Il marketing al tempo dei blog | L’invito

Alfonso Iaccarino e il ristorante Don Alfonso

Non nascondiamoci dietro un dito, il Don Alfonso della famiglia Iaccarino è uno dei ristoranti italiani più conosciuti all’estero. Se è per questo, anche uno dei migliori. Malgrado alcune polemiche seguite alla controversa apparizione di Livia Iaccarino a Striscia la Notizia lo scorso maggio. Polemiche che non aiutano se hai appena fatto investimenti robusti, dall’azienda agricola alle gestioni internazionali fino alle seducenti 8 camere del nuovo albergo Don Alfonso.

Una camera dell'albergo Don Alfonso

Ci siamo occupati di questa cittadella del gusto molte volte senza mai chiederci cosa si deve fare per promuoverla. Sorpresa! Rivolgersi ai blogger (sorpresa perché uno fatica a vederli nei panni del cliente tipo di un posto del genere). Con una scelta senza precedenti tra i ristoratori italiani, il Don Alfonso Cucina & Relais ha invitato per un fine settimana 6 tenutari di blog scelti per la nazionalità, Gran Bretagna, Germania, Stati Uniti, Giappone, Brasile, Italia ma soprattutto per lo splendore delle fotografie, non a caso figurano un paio di maestri dell’invitata italiana. Scelta che sta dando i frutti sperati. Nei blog dei 6 si susseguono ritratti mozzafiato, puro foodporn.

Don Alfonso Cucina e Relais Don Alfonso Cucina e Relais

Come sempre in questi casi uno si chiede se l’ardore dei racconti (”Don Alfonso set a new standard”, “Heaven between Sorrento e Positano”) derivi da una genuina ammirazione o dal fatto che i blogger erano ospiti della famiglia Iaccarino. Conoscendo il Don Alfonso non fatichiamo a credere alla prima ipotesi, senza contare l’incanto di quelle fotografie.

Le Peracciole, l'orto di Punta Campanella della famiglia Iaccarino

L’idea che vi abbiamo raccontato si presta a diverse interpretazioni, ma il fatto che una roccaforte del gusto come il Don Alfonso chieda l’attenzione dei blogger, comunque la pensiate, è un segno dei tempi.

Altri post della serie | Il marketing al tempo dei blog. L’assaggio.

Immagini: Matt Bites, Delicious Days




81 commenti a “Il marketing al tempo dei blog | L’invito”

  1. 1
    marco marco commenta:

    e pure ero convinto che avesse chiamato il viaggiatore gourment invece no !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! come mai?????????????? incomincia a perdere colpi il vg nazionale??

    • Grazie Signor Marco per segnalare l’inizio nel perdere colpi…
      Un segnale che evidentemente nel passato ne avevamo da “spendere”. ;-) La voglio tranquillizzare nel fatto che sono stato invitato dagli Iaccarino non per un weekend, bensì per una mezza settimana + weekend in pieno agosto, nello stesso periodo (alta stagione e non buchi da riempire con omaggi promo marketing) soggiornava un certo altro Blogger qui noto come Papero Giallo. Premesso quanto…. al nostro Vizzarone dico. Non sono solo le guide a portare clienti nei ristoranti/resort/relais, anzi i vari servizi sui Blog (grazie a dissapore per link e selezione) ne porteranno molti, molti di più di quello che ne porterà certamente la guida dell’Espresso che “vive” esclusivamente in Italia tra l’altro. Poi la solita barzelletta criciti/anonimi/ospiti/paganti/professionisti/amatori… vabbè raccontiamola da un altra parte.

      Buon tutto! (@oloap)

  2. 2
    Enzo Vizzari Enzo Vizzari commenta:

    A prescindere dal fatto specifico, sottolineo che i critici “professionali” per principio non scrivono (non dovrebbero scrivere) di un locale dopo essere stati ospiti di una visita organizzata. I blogger possono viceversa fare e scrivere ciò che pare loro più opportuno. Tentiamo di tener distinti figure e ruoli.

    • Sonya Sonya risponde:

      però ci sn “critici professionali” “esperti” y “giornalisti” che hanno blogg e molto conosciuti. spesso curati da loro. in questo caso è opportuno tenere distinte le due cose? e poi……io stessa leggo professionisti accreditati che si autodefiniscono “wì/fù-blogger” o così si vede dai loro profiles. nn mi sembra così scandaloso

      • Enzo Vizzari Enzo Vizzari risponde:

        Naturalmente, nulla di scandaloso a essere giornalista e blogger. Però se sono invitato e ospite, giornalista e blogger, non scrivo di chi mi invita e mi riserva un trattamento speciale.

        • E’ per questo Enzo che hai smesso di essere anche Blogger ? Perchè viceversa non potevi più scrivere di nessuno ? ;-)

          Perdona ma non puoi fornire “assist” a porta VUOTA.

          Saluti nè.

          Vuggì.

        • Maurizio Cortese Maurizio Cortese risponde:

          Sig. Vizzari, mi perdoni e senza alcuna polemica ma credo che, come al solito, il tutto si riconduca ad un problema di coscienza ed onestà intellettuale che caratterizza ogni singolo individuo e non alla qualififica, giornalista professionista o blogger che si voglia.

          Scrivo su questo blog da pochi mesi e da ultimissimo arrivato le dico, in tutta franchezza, che capita anche a me di essere riconosciuto, anche per il solo cognome, dallo chef di turno e di essere destinatario di qualche attenzione in più rispetto ad un anonimo frequentatore di ristoranti.

          Se tanto mi da tanto immagino che la cosa come minimo capiti anche a lei quale curatore di una guida prestigiosa nonchè nome illustre della critica gastronomica.

          Lei una volta scrisse su questo blog, e senza risponderle feci mio il suo pensiero, che la sua soglia di “corruttibilità” non fosse di certo un pranzo offerto da uno chef, cosa comunque da evitare in tutti i modi, siamo d’accordo, ma da qui a dire “non scrivo di chi mi invita e mi riserva un trattamento speciale” un pò ce ne passa.

    • eggi eggi risponde:

      ‘Tentiamo di tener distinti figure e ruoli’.
      Significa che un arbitro non dovrebbe realizzare dei tornei di calcio autoreferenziati?

