di | lun 16 ago 2010 ore 12:26
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I premi della guida “I ristoranti d’Italia 2011″ de L’Espresso | Era già tutto previsto

Siccome poi sembra che maramaldeggio, riporterò i nudi fatti astenendomi dai commenti.

Al netto delle operazioni speciali, comprare le guide gastronomiche di carta è uno sport in vistoso calo di consensi. Voglio dire, un conto è vendere le guide al prezzo di copertina tra librerie, autogrill e supermercati, un altro è personalizzarle con il logo di un’industria farmaceutica facendole pagare un euro. Agli editori che (ancora) millantano dati esorbitanti questa cosa andrebbe sempre ricordata. Oggi capire il valore aggiunto delle guide è faticoso, ecco il punto.

Fino a ieri su cuochi e mangiatoie avevano l’ultima parola—anzi la sola, ma oggi, se vuoi sapere cosa capita nella scena nazionale devi accendere il computer. Pagare 20-25 euro per ritrovare a distanza di mesi gli stessi indirizzi segnalati da  siti e foodblog non suona attraente. Chiedersi perché farlo è il passo successivo.

Prendete le anticipazioni sulla Guida I ristoranti d’Italia 2011 de L’Espresso, che il direttore Enzo Vizzari ha rivelato a Repubblica nella tradizionale intervista di Ferragosto. Un deja-vu terribile, consigli che il web ha reso già obsoleti.

A uso e consumo di chi ancora non si è rassegnato a questa realtà, vediamoli uno a uno.

Pranzo dell’anno: Niko Romito del ristorante “Reale” di Rivisondoli. Chef e ristorante sulla cui grandezza sapevamo già tutto, la recensione di Dissapore (ops!) risale al Gennaio 2010.

- Il Reale, Niko Romito. Rivisondoli, L’Aquila [Passione Gourmet, 21-7-2009]
- Recensione del ristorante Reale di Rivisondoli (L’Aquila) [Dissapore, 4-1-2010]
- Viaggio In Abruzzo 2, Niko Romito ti stupisce [Scatti di gusto, 9-4-2010]

Giovane dell’anno: Pier Giorgio Parini del ristorante “Osteria del povero diavolo” di Torriana (Rimini). Il blog Passione Gourmet ormonava per il giovane talento romagnolo già a luglio 2009, oltre un anno fa.

- Il Povero Diavolo a Torriana [Dissapore, 16-1-2010]
- Povero Diavolo, Piergiorgio Parini. Torriana, Rimini [Passione Gourmet, 28-03-2010]
- Piergiorgio Parini è il nuovo Fulvio Pierangelini? [Dissapore, 3-5-2010]

Novità dell’anno: “La Rei”, del Boscareto Resort, Serralunga d’Alba, Cuneo. Un ristorante splendido raccontato sul web proprio da Enzo Vizzari, e qualche giorno dopo dal blog Altissimo Ceto, nel dicembre 2009.

- Langhe e tartufi [L'Espresso Food&Wine, 14-12-2009]
- Ristorante La Rei del Boscareto Resort & Spa, Serralunga d’Alba (Cuneo) chef Chen Shiquin [Altissimo Ceto, 18-12-2009]
- La Rei, Boscareto Resort & Spa, Serralunga d’Alba (Cuneo) [Passione Gourmet, 11-4-2010]

I piatti dell’anno: Rognone al gin di Davide Scabin. Perfino le gioie dei singoli piatti sono ampiamente descritte sul web, oddio gioie. Nell’ottobre 2008 (duemilaotto!) Stefano Bonilli definiva il Rognone al gin come “il meno convincente tra i piatti del cuoco Davide che abbiamo assaggiato”.

- Piccoli locali sconosciuti: Trattoria da Davide [Papero Giallo, 26-10-2008]
- Combal.Zero [Lo Mejor de la gastronomia, ?]
- Combal.Zero [Forum del Gambero Rosso, 16-2-2010]

I piatti dell’anno: Sandwich croccante di triglia con pesche e pomodori verdi di Mauro Uliassi. La prima volta che il piatto è stato raccontato su un sito gastronomico era marzo del 2008.

- Uliassi [GustaModena 25-3-2008]
- Ristorante Uliassi – Senigallia (An) – Reloaded [La grande abbuffata 2-1-2009]
- Uliassi 2010, emozioni infinite [Forum del Gambero Rosso, 12-6-2010]

I giovani dell’anno: Marianna Vitale del ristorante Sud di Quarto, Napoli. Talento quello della chef campana, segnalato dal “nostro” Stefano Caffarri nel settembre del 2009 e a ruota da un’infinità di foodblog.

- Il ristorante Sud di Marianna Vitale a Quarto, Napoli [Dissapore, 25-9-2009]
- Wi-Fu 5 | Marianna Vitale del Sud Ristorante, a Quarto NA [Appunti di gola, 22-10-2009]
- Sud. Marianna Vitale, Quarto (Na) [Passione Gourmet 18-2-2010]

I giovani dell’anno: Gionata Rossi del ristorante “Il meglio di Jo”, Viareggio (Lucca). Delle doti mirabolanti di Gionata avevamo letto per la prima volta sul web nel marzo 2008.

- Il Meglio di Gionata [Identità Golose, 30-3-2008]
- Un super ferragosto a Il meglio di Jo [Ribollita, 17-8-2009]
- Gionata Rossi e il pane fatto in casa [L'Espresso Food&Wine, ?-?-2009]

I giovani dell’anno: Francesco Sposito del ristorante “Taverna Estia” di Brusciano, Napoli. Il ristorante campano è un altro cavallo di battaglia dei foodblog nostrani, segnalato da Luigi Cremona nell’aprile di quest’anno.

- Gli sposito? Formidabili [Porzioni Cremona, 6-4-2010]
- Francesco Sposito di Taverna Estia | Cuoco emergente d’Italia 2010 [Dissapore, 30-10-2009]
- Ristoranti a Napoli? Taverna Estia al 100% [Italia Squisita ?-?-2010]

I giovani dell’anno: Riccardo Di Giacinto del ristorante All’Oro di Roma e Capofaro di Salina (Messina). L’attitudine del giovane chef romano era stata prontamente segnalata dal Corriere Roma nel novembre 2009 e a seguire, da una moltitudine di siti e blog.

- Quando l’Alloro è davvero meritato, cucina da plauso con Riccardo Di Giacinto [Corriere Roma, 23-11-2009]
- Quando tornerete a Roma, il meglio della città in 10 indirizzi [Dissapore, 7-8-2009]
- The best chef in Rome? [Cibario, 10-5-2010]

I giovani dell’anno: Nicola Fossaceca del ristorante Al metrò di San Salvo (L’Aquila). Del fatto che l’Abruzzo non fosse solo Niko Romito, Italia a Tavola se n’era accorta nell’aprile 2009.

- L’abruzzese Nicola Fossaceca cuoco emergente del centro Italia [Italia a tavola, 27-4-2009]
- Un piccolo grande chef [Gola Giocanda, 29-10-2009]
- Viaggio di gusto sul metrò del mare [Scatti di gusto, 24-6-2010]

L’altra anticipazione è che le regioni dell’anno sono la Campania e il Piemonte, cose scontate anche queste. E che la collana di guide gastronomiche dell’Espresso si arricchisce di un nuovo volume: “I luoghi della birra”, curata da Antonio Paolini. Guida che difficilmente comprerò, nonostante Paolini sia bravo, per la completezza delle informazioni sulla birra, specie quella artigianale italiana, che trovo sul web.

Prima che i guidadioli maledicano me e la mia genia per le prossime 7 generazioni, qualcuno metta a verbale che i suggerimenti della guida I ristoranti d’Italia 2011 de L’Espresso sono ancora più datati di ciò che sembrano. Ricordo infatti che queste sono solo anticipazioni, la guida vera e propria uscirà il 7 ottobre prossimo. E costerà 20-25 euro.

