camillo Langone farebbe carte false per rispondere con la sua rinomata compiutezza a questa annosa questione…
Buona giornata
Come mangiano non so, in compenso bevono Brunello di Pietralcina.
Il turista religioso, è: onnivoro, mangia tutto, e se non può andare al ristorante si porta il famoso pranzo al sacco, da questa usanza nasce anche il pagamento del solo “Pane e Coperto”. Io mi porto il companatico e il rifugio ci mette il pane a pagamento e il posto.
I Turisti religiosi, prediligono il pranzo al sacco.
Dai racconti di un’amica che fa la guida turistica e da ciò che ho visto quando eravamo in Portogallo e siamo passati nella zona di Fatima il turista religioso medio si muove con viaggi organizzati. Spesso il cibo è compreso nel pacchetto (presso l’hotel o locale convenzionato a monte con l’agenzia); se non lo è, gonuno si regola come vuole.
Ma il turista religioso medio è poco propenso a sperperare soldi per il cibo in generale, spesso va in queste località perché ha qualche problema; alcuni ci vanno anche con stato d’animo più penitente che non festeggiente e tutto questo penso che influisca.
Tra l’altro per caso conosco alcuni parenti di Padre Pio che sanno anche che tutto questa macchina da soldi che si è creata intorno non potrebbe essere più lontana dal suo modo di essere, fare, pensare. Quindi forse non sono i pellegrini con il panino a essere “strani”, ma il resto!
Gonuno si regola come vuole, beato lui, ma tutti gli altri?
senza argomenti oggi eh?
Siamo belli snob, eh? A te sei milioni di turisti che mangiano panini non sembra un buon argomento?
Non sono semplici turisti, se vanno da Padre Pio, l’ultima cosa che pensano di fare è una mangiata in trattoria. Quindi il pranzo al sacco nell’area pic-nic è perfetto.
ma lo sa che per molte persone spendere 15 euro, da sommare ai costi dell’intera giornata, non sono proprio pochi?
Chi va in questi luoghi, per un giorno, non penso cerchi l’esperienza gourmet e lo trovo anche corretto.
Se vuoi sfamarti in modo dignitoso puoi, cosa si vuole in più?
Vuol forse dire che i sei, ripeto sei milioni di pelllegrini sono morti di fame e poveracci con pochi soldi? Che tra loro non ci sono un centomila persone a reddito medio alto? Forse state sottovalutando il problema. Il convento di Padre Pio ha costruito la nuova basilica con le offerte del credenti: 200 miliardi circa! Di più: i pellegrini arrivano da tutto il mondo. Il mensile “La voce di Padre Pio” è stampato in 6 lingue e diffuso in milioni di copie in tutto il mondo, Australia compresa. È una gigantesca macchina da guerra che ha una sola falla: la ristorazione
embè, la crapula è il peccato più visibile Darling, e quello più facilmente esecrabile.
Solita zolfa.
si ma i 10,100,1000 euro di offerte vengono lasciati perchè li ci sono persone disperate, che sperano in un miracolo.
Me la vedo una signora, che dopo aver pianto per far stare meglio il figlio si va a gustare un croccante al foie fumé con mandorle di noto e nocciole IGP Piemonte, gel di balsamico tradizionale extravecchio.
Lei in che modo imposterebbe la ristorazione in un posto del genere?la falla come può essere arginata?
Oltretutto la Gola è un peccato capitale. Mica capoluogo.
Inferno per inferno io ho deciso di associarci pure la lussuria
Qualche anno fa ci riunimmo per una serie di seminari del gruppo in cui allora lavoravo ad Heidelberg in un luogo di pellegrinaggio in Alsazia: Mont Ste Odile. Un bel posto fresco circondato dal verde dove ci affittarono qualche camera ed un aula per i seminari e vivemmo così nel monastero per qualche giorno mescolati ai numerosi pellegrini. Nel piazzale antistante al monastero era montata una grande tenda che ospitava il ristorante. La qualità del cibo e l’offerta di vini era davvero scadente pur essendo in una regione dove la qualità del cibo e del vino mediamente è piuttosto alta. Questa la mia unica esperienza, da ateo impenitente, del cibo pellegrino.
