di
Camilla Baresani | ven 22 feb 2013 ore 12:39
4,333
Messaggi contraddittori: Cracco, ristorante d’avanguardia o personaggio pop?
Negli ultimi mesi l’immagine di Carlo Cracco è slittata da quella di cuoco avanguardistico e chic a quella di personaggio pop: copertine spiritoso/trash di giornali “maschili”, il ruolo di giudice bello e implacabile a Masterchef, il talent-show più acclamato della stagione, i cartelloni stradali con la sua gigantografia, un best seller di ricette facili, Se vuoi fare il figo usa lo scalogno.
Morale: Cracco è diventato talmente star che non si parla più del ristorante.
Per fare il punto, siamo dunque scesi nel suo elegante bunker, nel ventre di Piazza Duomo. Si può scegliere tra un menu degustazione da 140 euro e uno da 165. Se invece vi limitate a tre portate, potete farcela con 120 euro.
La qualità di materie prime, ideazione e realizzazione è altissima. Alcuni piatti, tuttavia, possono risultare poco incisivi, e sbagliare ordinazione con questi prezzi è particolarmente seccante. Fossi in voi, sceglierei il raffinato e carezzevole il brodo di sambuco con scampo e nocciole; i fenomenali spaghetti al succo di peperone e acciughe essiccate; la squisita crema bruciata all’olio di oliva e garusoli (lumache) di mare; gli aromatici filetti d’orata scottati su croccante alle nocciole.



Finito il pasto, tutti in cucina per la foto ricordo con Cracco (se c’è) e con il suo braccio destro Matteo Baronetto: turisti stranieri, gourmet trepidanti, genitori venuti da lontano per festeggiare un esame del figlio studente.
Si va da Cracco con lo stesso spirito con cui molti si sono precipitati a Londra per il concerto degli Stones. Buona parte dei pezzi sono memorabili, altri hanno meno mordente, ma si torna a casa con l’idea di aver partecipato a qualcosa che il giorno dopo sarà da raccontare.
Ristorante Cracco,
via Victor Hugo 4, Milano.
Tel.: 02 876774.
[Crediti | Dalla rubrica "Cibo e Oltre" di Camilla Baresani su Sette, inserto del Corriere della Sera. Immagine di copertina: Oggi, altre immagini: Scatti di Gusto, Viaggiatore Gourmet]
Perdonami, ma sono confuso, e ti chiedo una spiegazione, partendo dal titolo: cosa diamine e’ per te “pop”? L’esperienza che descrivi, e che proviamo quando abbiamo la fortuna di andare in un risto di livello, e’ tutt’altro che po0p. Ma ci sentiamo partecipi di una performance riservata a pochi, che e’ giusto diffondere per l’altissma qualita’. Ora, il semplice fatto di avere ampia visibilita’ televisiva rende l’esperienza “pop”? Mi pare che si confondano allegramente piani differenti, se non separati. La televisione e’ televisione, con il suo linguaggio e la sua propria forza, ma in questa marmellata indistinta (“pappone” secondo alcuni), riconoscere gli elementi pop mi pare davvero difficile. Qualcuno la padroneggia meglio, qualcuno ne viene digerito; qualcuno buca lo schermo, qualcuno fa la figura del cyborg bocconiano con il cagnolino di finto pelouche… ma che c’entra questo con il pop in quanto tale?
A me mette un po’ di tristezza la foto di gruppo, ma tant’è. Ci sono stato poco tempo fa e con un degustazione si esce soddisfatti, soprattutto con la sensazione di aver capito il percorso dello chef. I ricarichi dei vini sono mostruosamente alti.
La Baresani scrive “tutti in cucina per la foto ricordo con Cracco (se c’è)”… Cracco nel suo ristorante c’è spesso, quasi sempre. A pranzo ed a cena. Fa tante cose, vero, ma sa gestire bene, molto bene il suo tempo. Perchè continuare a buttare li mezze parole o frasettine per fare passare un messaggio inesatto? E’ una strategia vecchia, evolviamoci! Con simpatia
Secondo me è tutta un’illusione. Ormai siamo passati oltre ci vorranno anni per tornare a una cucina bella innovativa ma commestibile.
Per ora mi sembra solo una ca…ta pazzesca
Veramente almeno due menù su tre strizzano l’occhio alla tradizione, innovando al contempo. Io, tra le altre cose, ho mangiato risotto allo zafferano e una milanese. Se non è tradizione questa!
Scusa Marco, ma per curiosità , tu da Cracco, Scabin, Bottura, Uliassi, Romito, Sultano, Cuttaia, Parini ecc ecc ci sei mai stato? E se sì, davvero ritieni che facciano ca…te pazzesche e innovazione non commestibile? Davvero davvero? Spiegaci meglio, raccontaci cosa non è andato nelle tue esperienze
-Rispetto per il cuoco che fu. Le due volte che ho mangiato da lui sono rimasta soddisfatta, non di più.
