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Fabio Cagnetti | mar 22 gen 2013 ore 17:13
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I 10 piatti più buoni delle trattorie di Roma che sarebbe delittuoso non mettere in classifica
Roma è una città di tre milioni di abitanti, tre milioni di allenatori di calcio, tre milioni di presidenti del Consiglio, tre milioni di critici gastronomici convinti di essere depositari della verità assoluta riguardo le migliori trattorie. Non sei veramente romano se non difendi a spada tratta la tua opinione sulla migliore carbonara o gricia della Capitale, con la stessa veemenza con cui, da tifoso, affermi che quel rigore dubbio per la tua squadra c’era eccome.
Ma non sempre i locali più popolari sono quelli che effettivamente soddisfano di più, la situazione delle trattorie romane è in continua evoluzione; e soprattutto, accanto ai grandi classici la cucina tradizionale dell’Urbe è ricca di gemme nascoste che trovano ormai solo pochi, appassionati interpreti. Questa top ten vuole indicarne alcune, assieme ai classici intramontabili che sarebbe delittuoso omettere.
Involtini al sugo, da Cesare al Casaletto – gli involtini di manzo al sugo, chi se li ricorda? Piatto povero ma bello, che evoca i manicaretti della nonna, sempre proposti in quantità eccessive e con obbligo di ripresa. Quella che un tempo era una trattoria di quartiere come tante altre è stata trasfigurata nel giro di tre anni da Leonardo Vignoli, uno che in città ha una certa esperienza in materia di ristorazione. Ora tutti i gourmet (e non solo) di Roma si spingono fino al capolinea dell’8 per ritrovare la vera cucina casereccia a prezzi correttissimi, una cucina di cui questi involtini, teneri, sapidi e gustosi, possono ergersi a portabandiera.
E già che siete lì, provate anche… le polpette di bollito al pesto, una tira l’altra; so che in queste trattorie è spesso difficile tenersi lo spazio per un secondo, figuriamoci due, ma qui vale veramente la pena.
Via del Casaletto, 45 – Tel. 06536015 – chiuso il mercoledi.
Polpette di bollito, Flavio al Velavevodetto– Flavio è oggi la migliore osteria di Testaccio. Difficile trovare punti deboli, una cucina solidissima sia tra i primi (cacio e pepe, carbonara, gricia non deludono mai) che per quanto riguarda i secondi, tra i quali a strappare un applauso (e, quasi quasi, il bis) è un grande classico della cucina romana: le polpette di bollito.
E già che siete lì, provate anche… il tiramisù al bicchiere, diventato famoso in città, come lo è un altro tiramisù al bicchiere di Testaccio, quello di Felice (vedi sotto).
Via di Monte Testaccio, 97 – Tel. 06 574 4194 – chiuso a pranzo sabato e domenica, d’inverno anche la domenica sera.
Fegatelli, l’Oste della Bon’Ora– Se pensate che la seppia stirata di Gabriele Bonci al No.Au sia il primo esempio di uso del ferro da stiro in cucina, vi sbagliate di grosso. Dietro i fornelli dell’Oste della Bon’Ora, Maria Luisa usa da sempre un vecchio ferro da stiro in ghisa per schiacciare i fegatelli di maiale in padella, preparando il più straordinario piatto di quinto quarto di Roma e provincia, che vale da solo il viaggio fino a Grottaferrata. Per andare in iperspazio, provate ad abbinarci un bel riesling della Mosella, visto che in carta ce n’è, assieme ad altre chicche.
E già che siete lì, provate anche… la matriciana in cornucopia, che quasi quasi è meglio di tutte quelle di Roma.
Vicolo Vittorio Veneto, 133, Grottaferrata (RM) – Tel. 3392325158 – chiuso il lunedì.
Spaghetti alla carbonara, da Danilo– una volta Danilo e la sua carbonara erano un segreto ben custodito, il più classico dei “conosco un posticino”, poi il posticino l’hanno conosciuto un po’ tutti e anche se il locale ha aumentato i coperti e si spende qualche euro in più rispetto alla trattoria romana media dirigersi verso via Petrarca senza avere prenotato è quantomeno rischioso. Ma la fama del locale continua ad essere meritata, in primis per la sua spettacolare carbonara, ormai sul podio più o meno di tutte le classifiche che la stampa ci propone a cadenza regolare.