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78 commenti a I premi della guida “I ristoranti d’Italia 2011″ de L’Espresso | Era già tutto previsto

  1. avatar armando beneduce

    infatti dovreste lavorare molto sulle recensioni dei ristoranti dando un servizio completo , vedi secondo il mio parere “altissimo ceto” che offre reportage completo per ogni posto visitato comprensivo di costi foto e tutto quello in cui il cliente si imbatte durante il pranzo o cena evitando quanto più possibile sorprese , l’errore secondo me di alcuni blog è di perdersi a volte in discussioni troppo distanti da quello che ci si aspetta da un sito sull’enogastronomia applicata , in poche parole vorrei leggere più di ristoranti e esperienze che di mozzarelle blu e passeggiate all’alba , ma questo è solo il mio parere rispettando comunque il lavoro degli altri.
    grazie

    • be’ ma allora sarebbe solo una guida online invece che su carta … qui mi piace che si parli a tutto tondo e a volte si sfori anche

      • avatar armando beneduce

        si è piacevole la discussione a tutto tondo , ma forse a mio parere su un network come dissapore ci vorrebbe uno spazio più ampio alle recensione dei ristoranti

        • avatar tpt

          Armando, si ama il buon cibo sia al ristorante che tra le mura domestiche. Sia si sia effettivamente in grado di cucinarlo che solo di gustarlo ed apprezzarlo.

          Quante cose fanno dello stare a tavola un attimo di gioia e quante possono invece rendere triste anche un ottimo piatto?

          Vero, leggo sempre e volentieri le recensioni dei ristoranti ma amo altrettanto parlare e leggere di tutte quelle cose che gravitano attorno alla buona tavola.

          Sappiamo bene ad esempio che il palato va allenato. Non sempre nei ristoranti, talvolta anche a casa propria.

          Si parte poi dal saper scegliere correttamente gli ingredienti, del saper valutare costi e benefici di ogni acquisto, del sapersi adeguare alle necessità altrui.

          Quante cose stanno dietro al portare la forchetta alla bocca con gioia.

          E tutte hanno la medesima valenza a mio avviso.

          Riguardo le guide, che dire? Mi piacciono, cartacee e via web quando scoprono nuovi talenti (si tratti di un gelataio piuttosto che di un pizzaiolo, di uno chef che prima o poi guadagnerà le stellette o dell’oste senza tante pretese ma che ti fa scendere la lacrima perchè ricorda la mano in cucina della tua nonna).

          Non mi piace invece una guida 2011 all’H2O, spesso calda.

    • avatar sguida

      caro Armando, forse non è al corrente che le cene e i pranzi di “altissimo ceto” sono tutti organizzati o accordati

  2. onestamente io vedo solo un motivo per comprare una guida cartacea, quello di tenerla a portata di mano in viaggio, sapendo che ancora le connessioni internet non sono sempre ottimali “on the move”, e poi per la maggiore facilità di lettura (ma gli ebooks avanzano velocemente). Ma temo che sia una questione di pochissimi anni e poi non ci saranno piu’ scuse per comprarle.

    • La guida collegata al navigatore. Quella sì che è comoda e che è vicinissima, si può fare già con discreta facilità.

      Il punto è l’evoluzione globale delle comunicazioni, qui in Italia rallentata da un conflitto di interessi gigantesco che ci impedirà per anni di avere la banda larga o qualcosa che gli rassomigli (vi ricordate la mega gara per il Vi-Max?). COn buona pace di tanti, ad esempio non ci sarà una rivoluzione digitale radiofonica come è stato per la tv, tanto che ormai le autoradio che ti vendono sono dei veri pc con un sistema operativo (la mia ha un WinCE), con il quale si collegheranno a Internet via wi-fi e buonanotte a tutto il mental pipping degli accessi. Ho uno schermo 7 pollici, superiore a quello di un telefonino, tutti i possibili sistemi di georeferenziazione e ascolto di sorgenti per cui, parliamoci chiaro, non ci sarà spazio se non per cose che viaggiano in Rete. Da noi più tardi, ma all’estero molto prima di noi. Io ho preso una autoradio cinese, costo risibile, funzionamento ok, ed è come se stessi a casa. Perché dovrei prendere una Guida, quando posso accedere da Dissapore al GR al Blog di Ignazio Tavola, ed avere anche notizie più fresche? Per far polemica sui punteggi? Anche. Ma quando penso alla Guida, penso alla sua funzione primaria, che è aggiornare, guidare, rendere noto. Oggi, tutto questo si fa terribilmente prima, anche in macchina. Forse, fra poco, pure da noi…..

  3. avatar Enzo Vizzari

    Editori di tutto il mondo in lutto: Bernardi ha sancito la morte delle Guide? Macche’! Di tutta la carta stampata. Con supremo sprezzo del ridicolo.

    • avatar Pomodoro Pachino

      Bene Vizzari visto che è qui può gentilmente rispondere alla domanda del perché avete premiato come miglior piatto (Scabin) dell’anno un piatto premiato già dallo scorso anno come tale dal Gambero Rosso?

      Non c’era niente di meglio che potesse farle superare il fatto di arrivare secondo, staccato di un anno dalla guida rivale più prossima?

      Trovo tutto ciò francamente imbarazzante.
      Altro che raffinati gourmet sulle tracce del nuovo….

    • A dire il vero, gli ex-acquirenti di guide cartacee credo siano destinati ad aumentare esponenzialmente.
      E più il web si evolve e diventa strumento globale di informazione gratuita, aggiornato praticamente in tempo reale e a disposizione di lettori consapevoli, sempre meno ci sarà bisogno di sovrastrutture e pubblicazioni statiche a pagamento -con tutto quel che può conseguire in tema di attendibilità- che informano una volta l’anno.

      Se devo fare un viaggio in costiera amalfitana a dicembre, personalmente preferisco acquisire notizie fresche da appassionati a novembre, piuttosto che leggermi una guida di professionisti pubblicata a gennaio.

    • Enzo, accetta la discussione, non pretenderai solo camerieri tipo Pignataro, vero?

      • Sig. Bernardi,sono un piccolo imprenditore agrituristico del sud,come lei sicuramente saprà, tale mestiere implica mansioni a trecentosessanta gradi. Il mio lavoro spazia tra il governo quotidiano degli animali, la conduzione dei vigneti di fiano di Avellino, e dopo essermi lavato, naturalmente,consigliare gli abbinamenti cibo-vino (faccio parte, insieme a mia figlia, dell’Ais delegazione di Avellino)ai tavoli, non disdegnando nemmeno il servizio ai tavoli, cioè il CAMERIERE,appellativo che lei usa per esprimere un giudizio, palesemente negativo, di servilismo, nei confronti di un giornalista,quale Luciano Pignataro,che rappresenta una delle poche luci nel mondo enogastronomico soprattutto al sud.
        Mi sento offeso due volte. Primo perchè lei considera il cameriere un servo, secondo perchè accusa una persona che ha dato e continua a dare tantissimo alla nostra enogastronomia, tipica e non,con particolare attenzione alle piccole realtà, essendo quindi anche al di sopra di ogni sospetto di prezzolatura.Ma si rende conto di ciò che scrive? Che è peggio di ciò che si dice.Perchè perlomeno quando si parla c’è l’alibi di ” a caldo”, mentre quando uno scrive dovrebbe avere anche il tempo per pensare e quindi di evitare di scrivere sciocchezze e gratuite offese alla categoria dei camerieri, a chiunque per qualsiasi ragione porti un piatto a tavola, e “last but not least” ad un giornalista enogastronomico, per parlare e scrivere del quale, bisognerebbe rispettivamente, sciacquarsi prima la bocca, e poi la tastiera.
        Attendo le sue scuse

        • avatar Antonio Tomacelli

          Perchè ha postato questo commento anche da un’altra parte? L’abbiamo forse censurata o smaniava dalla voglia di compiacere il capo? (faccina)

          • avatar Giuseppe Grammauta

            Sarà roba da poco…ma la soddisfazione di rimuoverla dai miei amici di fb me la sono tolta.