-Indifferenza per il personaggio mediatico che cerca di essere. Mi fa quasi pena quando ammette gelosia nei confronti della Parodi ed i numeri dei suoi libri. Il titolo dell’ultimo libro (se fai i figo usa lo scalogno o qualcosa del genere) è penoso.
-Fastidio per l’atteggiamento a superstar wannabe. Molto patetico.
Ma non ti bastava essere un cuoco rispettato che ti devi ridicolizzare in posa tronista per la tivù degli stupidi (ovvero Masterchef)?
A mangiare da te non tornerò più, anche se continui ai vertici della ristorazione italiana, ai miei occhi (e penso a quelli di qualsiasi gourmet che ami la eccellenza) sarai solo una specie di pagliaccio alla disperata ricerca di visibilità .
Poco serio.
Cracco oggi ha la possibilità di comunicare in modo molto efficace la sua bravura e competenza nel settore in cui lavora con successo da anni. Per chi ha la possibilità di ascoltarlo o di leggere i suoi libri e le interviste che rilascia è un grande vantaggio perchè si possono trarre importanti insegnamenti. Non basta il talento in cucina per diventare come Cracco.
Quando il cracchismo sarà evaporato come l’alcol del vino ,il mondo della cucina italiana seria avrà fatto un balzo in avanti.
La prego..ci risparmi.La sua risposta è stremamente esagerata.
Eccessiva l’esposizione mediatica del signor Cracco.
Ma sono l’unica a pensare che Cracco ha gli occhietti leggermente porcini e che mi ricorda il salumaio di quando ero piccola?
se ci mandi una foto del salumaio poi ti rispondiamo
Come si può biasimare Cracco soltanto perché sta cercando, tra l’altro riuscendoci, di prolungare i suoi quindici minuti di gloria mediatica?
Dopo aver passato l’intera vita tra i fumi delle cucine, ora gli dicono che basta indossare la maschera del tombeur de femmes ed imbrancare un pesce per farsi amare dall’Italia tutta.
Vivaddio ha l’onestà di non fingersi un intellettuale e di ammettere che preferisce il successo alla fatica.
A mio avviso non ha sbagliato nemmeno titolando il suo libro: “Se vuoi fare il figo usa lo scalogno” visto che riflette alla perfezione il suo modo di esprimersi, il modo di esprimersi di certi milanesi suoi clienti e il modo di esprimersi di Benedetta Parodi, che non per nulla ha spodestato dalle classifiche.
E il libro, pagato in offerta 7 euro e 41 centesimi, vale almeno un trilione più de “Il pranzo in famiglia” di Adrià , dal titolo sobrio come piace a voi ma avvincente quanto i mondiali di curling.
Boh, io tutto sto accanimento non lo capisco. Posto che Cracco non è un ristorante che tutti possono permettersi, è innegabile che abbia fatto storia. Qualcuno lo esalta qualcun altro no. Tutto normale.
Poi se lui vuole fare dell’altro nella vita, che sia pure mediatico, ma chissenefrega no? Patetico? Amen. Non capisco perchè non dovrei più mangiare nel suo ristorante, se mantiene l’eccellenza, solo perchè ha partecipato a masterchef… Chi ragiona così, secondo me, è il primo ad avere un atteggiamento da superstar.
Ma io credo , passatemi la banalità , che ci sia alla basa un tocco forte d’invidia.Non è possibile a questo mondo essere dotati di carisma (oltre che di talento e concedetemelo,bellezza rude che fa girare la testa alle donne comprese le ventenni come me)che porta un uomo ad essere dotato ed apprezzato in più campi?!? No, se una cosa “piace ai più”,diventa subito un fenomeno da canzonetta “commerciale”.La verità è che vi piace darvi quest’aria da critici saccenti,severi, che a mio avviso oltre ad appesantirvi ,e ad appesantire chi vi legge o vi ascolta,vi conferisce un tono triste e inappagato.Sono reduce da un weekend a Milano, e ho avuto l’onore e il piacere di cenare nel ristorante di Cracco e oltre al personale qualificatissimo,devo dire che il cibo è stato sensazionale.I piatti seguivano esattamente la filosofia “fatti sorprendere dal cibo”.Per il resto il locale è frequentato da un Milano “altissima” e se permetti, poco o per niente interessata ai prezzi vertiginosi e le foto con il Cracco nazionale.Forse abbiamo mangiato in due posti diversi.Altro che Pop..era un concerto dei Queen in limited edition .
Perfettamente d’accordo (ahimè io però non ho più vent’anni…).
Secondo me questo pop nel titolo ha mandato molti di voi in escandescenza per nulla. L’articolo è chiaramente una osannazione al cracchismo in tutte le sue forme poliedriche, dalla cucina alla tv. Per il momento non mi preoccuperei, ne riparliamo quando si metterà a produrre vino o l’eau de parfum col suo marchio.
Evviva Cracco!