@ Luca
Pensare che il turismo religioso sia un fenomeno ristretto a lamenti e gemiti, indigna anche me che sono laico. Lei, come pensavo ha una visione preconcetta di tale fenomeno, visione distorta da una buona dose di snobismo. Le soluzioni: occuppandomi di comunicazione, e se fossi stato a capo di un qualsiasi ente (Comune, provincia, regione) mi sarei preoccupato di più della formazione di quanti chiedono licenze per aprire attività turistiche. Purtroppo ad esse erano collegate anche molte licenze edilizie, alle quali, si sa, i politici sono più sensibili. Speriamo solo nel tempo e in una qualche riscoperta delle radici popolari del Gargano.
Un tempo per risolvere il problema della scarsissima offerta turistica del meridione si diceva: “basterebbe che dei ristoratori e albergatori di Rimini si spostassero al sud per far vedere come si fa a lavorare con i turisti” Ma adesso siamo in ritardo! Nel 2009-2010 penso che anche dei californiani avrebbero problemi di riuscita.
Per il resto il punto era “turista religioso cosa mangia”?
Il turista religioso che va in pellegrinaggio da Padre Pio (in questo caso) a portare dei soldi, non si aspetta di trovare un ristorante-trattoria di Padre Pio, perché a quel punto sarebbe un’pò troppo evidente la macchina da soldi che è diventata quella zona. E poi si perderebbe il senso primo del pellegrinaggio!
I religiosi che gestiscono lo sanno di non esagerare.
E fanno bene.
Come del resto dice Kapakkio con il suo esempio.
Difatti, in quasi tutti i santuari o posti di pellegrinaggio non vi sono ristoranti-rifugi-trattorie degni di nota per capienza (ovviamente) e qualità.
Si potrebbe pensare di aprire un ristorante d’alto livello dove però ogni tanto il maître tira una catenata sulla schiena dei clienti gridando “PENTITI!”
E’ un’usanza assai diffusa. E tanto piu’ si sale di tono, tanto piu’ fa male. La chiamano “conto”.
Mah, l’idea del menù turistico a me da sempre da pensare.
Dico pensare perché, per chi opera nella ristorazione di massa, si conoscono certi costi di materia prima per pasto in alberghi a 4 stelle, ad esempio, e non si può non ragionare sul fatto di abbinare pellegrinaggio al (in qualsiasi modo concepito) sacrificio e, quindi, al mantenere coerente tutto ciò che fa da contorno ad esso, cibo e alloggio che siano. Il turismo religioso non è il luogo giusto, direi. Certo, essere poi trattati con ancora più dolore al momento del pasto perché ti servono materie prime che manco alla Whiskas vorrebbero, è un’altra cosa e rimane tipico della furbizia italiana e non solo.
In Italia potrebbe essere un buon momento per valorizzare le risorse del territorio, non i suoi scarti, potrebbe essere un modo per rivalutare i sistemi di offerta del turismo, ma appena diventano un minimo gradevoli, si è sostituiti dal Vaticano in toto (quindi, perché investire?), oltretutto, stando normalmente male (altrimenti, perché chiedere la Grazia?), non si hanno soldi ed il panino da casa risolve il tutto, per cui, in conclusione, non credo che ci sia nulla da fare.
No, forse una cosa c’è ancora, possibile.
Il McChurch.
ho molti amici che, ogni anno, vanno a Lourdes in pellegrinaggio. E’ prassi consolidata partire con “quintali” di pecorino, casu marzu, salsiccia, sottoli, pane carasau, ettolitri di cannonau…tutto di buona di buona qualità. Questo non perché a Lourdes si mangi male, anzi malissimo (per esperienza diretta), ma perché é un modo anche di stare insieme, divertirsi e, perché no, non farsi derubare.
Prima dell’arrivo di Padre Pio il “villaggio” contava già 7.000 abitanti. Negli anni 40-50 la zona non era mica poverissima poiché la miniera di bauxite dava lavoro e soldi. Il fenomeno del boom di ristoranti e alberghi è la causa di una gestione politica sbagliata, che ha puntato tutto sulla liberalizzazione. I 25.ooo abitanti che citi non vivono tutti di turismo! SGR dà da mangiare a imprenditori che da tutta la regione fanno affari lì. Ultima cosa: la tradizione enogastronomica c’è ma non è nel caso dei pellegrini che si deve fare sfoggio di essa!