E già che siete lì, provate anche… il Gasperino, uno dei dolci più clamorosi della Capitale. Un milione di calorie a cucchiaiata, ma ne vale la pena.
Via Petrarca, 13 – Tel. 0677200111 – Chiuso il lunedì a pranzo e la domenica.
Tonnarelli cacio e pepe, Felice a Testaccio– Felice Trivelloni, che ci ha lasciati poco più di tre anni fa, era personaggio divenuto leggendario sul campo, uno degli ultimi veraci osti romani. Per poterti sedere da lui era necessario stargli simpatico, visto che agli arroganti o a chi comunque non gli andasse a genio Felice non aveva problemi a rispondere che il locale fosse tutto prenotato anche quando ciò non corrispondeva al vero. I tonnarelli cacio e pepe mantecati a freddo non saranno più quelli, spaziali, di quando c’era lui, ma per me restano quelli da battere, anche se la presenza dell’olio nella ricetta continuerà a far discutere finché ci sarà del cacio a questo mondo.
E già che siete lì, provate anche… il carciofo alla romana, probabilmente il migliore fuori dal Ghetto, si scioglie in bocca.
Via Mastro Giorgio, 29 – Tel. 065746800 – sempre aperto.
Minestra broccoli e arzilla, Tram Tram– San Lorenzo, nell’ultimo lustro, ha subito due brutti colpi dal punto di vista gastronomico: la chiusura dello strepitoso Uno e Bino, il cui chef Giovanni Passerini è ora tra i più acclamati di Parigi, e il trasloco di Arancia Blu, miglior tavola vegetariana della Capitale. L’indirizzo di riferimento nel quartiere resta quindi questa sobria trattoria che fa molto bistrot vecchio stile, e alla cucina romanesca affianca qualche valido piatto di mare. Ma la specialità perduta che va assolutamente provata è la minestra broccoli e arzilla, un classico ahinoi ormai quasi scomparso dai menu delle trattorie romane. L’arzilla, specie di razza di dimensioni medio-grandi, è antonomasia del pesce povero, e questa saporita minestra è l’ideale per affrontare l’inverno romano, che a noi fa tanto specie ma non ditelo a chi patisce il freddo vero, quello sotto zero a due cifre.
E già che siete lì, provate anche… le alici fritte. Non saranno esattamente un piatto tipico romano, ma che buone!
Via dei Reti, 46 – Tel. 06490416 – chiuso il lunedì.
Spaghetti alla gricia, Armando al Pantheon– Nel cuore del centro di Roma, una trattoria che più tradizionale non si può, un’oasi in cui rifugiarsi in una zona in cui le trappole per turisti abbondano. Una cucina verace che vanta tra i suoi fiori all’occhiello una gricia a regola d’arte, merito di mani sapienti e di un guanciale spettacolare.
E già che siete lì, provate anche… la minestra broccoli e arzilla, che qui vanta una delle sue poche grandi interpretazioni.
Salita dei Crescenzi, 31 – Tel. 0668803034 – chiuso sabato sera e domenica.
Carciofo alla giudìa, Nonna Betta– Il Ghetto di Roma è ormai diventato zona turistica e costellata di ristoranti kosher, alcuni validi altri meno. Questo è uno degli indirizzi più affidabili e autentici, e la specialità della casa è la più emblematica della cucina ebraica romana, ossia il carciofo alla giudìa. Provare per credere.
E già che siete lì, provate anche… i tagliolini cacio e pepe con la cicoria. Per bizzarra che possa sembrare la ricetta, si tratta di un piatto felicemente riuscito.
Via del Portico d’Ottavia, 16 – Tel. 0668806263 – chiuso il martedì, sempre aperto in primavera ed estate.
Pasta coi broccoli, Da Tonino– Il nome istituzionale sarebbe Trattoria Bassetti, ma tutti lo conoscono come Tonino; in ogni caso non c’è insegna. Tonino è uno degli ultimi veri buiaccari romani, pochi piatti tradizionali che cambiano a seconda del giorno (giovedì gnocchi, venerdì baccalà eccetera), servizio sbrigativo, niente fronzoli e conto assolutamente anticrisi. Difficile trovare quelli dove si mangia bene, ma l’assaggio della pasta coi broccoli di Tonino vi farà gridare vittoria, a ragione.