          • avatar Antonio Tomacelli

            Pensi che non me ne ero neanche accorto

          • avatar Giuseppe Grammauta

            Infatti mi sono premurato di comunicarlo.

          • avatar vittorio cavaliere

            Sig. Lello,mi perdoni se oso esplicitare,che la sua difesa d’ufficio nei confronti del sig.Luciano Pignataro mi appare sostanzialmente vacua e approssimata.Vale lo stesso concetto d’innocenza ,non può inveire contro qualcuno interpretando ogni male da una sola parola,non le sarà difficile accorgersi che alla parola cameriere non corrisponde sempre un dispegiativo,anzi se sfoglia anche un semplice vocabolario si renderà conto che questo non avviene mai,al massimo è un titolo puramente onorifico.Voglio sforzarmi,ed avvalorare la sua tesi,diamo per certo che l’intento era offendere,bene perchè dovrebbe offendersi il Pignataro e non chi con dignità svolge tale attività.Ma ora una sorpresa,quando vorrà le dimostro che censori e curatori della guida in oggetto più che offendersi devono vergognarsi.In merito alla valenza del sig. Pignataro le assicuro che sono in tantissimi a pensarla in maniera assolutamente contraria alla sua lode,e le cito alcune parole scritte pochi giorni fa dal suo idolo nei confronti di un suo collega :”Questo Mascheroni è un ignorante,incolto e volgare”. Se ciò non costituisce offesa,me ne approprio e lo giro al mittente.

        • avatar tpt

          Signor Lello, mi potrebbe spiegare perchè cliccando il suo nome anzichè poter visionare il Suo profilo si giunge nell’home page della sua impresa turistica?

        • Sciacquarsi la bocca….
          e casomai baciare le mani. Ma che belle espressioni….

          Suvvia signor Tenuta Montelaura non venga a sciorinare qui gli asciugamani sporchi. Tomacelli il censore intendeva corifei. Non mi parta con il trenos altrimenti sembra che al Sud sappiamo solo lamentarci.

          Il lavoro è lavoro quale che esso sia. E va fatto bene. Come lei ci insegna con il suo maiale alle castagne, con le premiazioni AIS di cui cura l’abbinamento (e sembra di comprendere che il “patron” di Tenuta Montelaura Flavia Pappalardo curi i piatti).

          Quindi se vuole fare l’imparziale inizi, come dice, a sciacquare la sua di tastiera e a mettere in evidenza la pubblicità gratuita (?) e la lunga frequentazione (dal 2004) con il giornalista critico obiettivo. Tutto corretto per carità, ma a fini di chiarezza è sempre meglio specificare, altrimenti tpt non ha metro di riferimento. E finisce con non comprendere che lei è CAMERIERE di qualcuno

        • Tornatore, accidenti, lei ha ragione, paragonando Pignataro a un cameriere ho offeso i camerieri.

    • che belle queste ruvide tenzoni…comunque se volete il mio parere, e anche se non lo volete, il futuro, tenetevi forte, è l’integrazione delle guide cartacee con quelle online iphone ipad e compagnia bella. banalità? può darsi, fatto sta che finora non l’ha fatta nessuno questa integrazione ed è un ritardo assurdo. E comunque bene le anticipazioni, le notizie fresche ed esclusive, ma ad arrivare primi non si vince nulla, la novità non è tutto, ci sono l’accuratezza, l’autorevolezza, la precisione, la ricchezza di informazioni, la contestualizzazione, la gerarchizzazione…ci sono più cose nel mondo delle guide cartacee-online di quante non ci abbiano mai raccontato…

  4. trovo che questo malcelato livore nei confronti delle guide cartacee sia un attacco che lascia il tempo che trova: quali sono scopo e valore aggiunto se ci sono?
    sono un utente della rete e acquisto un paio di guide all’anno: è perché sono demente? Forse sì, forse perché in un caso mi confronto con opinioni a 360 gradi, distribuite qua e là con gradi di attendibilità differenti e nell’altro trovo informazioni organizzate e (sottolineo l’avverbio:-)) tendenzialmente più omogenee e proprio perché ponderate (mi risulta che la scheda sia una, ma nel caso dei locali più importanti è frutto di un confronto che avviene nel corso dell’anno)..
    e poi, se un piatto non è piaciuto a Bonilli, con tutto il rispetto per il suo nobile palato, non deve piacere al resto del mondo? i pareri su internet sì e sulle guide no? che mestiere faceva Bonilli prima di trasferire la sua competenza su internet? mi pare fosse il direttore di una guida e di un mensile e non mi pare la scelta di lasciare sia stata del tutto volontaria. Capita. O no?
    infine, se uno possiede quell’indispensabile tool che è l’iphone, si può scaricare la guida dell’espresso a meno di 7 euro..

    • Un qualche ruolo in questa sporca storia (malcelato livore?) deve giocarlo il capitombolo di copie vendute dalle guide d-i c-a-r-t-a negli ultimi anni. E se permetti Markus questo è un fatto, non una cosa che dice quella biscia velenosa di Massimo Bernardi.

      Poi è chiaro che i ristomaniaci come te e me comprerebbero una guida anche se le reciproche prospettive di vita non superassero la mezza giornata.

      Comunque, se Enzo ci usasse la cortesia di mettere qui il totale delle copie vendute dalla guida che dirige negli ultimi 3 anni potremmo renderci conto di quanto il calo riguardi anche L’Espresso. Ma parlo di vendite reali, quelle dove il cliente PAGA il prezzo il prezzo di copertina di tasca sua.

      Ed eccoti per finire la rivelazione di intensità abbagliante: non c’entrano un tubo nel mio discorso le guide non di carta.

  5. avatar gianluca

    io sono per il web. le guide cartacee non mi servono nemmeno in viaggio, prima di partire cerco informazioni sul web e mi stampo nomi e indirizzi, con il tom tom poi il gioco è fatto :-)

  6. Ultime notizie dalla Borsa di Milano, notizie che stanno filtrando a contrattazioni chiuse: pare, dico pare, che un primario Gruppo Editoriale avverso al Presidente del Consiglio, nell’ottica di una profonda ristrutturazione, riduzione dei costi, rapido ed incessante aumento dei profitti specialmente quellli da attività in internet ad esso correlate, stia trattando l’acquisto di un intero network di blog.
    Queste notizie, se confermate confermerebbero i rumors di fine sarata che hanno consentito al titolo quotato in borsa di fare un rally finale con aumenti tali da costringere la Consob a sospenderne il titolo in attesa di chiarimenti dalla Società interessata.
    .
    Ciao

    • Cavoli, azioni in vendita presso un venditore di chincaglierie a piede libero? Facciamo in tempo ad arricchirci illecitamente con questo tuo insider trading? Che dice il tuo orologio? I chiarimenti sono previsti prima o dopo il 7 ottobre? Meno male che c’è il kgb apulo! :-)

  7. avatar vittorio cavaliere

    Avevo già dedicato un gruppo su Facebook,per la guida 2010,sembra si siano superati.BRAVI !!!!.Solo per curiosità il gruppo è: Per chi pensa di essere cattivo,invece è solo uno stupido !!!.
    Vittorio Cavaliere.Bari.

  8. avatar Sara

    Dove e’ finito Cracco?

  9. avatar Risposta telegrafica ed esauriente

    In vacanza sino al 30 agosto (compreso) :-)

    Qualcuno dovrebbe anche dirci come è riuscito ad avere per il suo sito web l’utilizzo da parte della Max Bunker Press dei personaggi di Alan Ford

    http://www.ristorantecracco.it/it.index.asp

    • semplice: li ha chiesti direttamente alla fonte e li ha ottenuti
      non è che siamo solo un paesi di ladri, per dirla alla venditti

      • avatar nessun problema

        Grazie Marchi. Non era per polemica, mi sembrava strano che Max Bunker concedesse facilmente i suoi personaggi, tutto qua.

