Come si mangia nei treni italiani se perfino i norvegesi si lamentano?


Non si mangia più come una volta sui treni italiani

Il punto non è se conoscete il gruppo norvegese dei Kings of Convenience. Nemmeno se avete infilato il loro rilassante indie-pop in una qualche playlist del vostro telefono. Il punto che voleva farci discutere lo stimato esperto di alta velocità e di musica Luca Sofri, è come si mangia nei treni italiani rispetto a una volta. Dove “una volta” significa 1) prima di settembre, quando il servizio appaltato al Gruppo Cremonini è passato a Tanto&Buono, braccio italiano dei francesi di Accor. 2) Quando “era piccola” pm10, che ricorda su friendfeed il periodo in cui “gli omini vendevano le lasagne sul binario”. E, da non credere: “erano buonissime”.




10 commenti a “Come si mangia nei treni italiani se perfino i norvegesi si lamentano?”

  1. marco bolasco marco bolasco commenta:

    La mia esperienza, fino ad oggi, è che il livello già basso con l’avvento dei francesi sembra essere crollato. Una roba tragica, caffé incluso.

  2. DirettorTonelli DirettorTonelli commenta:

    Detesto il gruppo Accor con quegli hotel uguali in tutto il mondo e in tutto il mondo deludendi e impersonali. Non frequento affatto volentieri, in settori che dovrebbero essere caldi come la ristorazione o l’hotellerie, multinazionali così tentacolari. Tuttavia debbo dire che le mie due esperienze dall’arrivo di Tanto&Buono (che è Compagnie des Wagon-Lits e quindi Accor, appunto) sono state positive. Sia per la qualità del cibo (sui caffe, come dice Bolasco, velo pietoso) sia soprattutto per la cortesia del personale. Da non dimenticare, poi, la buona volontà nel tentare partnership (come quella con SlowFood) che sfilino la ristorazione su rotaie dall’aurea di squallore precedentemente acquisita.

  3. il fermentatore il fermentatore commenta:

    Mi sa che proverò purtroppo domani sul Roma firenze delle 19.00

  4. Artemisia Comina commenta:

    Ho avuto un esperienza tragicomica recente – quasi incredibile, ma vera – su un frecciarossa, Roma – Venezia.

    Andiamo nel vagone ristorante. Sparito il menu, spariti i fiori, sparito l’annuncio di inzio, ci sediamo perplessi ai disadorni tavoli visto che ci sono altri apparentemente in attesa. Appare una fanciulla in divisa con l’aria affannata e disordinata, che prima di precipitarsi nell’area di servizio come per un ripensamento frena, si gira a metà e ci urla a gola spiegata: “Chi vuole i rigatoni?”.

    Colti alla sprovvista, eppure vogliosi di conforto, dopo qualche vistosa perplessità – ma che cavolo succede? – ci adeguiamo, e in molti diciamo di sì; ma uno sprovveduto anglofono, cercando a fatica le parole italiche chiede: “Altrimenti, cos’altro?”.

    “Nulla”, esclama quella stentorea, decisa, precisa, definitiva.

    “E poi che ci sarà?”

    “Fettina o parmigiana”

    “Si potrà avere del formaggio?”

    “Eh, no”. (signor mio, quante ne vuoi?).

    L’anglofono con famiglia senza più fiatare si alza e se ne va. Noi ed altri resistiamo (la forza dell’inerzia). Tutto procederà in tono, inclusa la parmigiana con superficie esterna tiepida e cuore da freezer. Conto per rigatoni (del tipo al dente-gommoso rimbalzante, con sugo che non riesce a aderirvi per nessun motivo e scivola da tutte le parti, quelli insomma precotti) e parmigiana, un po’ più di 40 euro a testa (incusa la mezza bottiglia di Chianti).

    Chiedo se è in corso un’emergenza, o se è sempre così. “E’ sempre così, cara mia – risponde la fanciulla che non vede l’ora di lamentarsi – Siamo solo in tre, dobbiamo fare tutto, prima c’era la cucina espressa, adesso..”. “E già – dico io – ho ben visto”. “E’ cambiata la gestione”, aggiunge quella. “E’ una bella schifezza a caro prezzo”, chiarisco. “E come no – assentisce lei – protestate voi, che a noi non ci sentono”.

