di | ven 25 feb 2011 ore 8:30
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ristoranti

Felice a Testaccio e quei tonnarelli per cui potrei arrivare alle mani

Una vera trattoria restituisce il senso del luogo come nient’altro. Dici Roma e pensi caos, cordialità un po’ spaccona, carciofi, cacio e pepe e un cameriere che ti passa accanto uscendosene con un “ahò, ma ndo’ le pubblichi ste foto der carciofo?“: Felice a Testaccio, insomma. Piatti slow e una trattoria fast in cui il ritmo della metropoli intervalla il servizio. Il tempo di sedersi e già ti hanno chiesto cosa mangi e portato l’acqua. 80 posti e un paio di turni a pranzo e cena, il ritmo è serrato. Mi piacciono gli interni in rustico moderno e il menù con piatti del giorno che ruotano in aggiunta a quelli storici.

Scegliamo i grandi classici. Il carciofo alla romana si scioglie in bocca e sono i 5 euro più veloci da guadagnare nella storia della ristorazione italiana. Ripeteresti “ancora!” come un disco rotto, ma non è il caso. L’abbacchio con patate è un ottimo secondo (ma farebbe la sua porca figura anche come piatto unico), i saltimbocca alla romana ordinari. Il piatto più atteso non delude le aspettative, anzi: i tonnarelli cacio e pepe sono na sorta di maccheroni alla chitarra con pepe, olio, acqua di cottura, pecorino e parmigiano. Arrivano in tavola sovrastati di condimento che poi il cameriere miscela alla pasta. Un piatto cremoso e saporito, sublime.

Pranzo completo in un’ora netta e avanti un altro. Si può spendere 20 euro come 40/45, ho scelto la seconda opzione per dovere di cronaca e finito di digerire il mio pranzo formato famiglia giusto in tempo per la cena. Felice è una trattoria che miscela storia, solidità e “cassa” con grande sapienza. Soddisfare turista, autoctono, gourmet e passante è un’arte che non s’inventa.

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71 commenti a Felice a Testaccio e quei tonnarelli per cui potrei arrivare alle mani

  1. avatar Jade

    vivo a Testaccio e fuori da Felice, purtroppo, vedo sempre più spesso Smart, wannabe tronisti, gente taccata e stivalata…è così anche dentro?
    tristezza.

    ps. olio nel cacio e pepe? aiuto.

  2. avatar Carlo Cleri

    Il simpatico cameriere rientrando in cucina avrà sicuramente commentato: “MEIO UN MORTO IN CASA CHE UN MACHIGIANO FORI DE ‘A PORTA!” …Qui addirittura erano due!

    Mi permetto di dissentire però. Come dibattuto in un altro post, e per quanto ne so io, i tonnarelli RIGOROSAMENTE romani prevedono SOLO pecorino romano non troppo stagionato, pepe nero macinato al momento, acqua di cottura e tanta sapienza nell’amalgamare il tutto. Niente olio ne tantomeno parmigiano.
    Solo l’abilità di un bravo cuoco fa sciogliere il pecorino grattuggiato e la sua componente grassa che, combinata con l’amido dell’acqua di cottura, crea la deliziosa cremina. Il pepe macinato al momento sprigionerà il tocco piccante e speziato che completerà il tutto.

  3. avatar Alessandro Bocchetti

    C’era una volta felice con i suoi modi bruschi e i piatti veri, settimio al pellegrino con gli involtini e la scorta di Goria sotto, pommidoro e i ragazzi di vita, ciao Pà… Cesaretto e la dolce vita… Potrei andare avanti. Ora è un altro mondo… Con altri indirizzi e altre storie da raccontare. Queste oramai sono mainstream (a volé esse bboni)
    Ciao A

    • avatar Giorgio

      Concordo pienamente… E poi olio e parmigiano nella Cacio e Pepe nun se possono vede :-)

    • avatar Flavio

      Ciao . A giugno saro’ a Roma 4 /5 giorni per partecipare all’ Europride. :-) Mi potresti consigliare qualche locale dove mangiare ? Chiedo solo che utilizzino buone materie prime e visto che saranno con noi due amici danesi magari anche qualcosa di tradizionale. Insomma tu da romano se vuoi mangiare dove vai?

      Grazie.

  4. avatar Viola

    ma un piatto tradizionale, per essere buono, deve per forza rispettare rigorosamente gli standard di una volta, oppure se è buono buono ma magari alleggerito e fatto con ingredienti un po’ diversi, diventa un crimine contro l’umanità?

    alla faccia del talebanesimo…….

    il mondo cambia, persino le cotture del ragu’ tradizionale ora si possono ridurre perchè i tagli di carne in commercio sono meno grassi e si rovinerebbero a stare sul fornello mille ore

    queste rigidità mi sembrano veramente antiquate!!!!!

    io faccio ancora alcuni piatti di mia nonna, ma li ho alleggeriti e modificati un po’ e non mi sembra di aver commesso un reato!

