Davvero? Dal Vero, a Badoere di Morgano, TV


Il risotto con le creste di Dal Vero

La chiamano Rotonda di Badoere, la grande piazza Indipendenza. Parcheggiando ti guardi attorno attonito, investito da una grandiosità fuori scala: venendo da Castelfranco Veneto, hai a sinistra un semicerchio perfetto, una barchessa con quarantun arcate. Sulla destra una facciata proprio da villa-veneta. Seicento. Classicismo elegante e asciutto: per guardare tutto devi torcere il collo. In fondo al capogiro il ristorante dove Ivano Mestriner costruisce i suoi piatti alla luce di quattro lampade infrarosse, alla bella vista. Se hai mai il dubbio, la villa appartenne proprio ai Badoer da Venexia.
Fa caldo, dice lo chef de cuisine dall’alto della sua significativa altitudine, troppo per il menù di frattaglie: ma qualcosa c’è anche nella Degustazione. La negoziazione è fulminea, l’importante è che resti il risotto con la sbiraglia e il Raboso del Piave. Il risotto preferito dello chef, scoprirai.

Prendi una minestra di quelle di una volta, di quelle che non si butta via niente: una minestra di riso e rigaglie di pollo da riempire pance e scaldare muscoli. Mettila nella macchina del tempo e riportala a queste mani dal tocco sidereo: fegatini appena scottati, duroni ben passati, creste lesse e ammorbidite fino a renderle quasi cremose. Poi prepara un risotto alle soglie della perfezione, ben mantecato, sodo e arricchito dalla rasoiata acidula del vino rosso. Lascia trapelare un che di erbe aromatiche, un velo così diafano che dovrai affondare il naso nel piatto per avvertirle. Decora con gusto e sobrietà. Poi assaggia: avrai quella sensazione tellurica di mondi che s’inziccano, il tempo andato che ritorna e il tempo attuale che indietreggia.

Ripercorrerai il capogiro della Rotonda di Badoere, ebbro di racconti.

Da novembre avanzato tornerà il travolgente menù dedicato al Quinto Quarto che vale il viaggio Dal Vero davvero, capogiri inclusi.

Post Scriptum: una critichina? c’è il sito: aggiorniamolo, mh.

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Dal Vero
Piazza Indipendenza 24
Badoere di Morgano TV
0422739614

www.dalvero.it
Degustazione di sei piatti, 80 europei. Possibilità di vini al calice
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10 commenti a “Davvero? Dal Vero, a Badoere di Morgano, TV”

  1. la zingarata la zingarata commenta:

    ti stavo aspettando…
    si avvicina il compleanno, ho già in preventivo la risto-fuga in solitaria
    le distanze non sono un fastidio, la destinazio la chiedo a chi ha memoria fresca

    Parini o Mestriner

    [img]http://www.vocinelweb.it/faccine/fattedanoi/donia/62.gif[/img]
    frega nulla del fatto che meritino entrambi, siano due cucine differenti e blablabla
    ho voglia di guidare e poi mangiare bene: tu dove torneresti?
    e perché. (secco però… convincimi)

  2. Stefano Caffarri Stefano Caffarri commenta:

    Dalla metà di novembre in poi sarà riattivato il menù frattaglie. Se c’è quello quello non avrei dubbi, soprattutto per unicità e & curiosità. Altrimenti il Diavolo per una incollatura (e per un zinzino di rapporto soldi/felicità).
    “E quanto ti ho detto non è altro che la verissima verità” [cit.]

    • il dado è tratto il dado è tratto risponde:

      dalla metà di novembre in poi sarà riattivato

      Parini, allora
      anche se baloccherò sino all’ultimo con una mail che domandi a Mestriner se metà di novembre è un aut-aut definitivo, oppure è possibile anticipare di un paio di settimane, chiarendo in bella prosa ma a chiare lettere che (rif.)

      1. navigo la rete da anonimo, ahimé, senza neanche un nick di prestigio
      2. di criticare me ne frega nulla, se mangio male c’è il caro vecchio vaffa…
      3. le foto-web non si pagano, ohibò, ma io nemmeno quelle ho da offrire
      4. se alcuni potenti mangiano a sbafo non c’è bisogno di rifarsi sul web

      naaa, ci rinuncio:
      troppo difficile chiedere una cortesia e passare da normo-cliente, oggigiorno

      • vi avanza una Stele di Rosetta? vi avanza una Stele di Rosetta? risponde:

        Salvate il soldato Ivano

        A farla breve.
        Da qualche mese gole profonde, pur con pudore adamantino, ci messaggiano che Ivano Mestriner “pare cambiato”. Non tanto sui piatti [...] ma non si sente più aleggiare dal vero, anzi, dal vetro alla Cucina, quel sacro fuoco ideativo, quasi eretico nella sua lucida follia di autodidatta, che ci ha regalato piatti indimenticabili.

        Spiace vedere la discrasia tra le commende varie di eccellenza gourmet (Stelle, ospitate golose et al.) e una smilza agenda prenotè che meriterebbe ben altro [...] insomma, Ivano è a rischio di espatrio. Sirene di marketing lontani lo stanno ammaliando verso mete esotiche e ammandorlate. (da poweredbySararlo)

        [img]http://smileys.sur-la-toile.com/repository/Reflexion/pas-compris.gif[/img]
        io, ho capito solo insomma… tuttavia sembra volerci dire o lo becchi adesso, o forse non lo becchi più.

