di | gio 24 mar 2011 ore 19:03
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Le 9 città italiane dove si mangia meglio | Chi sale e chi scende

Siccome non siete la segretaria dello studio dentistico xyz costretta ad affollare il tavolino della sala d’attesa con tonnellate di Gamberi Rossi assortiti, ma anzi, persone di mondo, fatemi sapere cosa ne pensate.

() ROMA.

Sono serissimo, non un generatore casuale di entusiasmi culinari. Beh, ROMA E’ ANNICHILENTE. So di dire cose per le quali nei blog la gente si scanna, ma ho l’impressione che Roma entri a pieno titolo nella mitologia moderna dei ristoranti, con una spumeggiante antologia di cacio-e-pepi, enoteche, botteghe e pizzerie, completata da un’offerta ancora ormonale eppure potente di cose mai viste.

Dall’arrondissement gastronomico di Settembrini (risto+caffè+librebria con uso di cucina) al negoziettofoodie-cateringchic, fino al Deli Kosher con aspirazioni newyorkesi. Lo pensavo con un angolo del cervello al compleanno di Dissapore, guardando due fenomeni come gli chef Riccardo Di Giacinto e Giulio Terrinoni, Roma ora è una città gastronomicamente matura come poche al mondo.

() TORINO.

E’ ancora il posto dove il consueto pediluvio mattutino si accompagna a colazioni dolcissime. Mulassano, Venier, Il Bicerin, Pfatisch rappresentano il rapporto Caffè/Felicità più favorevole del Paese, e gli intimi del gelato riconoscono un istinto acutissimo a Marchetti in Corso Vittorio Emanuele II. Ma per molti il risto di riferimento è ancora Il Cambio, possibile? E i nuovi, con poche eccezioni (Scannabue, Slurp, Magorabin) faticano. Basta Eataly per risvegliare la città da questa specie di morte apparente?

() NAPOLI.

Sia messo a verbale che i ristoranti napoletani non mi piacciono tanto, così scanso i sospetti di amoroso deliquio con la città. Il punto è il virtuosismo del napoletano medio, le sue condizioni non negoziabili in fatto di mangiatoie, la centralità della pizza, il cibo di strada: ciò che altrove è buono per i napoletani è solo passabile. Ma tornando ai ristoranti e tralasciando la costellazione di stellati nei dintorni, il riscatto della Napoli de-spazzaturizzata passa per gli investimenti giovani in banlieue altrimenti derelitte. Tipo che Sud della chef Marianna Vitale a Quarto, è un mezzo miracolo.

() VENEZIA.

Precisiamo a scanso di equivoci che l’idea di Venezia dei ristoranti disgustosi, tutti trappole per turisti, chiusura alle 21, e attenzione zerovirgola a quel che si mangia, oggi è fortunatamente in crisi. Resistono i truffatori al limite dell’intossicazione alimentare, ma in attesa che vengano rieducati a sganassoni, scaracollandosi per bacari e fritolin si fanno esperienze schiette a prezzi accessibili. Non per generalizzare alla CdC (***zo di cane), fenomeno diffuso parlando di ristoranti lussuosi, ma il moderno MET dello chef Claudio Fasolato sta facendo proseliti, vedi il Lineadombra. E in arrivo c’è il Caffè Quadri degli Alajmo.

(⇑) FIRENZE.

Fino a qualche anno fa definire la situazione stantia non era un’iperbole, i ristoranti erano estremamente datati, entrarci significava viaggiare a ritroso nel tempo. Il panino col lampredotto di Nerbone al mercato di San Lorenzo restava il primo indirizzo consigliato dagli esperti. Fagioli cannellini, cavolo nero, bistecca, ribollita e pappa col pomodoro meritano rispetto ma c’è altro? Ora qualcosa sta cambiando, se qualcuno recupera il folclore senza appellarsi alla serialità schiacciasassi della trattoria toscana, vedi piccoli posti magici come Il Cernacchino, altri riprendono la strada della sperimentazione: provate IO-OsteriaPersonale, per qualcuno è il posto dell’anno. E spuntano piccoli poli risolutivi anche a ridosso degli Uffizi, dove convivono gomito a gomito L’Ora d’Aria dello chef Marco Stabile, lo spuntino-cult di ‘Ino, e il gelato del vulcanico Simone Bonini, da poco approdato in Via Lambertesca con il secondo Carapina.

(–) SENIGALLIA.

Per quelli che se la sono ingenuamente persa, o che ancora non capiscono che un banale paesotto della riviera adriatica inserito tra le città più buone d’Italia non è lo sfizio di un provinciale illuso e sognatore, ma una verità (per quanto stramba), mi appello alla solita spiegazione: la concomitante presenza di due gladiatori (Mauro Uliassi, Moreno Cedroni) capaci di sfidare l’impero. Tuttavia Senigallia è anche altro. Ristorantini, enoteche, osterie e… Michele da Ale (pizzafan esci da questo corpo!)

() MILANO.