  3. 3
    marco marco commenta:

    povero Dottor Vizzari essere chiamato VIZZARONE da vg è un duro colpo : mi sà che vg prenderà la redini dell’espresso se andiamo avanti cosi!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
    auguri

  4. 4
    Enzo Vizzari Enzo Vizzari commenta:

    Caspita, che coda di paglia il Vuggì. Che si senta parte in causa? Giusto per chiarire: ho smesso di fare il blog semplicemente perchè non lo ritengo un mezzo congeniale a me (non fosse altro che per l’impegno a essere sempre presente), non perchè non lo rispetti o ne metta in discussione la funzione. Semmai posso discutere i comportamenti e la deontologia di certi blogger, come di certi “critici”. Ma, Vuggì, calma, c’è spazio per tutti. Ti auguro – sinceramente – di fare molta strada e di diventare anche più conosciuto all’estero di tutte le Guide italiane messe insieme.

    • Grazie dell’augurio Enzo, nel frattempo… per chiarire meglio Mestieri/Ruoli/Lavoro…

      Riguardo c’è spazio per tutti… OGNI settimana a PRANZO in una giornata infrasettimanale porto 33/40 miei lettori/amici gourmet PAGANTI (100€ a testa vino escluso) in un ristorante stellato che a pranzo al massimo fa 2/4 coperti… come è tristemente noto. Quindi 3000-4000 euro (ottomilionidivecchielire) di incasso minimo “trovati” o meglio “indirizzati”…

      Mentre a fare Guide tutti FENOMENI, qui devo dire che non trovo concorrenza… Come mai?

      Le guide fanno CRITICA ? Io faccio COMUNICAZIONE. Porto quaranta persone in un posto che è una “fregatura” ? La settimana successiva rischio di andarci da solo…

      Facciamo mestieri diversi è palese.

      La faccia comunque è sempre una.

      Buon tutto.

      Vuggì.

      • Enzo Vizzari Enzo Vizzari risponde:

        Nulla da dire, salvo una fondamentale, onesta puntualizzazione: tu non fai comunicazione, ma promozione. Nulla di disdicevole, ma visto che operiamo in mondi e mestieri contigui ma radicalmente differenti, cerchiamo almeno di parlare la stessa lingua.

        • Faccio “promozione” probabilmente nella misura in cui la mia “comunicazione” FUNZIONA. Grazie.

          Sul “Facciamo mestieri radicalmente differenti…” nel 2010 buona parte degli SPONSOR che trovo sfogliando nella Guida Espresso finiranno inevitabilmente anche ONLINE da qualche parte…

          Agli Sponsor interessa raggiungere il target di riferimento, comunicare, promuovere il brand ed ottenere possibilmente un riscontro misurabile.

          Non vorrei che tu scoprissi (da tre anni in realtà voi Senatori lo avete capito) che facciamo lo stesso “mestiere”.

          Solo che noi (blogger) abbiamo molta più fame, a abbiamo incrociato certi arrosti…

          I tempi finalmente sono maturi. il nuovo avanza sempre più inesorabile, inutile “agitarsi” anzi… ;-)

          Buona caccia e buon Panettone… ;-)

          Vuggì.

          • Enzo Vizzari Enzo Vizzari risponde:

            …non so se non riesci o se non vuoi capire: nessuno, se in buona fede e normalmente intelligente, può confondere la “comunicazione promozionale” con “l’informazione”. Hai mai sentito parlare di pubbliredazionali? Ecco: i servizi di Vuggì sono a tutti gli effetti dei pubbliredazionali. Del tutto leciti nel momento in cui riconosci che sono tali. E che c’entrano gli inserzionisti/sponsor che pagano la pubblicità sulla carta stampata? Prova, per una volta, a ragionare seriamente, lascia perdere gli slogan e le battute da guitto. E stai tranquillo: non sono nè sarò mai un tuo competitore perchè – checchè tu dica – NON facciamo affatto lo stesso mestiere, anche perchè proprio non sarei capace di fare quello che fai tu.

  5. 5
    gumbo chicken gumbo chicken commenta:

    Mentre vi accapigliate, vorrei solo sottolineare una caratteristica dei blogger invitati: provengono da peasi diversi e sono (quasi) tutti bravi fotografi.

    Il che permette a noi di vedere una giornata in un luogo indubbiamente molto bello, da 6 punti di vista diversi e pure gratis.

    Dato che hanno tutti dichiarato esplicitamente che è stato su invito, non c’è niente di nascosto, non vedo il problema!

    • Enzo Vizzari Enzo Vizzari risponde:

      Proprio non ho la minima intenzione di accapigliarmi con chicchesia, esprimo dei miei personali punti di vista e, soprattutto, non critico nessuno. L’importante è la trasparenza nei comportamenti, sono d’accordo con Gumbo. Poi chi legge sa trarre le proprie considerazioni.

  6. 6
    Monica Monica commenta:

    Assolutamente giusto: buono, bello, geniale o cattivo che sia, Don Alfonso è avanti 15 anni su molti altri. Chiamando il mondo dei blogger a raccolta mostra di leggere il mondo con semplicità, toccandolo con una sensibilità che altri ancora sono lontani dallo sviluppare. mp.

  7. 7
    Ivan Ivan commenta:

    Per come la vedo io un blog è un diario online di esperienze private, questi articoli in qualunque modo li si voglia chiamare son spazi publicitari. Se l’evoluzione dei blog gastronomici è questa voto per il passo indietro.

  8. 8
    Artèteca Artèteca commenta:

    Grandissimi post sui siti dei 6 fortunati; per me nel blog ci va quello che vuole il propietario. Volete leggerlo? BENE!!! Non siete d’accordo? Voltate pagina.
    Viva la rete e Don Alfonso !!!!
    Ad Maiora
    Fabrizio

  9. 9
    antonio antonio commenta:

    Giornalisti anglosassoni (e ammeregani) hanno una cosa che si chiama codice etico, difficilmente scriverebbero di un relais/hotel/ristorante dopo essere stati invitati a soggiornarvi (o a cibarsi) gratuitamente.