        • dove tira il vento dove tira il vento risponde:

          Fuga di talenti dall’Italia, c’è molto da imparare dai cinesi

          Prendo spunto dal mio viaggio a Hong Kong, dove durante l’Italian cuisine Asia summit di ottobre (ah… ecco dov’era Bottura, ndr) ho cucinato il risotto alla milanese al Ristorante Mistral dell’Hotel Intercontinental (500 camere, con una percentuale del 92% di presenze e un organico di ben 550 dipendenti).

          Ho parlato molto con i nostri chef trasferitisi in Oriente.
          Mi hanno confidato che son pagati abbastanza bene: diciamo tra i 2.000 e i 3.000 euro netti al mese, nelle fasce medie, ma sono coscienti che non potranno più tornare in patria perché i 3.000 euro netti al mese, qui in Italia, sono oltre 6.000 euro lordi al mese più tredicesima, quattordicesima, Tfr e oltre un mese di ferie. Tradotto nelle vecchie lire, oltre 180 milioni all’anno. Praticamente impossibili. Quindi stiamo esportato le nostre menti migliori, la nostra migliore creatività, la nostra tradizione e niente di tutto questo ci tornerà indietro perché il nostro sistema economico, con il costo del lavoro che abbiamo, non ce lo permette. Con l’aggravante che le nostre attività rischiano la chiusura perché non abbiamo personale qualificato. Si potrà fare qualcosa?
          (Matteo Scibilia, chef consigliere del ministro Bondi, per ItaliaaTavola)

      • salvate la penna Sararlo salvate la penna Sararlo risponde:

        salvate il soldato Ivano

        insomma, Ivano è a rischio di espatrio. Sirene di marketing lontani lo stanno ammaliando verso mete esotiche e ammandorlate (sararlo, settembre ‘09)

        chi vuol far chiudere Dal Vero?

        Ebbene, cos’è capitato?
        Che da mesi un tam tam sordo accompagna il nome di questo locale: chiude, non chiude, ma quando chiude? Finora il tam tam lo percepivamo a livello regionale o poco più. Ieri sera abbiamo trovato che il morale era un po’ sotto i tacchi:
        «è la congiuntura? la crisi che prima o poi passerà?».
        «No» – ci risponde la patron dal tratto insolitamente serio – «oggi abbiamo ricevuto una telefonata da Milano. Forse era una cliente o una giornalista, non si è capito. Ci ha solo chiesto, per l’ennesima volta, se erano vere le voci di una nostra imminente chiusura».

        Milano è una città lontana.
        Vuol dire che l’eco del tam tam si è fatto robusto. In sostanza, ed è il motivo di questo insolito post. Sui ristoranti si gossipa in prossimità di stelle da assegnare, ma soprattutto da togliere. Si esalta, più spesso si stigmatizza un piatto, il servizio, qualche estrosità del personale di sala e financo del cuoco o della proprietà. Tuttavia da qui a travisare il fatto che un locale possa chiudere i battenti è tutt’altro, rispetto al fatto che Dal Vero, in effetti, a Badoere chiuderà, probabilmente entro l’anno compatibilmente con l’attesa che si completino i muri dove aprire la nuova sede nei dintorni di Treviso.

        Questa è la notizia e di come ad una chiusura seguirà una diversa apertura logistica. Giusto per regolarsi quando si desidera andare in un locale e, al momento della prenotazione, evitare domande, se non gaffe, che oggettivamente non sono di grande aiuto per il morale di chi esercita con fatica una lavoro che ama in un momento che sta mettendo a dura prova la professionalità di tutta la categoria. (sararlo, gennaio ‘10)

        [img]http://www.vocinelweb.it/faccine/fattedanoi/donia/62.gif[/img]
        aah sara’…
        magari se tu non dicevi nessuno capiva, per *una volta* che ti sei espresso in maniera sufficientemente chiara non cercarla tanto lontana da te, la possibile fonte del malinteso.

  3. Maurizio Cortese Maurizio Cortese commenta:

    E’ vero Stefano, la piazza è davvero maestosa come la descrivi.
    Molto carino anche il bar di fianco al ristorante per l’aperitivo.
    Io ho scelto il menù classico. Scaloppa di fois gras con patata americana e consommè di datteri, hamburger di animelle con uovo cotto a bassa temperatura e tartufo nero i piatti più convincenti. Non apprezzai invece il risotto di zucca e zenzero con tartufo nero e il dolce, crema catalana con agrumi e gelato alla liquirizia.
    Come vedi sono rassegnato, sono io a descrivere indegnamente i piatti per te.
    Anche stavolta non mi hai fatto sognare. E sono due :-)

  4. damon damon commenta:

    boh. Sarò stato sfigato io visto che di sto dal vero ne parlano ancora bene, io ci sono stato 2-3 anni fa dopo aver letto una recensione entusiastica di Sararlo.. Nel mio caso Esperienza gastronomica molto negativa, ma la cosa più scandalosa era stato il servizio

  5. un anno e mezzo dopo un anno e mezzo dopo commenta:

    è confermato: Mestriner ha chiuso Dal Vero (evachent è uno addentro, di lui mi fido)


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