    • Un conto è adattare le ricette perché sono cambiati gli ingredienti, un altro è mettere una pezza a colore a una ricetta base perché non la si sa fare altrimenti. Gli spaghetti che rilasciano l’amido nell’acqua per fare la cremina senza bisogno di olio nella Cacio e Pepe, esistono eccome. E la mano del cuoco sta tutta lì. Non solo: nelle cucine dei ristoranti e delle trattorie, esistono i bollitori o i pentoloni con i triangoli per scolare, per cui l’acqua di cottura è satura di amido. Se ci metti l’olio, stai a fare un’altra cosa, non la Cacio e Pepe vera de tradizione…

  5. avatar serena

    ma l’autore è sicuro che davvero ci fossero olio e parmigiano??? io da fiorentina adoratrice della cacio e pepe ho mangiato da felice la migliore della mia vita ma l’olio nel piatto non lo ricordo proprio.
    certo, non è veramente rustica come trattoria…è un po’ un rustico-fighetto ma chissenefrega di chi c’è al tavolo accanto se si mangia bene a prezzi non irragionevoli!!

  6. avatar lespaul

    La presenza del vecchio Felice era “ingombrante” senz’altro, e molto naif..Concordo con Bocchetti e le sue valutazioni: parliamo di locali ed atmosfere di tanti anni fa: Pasolini da Pommidoro ( e al Biondo Tevere) Dolce Vita, Cesaretto, Otello alla Concordia, Il Re degli Amici con Farouk (chi se lo ricorda) che da un milione di mancia ai camerieri.. Altri tempi. Bisogna farci pace. Oggi molti tacchi e fighetti. E da Felice, olio nella Cacio e Pepe (ma il polpettone è ancora mejo). Sic transit…

  7. Adoro Felice.
    Non m’importa del goccio d’olio nel fondo del piatto, della clientela ormai ”rimodernata” e della fretta… Lo adoro, ogni volta che ci vado mangio splendidamente ed esco soddisfatta.
    Non vedo l’ora di ritornarci.

  8. avatar fabrizio de luca

    da cliente abituale di felice confermo, nè olio nè parmigiano!

  9. avatar gianluca

    secondo me l’olio nella cacio e pepe non fa nessun danno, se messo a crudo e con estrema moderazione, la pasta guadagna di gusto.
    ovviamente deve essere camuffato, non si deve distinguere il sapore dell’ olio in bocca. non dev’essere un ajo e ojo insomma, è chiaro. e neanche una pasta all’olio. si usa solo per arricchire leggermente il gusto.

  10. avatar gianni rigoni

    Olio, non olio.
    Bollito non bollito.
    Se è buono va sempre bene.

    • Eh… Se vai dal bujaccaro, certamente. Se stai a casa, pure. Ma se sei in trattoria o ristorante, se voglio un uovo sodo non mi puoi portare un uovo strapazzato. Pure se è buono, io voglio A, non B e non A+2.

  11. Ma infatti tutto questo non significa mica che uno non ci vada, da Felice… è che a noi ce piace tanto parla’…

    • Settimana scorsa sono tornato ai Banchi Nuovi, da Alfredo e Ada. Ora Sergio ha riaperto dopo un poco di lavori e la carbonara è pure migliorata di almeno 120 punti. Le ho provate quasi tutte a Roma, la loro resta ineguagliabile. (Guanciale dell’appennino umbro-marchigiano?… Ah, saperlo…)

  12. Non capisco come si possa giudicare la validità di una cucina in base all’uso di un goccio di olio per un singolo piatto (tra l altro molto buono)… Felice è un indirizzò che (purtroppo) ho scoperto solo di recente, ma che continua a stupirmi su più fronti e preparazioni ad ogni visita. Una cucina solida nei sapori, in cui lo chef Salvatore Tiscione realizza con poliedricità classici e non della tradizione (molto bravo anche con il pesce!) davvero convincenti. Tra l’altro se sono ben 7 anni che il cuoco si trova alla gestione dei fornelli (quando Felice era ancora vivo), non vedo il senso di citare tempi di splendore ormai decaduti… Qualità/ prezzoi mi sembrano tra l’altro corretti… Probabile sia troppo giovane per ricordare le osterie di una Roma scomparsa, ma so riconoscere la cucina tradizionale ben fatta della mia città…Felice merita la sua fama come la sua cacio e pepe (con olio e parmigiano) :-P

    La mantecatura a tavola poi merita un ovazione alla prima visita XD
    http://italianlinguini.blogspot.com/2011/02/felice-finalmente-p.html

    Ciao Ale! :-)

  13. avatar gianni rigoni

    Concordo in pieno con Lorenzo, e guarda, Medo, che il
    bollito non bollito non lo fà il bujaccaro.