        Sull’opinione che non siamo un paese di ladri avrei qualche dubbio ma sono felice che lei abbia queste certezze :-)

  10. Sono da anni un fedele (e pagante) utente della guida on line dell’Espresso, e lo trovo un prodotto in genere ben fatto.

    Sono un utente pagante e seriale delle guide cartacee da due o trcento anni: quella dell’espresso è sempre sotto il sedile della culona tedesca che mi porta in giro per l’italia, perchè è ancora il sistema più rapido per vedre una Tavola vicina a dove mi ha portato il vento quel giorno lì.

    Resta che qui in Gallura, il Sa Pedra Nuda di Sassari è chiuso dal 2009, e sulla guida on line brilla ancora del suo 14.5.

    Resta che il 14.5 del Cormorano grida vendetta al cospetto del Padreterno.

    Resta che l’editoria stampata ha un problema: sarebbe bello confrontarsi con Vizzari, magari per vedere quale futuro attende quel tipo di servizio: perchè sulla carta ancora qualche fattura si scrive, sulla rete, ahinoi, no. Magari evitando di fare il gioco del “noi” e “voi” che mi fa calare il latte ai polpacci. Anzi, alle caviglie.

  11. avatar andrea

    A voler fare i pignoli, la foto del sandwich di triglia di inizio post non corrisponde al piatto dell’anno che é il sandwich di triglia con acqua di pomodoro e pesche (di cui dovrebbe esserci foto in vari blog).

  12. Guelfi e ghibellini, romanisti o laziali, pdl o Pd, globali o glocali, lenti o rock, spaghettisti o cortisti, i ragazzi della via Pal e quelli del’orto botanico… Vado avanti? Ma nun v’ha stufato questo dualismo tranciante e un poco sciocco? ma la vostra vita è così semplice? Fatta solo di bianco o nero?
    Mah, il mio parere di pesciolino che nuota è che il mare è uno! Insomma credo che cambierà tutto perché tutto rimanga identico ;-) , la rete non spazzerà via la carta, la carta magari diventerà elettronica, alcuni (da entrambe le part) spariranno schiacciati da una concorrenza più forte… Infine chi saprà fare questo lavoro bene, continuerà a farlo. Con mezzi e linguaggi differenti, i mezzi in se sono neutri per definizione… Sono i contenuti quelli che contano.
    Ora vi saluto, torno a intagliare la fionda che in questo clima me serve ;-)
    Ciao A

    • …Tra l’altro avete notato che spesso i soggetti sulla carta o in rete sono gli stessi?
      Ciao A

    • E meno male che c’è il web altrimenti occorreva aspettare le risposte a mezzo lettera! E questa fionda per gli uccelletti cosa vuoi che punzecchi?

      Ti dirò, mi colpisce sempre la logica gattopardesca del tutto cambi perché nulla cambi, ma sono d’accordo sulla tua altra critica e resto indeciso se questo mare in cui si nuota sia di acqua pulita e trasparente o assomigli a un miele in cui tutto diventa dolce e falso.

      E tu, caro amico dalla dialettica forte come Nestore di Pilo “oratore dalla voce dolce e sonora, le cui parole scorrevano dalle labbra più dolci del miele”, sai bene quanto questo miele sia pericoloso. Le parole di miele avvilupparono le orecchie e l’anima di Elena e la convinsero a seguire Paride scatenando la prima guerra di civiltà che il mondo ricordi.

      Chi sarà il nuovo Gorgia da Lentini che manderà salva l’infingarda perchè le parole se pronunciate da un abile oratore hanno tale forza di persuasione da far considerare innocente anche il colpevole e vero anche il falso?

  13. avatar Carlo Cambi

    Caro Bernardi non vorrei che tu, in questo interessantissimo post, confondessi il mezzo col messaggio. Una ripassatina a McLuan non farebbe un soldo di danno. Il problema – se problema esiste, io non lo so e mi fido di Vizzari e delle sue 80 mila copie vendute: in un paese dove consideri un best seller un libro di narrativa che va oltre le 30 mila copie mi pare comunque una buona performance – non è il mezzo (il cartaceo), semmai è il contenuto. Mi spiego o almeno, in tutta umiltà, ci provo. Le guide di carta hanno bisogno di rinnovare il linguaggio, di cambiare funzione. Ad esempio: il voto è ancora necessario? Ad esempio non sarebbe meglio orientarsi sulla narrazione dello chef o addirittura dei procedimenti che usa in cucina? Perché mettere tutti sullo stesso piano? Si possono fare delle sezioni: cucina di tradizione, cucina di territorio, cucina creativa e poi all’interno di ciascuna “categoria” indicare i best. Si possono valutare accoglienza e benessere complessivo. Insomma si possono trovare mille motivi per incrementare il tasso di notiziabilità della guida. Devo fare un appunto al tuo ragionamento quando sciorini gli “scoop” gastronomici del web. Non significa nulla. Potrei dirti di essere stato il primo a parlare a livello nazionale di Niko Romito nel 2004 sui Viaggi di Repubblica. Questo toglie novità o spessore alle tue recensioni? No di certo. Anche perché – a meno che non consideriate la cucina una scienza esatta – uno chef evolve e ogni piatto è un’esperienza unica, vale hic et nunc. Una guida peraltro non è una raccolta di scoop gastronomici, ma un compendio di segnalazioni. E’ ovvio e scontato che qualcuno lo abbia già detto prima. Se invece tu vuoi segnalare una certa stanchezza delle guide e una certa loro ripetitività nel tempo posso concordare con te, ma è inevitabile che ci sia ripetitività. Sono convinto che l’editoria di carta dovrebbe opporre all’immediatezza di internet un tasso maggiore di creatività, autorevolezza e completezza. Ma questi sono discorsi da accademia. E’ necessario un rapporto sinergico tra i diversi mezzi: la nuova frontiera non è più neppure il web. La vera frontiera è il multitasking e l’interattività. Il fatto si è che in Italia di editori che vogliano fare simili scommesse su un settore (a torto, a tortissimo) considerato minore come l’enogastronomia e il turismo per ora non sembrano esserci. E poi c’è la tirannia dei conti che conta! Ma consentimi di farti rilevare una cosa. Murdoch, non uno qualsiasi, prova a sfidare i giornaloni di carta con un quotidiano solo per i-pad. Ma lo fa pagare, eccome se lo fa pagare. Il NYT dal prossimo anno sarà totalmente on-line, ma a pagamento. Internet si dovrà prima o poi misurare sui conti e sui costi di gestione. Se vuole uscire dalla prassi della fanzine, che resta tuttavia un esercizio saporito di libertà. Per chiudere un post troppo lungo, dico che hai posto un problema reale, ma che impone un dibattito forse più ampio della mera constatazione dei limiti delle guide cartacee. Un tema ad esempio è: quanto è centrale in un paese come l’Italia la cultura enogastronomica? Infine non cadiamo nell’errore di chi disse all’apparire della televisione: il cinema è morto e all’apparire della radio la carta stampata è morta. Mi pare che i mezzi continuino ad avere ognuno il proprio spazio, ragioniamo piuttosto se i messaggi sono oggi adeguati ai mezzi. Scusa la lunghezza. Con ossequi ciao.

    • Molto d’accordo. Finiamo con il parlare della piattaforma che trivella e non vediamo il petrolio che finisce in mare. Il mio modesto pensiero è che se guerra ci sarà la vincerà chi farà integrazione e non esclusione. Lo stesso Vizzari da direttore della Guida ha portato un pezzo di web nella sua carta con i camei del Papero Bonilli. Un’idea che è piaciuta tanto che Bonilli avrà dei successori!