    Senza contare che il solo soggiorno per un fine settimana da don alfonso (due notti), mi pare costi sugli 800 euro (purtroppo non sono riuscito a trovare i prezzi al volo); permettetemi di dubitare che questi blogger sarebbero andati a dormire li’ se avessero dovuto sborsare la suddetta cifra.

    Poi, si sa… “codici di autoregolamentazione/etici” e “Italia” sono due parole che non e’ possibile trovare nella stessa frase.

    • antonio antonio risponde:

      Sarebbe come fidarsi, che so, delle recensioni di un blogger i cui pranzi sono regolarmente offerti (e le notti pagate) dai ristoratori di turno e che nelle note negative riporta quasi sempre ‘nulla da segnalare’; nessun ammeregano/inglese darebbe valore a quelle recensioni; purtroppo in Italia simili figuri si confrontano, senza paura, con gente di ben altro spessore.

      • eggi eggi risponde:

        capita spesso di essere invitati e non tutti gli inviti sono uguali. ecco perché ognuno credo sia libero di applicarsi il proprio codice etico.
        non credo che Don Alfonso inviti qualcuno in cambio di una recensione e non credo e spero lo faccia nessun ristoratore.
        e capita sovente che non ti facciano pagare se ti riconoscono. credo sia lecito offrire un pranzo. ogni ristoratore invita chi vuole e offre se lo ritiene opportuno.
        la recensione positiva o il parlar bene non può essere solo il frutto di una marketta gastronomica/ospitalità.
        diverso é il contrario ’se tu mi ospiti’ io parlo bene di te. questo accade… e lo sappiamo tutti.
        ma il settore turistico ha sempre funzionato così. le regioni, gli enti turistici ospitano ogni anno migliaia di operatori in cambio di una promozione del territorio.
        il resto sono tutte cazzate e, in qualche commento, irrispettosa presunzione conseguente da incompetenza.

        • Enzo Vizzari Enzo Vizzari risponde:

          …eggi, con tutto il rispetto, il suo mi sembra un discorso da Alice nel Paese delle Meraviglie…

        • antonio antonio risponde:

          Probabilmente li ha invitati perche’ li conosceva da tempo, e’ un invito a titolo personale, li conosceva tutti; il fatto che i blogger l’abbiano poi raccontato sul blog e’ un caso.

          Sia chiaro che io non ce l’ho mica con Don Alfonso, il ristoratore o imprenditore e’ libero di invitare chi gli pare, ma con coloro che si credono professionisti del settore andando avanti a foto e cene pagate.

          Note negative: nulla da segnalare.

          • gumbo chicken gumbo chicken risponde:

            Leggendo i racconti già pubblicati a me sembra evidente che non sia così – o almeno non per tutti.

            A me sembra piuttosto esplicito che siano stati scelti alcuni blogger appositamente perché raccontassero il loro weekend al Don Alfonso.
            Però, appunto dato che non c’è niente di nascosto, quindi io leggo (molto volentieri) i racconti di questi sei personaggi.

            Anche chi pubblica un libro o un articolo approfondito su un cuoco passa del tempo in un locale per fare le sue ricerche, per vedere che succede.
            Anche questo tipo di racconto può essere scritto in modo professionale; semplicemente è una cosa diversa da una visita anonima o pagata da un editore o da una guida. Ma se lo sappiamo prima, appunto, per me non c’è problema!

          • antonio antonio risponde:

            Gumbo, sono d’accordo con te, e’ chiaro che sono stati invitati, ci mancherebbe altro.

            Pero’ io, da consumatore, se decido di andare in un posto mi aspetto una recensione che metta in luce sia le qualita’ che i difetti cosi che io possa valutare se valga la pena andarci o meno.

            Siccome non sono il fratello della Hilton, inoltre, metto anche in conto l’aspetto economico.

            Ora, posto che le qualita’ vengono messe ottimamente in luce, esattamente come quando Mike faceva la televendita della Rovagnati, mi dici a chi devo rivolgermi per avere i difetti? Magari se i tipi fossero andati a soggiornare e mangiare a loro spese avrebbero avuto meno peli sulla lingua, non credi?

            Quello che voglio dire e’ che un consumatore qualsiasi (o un potenziale cliente del Don Alfonso), di queste recensioni televendite se ne fa ben poco, non credi?

          • eggi eggi risponde:

            non conosco i dettagli ma credo siano stati invitati per la loro capacità interpretativa fotografica e quella del raccontare, ma l’immagine é il soggetto principale. senza una buona immagine non fai niente in rete.
            poi, non riesco proprio a vedere critica e recensione. risulterebbe troppo ‘comodo’ relazionarsi solo con i blogger o con i non paganti che, essendo ospiti, dovranno esserlo fino in fondo.
            ben altra cosa sono i clienti: espressione pura della critica homemade con il quale il ristoratore deve confrontarsi continuamente.
            considero la critica gastronomica una cosa troppo seria ed importante per ‘lasciarla aperta’ a chiunque, dove chiunque ha tutti i diritti per esprimere il proprio parere.

  10. 10
    Enzo Vizzari Enzo Vizzari commenta:

    “Quoto” (si dice così?) Gumbo.

  11. 11
    Enzo Vizzari Enzo Vizzari commenta:

    …e anche Antonio, naturalmente.

  12. 12
    Artemisia Comina commenta:

    il fatto che sia difficile che anche i professionisti siano professionali non legittima per nulla che non ci sia alcuna competenza. competenza che non è solo capacità di assaggio, mi pare ovvio.

    in margine e cambiando un po’ tema dico che la critica fatta da un blogger comporta una conseguenza interessante: mentre per quanto concerne gli autori di una guida cartacea, nascosti in un semi anonimato, debbo fare un po’ di ricerca per capirne i criteri, l’autore di un blog presenta così chiaramente, a volte narcisisticamente e spietatamente se stesso, che non fatico a comprendere se ne condivido l’ottica, quella che involontariamente e necessariamente si manifesta, anche al di là delle eventuali collusioni con il ristoratore.

  13. 13
    gumbo chicken gumbo chicken commenta:

    @antonio (rispondo qui se no non si capisce più cos’aveva quotato Enzo Vizzari nei commenti successivi)

    Io trovo utilissime questo tipo di “recensioni”. Questi racconti non assomigliano per niente alle stupidaggini delle televendite. Non riportano un comunicato stampa o uno stupido testo pubblicitario; sono descrizioni ricche di dettagli fatti da persone – ognuna con il suo punto di vista, le sue curiosità.