    • avatar Antonio Scuteri

      Mi associo a tutto

      Aggiungo: da Felice si mangia quella che è, se non la migliore, una delle migliori cacio e pepe in assoluto. E sfido chiunque a dimostrare il contrario.
      Ci mette un goccio d’olio? Per me questo non significa che è un eretico da mettere al rogo. Semmai è la pura e semplice dimostrazione che nella cacio e pepe un goccio d’olio….ci sta bene

      Meglio una cacio e pepe (con un goccio d’olio) ottima, che una cacio e pepe (rigorosamente tradizionale) scadente. Ovvio direte. E in effetti lo è. Ma a leggere alcuni di voi non sembrerebbe

  14. Io da Felice ci vado sempre e trovo il cacio e pepe buonissimo.
    Con l’olio? E chi se ne frega, comunque è buonissimo :-)

  15. Per me l’unica cosa interessante e divertente da fare in questi casi sarebbe far assaggiare alla cieca ai puristi convintissimi una cacio e pepe di Felice con l’olio e una senza e vedere se si accorgono della scandalosa differenza! :-D

    • avatar MAurizio

      Parafrasando il saggio:
      “Non è buono ciò che è buono, ma è buono ciò che piace”
      Anche qui siamo sulla esegesi della cucina.
      Conta il risultato finale o come lo ottieni ?
      Una ricetta che migliora con l’aggiunta di un ingrediente è un progresso o una travisazione dello spirito originario della ricetta ?
      Alla fine la questione è “de palatibus”
      Come la disputa carbonara pecorino/parmiggiano … basta che alla fine non ci mettiamo la panna ..

      • Boh gli americani (di origine o acquisiti) che transitano potranno dare il loro più autorevole parere però io ricordo che il senso di dressing com’è comunemente inteso è proprio uguale a condimento.

        Tra l’altro non mi pare sia usato molto frequentemente ma dress per il cibo significa preparare. E una cosa che ho scoperto solo ora vagando per dizionari è che il termine deriva dal latino directus ed è stato utilizzato prima per il cibo e dopo per l’abbigliamento. Curiosa questa faccenda!

  16. avatar Simonetta

    Frequentavo Felice quando era ancora una vecchia trattoria con la carta al posto della tovaglia ed era Felice stesso che spesso veniva a prendere le ordinazioni, elencando a memoria quello che aveva preparato alzandosi alle 5 del mattino. Meraviglioso Felice, grande nella sua romana genuinità! Non discuto la qualità attuale del cibo (fermo restando che nella cacio e pepe l’olio non ci va!), ma non entro più molto volentieri, proprio per la faccenda dei “turni”: non riesco a sedermi a tavola alle 20,30 sapendo che se mi attardo un po’ per le consuete chiacchiere post-cena c’è un cameriere che mi gira attorno con l’aria di un falco a caccia! Poi che sia frequentata da vip o non-vip ha poca importanza se i gestori non distinguono i figli dai figliastri.

  17. avatar Alessandro Bocchetti

    Boh, fermo restante che tutti i gusti son gusti e se ad uno piace la cacio e pepe con l’olio che la mangi pure e persino quella mantecata a freddo… Ma se se parla de storia, di tradizione, di usi, beh la faccenda cambia… L’olio nella cacio e pepe nun ce stava come in gran parte dei primi romaneschi… L’olio costava e mica si sprecava dei primi che già avevano parte grassa di loro nei condimenti con pecorino o guanciale… Se poi si pensa al lato tecnico temo che l’olio rischi un’effetto simile a quello descritto dall’ottimo locascio per l’insalata… Un film che riveste la pasta e rende difficile al pecorino di azzeccarsi alla pasta…
    Cmq una cacio e pepe straordinaria la faceva cicilardone a via labicana, niente a che fare con le creme postmoderne di oggi! La fa ancora nel ristorante “nuovo” me sa che me la vado q mangiare e ne scrivo ;-)
    Ciao A

    • Ma queste ricette non nascono nelle case della gente? Abbiamo la certezza che dalla prima volta che un piatto è stato cucinato non ha mai subito variazioni? Buona la prima per ssempre? E se la signora Maria dopo aver provato la cacio e pepe della vicina decideva di metterci un tocco personale e diventava nota per la miglior cacio e pepe del quartiere? Se qualcuno avesse scoperto che magari era grazie al goccio d’olio di oliva portato dallo suocero del sud si sarebbero tutti orripilati per il sacrilegio alla tradizone?