      • Vincenzo, sei la solita serpe, scrivi una cosa e ne intendi un’altra. Lo so che muori dalla voglia di dire chi saranno gli ospiti della guida 2011 ma non avrai questa soddisfazione, e poi lo sanno tutti che Marco Bolasco di Slow Food e Alberto Cauzzi di Passione Gourmet scriveranno 10 schede-ristorante a testa.

        Il nome del terzo ospite però non lo scrivo. Non vorrei rovinare il post-ferragosto ad Enzo Vizzari, che evidentemente non ha raccolto le voci sulla vera professione del nuovo collaboratore dell’Espresso.

    • Non mi capita spesso e dunque è giusto segnalarlo: sono d’accordo con Cambi…..che debba preoccuparmi ??? ;-)
      .
      Come ho detto altrove, dovete sapere che in Osteria vengono ormai molti clienti che hanno letto di me sul telefonino, sulle applicazioni delle tanto demonizzate Guide cartacee. Un pezzo di futuro, di integrazione fra mezzi e linguaggi diversi è già realtà.
      In un’ eventuale conteggio delle copie vendute dovrebbero essere conteggiate anche queste, o no ?
      .
      Ciao

      • avatar Antonio Tomacelli

        Nel mondo delle guide del vino succede una cosa strana. Tutti sappiamo che prima di entrare in una certa guida (non facciamo nomi, ci bastano quelli che abbiamo) bisogna essere presenti su tutte le altre. Principio di prudenza dei recensori? Parlerei piuttosto di scarso coraggio (oggi voglio essere buono a tutti i costi).

        Nella querelle tra carta e web si tende a sottovalutare il fattore tempo: la carta è lenta, troppo, il web è immediato ma comporta dei rischi che non tutti vogliono prendersi.

        Integrazione tra carta e web? Stupida e inutile se la guida per iPhone viene aggiornata una volta l’anno come la cartacea.

        @ Cambi: più rileggo McLuhan (si scrive così) e più mi convinco che la frase “il mezzo è il messaggio” lei non l’ha colta fino in fondo

        “Il messaggio di un medium o di una tecnologia è il mutamento di proporzioni, di ritmi e di schemi che introduce nei rapporti umani”

        Guida cartacee e guide sul web non sono la stessa cosa: c’è di mezzo la terribile variante “Tempo”

        • vero Antonio, ma la logica hegeliana mi insegna tesi, antitesi e sintesi… Aspettiamo la sintesi, il rischio è perderci in baruffe chiozzotte inutili. Il vizio antipatico di noi maschi è di voler essere sempre troppo “muscolari”, non è una gara a chi la fa più lontano, come si usava nei canneti da bambini, ma è ragionare sul futuro… Ne abbiamo voglia?
          Ciao A

          • avatar Antonio Tomacelli

            Volentieri Alessandro, però parliamo pure della contrapposizione tra “conoscenza verticale” e “conoscenza orizzontale”? O 15 anni di web sono passati invano?

            E ancora: la rete ha sconvolto settori molto più vitali del nostro e noi siamo ancora qui che inumidiamo il pollice per voltar pagina. D’accordo con chi parla di approfondimento, ma se informazione enogastronomica ha da essere, che sia tempestiva e puntuale.

          • Vero ma i due mondi “devono” contaminarsi ed interagire… Per creare qualcosa di diverso, è chiaro che una app aggiornata una volta l’anno non serve, ma è anche chiaro che la sua vocazione sarà inevitabilmente un’altra, è solo questione di tempo e di rodaggio. La carta stampata (anche elettronicamente) arriverà sul web e il web arriverà nella carta stampata… È la contemporaneità baby
            ;-)
            Ciao A

    • D’accordissimo con Carlo Cambi.

      La carta deve evolversi per non morire. Internet deve trovare la chiave di volta per monetizzare. Quella dell’integrazione può essere una strada da seguire: con quali modalità è tutto ancora da vedere…

      @Tomacelli: il tempo non è l’unica variabile da tenere in considerazione. Esiste anche l’autorevolezza, la capacità di controllo delle fonti, la capacità di selezionare e gerarchizzare le notizie etc. etc. – dalle mie parti si direbbe “mica paglia!”

  14. Beh quando il mondo dell’alta cucina mi ha incuriosita – solo qualche anno fa – imperversavano sul web le diatribe guida contro guida.
    Mi pare leggermente passata di moda, superata da classifica contro classifica, ma soprattutto da web contro guide. Resta stabile, direi, recensori professionisti contro non professionisti, ma con il moltiplicarsi di blog e siti gastronomici sale blog contro blog

    E ddiiiitelo che il vero gastronomo adora discussioni e accapigliamenti almeno quanto i cibi che assaggia. O forse anche di più! :-P

    • Uh?

      Ah già…ma come ho fatto a dimenticarmi!
      Stabile anche tutti contro tutti (un po’ in discesa forse fazione contro fazione riguardo i cuochi ma su altri temi tiene bene) fra i frequentatori di forum e blog. :-D

  15. avatar Carlo Cambi

    Tomacelli deve antpatizzare con me per forza. So che mi considera un appestatoe questo spiega, in pare, il suo livore. Non so quali benemerenzi gli procuri tuto questo me è affar suo. Chiedo comunque scusa per il refuso. Vede Tomacelli la questione tempo non c’entra un benamato c…o perché se io do un’ informazione falsa (e questo è uno dei limiti di internet) resta falsa sia fast che slow. Semmai lei che è un tuttologo dei media dovrebbe preoccuparsi di comprendere che vi sono diversi livelli di fruizione dell’informazione. Se ho bisogno di sapere se la strada che sto percorrendo è giusta mi basta il tom tom. Ma se il tom tom mi porta in pazza del Campo a Siena il mio tom tom è inutile per spiegarmi le architetture. Ed egualmente il mio i pad sarà un artificio che sovrappone realtà a virtualità. Sa: non è la stessa cosa vedere Dietisalvi di Speme dal vivo e sulla tavoletta elettronica. Ma vi è un problema ancora più serio: la disponibilità e l’elaborazione dei contenuti. La carta stampata ha il difetto della non immediatezza, ma ha il pregio della completezza e dovrebbe avere il timbro dell’autorevolezza. Il web che a lei sembra così immediato rispetto al fattore tempo è assai meno rapido della signorina dell’892424 che se dotata di un buon data base (e il punto è: costruito dachi? formato come? con quali eventuali condizionamenti) non solo mi dà l’indirizzo del ristorante, ma mi può mandare via sms una recensioncina ben fatta e mi fa parlare istantaneamente con il ristoratore. Le faccio un smepio: a quella signorina io posso chiedere mi dice – sto a Siena sempre per seguire l’esempio – l’indirizzo di un ristorante che fa cucina tradizionale, che mi fa spendere meno di 40 euro e che abbia un seggiolone per bambini? Se il data base del cal centre è ben fatto mi risponde in 10 secondi. Se invece mi affido a internet, per come lei la intende cioé la lettura delle rcensioni gastronomiche, avrò più o meno lo stesso livello di informazione che ho sulla carta. Perchè leggero la recensione che in quel momento l’amministratore del sito ha deciso di pubblicare. Se faccio una ricerca in internet da utenete normale e inserisco tutti gli elementi discriminanti che ho dettato alla signorina del call centre probabilmente non avrò lo stesso risultato o lo avrò in tempi meno rapido o comunque dovrò poi io richiamare il ristoratore per sapere se c’è posto. Mentre con la telefonista sono immediatamente in contatto con il locale nel momento stesso in cui la signorina avrà reperito le informazioni che le ho chiesto. Come vede il fattore tempo c’entra poco. Semmai c’entra il fattore esattezza, comprensione, autorevolezza, efficacia ed efficienza delle informazioni e dunque del messaggio. E potremmo continuare a lungo a discutere. Faccia una favore Tomacelli, dismetta i panni dell’antipatizzante e del so tutto mi. Perché a ben vedere voi nei ristoranti avete cominciato ad andarci perché qualcuno su carta vi ha fornito i primi indirizzi. Se la mettiamo giù nella polemica sa quanti argomenti troveremmo per scannarci. Ma non ci servirà proprio a nulla. La questione che avete posto è a mio modo di vedere centrale. Siete stati acuti, come sempre, nell’individuare l’oggetto del dibattere, ma per favore non ricadete nel vizio bloggaro di dare libero sfogo al testosterone. Mi farà la grazia di rispettare i miei 30 anni di professione giornalistica che includono, le do un’informazione, non solo soffriti ma anche molte sofferenze umane. Narrate spero con rispetto. Se accetta un confronto sui temi seri del dove e come debba articolarsi l’informazione sono qui e se fino a che punto siano possibili integrazioni tra i diversi media accetterò volentieri di continuare le reciproche riflessioni. Altrimenti come non detto. Con ossequi riciao.