    L’atteggiamento con cui questi blogger affrontano l’esperienza è molto più divertito, molto più simile al mio – rispetto a quello del recensore anonimo che parte con l’idea di giudicare, criticare e che va alla ricerca dei difetti. Cose che tra l’altro per me valgono ben poco se non ho gli stessi gusti del recensore e soprattutto se io non posso verificare l’affidabilità di chi scrive.

    • Vignadelmar Vignadelmar risponde:

      Gumbo, scusa, ma l’affidabilità di un recensore, o di una Guida fatta di più recensori, la giudichi acquistandola/consultandola una volta e seguendone una serie di consigli. Se ti ci ritrovi è per te soggettivamente affidabile, altrimenti non lo è.
      .
      Io per mia formazione preferisco seguire le indicazioni di chi non è stato ospite spesato di chi poi deve essere sottoposto a giudizio.
      .
      Ciao

      • gumbo chicken gumbo chicken risponde:

        La differenza fondamentale è che tu parli di “chi è sottoposto a giudizio”.
        Io invece parlo di chi è “sottoposto a…descrizione”. E’ diverso! :-)

        Che sia un blogger invitato personalmente, un giornalista o un curatore di guide perfettamente noto al ristoratore, un cliente affezionato, un amico, un recensore professionista, un anonimo sconosciuto o un passante casuale…per me fa lo stesso, l’importante è che mi fornisca un racconto dettagliato.
        E’ ovvio che ognuno di loro farà un’esperienza diversa, ma è proprio questo interessante.
        Se il tipo di relazione è dichiarata, la tara del caso la posso fare benissimo da sola.

        Il problema per me c’è solo se chi si fa passare per anonimo, sconosciuto e disinteressato invece non lo è.
        E in giro per il web non è sempre così facile capirlo…

        • Vignadelmar Vignadelmar risponde:

          Scusa come fai a fare la tara?? E come la quantifichi la tara da togliere??
          Magari il blogger, anche se invitato da chi è sottoposto a descrizione, è assolutamente oggettivo nel suo racconto e se tu togli la tara magari commetti un errore…..totale o parziale che sia.
          .
          Il problema secondo me si risolve sempre e solo testando l’affidabilità nel tempo dello “scrittore”.
          Rimango dell’idea che se lo “scrittore” non è pagato dal soggetto di cui deve scrivere, la condizione di partenza sia migliore.
          .
          Ciao

          • gumbo chicken gumbo chicken risponde:

            E’che tanto secondo me nessun racconto è oggettivo.

            La tara va fatta comunque: analizzando attentamente i dettagli delle descrizioni e delle circostanze, confrontando il punto di vista di chi racconta con il mio poi aggiustando il tutto con intuito (femminile?) q.b.

            Ha sempre funzionato benissimo – indipendentemente dalle recensioni di partenza: positive, negative, scritte da persone note o sconosciute, prefessioniste e non, paganti oppure ospiti.

  14. 14
    alfredo alfredo commenta:

    E’ evidente che “Don Alfonso” ha spiazzato qualcuno, che vuole sembrare “connesso”…
    I giornalisti, da che mondo è mondo son sempre in vendità, dipende dal prezzo.
    I Fotografi son meglio dei giornalisti, in certi casi, come in questo.

    • Vignadelmar Vignadelmar risponde:

      “I giornalisti, da che mondo e mondo son sempre in vendita, dipende dal prezzo”

      Si, come la madri dei cretini son sempre in cinta, ne convieni ???

      :-(

    • pranzi offerti e notti pagate pranzi offerti e notti pagate risponde:

      «Non pago il conto poiché le guide e le case editrici mi retribuiscono poco o nulla. Allora cosa dovrei fare, lasciar perdere e dedicarmi ad altro? Non scherziamo: dovrei mangiare, pagare il conto, scrivere e lavorare a gratis o quasi… almeno avere il pasto gratuito! Mi sembra il minimo, da parte di un ristoratore – peraltro liberissimo di rispondermi che non ci sta – che poi si vede premiare con un bell’articolo, magari su una rivista famosa. Via, non sono mica masochista a pagare per lavorare!»

      questo è un outing spavaldo (sotto pseudonimo) apparso mesi fa su barbabietola.it; peccato che il post di origine sembri sparito ma per fortuna ne è rimasta traccia in questo articolo de Il Tempo, appunto. E tuttavia mannaggia: 533 ristoranti gratis dal ‘07 a oggi sono un gran bel traguardo, ma nei commenti si alludeva persino a un altro critico, i cui pranzi sarebbero regolarmente offerti (e le notti pagate) dai ristoratori di turno; illazione rimasta sibillina, se non ricordo male si aggiungeva solo il dettaglio del suo modesto appetito,

      22.gif
      altri tempi quando c’era mucca!

      • peperosso.libero.it non trovato! peperosso.libero.it non trovato! risponde:

        poco male, però:
        meta identica percorso differente, intanto che ci sono approfitto per rilanciare

        noi che campiamo solo di clienti e non di consulenze, manifestazioni finanziatori e quant’altro, soprattutto in questo momento facciamo fatica a stare in piedi. Spesso mi domando come sia possibile essere così trascurati da quel mondo di “penne” che pur dovrebbe essere attento e felice, se qualcosa di buono si muove. Quanti come me e forse più bravi di me non c’è l’hanno fatta, quanti non avendo alle spalle una famiglia come la mia oggi sono costretti a fare altro? E’ per questo che ringrazio Fabio Fiorillo e Norbert per quanto hanno scritto e trasmesso sul mio conto.

        Mi rincresce non poter dire altrettanto di altri che, dopo aver concordato un passaggio e aver mangiato di tutto (tra l’altro senza pagare), dopo cinque mesi non hanno ancora recensito il ristorante. Probabilmente non avendo avuto “prezzemolo” nei piatti si sono dimenticati di noi. Questo è veramente inaccettabile e vergognoso.

