di | mar 29 set 2009 ore 16:00
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menù anti-crisi

De-brunchizzando Milano | Nicola Cavallaro

Nicola CavallaroNicola Cavallaro, chef ancor giovine nell’Italia in cui si è giovani fino a 45 anni, ha deciso di ripercorrere in senso inverso la fuga dalla città. Intendo: un’ ancora di salvezza per i forzati del week end, spesso costretti in anguste tabelle di marcia che lasciano poco spazio alla convivialità della Domenica a Mezzogiorno. Dunque abolisce il temibile brunch, attribuisce forza e vigore alla Domenica tra di noi. Redige un Menù dedicato, ricco di piatti ritrovati, rinnovati nell’architettura e soprattutto nella componentistica: solo prodotti di vertice ricomposti in piatti semplici, piatti di prodotto.

E, visto che abbiamo attraversato l’estate dei conti che diventan contesse, li propone con una formula che gli avventori dei ristoranti italiani – indigeni e forestieri che siano – invocano a gran voce dai tempi dei tempi: tutto chiaro, tutto incluso. Tutto-tutto, acqua, caffè e l’urticante coperto spariscono dal conto, leviamo alti alleluja. E per colmo di avventura, i bimbi fino ad 8 anni, non pagano, come vuole l’ultima ricetta anti-crisi. Così la finiremo di sentire al tavolo accanto la Famosa Domanda: “Wots Koperto? We didnt order any Koperto”

Gli chiedo com’è andata Domenica 27,  il primo giorno: sold out. Contenute le richieste di deroghe & variazioni, gran lavorìo di mandibole dei Piccoli Esseri Umani, che han fatto fuori il Menù intero.
Dunque, signori, si può. Si può recuperare un valore tradizionale senza trasformarlo in una mesta rievocazione plastificata. Si può presentare un conto senza orpelli e balzelli. Si può offrire buona ristorazione a 38 europei. E si può riempire un ristorante in città, la Domenica a pranzo, senza sprofondare in burrosità nazionalpopolari. Viva!

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Il pranzo della domenica
Nicola Cavallaro al San Cristoforo
Via Lodovico il Moro 11, Milano
02.89126060

www.nicolacavallaro.it
Degustazione “Il Pranzo della Domenica” – 4 piatti, acqua, caffè 38€
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17 commenti a De-brunchizzando Milano | Nicola Cavallaro

  1. avatar Bacco

    ci saranno anche le pennette con la menta?

    ;-) ))))

  2. Peccato Milano sia così lontano. Due bocche a gratis potrebbero convincere pure la mia consorte

  3. avatar Fabio Spada

    Ci sono stato a pranzo ieri che era Lunedì.
    Non sono in grado di definire un brunch.
    Non avevo bambini con meno di 8 anni appresso.

    In pratica sono completamente OT.

    Posso dire lo stesso che ho mangiato benissimo e che il locale è molto accogliente?

  4. avatar yoel

    Scusate se smuovo il dibattito dal solito bravo bis, peraltro riconoscendo tutto e anche di più allo Chef, che ha dimostrato che a Milano non esistono sempre i soliti bistellati150euroacranio già da parecchio tempo ormai.

    Volevo chiedere dov’era la novità, e soprattutto sapere perchè una cosa ritenuta non normale, ma DOVUTA in un qualsiasi altro paese/città europea (e non) da noi merita plausi e lodi, che per carità, ci devono anche essere.

    Ma non solo, insisto: voler attirare pubblico la domenica ci può anche stare, ma perchè dovrei avere l’offerta del pranzo SOLO alla domenica? Ripeto: Londra, Parigi, Bruxelles, per non parlare della Spagna dove si mangia a tutte le ore hanno un’offerta ristorativa che questa mi pare una goccia nell’oceano. Peraltro io faccio parte di quel gruppo di clienti che non ama (ahimè) i bambini attorno, specie se sono da uno come Nicola Cavallaro. Voglio pensare a cosa sto mangiando e se la bottiglia che ho scelto fa di me uno che ancora ne sa una minima. Quindi questa “apertura dei cancelli” (scusate la spocchia) personalmente non la vedo come il nostro salto di qualità, come la risposta che sto ancora aspettando dai ristoratori milanesi. Sempre un primo passo, ma davvero non si può fare di più?

    Ecco: perchè la domenica a pranzo, e non sempre a pranzo, sperando in un prossimo futuro in un sempre e basta?
    Perchè nella città dell’Expo, della moda, del design, il centro d’Europa, ci dobbiamo crogiolare per i pranzi domenicali?

    A voi la sentenza.

    • avatar Fabio Spada

      Ti ricordo che Cavallaro è aperto ogni giorno a pranzo e ha un’offerta differente che si affianca a quella della sera.
      Tu (ed io) andremo a pranzo durante la settimana e non troveremo bambini, altri saranno felici di portare i loro pargoli almeno la domenica.
      Fatto sta che questo ha portato Nicola a riempire domenica scorsa mentre ieri per pranzo c’ero io ed altre poche (troppo poche) persone e ho la sensazione che tu non ci fossi ;-)

      Volevi una sentenza?:
      Cavallaro assolto perché il fatto non sussiste.