    • avatar Antonio Tomacelli

      “Se invece mi affido a internet, per come lei la intende cioé la lettura delle rcensioni gastronomiche, avrò più o meno lo stesso livello di informazione che ho sulla carta.”
      Ma in tempo quasi reale, signor Cambi e senza attendere un anno. E lei in questo non ci vede conseguenze? Nessun cambio di rapporto tra guida e utente?

  16. avatar Carlo Cambi

    Sì ci sono indubbiamente delle conseguenze, e certamente a favore di internet. Però con il rischio di un’altrettanto più veloce obsolescenza delle informazioni via web. Credo infatti – e sono contento che lei mi inviti a riflessioni e non a tenzoni – che la sfida per il cartaceo sia quella di non concorrere sul piano dell’immediatezza a semmai sul piano della completezza. E sulla capacità – che è insita nel supporto fisico – dell’informazione cartacea di essere riconsultata in contesti diversi e in tempi diversi. Mi metto dalla parte del fruitore del messaggio e provo ad articolare un possibile percorso multitasking. Leggo la guida cartacea che mi narra del tal ristorante mentre sto programmando un viaggio. Cerco dunque suggestioni. So per definizione che quell’informazione è datata, vado su internet e cerco un diverso parere e soprattutto una conferma in tempo quasi reale di quella prima recensione. Dico quasi reale perchè può darsi che io legga una recensione su internet che è vecchia di qualche settimana. Mi serve comunque internet perchè mi dà un’informazione più recente. Quindi cerco praticità. Potrei prenotare via e mail ma non so esattamente nel mio tour quando andrò nel tal ristorante. Arrivo a destinazione e decido di andarci. Chiamo il call centre e prenoto. Chiedo a questo mezzo utilità. Come vede a mio modestissimo parere non c’è nessuna esclusione dell’un mezzo rispetto all’altro, ma un beneficio incrementato per il fruitore dall’utilizzo di tutti i mezzi possibili. La sfida per la carta stampata è dunque quella non tanto di riaffermare la sua sovranità illimitata quanto la sua qualità. Perdo sul fronte dell’immediatezza, cerco di guadagnare sul fronte dell’autorevolezza. E’ per questo che alcuni conflitti d’interese (li chiamo così per semplicità ma sappiamo tutti che il dibattito sarebbe ben più articolato) diventano perniciosi per la carta stampata e paradossalmente lo sono meno per internet (se c’è l’onestà intellettuale di dichiararli). Perchè la carta stampata deve assumersi l’onore (e il ruolo) di diventare il luogo del messaggio meditato, della riflessione, della suggestione, del surplus d’informazione che significa poter contestualizzare un’informazione con quanti più possibili riferimenti. Credo che sia d’accordo con me Tomacelli, data la sua indubbia esperienza di lavoro in internet e la sua capacità, che una recensione sul web non può essere troppo lunga o troppo articolata per essere efficace, ne va infatti dell’efficienza del messaggio. Lei con internet può fare cose che io non posso fare con la carta stampata: può registrare il filmato dei piati, può limitarsi a dare una descrizione schematica del locale e dei piatti perché può farmeli vedere o farmeli ascoltare o tra un po’ – e neppure fra troppo tempo – potrà addirittura farmeli odorare. A me quale sazio residua? Non la sfida sul tempo, ma la sfida sulla capacità di evocazione, sui link culturali e concettuali, sulla riflessione. Vede io credo che le guide di carta si stiano in parte suicidando perché fanno schede (per risparmiare sui costi di stampa) troppo brevi e troppo schematiche. Dovrebbero invece essere delle narrazioni piuttosto che delle recensioni. Proprio perchè il fattore tempo è dalla pare di internet le guide dovrebbero a mio modesto avviso andare oltre il tempo. Con il vantaggio di poter diventare una documentazione permanente di un’evoluzione di racconto. Come vede dalla lunghezza di questo post sono proprio un giurassico del web. Con ossequi di nuovo ciao.
    PS: Grazie per avere accettato, nei fatti, l’invito a rispetarc.

  17. Pingback: Italia all’avanguardia del gusto. Il mio personalissimo asse della cucina italiana contemporanea « Cibario – il blog di Marco Bolasco

  18. avatar eggi

    In qualunque caso l’aspetto fenomenologico non può intaccare quello noumenico, perchè quest’ultimo ha le sue radici nella dialettica diametralmente opposta al nihilismo più aberrante.
    La struttura originaria è l’essenza del fondamento.
    In questo senso è la struttura anapodittica del sapere e cioè lo strutturarsi della principialità, o dell’immediatezza.

  19. Il futuro sarà per le guide pubblicate sul web, aggiornabili dall’editore ed piene di link interattivi, per esempio la possibilità di prenotare, ecc.

    per quello che riguarda la correttezza dei contenuti… bo’ qui è una bella sfida tra SERVI (chiamiamoli con il loro nome, che il cameriere è un lavoro onesto e dignitoso)
    ci sono servi che scrivono sulle guide, ci sono servi che scrivono sui Blog, dove il pericolo è anche l’utente che si autopromuove,
    soluzioni? poche, la fiducia acquisita nel corso di tante esperienze e lo sputtanamento sul web di chi si comporta, appunto, da servo

  20. @Carli Cambi:
    visto che posso leggerla; se vuole e mi dice come e dove, posso raccontargli della mia esperienza alla “Nostrana” di Montelongo
    la saluto
    Gianluca Giuntoli

  21. avatar Alessio

    Ci sono due cose tremendamente ridicole in questo post (forse uno dei più inutili e pretestuosi di sempre).
    La prima è quella di porre il confronto sul terreno della temporalità e non su quello della competenza e dell’autorevolezza.
    In soldoni: per quale ragione non dovrebbe interessarmi il parere e il punto di vista di una guida come L’Espresso perché prima di lui, ad esempio di Romito, ne hanno già parlato Dissapore (però!) e Scatti di Gusto (Scatti cosa?)?
    Vizzari (ma come lui altri, è per fare un esempio) è una voce competente, autorevole, con uno storico e un vissuto che fanno sì che mi interessi (poi posso anche non essere d’accordo sulla classifica e sulle sue scelte, ma questo è un altro discorso) ciò che ha deciso di mettere in guida.
    Il fatto che prima di lui ne abbiano già parlato Pagano&friends (cioè un chiacchiericcio autoreferenziale, ma perché non si telefonano che fanno prima invece di commentarsi tra di loro?).
    Come se nessuno potesse più scrivere di amori adolescenziali perché ne ha già scritto Moccia. Come se Christopher Nolan avesse rinunciato a girare Batman perché altri prima di lui l’avevano già portato sullo schermo.
    Contano i contenuti, la capacità di interpretare e raccontare le cose, la serietà e l’autorevolezza.
    Tutte cose che a Dissapore e a Scatti di Gusto (a Vuggì nemmeno ci arrivo) mancano.
    Difatti la polemica nemmeno esisterebbe, perché non è certo il mezzo a fare la differenza ma chi e cosa scrive (ci sono guide buone e altre pessime, blog degni di definirsi tali e altri che, beh…)
    La seconda cosa ridicola è il (malcelato) livore di Bernardi per quelli che un lavoro nel campo dell’editoria ce l’hanno sul serio, e non passano le giornate a giocare.
    Uno che non solo di enogastronomia non ne capisce nulla (quello si percepisce immediatamente) ma che gliene frega ancora meno, cioè niente.
    E uno, soprattutto, che prima di Dissapore è andato in giro a elemosinare attenzione da parte delle guide che adesso smerda, tra cui un bel tour promozionale al Gambero Rosso, dove sarebbe entrato anche al guinzaglio, se gliel’avessero chiesto.
    Ma non è successo.
    E c’è ancora gente (normale, intendo, non profili tipo Tomacelli) che gli dà retta.
    Ma per piacere.