        Francesco Sposito
        Taverna Estia, Brusciano (NA)

        casserole-manger.gif
        siore e siori, dichiaro aperte le scommesse:
        chi sarà la penna (della Rete, si suppone) che dopo aver concordato il passaggio e aver mangiato di tutto (tra l’altro senza pagare) a distanza di cinque mesi non ha ancora “recensito” il ristorante di Francesco Sposito?

      • inaccettabile e vergognoso, dice inaccettabile e vergognoso, dice risponde:

        rileggendo con calma neppure capisco cosa stiano a sottintendere
        le virgolette a “prezzemolo” nei piatti: dei soldi per essere recensiti?

  15. 15
    fabrizio scarpato fabrizio scarpato commenta:

    Mi sembra che tutta la polemica sulla critica gastronomica, in questo caso, sia eccessiva.
    Eccessiva perchè, senza trucchi, è stato allestito un grande set fotografico ad uso e consumo di sei fotografi, per di più blogger, di diversi paesi, con l’italiana (Cavoletto) che in qualche modo ha un respiro internazionale.
    Basta leggere il suo post dei primi di novembre per capire, da un lato l’ironia e il disincanto della Verbert, dall’altro che i sei fotografi avevano tutto a disposizione, messo lì per le loro inquadrature, lasciato a disposizione in favore di luce per due minuti ciascuno (affetta tartufi in legno), o per un set accelerato di still life. Tutti hanno fotografato le stesse cose, in un percorso decisamente acritico e di puro e unico divertimento, cui aggiungere una pur legittima soddisfazione.
    Per non dire della trasferta presso il caseificio Vannulo, o del tramonto da Punta Campanella, con faraglioni, pomodorini appesi e i proprietari felici in controluce.
    E loro, i sei fotografi, contenti come i bimbi con le mani nella marmellata, sbaffati di nutella, hanno scattato migliaia di foto.
    Discutiamo di critica? Di imparzialità? Mi sembra sia stato solo un grande depliant, un grande redazionale, una giusta e attuale intuizione dei proprietari, un caleidoscopio di immagini e luoghi comuni, pizza compresa, ma talmente fotogenico che alla fine girando per il mondo non potrà che portare ulteriore fascino e notorietà al Don Alfonso.
    Una domanda alla fine: forse le immagini, prevalenti in questo caso rispetto ai commenti o a una qualsivoglia “critica” che tra l’altro sarebbe apparsa ingenerosamente stupida e fuori luogo, le immagini dicevo sono più potenti delle parole? Sono meno criticabili, meno ambigue o corruttibili?
    Io credo di no, sarebbe un vero peccato: credo nel peso e nella suggestione delle parole e del racconto, potere che hanno anche le immagini, quando riflettono lo stato d’animo del fotografo come il rinculo del colpo di fucile. Non mi sembra che i servizi in questione abbiano questo intento né questa qualità.

    • Vignadelmar Vignadelmar risponde:

      Appunto, per tutto quello che tu scrivi, la differenza fra critica gastronomica ed articoli publiredazionali/blogger chiamati a svolgere un servizio è abissale.
      Ciò non toglie che i secondi possano essere belli, ben scritti, ben fotografati e sinceri (parlo assolutamente in termini generali e non dello specifico caso).
      .
      Il solo poterli confondere, arrivando a dire di fare lo stesso mestiere significa non tenere in nessun conto il concetto di imparzialità.
      Imparzialità che io penso esista. Magari non in senso assoluto ma almeno creda esista una vocazione all’imparzialità, un tendere all’imparzialità, un fare di tutto per essere il più imparziale possibile……poi, per fortuna, siamo umani e non macchine.
      .
      Ciao

      • gumbo chicken gumbo chicken risponde:

        Io continuo a vedere una fondamentale differenza:
        un redazionale è una pubblicità mascherata da articolo imparziale. Questo no.

        Ma allora quando un professionista o un blogger racconta un ristorante o un cuoco che conosce molto bene o di cui è amico secondo voi è per forza un articolo di minor valore di una recensione critica?
        Secondo me no!

        E le foto -purché belle, perché quelle mal fatte che si trovano su tanti blog le trovo orrpilanti! – a volte non comunicano cose che le parole non sono in grado di descrivere?
        Secondo me sì!

        • fabrizio scarpato fabrizio scarpato risponde:

          Assolutamente d’accordo, ma continuo a leggere il lavoro dei sei fotografi come una divertente gita scolastica, un viaggio premio, un godimento spensierato con tutti i soggetti al loro posto, tutti i colori ben presenti, tutti i gesti fatti ripetere per ottenere la migliore istantanea. Una festa, anche gratificante per loro, ideata e diretta con sapiente e lungimirante regia dal committente.
          Basta leggere il posto di Sigrid Verbert per capire che non ci crede nemmeno lei, che le locations erano cosi spontaneamente costruite, da costituire golosissime opportunità fotografiche, con i sei fortunati a sgomitare, a rafficare foto da ogni posizione, senza dover chiedere, senza poter minimamente disturbare, senza rubare un attimo di verità.
          Pur considerando che Cavoletto non fa critica enogastronomica, ma felice e contrappuntata descrizione delle cose e dei posti, il solo fatto che in questo frangente ogni tanto essa stessa si renda conto della esagerazione del contesto, le fa onore non fosse altro per la autoironia che dimostra.
          Insomma i sei non fanno critica, non passa loro nemmeno per la testa: la critica è altro, attiene al sentire, alla sensibilità, alle capacità di chi scrive o fotografa. Indipendentemente, secondo me, dal fatto che sia blogger o giornalista, che scriva per immagini o faccia immaginare con le parole scritte, che sia amico o in incognito, che sia smargiasso o deotologicamente perfetto: dipende solo da chi legge, in fondo, dalla scotimento dell’interesse di chi legge, la autorevolezza di quanto uno scrive o dice. E chi legge, valuta secondo sensibilità e sceglie.