    Concludo: vada quelcun altro a verificare se è proprio sempre così. Attendo notizie, io ho fatto la mia parte.

    • Tommaso Farina risponde:

      Non ci penso neanche lontanamente. Già debbo sorbirmi i ridicoli annunci urlatissimi nei microfoni, relativi al servizio di benvenuto in prima classe, e rigorosamente ripetuti in inglese (spesso con un accento che sembra provenire dal Bangladesh, con tutto il rispetto): notoriamente al passeggero di Chicago o di Southampton interessa UN CASINO sapere che potrà bere succhi Santal e mangiare Tuc Saiwa.

    • Mammamsterdam Mammamsterdam risponde:

      Io ci ho mangiato per la prima volta una decina di giorni fa e considerato che è un treno, non ho avuo altro che quello che mi aspettavo. Gli autogrill possono essere molto, ma molto peggio e altrettanto se non più cari.

      Pasta decente, spinaci al vapore pure. Servizio carino grazie alla signora che dirigeva la baracca, gentile e persino un pelino affettuosa con le signore sole che magari restavano a leggersi un libro prima di sgombrare, senza essere invadente. La gente che lavorava sotto di lei invece sembrava avere un problema, che lei da sola risolveva ottimamente.

      (Suggerisco anche a loro quindi le 50 cose da non fare se avete un ristorante, dal motivare il personale in giù).

      Oh, ragazzi, ma è un treno, ce lo ricordiamo? La cosa tragica è che di questi tempi sono troppi i cosiddetti ristoranti a terra che ti danno lo stesso se no di peggio e lì ci sarebbe parecchio da dire. Ma lo dicamo da anni.

  5. Artemisia Comina commenta:

    ho dimenticato il parmigiano dentro le bustine, il pane affettato nel cellophane, il piatto sbeccato.

    appunto, come diceva l’adetta, ora tutto è già pronto, mentre prima era “espresso”, ovvero il parmigiano si grattugiava, il pane si affettava, la pasta si cuoceva. il costo era il medesimo. ed era sempre un treno.

  6. [...] infilato il loro rilassante indie-pop in una qualsivoglia playlist del vostro telefono. Il punto è come si mangia sui treni italiani se perfino i norvegesi si lamentano? 9 – Nuovo episodio di “Mangia [...]

  7. joana joana commenta:

    mi chiedo dove voi mangiate, in quali treni, se l’unica cosa che è migliorata con il passaggio da cremonini a treno servizi integrati è proprio il caffè, che è passato da un lavazza relativamente decente a un illy abbastanza buono.
    se questi, con le vaschette monoporzione precotte un mese fa, e non per modo di dire, e che scadono domani o magari anche ieri o tre giorni fa, e nuovamente non per modo di dire, hanno il coraggio di dichiararsi presidio slow food, traetene voi le conclusioni che volete.
    sappiate solo che nè i miei colleghi nè io mangiamo più in treno le cose del treno, e infatti non ci vedete più seduti a cena mentre voi ci attendete al bar.
    ps il personale è sempre lo stesso, e se noi ricordiamo le vostre facce potreste anche voi ricordare un po’ le nostre. c’è meno, MOLTO meno, lavoro, di conseguenza una volta ogni tanto se arriva un cliente che ha un’aria relativamente gentile ed educata si riesce pure a rispondergli con un mezzo sorriso, senza che la testa stia già pensando agli altri 7 problemi da risolvere contemporaneamente.
    pps gli alberghi tutti uguali sono forse l’unica cosa positiva di ciò che conosco del gruppo accor, almeno sai capire ancora prima di entrare cosa ti aspetta e se il rapporto qualità prezzo potrà essere o meno valido e favorevole. certo se in 15 giorni di vacanza ne cambi 10, al ritorno del viaggio hai qualche problema a ricordare se madrid l’hai vista, o se a siviglia ci sei mai stato….
    ppps il servizio di ristorazione ferroviaria è passato di mano ad agosto, non a settembre.
    pppps il costo non era il medesimo, il solo caffè è aumentato di 10cent. non mi sono mai spinta al calcolo dell’aumento sul menu completo, non ne ho mai avuto bisogno dato che nessuno mi ha mai fatto tale affamata richiesta


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