      • avatar yoel

        Hai ragione.
        Ma il mio punto di vista con Cavallaro non aveva nulla a che fare, l’avevo tirato fuori per appunto non creare un polverone.

        E’ la terza volta che riscrivo questo post ma so che alimentare il dibattito non servirà, perchè i punti di vista diverrebbero molteplici e svierebbero il topic, che mette l’accento su un ristoratore che offre qualcosa in più. Per me non è poi tanto in più, ma devo ammetterlo, è qualcosa.

        Rimango pertanto della mia idea, ovvero che la stragrande maggioranza dei milanesi quando vorrà andare a mangiare fuori a prezzi modici, ancora, a fine 2009, a Milano, avrà molti dubbi.
        Se è OT me ne scuso.

        • avatar Bacco

          ” Peraltro io faccio parte di quel gruppo di clienti che non ama (ahimè) i bambini attorno, specie se sono da uno come Nicola Cavallaro”

          Tu non stai mica bene…fatti vedere da uno bravo…

          E che due palle i ristoranti dove si mangia con la bocca a culo di gallina e il manico della scopa nel c.lo…
          Evviva, c’è qualcuno intelligente che apre la buona cucina e la fa conoscere finalmente anche ai bambini…

          “Perchè nella città dell’Expo, della moda, del design, il centro d’Europa, ci dobbiamo crogiolare per i pranzi domenicali?”

          Semplicemente perchè di tutto quello che hai citato a Milano è rimasto solo il pranzo domenicale e per fortuna low cost… Expo? Moda? Design?Centro d’Europa? Ma di che città stai parlando?

      • A pranzo c’è l’offerta diversa ma si può mangiare ovviamente anche alla carta, cosa che io ho fatto l’ultima volta. Gnam.

  5. Rispondo a Yoel, che fa una domanda solo in apparenza retorica. Credo che l’argomento sfiori aspetti sociologici e antropologici, oltre culturali, del nostro bello e strano Paese, che ahimè non è ancora Nazione.

    1. Coperto. l’addebito del Koperto è normale, qui da noi. All’estero no. Da noi è normale scrivere enlla cassetta appesa fuori Menù 50 €, quando si sa che con acqua – magari naturizzata – e coperto saranno 10 in più. Qualsiasi fornitore che si presenti con una fattura maggiorata del 20% sarebbe messo alla porta con infamia, invece questa è la norma: dalla pizzeria, al sushi bar in su. L’eccezione è il conto tutto incluso. Ve ne sono altri: ma ancora non hanno fatto regola. Dunque quando accade, ci stupiamo.
    2. Bimbi. COme in molti altri casi viviamo uno strano luogo dove si chiama a gran voce il crescete e moltiplicatevi, mentre nella realtà il risultato di tale pratica – i Piccoli Esseri umani – sono abominati. I bimbi, di mestiere, rompono i coglioni (è un termine pediatrico, nessuno si scandalizzi). Però chiediamoci se i bimbi al ristorante sono fastidiosi perchè non sono abituati a stare a tavola al ristorante o non sono abituati a stare a tavola al ristorante pechè sono fastidiosi.
    Io ho deciso di abituarli fino dall’infanzia, infliggendomi discrete punizioni al sistema nervoso e al portafoglio, ma ora possono reggere una media sosta . Certo non il Degustazione Imperiale di mille portate…
    E guarda che io non soffro di pedocentrismo, nè credo che essere supini alla tirannia dei minori sia strada educativa, nè tantomeno formativa.
    Però credo che i bimbi siano spesso insopportabili al ristorante perchè non sono abituati ad andarci, e non sono abituati ad andarci perchè spesso nel conto ti trovi spaghetti al pomodoro 10, coperto 4, acqua 3 per ognuno di loro. Per cui credo che l’iniziativa di Cavallaro e di tutti coloro che lavorano in questa direzione sia commendevole. Forse tra 25 anni i bimbi saranno sempre rompicoglioni, ma quelli come te (e come me prima di farne due) potranno andare al ristorante senza sentirsi minati nella loro “user experience”. Quasi sempre a ragione.

    Ho finito.

  6. avatar Enrico Marsili

    I bimbi si portano al ristorante. Costa parecchio di piu`che pagare una babysitter. O avete tutti genitori in forma o altri parenti disposti ad accudirvi i pupi? E poi, il/la bimbo/a imita, quindi se ci vede tranquilli e rilassati a tavola, prende la sua forchettina e mangia felice. Sconsigliati i calici, of course. E magari chiedete scusa in anticipo al cameriere per il piccolo troiaio (termine tecnico :) ) che il bambino fara`con le briciole dei tovaglioli.

  7. Nicola ha voluto dare un segnale preciso. Un segnale ai tanti, troppi suoi colleghi che la domenica chiudono.

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