  22. Mala tempora currunt!
    Ciao A

  23. avatar Giulio

    Il rognone con il gin di Scabin grande piatto ! Il rognone con ricci di mare di Cracco ne vogliamo parlare!

  24. La discussione non mi pare affatto oziosa: quando un nuovo mezzo irrompe nella quotidianità occorre che i vecchi media se ne avvedano modificando la loro proposta. La questione però non è se le guide servano ancora, ma quale nuova forma esse debbano assumere per avere ancora un senso culturale (per gli utenti) ed economico (per l’editore).
    McLuhan ci potrebbe essere utile per spiegare ad Alessio che internet ha come caratteristica principale quella della transizione dall’utente passivo a quello attivo, da mero consumatore a produttore. Mi sembra dunque naturale che chiunque ritenga di avere qualcosa da dire possa esprimersi sfruttando la grande facilità di accesso e la disponibilità di mezzi tecnici offerti dalla rete. La competenza è un residuo della civiltà alfabetica che l’oralità dei media elettronici e, più recentemente, di quelli digitali ha messo (finalmente!) nel cassetto.
    In ogni caso, quanto più ampia e variegata è l’offerta culturale tanto più numerose saranno le possibilità che la cultura enogastronomica degli italiani migliori incentivando così l’aumento di qualità della proposta.

  25. avatar Lumega nvalneda

    Il problema di fondo è un altro..ormai qui non si parla più in maniera costruttiva di cibo e ciò che gira intorno, ma si aprono queste inutili discussioni solo per far scrivere commenti.
    La Cucina non è gossip, ma impegno quotidiano per dare il massimo della qualità ai commensali e di certo l’Espresso non ha sbagliato ad assegnare i premi,dato che i cuochi in questione fanno questo tutti i giorni.
    Ci si augura che il lavoro per loro aumenterà in modo da dare la possibilità a più persone di sedersi ai loro tavoli.
    Questo accanimento sui prezzi della carta sono inutili e basta, ognuno è libero di comprarla oppure no e se pensa che ci sono menu degustazione a 200 euro, dove il piatto più cucinato è una granita, 25 euro per una guida non sono poi così tanto male.
    Bernardi c’è gente che pensa di poter parlare di ristorazione solo perchè mangia dal giorno in cui è nato,, ma non è cosi.
    Poi se questo è il suo lavoro, è un altro conto.

  26. In realtà il chiacchiericcio intorno a premi e guide mi risulta sia sempre stato uno dei Grandi Classici della webgastronomia.

    Però è anche vero che andare a recuperare gli apprezzamenti già visti in giro per il web come in questo post è un po’ come interpretare le quartine di Nostradamus dopo che gli eventi sono accaduti. :-D
    O quasi.

    Nel senso che nel web è vero che trovi tutto ciò che è stato citato qui sopra, ma trovi anche un’infinità di altre cose: alcune condivise/condivisibili, altre opinabili, altre oggettivamente cazzate e basta.

    Chi frequenta l’ambiente da un po’ forse riesce a raccapezzarsi un po’, ma gli altri?
    Per me che di alta gastronomia ero a zero, le guide sono state un po’ come l’Enciclopedia del Rock da ragazzina. Non oro colato, ma una base molto utile.
    Poi questo non significa che io trovi necesario comprarle ogni anno, però da lì a dire che ormai il web risolve tutto ce ne passa…

  27. avatar Enzo Vizzari

    Sollecitato da qualche amico, spiego perché non rispondo a Bernardi: perché giudico incivile, becero e, soprattutto, intellettualmente disonesto il suo argomentare. Ciao Dissapore.

    • avatar MAurizio

      Oddio. Se si hanno degli argomenti validi da esporre per controbilanciare il dibattito, una discussione civile è sempre ben accetta, specie per noi ospiti occasionali.
      Altrimenti, se non si ritiene opportuno intervenire, forse è più elegante tacere del tutto piuttosto che affermare pubblicamente “Tanto con te non ci parlo” IMHO

    • Gentile sig. Vizzari,l’acredine riservata a Massimo Bernardi,mi fa immaginare che se lei intravede delle ingiustizie è disposto ad esporre tutto il livore che possiede,perdonerà la mia semplicità,magari ingenuità,come mai lo stesso impeto,magari in positivo non lo spende per chiedere scusa a Pasquale Centrone e a tutti quelli che lo vogliono bene,se le sfugge l’accostamento parlo del Ristorante Tuccino di Polignano a mare (BA),se le rimane ancora del tempo su Facebook vi è un gruppo : Per chi pensa di essere cattivo,invece è solo uno stupido!!!.Le confesso lei e la sua guida hanno ispirato la nascita del gruppo,c’è di più nonostante ha subito attacchi e boicottaggi sopravvive ancora.Forse non mi crederà ma le auguro tanta serenità.

  28. avatar Carlo Cambi

    Stupisco davvero dell’intervento di Enzo Vizzari. Non tanto perché Bernardi abbia bisogno di essere confortato da un difensore d’ufficio- anche se sarebbe opportuno che si abbassassero i toni e si tornasse comunque a riflettere su questo momento molto delicato per l’enogastronomia di qualità e per conseguenza dell’editoria che se ne occupa cercando ovunque e comunque occasioni di confronto, chissamai che si raccatti un’ideuzza buona – ma per il ruolo che Vizzari ricopre. I motivi del mio stupore sono tre. Li elenco brevemente:
    1) Non può il direttore delle guide dell’Espresso chiamarsi fuori da un dibattito che. lo voglia o no, lo coinvolge non in quanto persona, ma in quanto chiamato a presidiare, da uno dei più importanti gruppi editoriali, questo settore. Non può chiamarsene fuori senza argomentare. Può tacere e farsi i fatti suoi. Questo è legittimo, anche se secondo me sbagliato. Chi sta al centro di una scena deve far sentire la propria voce per definire quantomeno il perimetro del dibattito. Certo non può limitarsi a fare la primadonna che dice. con voi non parlo perché siete beceri. Anche perché in altre occasioni Vizzari ha approfittato, eccome, dell’ospitalità di Disssapore per affermare le sue primazie e lanciare strali contro altri.Le alleanze a geometri variabile a me non sono mai piaciute. Il ruolo di direttore delle guide dell’Espresso impone – a mio modo di vedere – una sorta di ecumenismo. Lui peraltro ha i suoi mezzi per indicare la sua linea editoriale. No, così non mi convince.
    2) La Guida dell’Espresso è la più convinta fautrice dei punteggi. Ora il dibattito attorno al rapporto carta stampata/web ruota attorno anche alla funzione che l’uno e l’altro mezzo possono svolgere nella divulgazione dell’enogastronomia di qualità e nella relativa informazione. A mio modesto avviso le guide cartacee rischiano di essere sorpassate dal Web proprio perché restano ancorate ai punteggi. Se io esprimo un giudizio datato ottobre 2010 e lo pubblico a ottobre 2011 è di tutta evidenza che
    la motivazione di quella sentenza può essere del tutto inficiata (in positivo o in negativo) dal decorrere degli eventi. Sono persuaso che le guide di carta debbano ritrovare una funzione testimoniale e narrativa, oltreché culturale, più alta e densa di quanto non facciano oggi. Sarebbe profittevole per tutti – anche per Vizzari medesimo – approfondire queste tematiche. E Dissapore è uno dei possibili luoghi di questo dibattito.
    3) Non è nel DNA del Gruppo Espresso chiudersi in una turris eburnea come sembra voler far Vizzari. Perchè da questa posizione si evince una sorta di fastidio per ciò che può essere il dissenso. Tradotto i termini di politica editoriale è una contraddizione rispetto al “credo” del gruppo Espresso. Almeno per come me lo ricordo io che ci ho lavorato per trenta anni filati.
    Infine lasciatemi una considerazione. Con questo post un po’ acidino Vizzari mi ha fatto ricordare una celebre battuta del film il Marchese del Grillo. Voglio soro ricordare a Vizzari che ci fu poi il Termidoro e che comunque quest’anno festeggiamo i 150 anni dell’Italia repubblicana. Non vorrei che le camice rosse in questo caso fossero proprio quelle del Web. Da mazziniano convinto mi permetto di ricordare a Vizzari un aforisma del Beppe nazionale: “Negare e reprimere è la formula dei tiranni che cadono”. Forse – questa è la mia opinione – è venuto il tempo di dialogare tra carta stampata e internet per creare una comunicazione migliore a vantaggio di chi ci legge. Senza supponenza da parte di noi cartari, senza esuberante e giovanile arroganza da parte dei webbari. Con ossequi riciao.