E già che siete lì, provate anche… il carciofo alla romana, impeccabile.
Via del Governo Vecchio, 18 – chiuso la domenica.
Fregnacce con radicchio e guanciale, Tanto pe’ magna’– Trattoria di quartiere vecchio stampo alla Garbatella, con una cucina casereccia solida e senza fronzoli. Porzioni generose e prezzi contenuti, le proposte non scendono mai sotto il livello di guardia e in particolare le fregnacce (maltagliati) con radicchio e guanciale sono particolarmente appetitose, un piatto che va preso qui, se da qualche parte va preso.
E già che siete lì, provate anche… la cacio e pepe, che conta numerosissimi estimatori e ben si piazza nei power rankings romani della specialità.
Via Giustino de Jacobis, 9 – 0651607422 – chiuso domenica e sabato a pranzo.
[Crediti | immagini: Flickr/Victor H Meza, Puntarella Rossa, Lorenza Fumelli, Menuale, 2Spaghi, Flickr/Pabloward, Scatti di Gusto, Porzioni Cremona, Cibando, TripAdvisor]
…. sono uno dei tre milioni, e il post è fatto apposta per suscitare tre milioni di commenti
a me la carbonara di Danilo è piaciuta molto, ma c’è un ma: il guanciale tagliato a striscioline sottili sottili e croccante (tanto che non si capisce se sia guanciale o pancetta)
azz… spero proprio non sia pancetta!
scusate ma il guanciale è di rigore solo nell’amatriciana
E’ pancetta!
…concordo, un post fatto per essere un generatore di commenti (e quindi di pagine). Discutibili alcune scelte, ovviamente molto personali ma presentate come verità assolute (una pessima abitudine qui a dissapore).
Non dimeno quasi tutti gli indirizzi riportati dovrebbero essere nel taccuino del viaggiatore goloso.
… mi piacciono molti dei piatti delle trattorie che hai recensito, ma il cacio&pepe di Felice con l’olio non è proprio fra i miei preferiti… anzi diciamo che è fra i cacio&pepe che amo meno!
Gnocchi alle spuntature, da Domenico al Pigneto. Citati da Lodoli in “Isole vagavonde”.
E non esageriamo definendo Flavio al velavevodetto la migliore osteria di testaccio….
per me lo è, come offerta complessiva superiore a Felice e (se non si tiene in considerazione la cantina fotonica) a Checchino…
qual è la migliore secondo te invece?
E’ la migliore anche per me. Mi rimane qualche dubbio in un eventuale duello con Felice (ma di certo non sulla cacio e pepe: da Felice è sicuramente più scenografica, ma a me con l’olio piace di meno). Con le altre trattorie testaccine che conosco, invece, non c’è partita. Ma sono aperto a ogni suggerimento
se non è cambiato qualcosa negli ultimi mesi, comunque, anche da Flavio la cacio e pepe prevede una aggiunta di olio
Se non ci fosse stato il video, nessuno di questi laureati gourmet, si sarebbe accorto dell’olio nella cacio e pepe di Felice. L’avreste tutti continuata a mangiare, incensandola. Da quando avete visto e saputo che c’è l’olio (non perchè ve ne siete accorti), mamma mia che schifezza! Ma faciteme o piacere!
giusto! sapeste quante incensate cacio&pepe sono mistificate con piccole furbizie…
Sono d’accordo.
Con Gianni. Devo aver sbagliato qualcosa, scusate
I carciofi migliori li ho mangiati l’anno scorso da Pecorino a Testaccio. E’ cambiato qualcosa?
No, nulla è cambiato.
me la consigliate una trattoria non troppo lontana dalle uscite dell’autostrada A1,
che sia una alternativa alla pausa pranzo in autostrada
grazie
L’Oste della Bon’Ora non è lontano dal casello di Monteporzio Catone (non devi fare la bretella, però)
Do il mio modesto apporto e segnalo un’ottima cacio e pepe goduta all’Osteria romana da Simmi, zona ministero di Giustizia. Anche i carciofi erano da urlo!
