di | ven 14 mag 2010 ore 9:16
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riassunti

Cucire insieme i pezzetti di una stroncatura del Clandestino di Milano

Scrivere alle 9:07 un succinto riassunto della lettura appena conclusa sapendo che il genere umano ti farà il muso. Perché stai rielaborando quella volta che Valerio M. Visintin, reporter dai ristoranti del Corriere della Sera, si è trovato male/ha mangiato male al Clandestino della Maison Moschino di Milano, che poi sarebbe come dire dallo chef unmitounaleggenda Moreno Cedroni. Così tutti ti faranno una scenata ricordando la volta che hai raccontato precisamente come è andata a te (posto diverso, stesso chef). E allora spergiurerai che non è lesa maestà, che non sei malato di polemica, che non vuoi sputtanare qualcuno perché stavolta invece di due lettori ne fai tre. Ma il mondo metterà il muso comunque, anche se hai solo cucito insieme pezzetti altrui.

«Ci ritroviamo in una stanzetta infelice con marmo da ufficio al pavimento, luci da sala d’aspetto e tavoli senza tovaglia», «pur disponendo di tutti quei chilometri quadrati, il signor Cedroni è stato relegato ai margini del lusso, in stato, per l’appunto, di clandestinità», «Impagliato in un abito da gangster, Savio Bina, il direttore, ci porge il menu», «scopriremo che non indossa una maschera di porcellana solo quando, sul finire della serata, incresperà le labbra in un fievole sorriso», «l’intera macchina del servizio scricchiola, mostrando ritardi e impacci, con camerieri spaesati che paiono in piena crisi esistenziale», «Anche la cucina riserverà ammanchi, unica ordinazione all’altezza delle aspettative è ‘il gioco del tonno’», «Collosetta la polentina con frutti di mare crudi e cotti», «Azzerato il gusto della ricciola dal mordente impatto con l’ananas», «Da bocciare i paccheri con ricotta e verdure, sui quali pesa l’aggravante di una cottura insufficiente, pretesa forse per ammantare d’autorialità un piatto concettualmente debole», «Quanto ai dolci, sono il vertice rovescio della cena», «gelati che si liquefanno dopo mezzo minuto e un tiramisù che mi ha ricordato le festicciole delle medie».

Chiaro che prima di tirare le cuoia mangerò al Clandestino di Milano. Chiaro che il quoziente: “come è andata a voi che ci siete già stati” mi interessa moltissimo. Qui non è questione di “caduta degli dei”. Si devono sempre giustificare 60/80 euro pagati da Visintin con “disappunto” per la “cocente delusione”. Che il dio di tutti i gastrofanatici mi protegga dal muso degli amici.

[Fonti: Mangiare a Milano, immagini: Maison Moschino]

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50 commenti a Cucire insieme i pezzetti di una stroncatura del Clandestino di Milano

  1. avatar eggi

    due appunti.
    il primo é che Visentin, quando ti serve ‘la testa di un ristorante’ la sistema su un vassoio d’argento cesellato a mano portato da Clarissa Miller
    il secondo é che se dovesse fare una lista dei ristoranti in cui ‘ha mangiato bene’, in un foglio A4 resta anche lo spazio per la pubblicità

    • avatar Antonio Scuteri

      Infatti la cosa che mi ha meravigliato di più è stata che almeno un piatto gli sia piaciuto :-D

      Comunque di una involuzione cedroniana si parla da tempo, a tutti i livelli…

  2. avatar costanzo angelini

    non so se prima fosse veramente un critico, adesso è sicuramente un opinionista. occhio, perchè andando avanti così si finisce per diventare tronisti.

  3. C’è da dire che scrive bene. E non è cosa da poco.

  4. avatar l'uomo della strada

    al netto della cena, la mia giacca buona ha fatto un figurone

    [img]http://www.vocinelweb.it/faccine/varie/pag3/30.gif[/img]
    levandomi un dubbio generato dal percepire senza sapere,
    certo che l’intimista Visintin ne lascia passare manco uno, di passaggi a vuoto ai risto che visita! E confesso pure che, a me lettore qualsiasi, il suo sembra tanto giornalismo: a maggior ragione quando i ristoratori milanesi e i suoi colleghi critici lo tacciano (riassumendo) di populismo, il mio unico dubbio qual è…

    Enrico Bertolino se la cava alla bell’e meglio, fa quello che può ma Glob ha un difetto di cultura. Nella storia della Rai, fino agli anni Settanta, c’è sempre stato uno scambio tra cultura alta e cultura di massa, e molto spesso la seconda si è nutrita della ricchezza della prima. Nell’ultimo trentennio questo scambio è stato interrotto in nome dell’audience, di grossolani malintesi sul concetto di cultura popolare e dall’egemonia dei partiti. La tv non si fida più degli esperti, si fida dei Bertolino.