  29. avatar Enzo Vizzari

    …vedi Cambi, e’ una vita che mi confronto con tutti e su tutto, figurati se non accetto di discutere seriamente su temi così importanti. Ma mi ripugna farlo – anche a prescindere dagli argomeni – con chi programmaticamente aggredisce, fa disinformazione, mente sapendo di mentire. Come appunto Bernardi. Arrivederci in altra sede e al ritorno dalle vacanze.

  30. avatar Carlo Cambi

    Ok, pronto a discutere. Ma un po’ meno di acrimonia da tutte le parti non farebbe male. In tutta sincerità – lo dico prima a me stesso che sono stato troppo polemico – e mi permetto di suggerirlo a Enzo, Massimo e a tutti coloro i quali leggono e scrivono qui e altrove – credo che abbiamo bisogno di ritrovare il senso buono del nostro lavoro che è anche la nostra passione. Ho letto – pur considerando il valore che ha – la classifica di Nesweek e sentire sentenziare che l’Italia ha una cucina mediocre e che la Spagna, in forza di Adrà, è il nuovo paese di Bengodi mi fa male. Mi fa male perchè penso a chi suda la terra e tira fuori prodotti eccezionali, mi fa male se penso che per almeno sei secoli la cultura gastronomica italica è stata quella decisiva, mi fa male se penso alle decine di migliaia di cuochi e di cuoche che ogni giorno si danno da fare, mi fa male se penso alla passione di tanti che cercano nella cucina il sano piacere di vivere. Vorrei – lo dico seriamente – che pur nelle diversità di opinioni, di mezzi, di spessore tecnico e lasciando da parte le polemiche, ci dessimo da fare per ridare protagonismo culturale alla nostra cucina. Che significa in buona sostanza ridare anche un ruolo centrale all’agricoltura di specialità nel modello di sviluppo del nostro Pese. Lo dico a Bernardi e anche a Vizzari e a tutti quelli che ci vogliono stare. Massimo perché non lanci una discussione su questo? Possiamo lanciare un manifesto per la salvaguardia del valore della nostra enogastronomia?. Pensatici. E deponiamo le armi i ragione di un obiettivo più alto e urgente. La salvaguardia del nostro patrimonio enogastronomico, che è gran parte della nostra identità. Di noi stessi. Con ossequi, riciao.

  31. La provvidenza ha voluto regalarci un altro esempio dello stile-Vizzari. Arrogantello anzi che no.

    Incurante (o inconsapevole?) di essere in un blog, e di avere quindi gli strumenti per ribattere, non espone i suoi argomenti in quanto giudica; “incivili, becere e intellettualmente disoneste” le stesse cose che una 50ina di lettori, inclusi diversi addetti ai lavori, hanno ritenuto di commentare.

    Quando qualcuno glielo fa notare, spiegando che piuttosto del “tanto con te non ci parlo” allora è meglio tacere del tutto. Lui che “altre volte ha approfittato, eccome, dell’ospitalità di Dissapore, cosa fa?

    Spiega che gli “ripugna parlare con chi programmaticamente aggredisce, fa disinformazione, mente sapendo di mentire“. Prima non gli ripugnava adesso sì. E comunque basta, non aggiunge altro.

    Ve lo vedete uno che scrive cose così e non le motiva con un rigo di spiegazione o con una prova di quanto afferma? Con la stessa logica io potrei darvi da intendere che Enzo Vizzari è uno sventrapapere. Perché? Uff, perché lo dico io, come, non vi basta?

    Che se ci fate caso, è la stessa logica usata dai suoi tirapiedi in questo messaggio scritto su Facebook pochi giorni fa:

    [img]http://img17.imageshack.us/img17/3687/schermata20100818a22001.png[/img]

    Per inciso, “i più fieri avversari delle guide” saremmo noi di Dissapore (nemmeno il coraggio di parlar chiaro il pusillanime) essì, anche la “gente di merda”.

    Naturalmente, sulla millantata pubblicità occulta di Dissapore nemmeno uno straccio di prova, niente, stessa tecnica diffamatoria. Mi chiedo, questo è giornalismo? Questo è il giornalismo che io dovrei rispettare?

    Per non parlare delle email che il sodale del tirapiedi, quello dalle generalità non dichiarabili perché è più prudente, invia con costanza degna di miglior causa ai lettori di Dissapore per dissuaderli a frequentare il blog. Qualcuno ci ha girato una di questa email.

    Caro xyz
    … Gente del tuo calibro non dovrebbe più frequentare Dissapore. I commentatori della prima ora hanno traslocato quasi in blocco (per inciso, pochi giorni fa abbiamo raggiunto i 40.000 commenti)… Ti suggerisco di leggere il blog di Luciano Pignataro, credo sia uno dei migliori…

    Pazzesco, no? Evabbé.

    Ultima cosa.

    Ora, io non voglio pretendere che lettori medi (come quel tal Alessio) colgano la ricercata soddisfazione di scrivere cose delle quali sono al corrente. Ma che almeno non si facciano un acido prima di parlare del mio rapporto di lavoro con il Gambero Rosso.

    Dispiace ma non sono io quello che è “andato in giro a elemosinare attenzione da parte delle guide che adesso smerda, tra cui un bel tour promozionale al Gambero Rosso, dove sarebbe entrato anche al guinzaglio, se gliel’avessero chiesto, ma non è successo“.

    Al contrario, ho collaborato con il Gambero Rosso ben lontano dalle valorose forze delle guide, ma bensì con il compito, leggo dalla lettera di incarico, di “consulente, assistente alla Direzione, e curatore del progetto Kelablu (blog) relativamente all’organizzazione e gestione dei contenuti” Questo dal 2 maggio 2006 al dicembre 2008. Collaborazione che ho interrotto per disaccordi economici con la nuova direzione.

    Ah, dimenticavo l’altra malignità del tal Alessio. “Non solo Bernardi di enogastronomia non ne capisce nulla (quello si percepisce immediatamente) ma che gliene frega ancora meno, cioè niente“.

    Una cosa divertente se pensate che nel settembre 2009 Enzo Vizzari mi ha chiesto di succedere a Stefano Bonilli nel ruolo di special guest della guida Ristoranti d’Italia 2011 dell’Espresso, invito rispedito al mittente quando ho saputo che nel progetto sarebbe entrato “l’impresentabile”.

    Macchì, lo stesso Enzo Vizzari di cui sopra? Proprio lui.

    E con questo è tutto, anche per evitare altre diffamazioni facciamo che da ora i commenti a questo post sono chiusi.