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Sara Mariani | mer 30 gen 2013 ore 8:39
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I 10 piatti più buoni delle trattorie emiliane che sarebbe delittuoso non mettere in classifica
Emilia-Romagna uguale pasta ripiena, bolliti, ragù e salumi. Ci sono momenti nella vita in cui si gode a riconoscere che certi luoghi comuni sono cosa buona e giusta. Fa bene al corpo e allo spirito poter andare a colpo sicuro puntando il dito a caso sulle righe che seguono, con la sempre fondata certezza di incappare in una roccaforte della cucina padana.
E Dissapore si propone di togliervi dall’imbarazzo della scelta segnalando per ogni piatto una sosta diversa, come se fossero tanti punti di vista possibili, altrettanti osservatori d’elezione, per compilare il menù emiliano ideale. Impossibile, certo, da mettere a segno tutto in una volta. Ma potete prendere le seguenti suggestioni come le tappe consigliate per compiere questo gran tour fra i sapori primari, romanticissimi e sempreverdi, della patria delle sfogline.
1. Tagliatelle al ragù – Osteria Bottega a Bologna.
Dire tagliatelle al ragù è un po’ come dire mamma, da queste parti. Over the top, in questa riconosciutissima osteria cittadina. Ma chi volesse astenersi dal sugo della tradizione per eccellenza, può sempre optare per le varianti: le tagliatelle si fanno anche al sugo di prosciutto o al culatello.
E già che siete lì, provate anche: a Daniele Minarelli potete chiedere una delle migliori cotolette alla bolognese della città.
Osteria Bottega, via Santa Caterina, 51, Bologna, tel. 051585111.
2. Gnocco fritto – Trattoria Campanini a Busseto.
Con la coppa o il culatello resuscita i morti. Da queste parti il locale è conosciuto come Trattoria dei Prati, e fa parte del virtuoso circolo degli Antichi Produttori del Culatello. Già nel 1911, data di nascita della trattoria, si iniziava a cuocere la torta fritta, sorella dello gnocco e altrettanto perfetta sposa dei salumi della casa.
E già che siete lì, provate anche: i gloriosi culatelli del titolare, Stefano Campanini. Senza malizia, eh.
Trattoria Campanini, Località Madonna Prati, 136, Busseto (Pr), tel. 052492569.
3. Lasagne – Osteria Ardenga a Diolo.
Siano o non siano un piatto raffinato, le lasagne hanno deliziato bocche antiche, perfino quella forbitissima – pare – di Marco Tullio Cicerone. Un secolo fa questa osteria era la canonica di una chiesa, e siamo a due passi dal Museo dedicato al Guareschi padre di Don Camillo. Un continuo rimbalzare fra sacro e profano, insomma, fra il monachesimo di un luogo di seconda mano e la garrula ghiottoneria della lasagna fatta come Dio comanda.
E già che siete lì, provate anche: il bollito emiliano con aggiunta di tagli di maiale e mostarde.
Osteria Ardenga, via Maestra 6, Diolo di Soragna (Pr), tel. 0524599337.
4. Tortelli di zucca – Trattoria ai Due Platani a Coloreto di Parma.
Sfoglia sottilissima e condimento a prova di bomba: parmigiano e burro. Nulla più per avere fra i denti il tortello definitivo. Ma meglio non sorvolare sul resto della pasta fatta in casa, dai tortelli di magro alla pasta al torchio, e un finale degno: zabaione caldo accompagnato dalla torta sbrisolona.
E già che siete lì, provate anche: la torta fritta, da cui discende, si diceva, l’attuale gnocco fritto.
Trattoria Ai Due Platani, via Budellungo, 104, Coloreto di Parma (Pr), tel. 0521644787.
5. Bollito emiliano – Trattoria Capelli a Rivalta.
Siamo nella cornice collinare tra Langhirano e Traversetolo, zone di produzione del prosciutto di Parma, ma il bollito regna sovrano in questa trattoria come una volta. Bollito sì, ma all’emiliana: cioè con tanto di lingua, guanciale, gallina, coda, testina, zampone, cotechino.
E già che siete lì, provate anche: i (non gli, mi duole ammetterlo) gnocchi di patate serviti con un opulento soffritto.
Trattoria Capelli a Rivalta, Lesignano de’ Bagni (Pr), tel. 0521350122.
6. Tortelli d’erbetta – Parma Rotta a Parma.
Un punto di riferimento per carne alla brace, che merita però di essere lasciata al secondo posto visto che ci sono in ballo i tortelli. Sfoglia perfetta, ripieno all’altezza del suo pregiato involucro. E poi una carta dei vini nutrita di ben 1000 etichette.
E già che siete lì, provate anche: funghi, tartufi e carne.
Antica Osteria Parma Rotta, via Langhirano, 158, Parma, tel. 0521966738.