  16. 16
    ugo petruccelli ugo petruccelli commenta:

    Vizzari & C. rilassatevi!!! Siate un po’ più tolleranti nei confronti di chi non la pensa come voi, e soprattutto non offendiamo chi non è in “linea” con il vostro pensiero.
    Mi sembra che i food blogger in questione siano tutti dei grandi professionisti e non penso si vendano per un pranzo. Credo piuttosto che si siano emozionati e non poco.
    L’intuizione di invitare i blogger la leggo piuttosto in un’altra ottica, forse il mondo sta cambiando tanto velocemente che qualcuno non se ne rende conto. Ciò che internet può portare è la democrazia , è la libertà d’espressione qualunque essa sia , ed anche una certa dose di serenità nel modo di giudicare.
    Sono sicuro che è più libero un blogger che non un direttore di una guida che deve badare agli sponsor (vedi presunti conflitti d’interesse) , deve, spesso, sottostare al volere del suo Editore e deve provare a far quadrare conti di guide che in edicola vendono sempre meno. A proposito del mondo delle fiabe, Sig. Vizzari ,ci illumini chi ha più libertà di espressione lei o i blogger?
    E poi Sig. Vizzari sarei curioso di sapere in quanti ristoranti ha pagato nella sua vita da critico gastronomico ?

    Buona notte

  17. 17
    ugo petruccelli ugo petruccelli commenta:

    Rancore proprio no, piuttosto mi viene da ridere che certe lezioni di etica vengano fatte da chi (direttore di una guida) deve la sua sopravvivenza quasi totalmente agli sponsor. Sicuramente in un Paese anglosassone tutto questo non sarebbe successo. Esiste una norma negli USA per cui se per un blogger accetta un invito, ha il solo obbligo di indicarlo nel post. Poi saranno i lettori a farsi un’idea.
    buona giornata

    • antonio antonio risponde:

      Scusami ugo, ma con i “se” non si puo’ infamare una persona; non credo che tu abbia tutte le ricevute dei conti che paga chi redige le guide, eppure ti prendi la liberta’ di dire parole in liberta’.

      Io sono assolutamente a favore della liberta’ di parola pero’ devi anche tu fornire prove, non discussioni.

      Chi l’ha detto che la guida dell’espresso non avrebbe successo in un paese anglosassone? Abbiamo qualche dato che lo testimonia? Io di guide di cibo (con sponsor) ne vedo a iosa nel paese simil anglosassone in cui sto (l’Irlanda) e non mi pare che la qualita’ delle guide in se’ sia eccelsa; ho sperimentato sulla mia pelle.

      Finche’ tu non hai niente che prova tangibilmente che la guida dell’espresso e’ influenzata dagli sponsor dovresti trattenerti dal dire cose che non hanno fondamento; striscia la notizia non e’ una prova, nel caso in cui ti venisse in mente di citare qualcosa di cui non sono affatto a conoscenza.

      Oppure, dici quello che ti pare, ma ti becchi i commenti ostili come questo :D

      Riguardo la liberta’ di parola, onestamente, nel mio piccolo (non lavoro per nessun blog gastronomico nel guida) credo che, considerando la “scena” blogger italiana, a parte rare eccezioni, chi ha piu’ liberta di parola sia, paradossalmente, chi fa le guide.

      Mi citi un blog che fa stroncature di ristoranti? Considerato che in Italia il reato di diffamazione e’ quello che e’ (cioe’ rischi di essere condannato anche se dici una cosa *vera*), la liberta’ di parola e’ fortemente limitata e chi ha alle spalle un editore grosso, che puo’ prendersi il peso di eventuali cause in aule di tribunale, ha piu’ liberta di parola del blog gastronomico.

      Ti rinnovo l’invito a citarmi un blog che fa recensioni di ristoranti senza lesinare stroncature a destra e a manca (bastano anche critiche serie, non il fazzoletto o la posata fuori posto).

      • Stefano Caffarri Stefano Caffarri risponde:

        se intendi qualcuno che si diverte a stroncare perchè “fa più sangue” non ne conosco nessuno.
        Se invece intendi un luogo dove l’autore con tutto il garbo possibile, il rispetto per chi lavora ma anche per il suo portafoglio e la propria onestà intellettuale quando non sta bene lo dice, allora ne conosco almeno due.

        :)

  18. 18
    ugo petruccelli ugo petruccelli commenta:

    Gentile Antonio,trovo semplicemente di cattivo gusto l’assunto fatto da Vizzari invito al Don Alfonso=recensione bella, perché poi come vedi si finisce per tirare in ballo il presunto conflitto d’interessi in testa al direttore che ti ripeto non è ammesso nei Paesi anglosassoni. Non ho detto che non avrebbe successo la guida dell’Espresso in un Paese anglosassone, semplicemente che non avrebbero permesso l’esistenza del possibile conflitto d’interessi. Poi ,è un dato di fatto che la guida in edicola venda sempre meno, forse complice anche la crisi però questo è un fatto.

    Sono d’accordo con Caffarri, ed anch’io conosco in Italia almeno 2 blogger che fanno critica, se necessario, nei ristornati nei quali sono andati, uno è Dissapore e l’altro è Vuggì.

  19. 19
    Fabio Fassone Fabio Fassone commenta:

