
Thomas: Io sono dispostissimo ad acqui
Leonardo Romanelli: @Fabio Credo che si evinca dal
giorgia cannarella: Io ho una vera ossessione per
vincenz: Visto che ti stimo,visto che s
Napoli, Piazza Vittoria. A due passi dal mare e a pochi metri dal famoso negozio di cravatte “Marinella”, affollato come non mai, è stato aperto il 16 dicembre un nuovo ristorante. Saranno le feste di Natale a riempire le strade di Napoli ma non mi capitava da tempo di vedere un ristorante così pieno all’ora di pranzo. Cru…do rè, il crudo del re. Gianni Lotti, 32 anni, non è alla prima apertura in città. Poco più avanti, davanti al Molo Beverello, il porto principale di Napoli, gestisce la Taverna do’ rè. Dai nomi dei due locali intuisco una palese nostalgia per i tempi andati e la cosa mi verrà confermata dallo stesso Gianni Lotti.

A Napoli i nostalgici della monarchia sono tanti, sì lo so sembra incredibile. Sarà il ricordo dell’ultimo re di Napoli, Francesco II di Borbone, ghiotto di lasagne al punto da guadagnarsi il soprannome di “Re Lasagna”, che ha governato qui a Napoli fino al 1860, anno in cui fu costretto all’esilio.
Rivendica la napoletanità della sua cucina, Gianni Lotti. “Le persone entrano nel mio locale e mi chiedono, fate il sushi? Ed io rispondo provocatoriamente, cos’è il sushi?”
In Spagna, in Francia, in Italia, soprattutto in Puglia e anche qui a Napoli abbiamo grandi tradizioni per i crudi di pesce, per i nostri frutti di mare, perché dobbiamo cercare altrove cose che già abbiamo…”

Il locale è arredato con gusto, tutto in chiave moderna. Al piano inferiore, fra cartoni di vino e cantinette refrigerate, c’è un grazioso privé con un unico tavolo per dieci persone. Dall’ingresso del locale subito si scorge il grande banco con il pescato e i frutti di mare in bella vista. Non a caso nel menù, alla voce “secondi”, c’è scritto “interagire con lo chef”….
Lo chef è Adriano Civitillo, nativo della vicina Bacoli, luogo dove proliferano i vivai di frutti di mare. Sul mio tavolo arriveranno direttamente dal suo banco una serie di antipasti. Si comincia con delle ostriche, prima una al gratin e poi tre varietà diverse nel classico piatto rettangolare. Belon du Belon, Bretone e Gilardeau Cadoret. Poi il mare di Napoli con le nostre mazzancolle, le fasolare, i tartufi di mare, alici marinate e calamari fritti.

Altro piatto con tre tartare, di tonno e spinaci, branzino e porro e bandiera all’aceto e verdurine.
Rinuncio ai primi e non interagisco con lo chef per i secondi, mi aspetta un “tour de force” gastronomico non da poco durante le feste ma anche perché i tanti antipasti mi hanno convinto che la qualità dei prodotti è ottima al Cru…do rè.
Avrei fatto lo stesso per il dolce ma mi lascio convincere e sarà una vera sorpresa.
Pasquale Crimaldi, giovane chef con esperienze all’isola d’Elba, Amsterdam e Borgogna, me ne preparerà due che non sfigurerebbero in un grande ristorante, la “Mela stregata” e il “Semifreddo di pastiera”.