      Ogni volta che ho chiesto una ricetta a una signora anziana non ne ho trovata una ideantica all’altra.
      Ok codificare e scrivere per non rischiare di perdere la storia delle cose, ma le convinzioni granitiche e immutabili io non le comprendo proprio.

      • avatar Alessandro Bocchetti

        Verissimo! Ma è un altro discorso… Sono sempre per la libertà sempre e comunque, ma a me personalmente piace la cacio e pepe hard rock, non cremosa ma polverosa e asciutta… Ma, appunto, sono gusti ;-)
        Ciao A

      • No, calma, qui l’origine è quasi certa e risale ai pastori, che come unico liquido appresso portavano l’acqua, non l’olio. Da lì nasce la sicurezza del piatto e della ricetta. Non è cosa di casa, è cosa da pastorizia, e l’olio non si portava e non si sprecava. La cucina romana è la cucina più povera che esiste in assoluto e, considerando che le ricette hanno mediamente 100-150 anni di vita, questa sta proprio quando Roma era ancora per poco Stato della Chiesa, con Trastevere e Testaccio ai limiti estremi della città povera e tutto il resto in mano ai borghesi e ai patrizi clericali o meno. L’olio non c’era, non abbiamo uliveti nel Lazio se non in Alta Sabina, e non era certo destinato ai poveri servitori. Il quinto quarto nasce a Roma, non altrove. Perfino al Ghetto stavano meglio, pensa tu. E quest’anno, sono 150 anni di Unità Italiana. Precisi precisi. Cominciamo a rovinarli dalla Cacio e Pepe?

        • Ok per l’origine della versione originale – non è che si voglia cancellare.

          Ma vuoi dire che per decenni nessuno in casa ha mai mangiato cacio e pepe? Nessuno ha mai provato varianti? Nessuno ha mai sposato una forestiera che avesse disponibilità di famiglia di un po’ d’olio d’oliva e uno slancio di cambiamento? :-D

          Voglio dire, non metto in dubbio che la bagna caoda si facesse originariamente quasi esclusivamente in un certo modo perché in alcune zone la disponibilità degli ingredienti era quella.
          Però già spostandosi un po’ a nord, le abitudini, gusti e disponibilità di ingredienti cambiavano e già più di cento anni fa si facevano versioni diverse.

          E molte ricette nel tempo non hanno subito variazioni e anche miglioramenti? A me risulta di sì, quindi non vedo il motivo di essere così rigidamente legati a una sola possibilità – se il risultato è comunque buono.

          Per il resto io la cacio e pepe cremosa non l’ho mai assaggiata, solo quella polverosa, che comunque mi era piaciuta molto!

          • No, quella polverosa si manda indietro comunque.

            Se deve essere così, me la faccio a casa e con ingredienti anche migliori, a partire dalla pasta…

          • avatar gianluca

            da quel che ho capito si sta discutendo di un filo di olio, non di una cacio e pepe che sa di olio.
            un filo di olio è impercettibile se ben mantecato e potrebbe servire ad arricchire leggermente il gusto e a rendere la cacio e pepe meno “sabbiosa”.
            scommetto che la maggior parte della gente non si accorgerebbe della sua presenza.
            e poi stiamo parlando di un ristorante storico romano, se non è tradizione la loro…..

          • avatar gianluca

            questo per dire che se ci sono dei motivi legati al gusto allora è un conto, ma se le motivazioni sono che 150 anni fa i contadini romani non avevano l’olio…..scusate ma chi se ne frega !!!

  18. avatar fox

    olio o non olio, la cacio e pepe da Felice è un must non si può discutere.Penso che qualunque palato, di fronte alla sua sontuosità, non possa che rimanerne entusiasta …

  19. avatar up

    mi dicono che sulla porta, da felice, c’è un adesivo con l’immagine di una scarpa da donna col tacco a spillo e la scritta “io non posso entrare”.

  20. avatar Stefano

    Sono genovese e innamorato di Roma.
    Un paio di settimane fa, prima di lasciare la città, sono riuscito a strappare giusto il tempo per un pranzo da Felice. Non mi addentro in giudizi riguardo a chi frequenta al giorno d’oggi questa trattoria, e mi limito a giudicare le portate che ho ordinato: Carciofo alla romana e tonnarelli cacio e pepe. Beh. per me sono semplicemente da urlo (C&P in pirmis, ovvio). Buono anche il dolce e conto onestissimo. E’ tutto quello che mi importa.
    P.S Peccato solo non si possa avere nessun vino a bicchiere
    Ciao a tutti

  21. avatar maurizio silvestri

    ” aho’ hai fotografato tutto, te manca solo de fa’ ‘na foto al bagno” l’essenza di felice è pure questa, cacio e pepe a parte. anche se qualche tempo fa ho mangiato una cacio e pepe da roscioli e finisce 3-1. per felice.

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