    L’unica cosa vera detta fino ad ora (e abbiamo deciso – con il DON ALFONSO – di aspettare qualche secondo prima di rispondere :-) ) è che i bloggers invitati si sono emozionati a fronte di un’esperienza che non avrebbero mai immaginato. Scusate, suona romantico, però leggendo i loro racconti è quello che emerge.
    Avendo curato direttamente l’ideazione e l’organizzazione dell’evento, vi racconto come è andata.
    DON ALFONSO 1890 impegna annualmente parte del suo budget per la comunicazione internazionale. Internazionale, non nazionale. Quest’anno, come parte delle attività, si è deciso di invitare alcuni bloggers internazionali (scelti per capacità rappresentativa, qualità del loro stile/lavoro, area geografica di appartenenza) a soggiornare per tre giorni a S. Agata con piena libertà di frequentazione di tutti gli spazi e le attività proprie dell’Azienda. La proposta ai bloggers era la seguente: voi vi pagate i viaggi a/r dalle vostre rispettive destinazioni (Tokio, S. Paulo, Los Angeles, Londra, Monaco, Roma)e impegante il vostro tempo e i vostri jet lags, DON ALFONSO pensa ad ospitarvi, perchè l’ospitalità è la cosa che lo distingue da tutti gli altri. E’ stato specificato, nella lettera di invito inviata 5 mesi prima, che non era assolutamente obbligatorio “postare un racconto” o dare forme di pubblicità diretta/indiretta al posto. Inoltre era vietato approcciare l’invito esclusivamente sul piano della “critica enogastronomica”. Non ci interessava questo aspetto; ognuno deve fare il proprio lavoro; di critici enogastronomici il mondo è già fin troppo pieno e non volevamo togliere lavoro ad altri. Invece, cosa che avremmo voluto succedesse (ed è stato il lato più bello dell’intera vicenda), ci interessava molto riunire intorno ad un tavolo persone che mai si erano conosciute direttamente anche per discutere insieme e ascoltare il loro parere sull’indirizzo che il mondo internazionale enogastronomico sta prendendo, visto dalla parte di foodbloggers professionisti che insieme cubano – in 6 badate bene – 31 milioni di contatti circa. Bene, vi assicuro che sono stati tre giorni molto belli, sia sul piano umano che per quanto riguarda lo scambio continuo di informazioni che è naturalmente scaturito e il lavoro fotografico e narrativo spontaneo che si è generato. Capisco che questo può dare da pensare (spero vivamente non fastidio a nessuno), anzi, in un certo senso speravamo proprio che il tutto si trasformasse in un qualche cosa da approfondire e discutere. Il limite vero invece a questa discussione oggi in essere, è che come spesso accade in questo nostro Paese non siamo bravi a guardare oltre il nostro naso, con quel misto di invidia e rancore che purtroppo genera esclusivamente sterili fronti contrapposti. Peccato. Per quanto ci riguarda (uso il plurale perchè in questo caso mi sento di poter parlare anche a nome del DON ALFONSO), l’intento era quello di far vivere, a sei professionisti del settore, un’esperienza a tutto campo. Dalla cucina (che tutti hanno frequentato attivamente con in ristorante tutto esaurito dai clienti in entrambe le serate) al “campo” appunto dell’azienda agricola di Punta Campanella. In ogni caso, se vi interessa e per approfondire maggiormente l’argomento, vi consiglio vivamente di postare le vostre domande o curiosità sui singoli blog dei partecipanti. Sono certo che saranno felici di rispondervi raccontandovi tutto quello che hanno provato, nel bene e nell’eventuale male.
    Infine, e questo è proprio un “last but not least”, al DON ALFONSO è rimasta libera una camera. Avremmo voluto avere, come ospite partecipante ed integrante gli altri, un giornalista della carta stampata affinchè potesse interagire con questo nuovo mondo e modo di pensare, sollecitando magari i foodbloggers e ricevendo a sua volta sollecitazioni diverse. Bene, nonostante il tentativo portato avanti (con mesi di anticipo rispetto ai tempi)in tutti i vari settori/testate che potevano – a nostro avviso e presuntuosamente pensando – essere interessate a conoscere e approfondire per esperienza diretta un fenomeno del genere (quello dei foodbloggers), nessuno ha voluto partecipare, impauriti evidentemente di dover scrivere (mai chiesto niente a nessuno, in questo senso) qualche cosa di intelligente sull’argomento.
    Questa è la storia, con i suoi pregi e difetti. Naturalmente stiamo pensando già all’anno prossimo, nella speranza di unire nuovamente le esigenze di tutti, i diavoli e le acque sante! :-)
    Con la convinzione che è bene tentare di fare cose intelligenti ma non limitate ai nostri confini italiani.

    • antonio antonio risponde:

      “Il limite vero invece a questa discussione oggi in essere, è che come spesso accade in questo nostro Paese non siamo bravi a guardare oltre il nostro naso, con quel misto di invidia e rancore che purtroppo genera esclusivamente sterili fronti contrapposti”

      Quello che personalmente ho detto e’ che i pareri dei bloggers vanno presi per quello che sono, racconti che hanno solo un punto di vista, non di sicuro il punto di vista del consumatore o dell’eventuale cliente del don alfonso, visto che di critiche ne ho viste ben poche.

      Poi, permettimi, si potra’ pure esprimere una opinione dissonante riguardo l’iniziativa senza essere bollati come gente che con invidia e rancore non sa guardare oltre il proprio naso?

      Grazie.

      • Fabio Fassone Fabio Fassone risponde:

        scusami sai, ti senti tirato in causa Antonio? Rispondevo a te direttamente? Abbi pazienza sai…

        • antonio antonio risponde:

          Credo ti riferissi alla discussione seguita, no? Discussione a cui io ho partecipato.

          Ti sembra ci sia qualcosa di positivo che e’ venuto fuori da questa discussione? Qualcosa di buono che si possa prendere dai pareri non esattamente concordi? E se si’, cosa.

          • Fabio Fassone Fabio Fassone risponde:

            guarda, personalmente parlano non mi interessa per niente il confronto foodbloggers/critici enogastronomici. Mestieri e mondi diversi. Poi, giusto per citare un esempio, Matt Bites è uno dei principali foodbloggers, americano, dotato di codice etico e pragmatismo tipicamente americano. La cosa interessante invece è che DON ALFONSO ha deciso di investire tempo e denaro in un esperimento unico. Assumendosi anche il rischio di vedersi di lasciare tutti liberi di scrivere ciò che più aveva senso per loro. Critiche comprese.

  20. 20
    Daniela Daniela commenta:

    Scusi Sig. Fassone ma lei a nome di chi parla?

  21. 21
    eggi eggi commenta:

    http://www.nordljus.co.uk/ – nessuna traccia su Don Alfonso media commenti per post 35
    http://www.deliciousdays.com – Don Alfonso – 31 commenti
    http://mattbites.com/ – 63 commenti – Foto Splendide
    http://shewhoeats.blogspot.com – nessuna traccia Don Alfonso – media commenti per post 8
    http://colunistas.ig.com.br – 33 commenti
    http://www.cavolettodibruxelles.it – 108 commenti – Foto Splendide

    ‘Visto dalla parte di foodbloggers professionisti che insieme cubano – in 6 badate bene – 31 milioni di contatti circa’

    trentunomilionidicontatti – 31milioni – TRENTUNOMILIONI…. di contatti in sei? cosa sono i contatti?
    torniamo con i piedi per terra please.
    in rete non esistono i contatti. ci sono solo i visitatori unici e la profondità media della visita. il resto sono solo fantasie informatiche e contatori homemade.
    Il blog italiano li batte tutti alla grande e di molto se consideriamo la lingua di pubblicazione
    se eliminamo Cavoletto e Mattbites gli altri 4 arrivano al massimo a 100/150 visite giornaliere uniche.