    Aldo Grasso, corsera.it

    venendo al punto
    anche Allan Bay, credo di ricordare, era sostanzialmente inviso ai ristoratori milanesi: Bay che però mi ha sempre dato l’impressione di interessarsi davvero tanto all’enogastro in genere, Visintin altrettanto o recensisce più a pelle e a ragione lo percepisco intimista?

  5. le luci del clandestino sono imbarazzanti e l’ambiente raggelante, ma entro giugno cambierà tutto nel segno di guzzini. da rivedere e giudicare di nuovo insomma
    sul cibo io posso solo inchinarmi a moreno, poi c’è chi è contento di gigi il puzzone 10 euro, grappino compreso, e pacca finale sulla spalla e allora il problema non è mio
    oloap

  6. Visentin mi ricorda il CRETINO, ovvero IO 4 anni fa che mi permettevo di criticare ed offendere persone che lavoravano dando il massimo, mortificandole con definizioni ad effetto stile “tiramisù da festicciola delle medie” quando è palese che Visentin è rimasto a giocare all’asilo NIDO e non alle medie e lo vedo spesso schizzare acqua con la paperella con il mio bimbo Gabriele di due anni.
    IO ho cambiato stile e mestiere forse perchè ho troppo rispetto per chi lavora, dopo aver conosciuto tante brave persone che se commettevano errori non era certo per volontà e spesso neppure per colpa direttamente a LORO attribuibile. Inviterei Visentin ad uscire da Milano forse troppo stressante per i topi da tastiera come lui ed a rilassarsi da qualche parte.

    Questo modo di fare “critica” a mio modo di vedere è morto e sepolto (condivisibile solo dalle stesse persone che in caso di incidente stradale come avvoltoi si fermano 20 minuti fianco ambulanza a scrutare le disgrazie degli altri) , quanto lo stile autocelebrativo da mestrino con la penna rossa “cottura insufficiente sui paccheri” per chi per te ? Forse. Ma chi sei , ma dove vai ? ma dove ti lanci ?

    Rispetto per chi LAVORA sul SERIO Grazie!

    Tmrt.

    p.s. Scusate e adesso torno al mio pranzo.

    • avatar Cris

      Esulando dal caso specifico, prendiamo un critico cinematografico: costui/costei non potrebbe criticare un film in quanto regista, attori, sceneggiatori, ecc.. vi hanno lavorato per mesi, magari sgobbando 15 ore al giorno??? Questa cosa non la capisco. Capisco contestare i modi, i toni, lo stile, ecc.. (e ripeto stacchiamoci un attimo da Visintin, al quale sembra non andare bene nulla) ma adesso cosa si deve fare, nemmeno esprimere un disappunto se si cena non bene in un certo locale????

    • avatar gianni

      Complimenti VG, dopo questa marchetta pro ristoratori puoi
      star certo di riempirti il cofano della vettura.

      • avatar Deckart

        > Questo modo di fare “critica” a mio modo di vedere è morto e sepolto

        Suppongo tu ritenga che nel 21° secolo la “critica” si faccia scrivendo lodi di ristoratori che non sono troppo attenti a chiedere il conto o che siano generosi coi resti. Suppongo, eh.

        > quanto lo stile autocelebrativo da mestrino con la penna rossa

        Immagino tu ritenga che, sempre nel 21° secolo, lo stile migliore sia quello becero e lecchino di certi brutti siti di critica/pubblicità enogastronomica che millantano ceti. Sempre immagino, eh.

        > Rispetto per chi LAVORA sul SERIO Grazie!

        Dove? dove?!

        • avatar Cris

          Si va da un estremo all’altro purtroppo, non c’è niente da fare. D’altra parte quando VG ha criticato qualcuno (es. Gennarino) si è preso una barca di critiche a sua volta, o sbaglio?

    • avatar Axel70

      VG hai perso un’occasione per stare zitto.

      Parli tu che ti “sintonizzi” su un ristornate solo se mangi a scrocco.

      Fai pena.

