di | ven 25 gen 2013 ore 15:56
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Don Juan, Milano
ristoranti

Don Juan a Milano: ogni foodie mediamente vanitoso va al ristorante argentino, oggi come oggi

Dimenticato lo scioviniscmo culinario del passato, noi italiani ci siamo buttati con curiosità e passione su ristoranti cinesi, giapponesi, libanesi libanesi, di fusion nippo-peruviana, e ultimamente, sulle hamburherie hamburgherie all’americana. Ora pare che stia arrivando il momento dei ristoranti argentini: nulla di meglio che studiare il problema affrontandolo da un tavolo del Don Juan.

Si comincia con le empanada (a Buenos Aires le friggono, a Mendoza le cuociono in forno), sorta di panzerotti ripieni di manzo, oppure di pollo o formaggio, di solito con aggiunta di cipolla, peperoni, olive, uova…

Poi si passa alla carne alla griglia. Anziché i soliti filetti, controfiletti e costate, approfittiamone per riabilitare il palato a tagli meno scontati e assai gustosi: fatevi consigliare dallo chef Diego Muzzi e scegliete tra salsicce, costine di manzo o di agnello della Patagonia, animelle e rognone.

Soprattutto va provato il diaframma, dalla consistenza teneramente elastica e saporitissimo.

Asado, Don juanPiatto, carne, Don Juan

Un sorso di malbec. La cottura alla griglia, come sappiamo, richiede lentezza e perizia e, se il tema vi appassiona, conviene prenotare un tavolo sul fondo del locale, con vista sulla grande “parrilla“, dove vengono cotte anche le verdure, patate comprese, e le imperdibili pannocchie. Ottime anche le chips.

Il locale è accogliente, arredato nello stile caloroso di un’estancia nella Pampa pampa, senza il sovraccarico di dettagli da folklore kitsch. Il conto è sui 40 euro.

C’è poi una filiazione del Don Juan, il Don Juanito, aperto anche all’ora di pranzo. Lì affidatevi a Nuorie Nourie Harada, sommelier giapponese che ha lavorato a lungo da Rebuchon e da Ducasse due grandi chef francesi. Vi guiderà negli accostamenti con i migliori malbec argentini.

[Crediti | Dalla rubrica "Cibo e Oltre" di Camilla Baresani su Sette, inserto del Corriere della Sera. Immagini: Luca De Nardo, via 100Piatti.it]

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22 commenti a Don Juan a Milano: ogni foodie mediamente vanitoso va al ristorante argentino, oggi come oggi

  1. Le migliori empanadas le ho mangiate in Colombia ed esattamente a Medellin. Ovviamente erano fritte, non si possono nemmeno lontanamente paragonare con quelle cotte al forno. Anche perchè una delle caratteristiche fondamentali delle empanadas è la croccantezza. Croccanti fuori, tenere dentro. Calde fuori, bollenti dentro, ma con una salsina fredda da aggiungere ad ogni morso. Speciali! Che voglia…

    • E a Milano, a parte questo ristorante, dove si trovano?
      Conoscevo una panetteria che li faceva, ma poi ha chiuso :(

  2. mhmhmhm, sono stata un paio di volte
    locale modaiolo senza dubbio

    buona la carne, empanadas così così

  3. Magari sembrerà odioso precisarlo, ma chi ha ribattutto il pezzo (ribattere, lo capisco, è un lavoro odioso) ci ha aggiunto un bel po’ di refusi… uno in particolare ha un effetto comico: ristoranti libanesi di fusion nippo-peruviana. Non ne esistono ancora, che io sappia. Nella mia versione c’era una virgola dopo libanesi. E poi pampa andrebbe minuscolo, ad hamburgerie manca la g, altre virgole sono saltate, Nuorie è in realtà Nourie. Infine io non avevo ritenuto necessario precisare per i lettori generalisti di Sette che Ducasse e Rebuchon sono due grandi chef francesi. Chi lo ha aggiunto pensa forse che i lettori espertissimi di Dissapore non lo sappiano? Ecco, è proprio perché li so espertissimi che ho preferito precisare pignolescamente gli errori di trascrizione… E, comunque, grazie!

    • prego!

    • Fossi l’editor ti ci manderei. E di corsa.
      Relax.

    • Inoltre, scusa: non capisco il senso del titolo (ribattuto anche quelo?).
      I ristoranti argentini hanno fatto il,botto 25 anni fa e da allora sono imballati.
      Oggi come oggi i foodies arrivano in un ritardo degno di trenitalia?

      • forse 25 sono troppi ma anche a me parrebbe piu’ un sopravvivere quello degli argentini

  4. 1 empanada 2 o piû empanadas.
    Fantastico dissapore, oltre a scrivere notizie inutili e erronee riuscite anche a farlo in modo shrammaticato.
    Congratulazioni!

    • Beh no, i termini in lingua straniera si dovrebbero lasciare sempre al singolare anche quando pluralizzati (i film, i sandwich). Eccezione, le parole importate al plurale: un murales.

      • Mi sento da dirVi che non è proprio così. Dipende quale lingua straniera. La Sua precisazione (sandwich) vale per la lingua inglese o comunque anglosassone. Per lo spagnolo no. Ma neanche murales è corretto: mural è singolo e murales plurale. MI piace quel singolo mural. Mi piacciono i murales dipinti da XY. Forse lo capite se vi ricordo quanto vi fa arrabbiare a voi italiani che all’estero le linguine diventano “the linguini”

        • “Voi italiani”?
          Comunque mi rifaccio alle regole classiche, alla peggio scrivo le parole in corsivo…

        • …considerate quanti idioti (per esempio nella pagina Facebook di “Lady Channel” o “Vero Tv”) si ostinano a scrivere “una telenovelas”, “la telenovelas”, “questa telenovelas”. Forse occorre una cultura universitaria per capire che, se c’è la “s”, trattasi di plurale?

      • Ti mangi pure le lettere tommà

  5. provato moltissimi anni fa e escluso dal giro dei ritorni, ma si puo’ sempre riprovare, forse

  6. Mi sfugge il senso di ribattere il pezzo…
    uno scrive l’originale con un word processor poi fa copia e incolla e ne manda uno al corriere, uno a dissapore, e il pezzo rimane uguale.

    Ora temo il filotto di Soban che ci comunica che il corriere con anni di ritardo scopre gli argentini e allora ce li testa tutti lui come ha fatto con le hamburgerie

  7. Ma che tipo di articolo è? Non è una nuova apertura (anzi..), non si capisce se è un “argentino” di particolare rilievo sulla piazza milanese.. Si potrebbe parlare allora di El Porteño o altri..

  8. Mi pare sia il locale di Zanetti e Cambiasso. Sbaglio?

    • Non mi pare, quello si chiama Botinero e se non ricordo male è in zona Brera.

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