7. Anolini in brodo – Vecchia Baracca a Polesine Parmense.
A suo tempo s’era fatta chiarezza sulla diversa natura di tortellini e anolini, più solenni e ardimentosi gli uni, più defilati e sornioni gli altri. Quale miglior modo per testare la differenza che concedersi di mangiare quelli in brodo della Vecchia Baracca? Questo casale rustico vi accoglie pure per un aperitivo a base di salumi, focaccia e lambrusco, ma non teme rivali alle prese con la grande tradizione emiliana.
E già che siete lì, provate anche: i salumi della tradizione: cicciolata, strolghino, salame, culatello, prosciutto crudo e lonzardo.
Vecchia Baracca, via Argine Maestro, 8, Polesine Parmense (Pr).
8. Pisarei e fasò – Hosteria Il Castelletto a Peschiera Borromeo.
La pasta fresca è fatta in casa da una sfoglina, e qui un modenese e una piacentina hanno unito le rispettive abilità per gestire un locale di origini ottocentesche. Connubio impeccabile, anche quando si tratta di gnocco fritto con salumi e di parmigiano e aceto balsamico.
E già che siete lì, provate anche: le crescentine emiliane.
Hostaria Il Castelletto, via XXV aprile, 17, Peschiera Borromeo (Mi), tel. 025470022.
9. Cappelletti asciutti – Trattoria Vernizzi a Frescarolo di Busseto.
I cimeli verdiani ti attorniano senza tuttavia metterti in soggezione, sarà che sei sensibilmente distratto dai profumi e i vapori della cucina. Qui i caplét, per esempio, sono la quintessenza del sapore della tradizione bussetana, Verdi o non Verdi.
E già che siete lì, provate anche: gli spettacolari tortelli alle erbette.
Trattoria Vernizzi, strada comunale di Frescarolo, 24, Busseto (Pr), tel. 052492423.
10. Salumoterapia – Hosteria da Ivan a Roccabianca.
Nel luogo natio di Giovannino Guareschi non stupisce la facezia di un percorso gastronomico detto “salumoterapia”. Suona comico ma vale la visita. Come andare in una spa nel giorno del proprio addio al nubilato. Il ristorante è un po’ caro, ma altrove esiste forse il rito di bendarsi e odorare salumi?
E già che siete lì, provate anche l’antipasto della casa: polenta fritta, tosone, giardiniera di verdure, lardo.
Hosteria da Ivan, via Villa, 24, Fontanelle di Roccabianca (Pr), tel. 0521870113.
[Crediti | Link: Dissapore. Immagini: Flickr/Cucina Tollerante, La Grande Abbuffata, TripAdvisor, Dove, Immac, A mio parere]
E non ditemi che «trattoria» è un termine «vecchio» da «rinnovare» da «rivisitare»
da «abolire».È questa merce che cercheranno i turisti del 2157.Se ne fottono delle
«spume evanescenti».È questa il nerbo della cucina italiana .In ogni regione troverete locali simili che propongono i piatti del territorio,cucinati a regola d’arte
e senza stravolgerli.Ed al turista del 2157 deve essere offerta questa possibilità di scelta, tra un tortellino classico ed uno destrutturato.
ma la Romagna?
non avrà pagato il fee d’ingresso per l’onore di apparire qui
Giusta osservazione, ma il titolo è chiaro: trattorie emiliane. Non deve sosprendere l’assenza della romagna
Per dare un valore a questa “Top Ten” cortesemente è possibile sapere se chi l’ha scritta ha provato tutti i piatti di quasi tutte le trattorie emiliane? Una recensione di un piatto è una cosa, una classifica così ampia è ben altro. Grazie.
…a dire il vero sembra tratto da un articolo apparso su Dove di questo mese. Stessi locali, stesse zone.
Beh, che dire.. 80% provincia di Parma, una lombarda (ehssì, Milano è una provincia lombarda, non emiliana come intitola la recensione).. direi che il panorama emiliano non sia proprio rappresentato appieno..
Chiamiamolo “Gran Tour dell’antico Ducato di Parma”…
Perchè, oltre alla Romagna, che è completamente assente, anche il resto dell’Emilia è ben poco rappresentato.
Lo ammetto, sono modenese, ma quello nella foto non è IL nostro gnocco fritto! Troppo spesso, troppo piccolo, troppo scuro…
Dalla forma e dal colore sembrerebbero Pinzini Fritti (ferraresi)
…aggiungerei pure indigesto
ps.
da Parmigiano avrei siceramente qualcosa da dire,ma il gusto è personale quindi…..
Leggeri no, ma indigesti neanche. SE sono pinzini (e se sono fatti come quelli del mio papà) sono senza lievito e con latte e aceto. Un una fetta di coppa sopra vanno giù che un piacere. Sono più bruniti in superficie di uno gnocco/crescentina e la consistenza deve essere allo stesso tempo croccante e “tgnizza”
Non sono pinzini, giacche’ la classifica complessiva, come hai gia’ visto, non si spinge fino al ferrarese
Per questo Andrea e’ perplesso: in effetti il colore “appare” troppo avanti di cottura. Ma su questo ho imparato che usualmente e’ un problema di esecuzione della foto, non del piatto. Una delle difficolta’ maggiori della fotografia food e’ quella della corretta resa dei colori, e questo potrebbe (uso il condizionale) essere il caso della foto in questione.