  7. Pero’ mi diverte leggere quanto sia sfigato…non gliene va mai bene una, per me ormai lo riconoscono e vanno in panico :)
    spesso e’ scrittore ironico e “sopra le righe” e, come detto da altri, non e’ poco, ma la “critica” a me intriga.
    Devo dire la verità, non avevo alcun interesse ad andarci, ma un pizzico di curiosità m’e’ venuto.
    Forse, sotto sotto, non e’ un male…

  8. avatar Chefclaude

    Indubbiamente scrive bene: ma gioca troppo a compiacere il lettore (un certo tipo di lettore), a strappare la risata, a far sentire anche il comune idiota meno idiota.
    Finché non va sul personale, non è offensivo; si deve lasciare ad ognuno la libertà di scrivere dei piatti quello che vuole, senza tirare sempre in ballo ‘sto fumoso “rispetto per chi lavora”, dissociato dal rispetto per chi spende, mangia e consuma, e lavora pure lui per darti soldi e attenzione.
    Personalmente però preferisco delle recensioni la parte che mi fa sentire più cretino, come lettore: perché magari leggendole mi accorgo di aver fatto un passo in avanti involontario per capire chi è tizio, o caio, il suo modo di lavorare, la sua evoluzione, la sua involuzione, ecc., e inserisco il tutto in un mio quadro un po’ personale dove le macchiette lasciano il tempo che trovano, e dove sono quasi sempre io in difetto di conoscenza.

    • avatar MAurizio

      Mi sembra una considerazione interessante. E’ vero che bisogna avere rispetto per chi lavora, ma bisogna anche aver rispetto per i soldi (spesso non pochi) necessari per pagare certi conti (salati). Anche chi paga il conto è un lavoratore (oddio, almeno in teoria) che ha sudato per guadagnare quanto impiega per pagare il conto.

  9. avatar il teorico

    cedroni – clandestino milano – moschino – abito – guzzanti – festival di cannes – draquila – successo – stroncatura globale – ci penZo io – corriere

  10. avatar luca

    sono anni ormai che vg scrive bene di tutti…ahimè non leggo più nemmeno il suo sito, che ormai ha aggiornamenti troppo poco frequenti.

  11. avatar gianluca

    per me vg offre un servizio comunque interessante.
    lui presenta il locale, con foto dettagliate dei particolari, pubblicazione integrale dei menu con i prezzi, ecc…ecc….
    fa un servizio che non fa nessuno, e lo fa anche bene.
    certo la critica, è un’altra cosa.
    vg non fa critica…..questo dev’essere chiaro.
    la morale sul rispetto del lavoro invece la trovo completamente ridicola. non perchè il lavoro non vada rispettato, ma perchè altrimenti non si potrebbe più criticare niente e nessuno.
    pensiamo a un critico cinematografico, che critica un prodotto dove hanno lavorato centinaia di persone, per mesi, spendendo milioni e milioni di dollari. secondo questa logica tutti i film dovrebbero essere recensiti come capolavori.

  12. avatar Paolo

    Io trovo aberranti le recensioni e lo stile di Visintin, a volte tralaltro decisamente offensivo (vedasi l’affaire Leemann), che si diverte a stroncare ristoranti di qualità per semplice populismo, e dà giudizi positivi su ristoranti che francamente non sono neanche degni di tale nome.

    Detto questo, ed era una premessa necessaria a quanto sto per scrivere, devo dire che per una volta, ahimè, sono d’accordo con Visintin: il Clandestino di Milano è un’ambiente AGGHIACCIANTE degno di un hotel Ibis, con tavoli attaccati uno all’altro, ed una cucina che proprio non gira. Almeno, non girava ne giorno in cui l’ho visitata io. Anche su alcune materie prime ci sarebbe da infierire.
    Può darsi che dopo il rodaggio le cose miglioreranno (FORSE), ma ripeto, l’ambiente è di uno squallore imbarazzante, e a certi livelli di spesa pretendo anche di non mangiare praticamente allo stesso tavolo di sconosciuti!
    Non voglio infierire oltre, che non voglio diventare Visintin! :)