Non faccio classifiche, perché a volte è davvero impossibile, ma qualche piatto che mi piace oltre ai citati, in ordine sparso, è
- la gricia di Sora Lella
- la gricia della Matricianella
- le cotolette d’abbacchio della Matricianella
- il padellotto di interiora di Checchino
- la pajata di Pommidoro
Checchino mi commuove da tempi non sospetti, ma converrai che siamo già fuori trattoria, almeno come impostazione globale. Ciò non toglie che ci mangerei tutti i giorni a pranzo e a cena, vanificando il dimagrimento degli ultimi anni.
tonino è stata una piacevola scoperta parecchi anni fa, messi in fila fuori la porta quasi per caso con una bottiglia di vino offerta dalla casa nell’attesa di un posto libero. pasta e broccoli, ma anche quella con le melanzane in porzioni più che adeguate! per il resto me ne segno due e parto all’attacco..
giunlu63, all’uscita di valmontone. osteria san giovanni da romagnoli, l’ultima visita ci ha fruttato due padellacci di interiora di maiale dell’allevamento poco lontano con contorno di patate e verza.
E Anna Dente non riserva qualche buona sorpresa?
si parlava di trattorie …
Non ho testato tutti i locali segnalati nell’articolo, ma per alcuni di loro non userei il termine “trattoria” (a parte la difficoltà di definizione….). O perchè servono porzioni da nouvelle cuisine, o perchè i prezzi sono meno popolari di quanto mi aspetti, o perchè apparecchiatura e stile sono da gamma più alta, insomma qualche dubbio lessicale ce l’avrei…
Aggiungo gli (i) gnocchi (rigorosamente al giovedì) e la trippa alla romana (in teoria sempre, ma a volte finisce) di Lilli a Tor di Nona.
Lilli …
… ottimo posto di cucina romana
concordo!
Visto che hai messo anche l’Oste della buon ora, che sta fuori Roma, io aggiungerei la splendida Amatriciana di Giovanni Milana di Sora Maria Arcangelo ad Olevano Romano. Non filologica, ma semplicemente stupenda! Mi commuovo!
Perché non filologica? Non ci sono mai stato eh. Ancora.
Tommaso, che tu sia maledetto. Se provi ad andare a pranzo nel mio ristorante preferito, nel mio paese, dal mio amico Giovanni, senza di me. Sei un uomo MORTO.
Prendo atto.
Mancanza gravissima … un posto che merita il viaggio anche per la cortesia e la gentilezza (oltre ovviamente che per il cibo e per la cantina con ricarichi più che onesti)
Da Cesare al Casaletto suggerisco anche la sontuosa amatriciana. Una delle migliori realizzazioni che si possano trovare a Roma, con un sugo denso e tiratissimo. Su Nonna Betta condivido l’entusiasmo per il carciofo alla giudia, ma consiglio anche il tortino con gli aliciotti.
Ma Nonna Betta non aveva chiuso? No, perchè quest’estate in visita a Roma ci siamo diretti da lei, visto le recensioni positive, ma l’abbiamo trovata chiusa…e ci hanno detto anche che aveva cambiato gestione…
“Sugo denso e tiratissimo” per l’amatriciana o la matriciana? Perché?
mi era arrivata voce anche di un cambio di guardia da Danilo, qualcuno puòconfermare? sarebbe meglio una smentita, a dire il vero…
comunque danilo per la diciamo “poca cortesia” ed i prezzi in continua crescita io l’ho cancellato …
Che classifica di luoghi comuni….
tu cosa avresti scritto?
Infatti, ogni dritta nuova è ben accetta.
grazie, sono molto contento della segnalazione. questa, che girasse la voce che avremmo chiuso, non la sapevo: certo che la gente sono cattivi.. !
da non romano devo dire che la cucina romana è molto isolata rispetto a tutto il resto della cucina italiana, cioè ci sono dei piatti che o abiti a roma oppure non mangerai e non troverai da nessun’altra parte. e pensandoci è un caso forse unico in italia.
cioè un esempio semplice, un risotto alla milanese lo mangiano più o meno in tutta italia, una pasta alla gricia se non sei romano praticamente non la mangerai mai. e così per tanti altri piatti, soprattutto quelli a base di trippa e interiora.
le uniche eccezioni sono la carbonara e l’amatriciana (anche se già l’amatriciana trovarla in un ristorante fuori da roma o dal lazio è veramente difficile, però in casa la cucinano in molti)
Il risotto alla milanese lo mangiano in tutt’Italia?