Diciamo che se quello fosse il colore _vero_ del prodotto nella padella, arriverebbero in tavola piu’ abbronzati di Obama, e sia io che Andrea li rimanderemmo indietro, bocciando irrimediabilmente l’esecutore di tale scellerata frittura
Bastava togliere l’osteria Bottega e la Trattoria in provincia di Milano, sostituendoli con due a caso tra: Trattoria di Cafragna, Trattoria Mazzini, Castello di Varano de Melegari, Buca di Zibello e perché no, anche Stella d’Oro e Antica Corte Pallavicina,
e ne sarebbe venuto fuori un quadro interessante della provincia parmense….
L’Emilia Romagna peró non è tutta lì……
Vincenz oggi mi trovo d’accordo con te. Tutta la regione non è rappresentata come si deve ( difficile tracciare in breve un percorso per peccatori goduriosi in un territorio così vasto che pullula di vere TRATTORIE ). Mi viene fame solo a guardare le insegne; evocano piatti sostanziosi ed untuosi al punto giusto, nulla a che vedere con destrutturazioni, bave colorate, velleitari impilamenti ed altre esose amenità.
Luculliana sostanza.
Ma Ferrara? Cappellacci, cappelletti, passatelli, salama da sugo, tanto x dire alcune…
Se a Parma la Torta Fritta la chiami Gnocco Fritto ti sparano
Quoto in pieno!!!
Ma Reggio e Modena non esistono? E Nizzoli di Villastrada (Dosolo-Mantova) non è molto più emiliano di una trattoria di Peschiera Borromeo?
Ahhh il caro campanilismo, croce e delizia dell’italico suol.
ahahah! esatto!!
Amici emiliani e romaglioli il dibattito è “integrazione” .Fateli i nomi di altri posti che meritano.E noi prendiamo appunti.E non ci sarà bisogno di sfogliare guide e T ,quando ci troveremo nella vostra splendida regione.
Fra la cucina “d’avanguardia” e le “mode gastronomiche” esiste un’Italia gastronomica dimenticata dai media e dai blog (e dalla prossima IG).
Un’Italia gastronomica «seria»,semplice,priva del divismo spettacolare modaiolo
degli ultimi tempi.
c’era una volta un ristorante delizioso dove trovavi spesso un tavolo da due, per il sabato successivo, giusto giusto sotto casa mia.
Tutto era cucinato con amore e passione e il dolce era servito dalla rezdora medesima, che si sedeva a raccontare della crema di uova di faraona.
Poi vi passò a cena un Milanese, su segnalazione di autoctono incauto.
Il Milanese ne scrisse su un blog e poi ne scrissero su un forum e poi su una guida.
E ora devo prenotare con due mesi di anticipo e la mia zdora se ne sta sempre in cucina.
Non richiamate orde fameliche di Milanesi alla ricerca del rustico nei vostri posti del cuore!Provincia, resisti!
[contiene ironia]
Bello, complimenti! Dovreste farlo anche per le trattorie romagnole
Quotissimo per ai 2 platani… Se aggiungiamo la punta di vitello alla parmigiana voto da Romeo
Un altro post misterioso, ogni tanto al caselletto ci vado in pausa pranzo e direi che per essere a Milano il gnocco fritto va bene e anche i prezzi sono ragionevoli, ma da li a metterlo nella top ten (Italiana? Emiliana? Granducato di Parma e Sforza?) ne passa.
Già che ci sono, ti chiedo: a pranzo impongono menù fissi tristi o c’è possibilità di mangiare alla carta?
Tommaso, c’e’ menu del giorno e carta, francamente quando vado prendo sempre il gnocco e quelli non manca mai, non so per altre voci.
Insomma, tempo fa mi sono lamentato che tutto era Roma o Milano, e la volta che parte un post sull’Emilia, è praticamente tutto sull’Emilia più vicina a Milano, incluso un posto in provincia di Milano stessa… A Bologna, tre nomi di trattorie tradizionali: da Gianni in via Clavature, al Pontelungo in via Emilia Ponente, e da Bertino in via Lame. Solida cucina bolognese!
Va bene che il campanilismo è banale e il taglio delle province imminente ma Piacenza è attualmente ancora in Emilia! I Pisarei e fasò in Lombardia ve li concedo solo perchè ai fornelli c’è una piacentina ma quelli definitivi sono all’Antica trattoria Giovanelli, a Sarturano (Pc)
vi voglio bene, vi seguo sempre e mi piacete proprio ma “gnocco fritto” e “lasagne” migliori in provincia di Parma non sta ne in cielo ne in terra. fermo restando che saranno certamente squisite. poi, nessun riferimento alle tigelle e, parlando di Emilia-Romagna, ai Tortellini.
Emilia=Parma!