Avrei potuto bere “al bicchiere” ma ho scelto di bere un ottimo greco di tufo di Benito Ferrara, Vigna cicogna.
Tutto per 40 Euro vino incluso (i dolci mi sono stati offerti).
La zona di Napoli dove è stato aperto il Cru…do Re offre alternative interessanti.
“Terrazza Calabritto” di Enzo Politelli si trova nella stessa piazza e offre una buona cucina di pesce. Poco più avanti, dopo Marinella, c’è “Radici”, ristorante specializzato in piatti legati alla tradizione partenopea elaborati in chiave moderna. Più all’interno, a qualche metro dal salotto di Napoli, Piazza dei Martiri, c’è “Coco loco”, pochi coperti e una cucina di mare a prezzi non proprio competitivi.
Nella stessa zona ci sono anche due ottime offerte “sushi”. Il Jap-one di Roberto Goretti, primo ristorante sushi a Napoli, aperto 8 anni fa e sicuramente il miglior indirizzo cittadino nella categoria, e un nuovo locale di recente apertura, il “Giappo”. Dal sito è intuibile che non sarà mai il locale preferito di Gianni Lotti, titolare del Cru…do rè.
E poi? A pochi metri sul lungomare ci sono decine e decine di pizzerie ma trovarne di paragonabili a quelle rinomate del centro storico è una pia illusione.
E poi? E poi vedo Francesco II di Borbone, il “Re lasagna”, in sella al suo cavallo vagare nella zona alla ricerca del suo piatto preferito e andare via deluso…
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Come per la musica andina, il confronto tra sushi e crudi, la passione per il primo o la perorazione dei secondi, sono più di tre anni che si ripetono sempre uguali.
Ci sono onde, movimenti o moventi che stancano, impiccano: specie se poi il tutto si riduce a qualche tartara che ormai ha esalato l’ultimo respiro modaiolamente parlando, o ai cari vecchi amati frutti di mare, che ognuno c’ha i suoi. Mi chiedo però perchè non farli alla marinara, una sbollentata di pochi secondi, limone e prezzemolo e si gode.
Insomma, ormai alla parola crudi mi viene l’orticaria, figli degli anni zero: tra poco cambierà il decennio, per fortuna.
Ma non per i dolci: quel semifreddo di pastiera mi porta via con la fantasia della memoria
Questo genere di locali a me piace, il crudo all’italiana secondo me non e’ una moda ma una tradizione che si tramanda da tanto tempo, non c’e pescatore che non si pappa il pesce crudo o frutti di mare crudi. Anche se comporta sempre un minimo di rischio.
Le novità sono sempre foriere di speranza. Per quanto elementari, i crudi di mare (e non solo) sono ottimi compagni di abbinamenti e menù che possono portarci lontano. Oltre la moda del momento.
Davvero non so come si possano definire “mode” cibi di tradizioni secolari come i frutti di mare e il sushi. Poi possono piacere o non piacere ma questo è un altro discorso.
Siamo un paese di mare, mi auguro di vedere ancora per il prossimo decennio tanti frutti di mare sulle nostre tavole.
Che sia una moda lo dimostra il fatto che ormai non c’è più ristorante di mare anche e soprattutto medio-basso che non proponga o spacci qualcosa di crudo, laddove si intende pesce o crostacei (fatta eccezione per le marinature al limone che non valgono) come nemmeno la rucola negli anni ottanta.
Sembra una esigenza di ostentazione di sapienza sia da parte del cuoco che del commensale oppure una sorta di ritorno alla purezza e alla semplicità tanto più finta se si contrappone alla cucina contemporanea dei presunti e mortiferi additivi, ohibò.
Da entrambe le possibilità fuggo, immediatamente, certo anche del fatto che un cuoco è tale se sa “cuocere” il pesce anche per un infinitesimo di secondo senza farmene perdere il profumo o inventandone uno nuovo ancora più esaltante.
Altra cosa sono i frutti di mare: ho passato l’infanzia tra i pali dei vivai di muscoli, ho riempito il costume ascellare di bivalvi mettendo a rischio non si sa poi cosa, ho scavato nei fanghi abbrancando i muscoli col pelo e so cosa significa aprire un tartufo e mangiarlo col limone: sono scelte, basate sulla fiducia o sull’azzardo, comunque accettabili, ma da non confondere, anche storicamente, col “crudo”, né con le ostriche, e nemmeno col sashimi e tantomeno col sushi, che è altra cosa ancora e sarebbe bene venisse lasciato a chi lo sa fare davvero, senza confusion, nè fusion.
Sono parzialmente daccordo sull’idea di “moda” relativa al pesce crudo. Certo, in alcuni casi si è costretti a confrontarsi con certa volgarità dell’offerta, altre volte si incontrano sorprese davvero simpatiche. Una per tutti a Venezia, all’Osteria dell’Adelaide, mi è capitato di assaggiare una “verticale” di pesce sfilettato, marinato in almeno quattro “agri” di frutta. Non limone, ma melograno, mela verde, lime e quant’altro. L’attenzione, la cura per la preparazione possono ancora raccontare storie del gusto che meritano di esser ascoltate. Con il palato e con la mente.
avete ragione..il cibo è buono anche se a parte la grande varietà di ostriche(ed io sono una golosona!!)poi per il resto(primi e secondi)non erano fatti così talmente bene da giustificarne il prezzo così esagerato..ma sarà forse che mi è andato tutto storto quando il gestore in piena sala si è messo a dare addosso al cuoco provocando quasi una lite se quel buon uomo avesse potuto rispondere..ora non entro nel merito della questione ma cmq non si tratta una persona così…scioccati poi un tavolo di perosne del nord(credo una cena di lavoro)che commentatvano l’impossibile..mah..io penso che così nn si lavora..soprattutto a certi livelli…