bhe’ un romano che si fa un risotto o una cotoletta non è esageratamente strano, nel senso che non sarà usuale ma non è neanche impensabile, mentre un milanese che si cucina la gricia o la trippa alla romana io sinceramente non l’ho mai visto.
sinceramente non ho mai visto neanche in carta in nessun posto la pasta alla gricia al di fuori del lazio. l’unico piatto romano che si è diffuso è la carbonara (e un pò l’amatriciana, ma già di meno).
insomma il pesto è ligure ma mica lo mangiano solo in liguria. allo stesso modo in lombardia trovi un sacco di posti che fanno cucina napoletana ma cucina romana? non pervenuti.
anche la pizza in teglia alla romana, se non sei di roma, non sai che cosa sia, nel resto d’italia esiste solo la pizza al taglio (che spesso è molto diversa da quella romana, con cui condivide solo la teglia).
in pratica se dovessimo esprimere con un numero la percentuale con cui ogni cucina locale si è diffusa nel resto d’italia sono sicuro che quella romana avrebbe il valore più basso, non trovi? sarebbe interessante capire il perchè.
Ma guarda che le ricette di ciascuna cucina regionale che poi diventano diffusi su territorio nazionale si contano spesso sulla punta delle dita.”Esportare” la carbonara che e’ un piatto iconico non mi sembra poco. La trippa anche e’ ben diffusa, cosi’ come i saltimbocca. Sicuramente e’ una cucina molto radicata nel territorio ma non la definirei isolata. Che dire allora della cucina veneziana ?
sarde in saor? baccala mantecato? risi e bisi? pasta e fasoi? seppioline arrosto? fegato alla veneziana? carpaccio rucola e grana?……..mi sembra francamente molto più diffusa di quella romana.
ric si contano sulle dita di una mano (anche se spesso sono almeno due mani) ma almeno si contano.
io che sono nato e cresciuto in lombardia sinceramente quasi tutti i piatti citati in questo post non è solo che non li trovo in carta al ristorante ma non li ho mai nemmeno assaggiati in vita mia, mentre ci sono altri piatti che, pur essendo regionali, sono diventati comunque dei simboli nazionali, tipo che ne so la pasta al pesto o il ragu alla bolognese.
non saranno tanti ma di ogni regione ci sono piatti caratteristici che conosco e che ho mangiato mille volte, mentre la cucina romana per uno come me è quasi una cucina straniera, carbonara e amatriciana a parte, praticamente non la conosco, non saprei giudicarla, non saprei cucinarla, non saprei nulla.
per dire, anche un piatto di pasta senza olio come la cacio e pepe in italia praticamente non esiste, tutti i sughi regionali prevedono l’olio. la cucina romana ha delle caratteristiche tutte sue.
Io, tranne gli spaghetti alla chitarra (come formato di pasta però, non come ricetta con le polpettine e il sugo di castrato come vuole la tradizione) non ho mai visto piatti abruzzesi fuori dall’Abruzzo. A Milano di ristoranti romani ce n’è più d’uno.
@gianluca:
da romano considero molto interessanti le tue considerazioni. Varrebbe la pena ragionarci un po’ su.
Forse andrebbe fatta una distinzione fra locali che servono esclusivamente piatti di una cucina regionale, oppure locali in cui si serve qualche piatto caratteristico, ormai entrato nel panorama nazionale.
Credo, se ho capito bene, che tu ti riferisca ai primi, che infatti credo siano poco diffusi sul territorio, mentre invece sono diffusi un po’ dovunque, per esempio, il ristorante siciliano, pugliese, sardo, abruzzese, eccetera…
non solo i ristoranti caratteristici ma anche tutti gli altri e inoltre anche la cucina casalinga. credo che la cucina romana abbia anche il più basso livello di penetrabilità nella cucina domestica nazionale (carbonara a parte)
Non sono d’accordo, anche se il mio campione di “cucina domestica nazionale” si riduce a quella di mia madre e delle sue amiche. A casa mia abbiamo sempre mangiato carciofi alla giudia, saltimbocca, coda alla vaccinara, stracciatella, ecc.
Vero è che la distanza Roma-Pescara è molto minore che quella Roma-qualsiasi paese della Lombardia, quindi forse è anche una questione di prossimità territoriale.