  13. avatar armando beneduce

    vorrei esprime un concetto che dovrebbe andare oltre la critica cruda sul ristorante, cioè del perchè esiste “il clandestino” nella maison Moschino , secondo me e per una pura operazione di marketing , cioè unire una firma della moda a una della ristorazione , ma mentre nella moda ci sono esecutori solo materiali per i disegni dello stilista , nella ristorazione questo nel 90% dei casi non è possibile , quante attività deve seguire il grande Moreno in quel di Senigallia? quindi dove trova il tempo per registrare alla perfezione anche quella di milano? ecco dunque che i tempi si dilatano e che le sbavature e gli errori di una squadra non ben diretta si ingigantiscono con il tempo forse tutto sarà perfetto come alla Madonnina , ma in quanti vorranno aspettare tanto e soprattutto in quanti vorranno spendere cifre importanti in un posto non ancora all’altezza , in un panorama come quello milanese dove l’offerta è abbastanza ampia sulla qualità della ristorazione , e poi basta con i luoghi comuni tutti lavoriamo e ci dobbiamo rispetto a vicenda e anzi dobbiamo apprezzare chi decide di lavorare sotto i riflettori esponendo il fianco alla critica e al giudizio del pubblico

  14. avatar alessandro

    bravo visintin, hai il coraggio di dire quello che le persone intelligenti che mangiano a milano pensano ma per sensi di colpa, cortesia e altre schiocchezze del genere non dice e non scrive.
    In una società dove tutti ti chiedono “come stai” e “buona serata” senza conoscerti W La Sincerità e cmq andate come ho fatto io alla madonnina a senigallia e non da moschino e vedrete che le cose andranno meglio.
    Buon lavoro a visintin

  15. avatar m.t.

    La verita’ e’ che Visintin ha ragione da vendere.
    Purtroppo il Clandestino e’ un’operazione di marketing mal riuscita in cui sia il Signor Cedroni che Moschino tradiscono la fiducia dei propri clienti ed estimatori.
    Sfido chiunque a gestire due cucine distanti tra loro 400 KM!!!

  16. avatar Enzo Vizzari

    Ho cenato sabato sera al Clandestino.
    Ambiente: tragico. Sala angusta e con pessimo riciclo d’aria, luci da morgue, sedie scomode, tovaglioli quadri di 20 centimetri di lato, posate ridicole e impossibili da maneggiare…
    Cucina: decisamente buona. Ho assaggiato tre piatti molto buoni (compresa una costata…), uno buono, uno discreto.
    Secondo i miei canoni, un 15/20 tondo.

    P.S. Savio Bina mi è sembrato vestito da persona normale: probabilmente aveva mandato in lavanderia il completo da gangster.

  17. avatar Andy

    Quando andai a trovarlo a fine aprile, il signor Bina portava dei pantaloni cigarette scuri che risaltavano benissimo-buon tessuto, ottimo taglio- la sua taglia piu’ che fina. Conosco 10.000 mâitres, per nulla padroni del loro stile, che dovrebbero andare da lui come a Canossa a prendere lezioni. DI uno come BIna noi tutti italiani dovremmo andar fieri. Allora, coraggio qualche sforzo in piu’ per essere dei veri Cavalieri!

    • avatar Arcangelo Dandini

      D’accordissimo, Bina persona elegante di classe e con stile che richiama l’alta scuola dei maitre italiani…altroche’….Se non lo sanno appprezzare sono problemi loro…ma pensa te, uno che fa’ il suo lavoro a questi livelli e’ raro in italia e bisogna pure ridicolizzarlo?….

      • avatar gianluca

        non conosco Bina ma mi fido di voi.
        oltretutto non capisco come si possa recensire un ristorante, parlando della giacca del maaitre. un bel chi se ne frega, no eh?
        se siamo ancora fermi a queste cose, altro che nuova cucina italiana……e poi si lamentano se nel piatto non c’è sostanza.

  18. avatar melograno

    Grandissimo Visentin, ancora più grande quando ci dirà il nome di un Ristorante dove si mangia DISCRETAMENTE.

  19. V-i-s-i-n-t-i-n

    Eppure non mi sembra così difficile…

  20. avatar gianluca

    la cosa sorprendente del clandestino è che viene rigorosamente criticato l’ambiente da tutti, mentre la cucina (anche se non da tutti) viene comunque apprezzata.
    da un posto griffato solitamente ci si aspetta il contrario, bellissimo ambiente e arredamento….e poca “sostanza” nel piatto.
    da questo punto di vista non potremmo definire il clandestino un mezzo paradosso?

  21. avatar visentin

    VisIntin VisIntin VisIntin VisIntin VisIntin VisIntin VisIntin

    E NON VisEntin!

    parola di Visentin

    PROSIT

    :-)

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