    • Fabio Fassone Fabio Fassone risponde:

      i nostri piedi sono serenamente ancorati a terra. E come vedi la cassa di risonanza aumenta…e sappiamo contare bene pure noi. :-)

      • eggi eggi risponde:

        non metto in dubbio la buona fede ma avedo tu scritto – in 6 badate bene – ho cercato di comprendere l’interesse di 31milioni di visitatori.
        io non l’ho riscontrato e purtroppo é un dato oggettivo che con il blog si riscontra facilmente. tutto qui e, credimi, bella iniziativa finalizzata ad un progetto di comunicazione che dovrebbe trasformarsi in almeno 620mila riscontri…ve li auguro. tu ed il management di Don Alfonso potrete riscontare direttamente il successo dell’iniziativa, perché é di questo che parli.

        • Fabio Fassone Fabio Fassone risponde:

          certo che si! Ti faccio un esempio però che sono convinto condividerai con me: media dei commenti del Cavoletto? Diciamo 100, senza fare conti precisi. Visite giornaliere? Bah, se l’approccio è che i counter sono home made poco importa fare conti. Invece: “libri del cavolo” venduti tramite il suo sito? Stiamo parlando di migliaia e in crescita…
          i foodbloggers sono un canale di comunicazione in cui crediamo!

          • eggi eggi risponde:

            cerco di spiegarmi meglio.
            tra i blogger che avete invitato il Cavoletto di Brux é il più visto di tutti.
            Sul post di Cavoletto ci sono 108 commenti per Don Alfonso e, considerando che non tutti i visitatori di un blog postano un commento significa che il post ha avuto un ottimo riscontro. chi posta periodicamente é generalmente il 30/40% delle visite complessive. tu sai che la visita fine a se stessa non vale niente, quello che conta é l’utente unico.
            l’interesse che il libro/vendite ha riscontrato nel Blog non ha lo stesso valore del post su Don Alfonso.
            Il libro, mi pare di aver letto, credo sia ‘uscito dalla rete’ per poi rientarci in fase di vendita.
            i commenti su Don Alfonso sono 108 circa, questo significa che é stato visto da 3000/4000 utenti.
            é un dato abbastanza oggettivo.
            ma come avrai letto io non ho preso ad esempio i due siti web più visti é ho analizzato gli altri 4.
            quando scrivi in rete in inglese o spagnolo abbracci il più grande bacino di utenza di tutta la rete di gran lunga superiore alla lingua italiana.
            ma gli altri post hanno 8, 20, 15, 40 commenti al massimo per post
            per me é difficile arrivare a 31milioni. spero di essermi spiegato.
            che il foodblogger siano un canale di comunicazione nessuno lo mette in dubbio. però, se mi é concesso, permettimi di comprendere con quante persone comunichi e con chi stai comunicando.
            altro esempio. é nato da poco un altro blog. se leggi i commenti sono riduttivi e ti accorgi che qualcuno ‘é sparato dentro afforza’.
            se vuoi raggiungere 70milioni di utenti unici giornalieri, il doppio dei tuoi sei ce ne sono pochi e la maggiorparte sono solo porno.
            penso solo che dovreste ‘affinare meglio’ il concetto di valutazione di un blog. solo un opinione. buon lavoro Fabio.

  22. 22
    Fabio Fassone Fabio Fassone commenta:

    EGGI, scusami sai, ma mi trovi parzialmente d’accordo. A parte il fatto che non ho mai detto che l’evento Iaccarino “cubava” 31 ml. di contatti. Mi riferivo al dato complessivo dei loro contatti/vita blog e se mi permetti è un dato molto importante. Poi, altra cosa che mi interessa molto, è che i blogger sono opionleader, in rete, fuori rete, nel loro ambito di lavoro ecc.ecc.ecc. Ti assicuro che i modi di “viralizzare” la comunicazione, metterla in rete con altri elementi (in rete non online intendo), condividere gli obiettivi attraverso mezzi/strumenti/piattaforme diverse è la strada giusta per ottenere i risultati a cui si ambisce. Non so quale mestiere fai tu, io faccio questo: integro i mezzi di comunicazione classici. Quello che mi interessa poi, alla fine, è che il mondo IACCARINO venga letto, internazionalmente parlando, nella maniera che riteniamo più giusta. Non solo in termini di contenuti ma anche in senso di efficacia ed efficienza. Sarà anche per questo che l’azienda in questione ha parametri di qualità elevatissimi così come i suoi parametri economici. Guarda, i ristoranti Iaccarino a Macao, sul Cristina O. e l’ultimo nato a Marrakech sono sempre pieni in ogni ordine di posto.
    Senza voler anticipare niente, per capire cosa intendiamo per comunicazione integrata, rimando a Io Donna in uscita il 19 dicembre, ultimo numero prima di Natale… :-)

    • eggi eggi risponde:

      Fabio ‘io vivo nella rete’ e mi collego alla vita reale quando posso. se mi consenti quello che avete fatto non é marketing virale é semplice comunicazione.
      se vuoi viralizzare la comunicazione basta che fai dire a Don Alfonso che é stato lui ad ospitare Massimo Tartaglia a cena l’altro giorno seguito da smentita.

      Ecco questo mio post é virale. perché in 3 giorni Tartaglia a 300mila indicizzazioni sui motori e donalfonso, in rete dalla fine del 1999, ne ha solo 1.750mln.

      ma i contatti di tutti i sei blog che avete invitato, considerando che sono degli ‘adolescenti’ hanno tutti 4/5 anni 31.000.000 di contatti li faranno forse alla fine del 2250 d.c.

  23. 23

    [...] la pasta, la carne, il contorno, il dolce. 7 – Come cambia il marketing al tempo del blog. L’assaggio. 8 – Fare fatica a comprendere il senso della cucina di uno chef osannato. 9 – Acquisti [...]

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