di
Camilla Baresani | ven 25 gen 2013 ore 15:56
1,974
Don Juan a Milano: ogni foodie mediamente vanitoso va al ristorante argentino, oggi come oggi
Dimenticato lo scioviniscmo culinario del passato, noi italiani ci siamo buttati con curiosità e passione su ristoranti cinesi, giapponesi, libanesi libanesi, di fusion nippo-peruviana, e ultimamente, sulle hamburherie hamburgherie all’americana. Ora pare che stia arrivando il momento dei ristoranti argentini: nulla di meglio che studiare il problema affrontandolo da un tavolo del Don Juan.
Si comincia con le empanada (a Buenos Aires le friggono, a Mendoza le cuociono in forno), sorta di panzerotti ripieni di manzo, oppure di pollo o formaggio, di solito con aggiunta di cipolla, peperoni, olive, uova…
Poi si passa alla carne alla griglia. Anziché i soliti filetti, controfiletti e costate, approfittiamone per riabilitare il palato a tagli meno scontati e assai gustosi: fatevi consigliare dallo chef Diego Muzzi e scegliete tra salsicce, costine di manzo o di agnello della Patagonia, animelle e rognone.
Soprattutto va provato il diaframma, dalla consistenza teneramente elastica e saporitissimo.


Un sorso di malbec. La cottura alla griglia, come sappiamo, richiede lentezza e perizia e, se il tema vi appassiona, conviene prenotare un tavolo sul fondo del locale, con vista sulla grande “parrilla“, dove vengono cotte anche le verdure, patate comprese, e le imperdibili pannocchie. Ottime anche le chips.
Il locale è accogliente, arredato nello stile caloroso di un’estancia nella Pampa pampa, senza il sovraccarico di dettagli da folklore kitsch. Il conto è sui 40 euro.
C’è poi una filiazione del Don Juan, il Don Juanito, aperto anche all’ora di pranzo. Lì affidatevi a Nuorie Nourie Harada, sommelier giapponese che ha lavorato a lungo da Rebuchon e da Ducasse due grandi chef francesi. Vi guiderà negli accostamenti con i migliori malbec argentini.
[Crediti | Dalla rubrica "Cibo e Oltre" di Camilla Baresani su Sette, inserto del Corriere della Sera. Immagini: Luca De Nardo, via 100Piatti.it]
Le migliori empanadas le ho mangiate in Colombia ed esattamente a Medellin. Ovviamente erano fritte, non si possono nemmeno lontanamente paragonare con quelle cotte al forno. Anche perchè una delle caratteristiche fondamentali delle empanadas è la croccantezza. Croccanti fuori, tenere dentro. Calde fuori, bollenti dentro, ma con una salsina fredda da aggiungere ad ogni morso. Speciali! Che voglia…
E a Milano, a parte questo ristorante, dove si trovano?
Conoscevo una panetteria che li faceva, ma poi ha chiuso
mhmhmhm, sono stata un paio di volte
locale modaiolo senza dubbio
buona la carne, empanadas così così
Magari sembrerà odioso precisarlo, ma chi ha ribattutto il pezzo (ribattere, lo capisco, è un lavoro odioso) ci ha aggiunto un bel po’ di refusi… uno in particolare ha un effetto comico: ristoranti libanesi di fusion nippo-peruviana. Non ne esistono ancora, che io sappia. Nella mia versione c’era una virgola dopo libanesi. E poi pampa andrebbe minuscolo, ad hamburgerie manca la g, altre virgole sono saltate, Nuorie è in realtà Nourie. Infine io non avevo ritenuto necessario precisare per i lettori generalisti di Sette che Ducasse e Rebuchon sono due grandi chef francesi. Chi lo ha aggiunto pensa forse che i lettori espertissimi di Dissapore non lo sappiano? Ecco, è proprio perché li so espertissimi che ho preferito precisare pignolescamente gli errori di trascrizione… E, comunque, grazie!
prego!
Fossi l’editor ti ci manderei. E di corsa.
Relax.
Inoltre, scusa: non capisco il senso del titolo (ribattuto anche quelo?).
I ristoranti argentini hanno fatto il,botto 25 anni fa e da allora sono imballati.
Oggi come oggi i foodies arrivano in un ritardo degno di trenitalia?
forse 25 sono troppi ma anche a me parrebbe piu’ un sopravvivere quello degli argentini
1 empanada 2 o piû empanadas.
Fantastico dissapore, oltre a scrivere notizie inutili e erronee riuscite anche a farlo in modo shrammaticato.
Congratulazioni!
Beh no, i termini in lingua straniera si dovrebbero lasciare sempre al singolare anche quando pluralizzati (i film, i sandwich). Eccezione, le parole importate al plurale: un murales.
Mi sento da dirVi che non è proprio così. Dipende quale lingua straniera. La Sua precisazione (sandwich) vale per la lingua inglese o comunque anglosassone. Per lo spagnolo no. Ma neanche murales è corretto: mural è singolo e murales plurale. MI piace quel singolo mural. Mi piacciono i murales dipinti da XY. Forse lo capite se vi ricordo quanto vi fa arrabbiare a voi italiani che all’estero le linguine diventano “the linguini”
“Voi italiani”?
Comunque mi rifaccio alle regole classiche, alla peggio scrivo le parole in corsivo…
…considerate quanti idioti (per esempio nella pagina Facebook di “Lady Channel” o “Vero Tv”) si ostinano a scrivere “una telenovelas”, “la telenovelas”, “questa telenovelas”. Forse occorre una cultura universitaria per capire che, se c’è la “s”, trattasi di plurale?
Ti mangi pure le lettere tommà
Se sono buone non mi formalizzo.
provato moltissimi anni fa e escluso dal giro dei ritorni, ma si puo’ sempre riprovare, forse
Mi sfugge il senso di ribattere il pezzo…
uno scrive l’originale con un word processor poi fa copia e incolla e ne manda uno al corriere, uno a dissapore, e il pezzo rimane uguale.
Ora temo il filotto di Soban che ci comunica che il corriere con anni di ritardo scopre gli argentini e allora ce li testa tutti lui come ha fatto con le hamburgerie
Ma che tipo di articolo è? Non è una nuova apertura (anzi..), non si capisce se è un “argentino” di particolare rilievo sulla piazza milanese.. Si potrebbe parlare allora di El Porteño o altri..
Si vede che non sei un vanitoso.
Per essere di particolare rilievo, lo è.
Mi pare sia il locale di Zanetti e Cambiasso. Sbaglio?
Non mi pare, quello si chiama Botinero e se non ricordo male è in zona Brera.