“Per dire che a Milano si mangia bene bisogna avere gusti agghiaccianti”. Non mi piego ai capricci di chicchesia, perciò ho risposto al conoscente snob che col numero del celolunghismo cascava maluccio. Hey, io amo Milano. Ma a pensarla così sono in molti. La città non tiene il passo di Roma, la sua cucina povera non ha la stessa vocazione internazionale, nonostante le “Antiche Trattorie” (del Morivione e del Gallo) o posti dall’impianto tradizionale come Il Sambuco restino indirizzi consigliabili. Ma dopo 10 risotti, ossobuchi e costolette viene voglia di consegnarsi a Carlo Cracco. Che per carità resiste (o cresce) come Trussardi alla Scala del resto, epperò i ristoranti famosi per tutti e punto finiscono lì. Ci sono wannabe accreditati, cucine straniere di estremo sollievo e curiosi nuovi format ma niente spiriti indomabili, così dopo un po’ — sailcieloperché — si rimpiange di non essere a Roma. Ouch!

(–) PALERMO.

Viveteci a streetfoodopoli, dove quel che si mangia non deve passare 6000 gradi di sofisticazione culinaria per essere appetitoso. Pane e cazzilli, sfinciuni e pani e panelle non stuccano, eh, nemmeno dopo un po’. Allora via a invadere i dubbi mercati per tamponarsi con le arancine, o a catafottersi in posti tipo I Cuochini di via Ruggero Settimo. Se la cucina ha un rapporto rilassato con gli ingredienti è più attraente, infatti mi piace quella di Palermo, il cui ruolo di posto beneficiato dagli dei è fuori discussione. E sorvolo sulla quota di pasticcerie non colesterolo friendly ma buone impestate: Scimone, Spinnato, Costa, La Gubana, Oscar, Macrì, Mazzara, Cappello. Chiudom con Patrizia Di Benedetto del Bye Bye Blues , la donna che dopo 30 anni ha riportato la stella Michelin in città.

() BOLOGNA.

Il famoso quotidiano nazionale in edizione bolognese non si è fermato nemmeno davanti alla lesa maestà. Contestare la qualità dei tortellini di Tamburini, per di più nel proficuo periodo di Natale 2010, è il segnale che a Bologna non si salvano più nemmeno le istituzioni. Le alternative esistono, Simoni in via Drapperie, la salumeria di via Oberdan, e qualche trattoria resiste (all’Osteria Bottega: tortellini che levati, una versione della tagliatella, si metta a verbale, da altare votivo, parmigiani e lambruschi della felicità), ma le rivelazioni mancano da anni, o era decenni? Evito le imprecisioni impastate di pregiudizi ma non basta Eataly, per di più in versione ridotta, a risollevare le sorti della città un tempo goduriosa. Se trovate che sia il caso non privatemi di una smentita.

[Crediti | Link: Dissapore, Porzioni Cremona. Immagini: Dissapore]

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65 commenti a Le 9 città italiane dove si mangia meglio | Chi sale e chi scende

  1. Scannabue a Torino è stata una bella scoperta, ne ho scritto la settimana scorsa
    http://unevisite.wordpress.com/2011/03/16/i-sapori-piemontesi-di-scannabue/
    Se domenica sono ancora in zona vado a provare il brunch da “Slurp”, così magari ci scappa anche un post! :)
    Concordo che Milano non eguaglia Roma dal punto di vista delle proposte culinarie, ma è più innovativa per quanto riguarda nuovi format e food concept (e forse è l’unica in Italia!)…ma qui si va su un altro campo!

    • avatar carlo b

      concordo per Scannabue, al momento tra i pochi preferiti. aggiungerei Bordò, il Bastimento e altri cinque o sei nomi più che degni. è vero: Torino rispetto ai dintorni, fino in Langa, è al di sotto di una media altissima in Piemonte, ma la freccina la metterei in su, perché negli ultimi anni si sono fatti passi in avanti da gigante e il trend è senz’altro positivo. Pochi anni fa a Torino regnava la morte gastronomica, or c’è grande fermento e tanti giovani che cresceranno bene.

      • Concordo, fuori Torino, nelle Langhe dove ho avuto modo di mangiare diverse volte, gli standard sono davvero alti, e il rapporto qualità prezzo è ottimo!

      • avatar Serena Franti

        sono stata anch’io allo Scannabue e mi è piaciuto molto: ottimo cibo, buona carta vini, prezzi onesti e molta cordialità. OK anche il Bordò!

  2. (ops, avevo letto 10 città. si vede che avevo gli occhi velati di lacrime perché non c’era Genova ;-D)

    • Infatti erano 10, e la decima era proprio Genova. Avevo preparato tutto un bel discorsetto su Voltri, su La Voglia Matta dello chef Davide Cannavino, dove per 35 euro nel tuo tavolo finisce tanto ben di dio, e sulla focaccia di Priano, dalla fighezza indubbiamente superiore. Avevo anche pontificato su Creuza de Ma, il mio posto d’elezione in città, ma, niente… tutto mangiato dall’editing. Così le città sono diventate 9.

      • Massimo, se ripassi da Genova allungati fino a Pieve, gran bel posto: pesce, bella carta dei vini e anche una pizza speciale :)

        Lo Scalo
        Via XXV Aprile 146
        Pieve Ligure
        010 3460342
        chiuso il mercoledì

      • Bene. Allora asciugo le lacrime e ti mando bacione ;-*

      • avatar Pigi

        Genova è particolare, perché non esiste in generale il culto dell’ospitalità e c’è poco mestiere nel promuoversi, soprattutto attraverso i nuovi media. Soprattutto è bandito il gastrofighettismo (ah, belinate!).

        Se si accetta di essere trattato come cliente e non come ospite e se si è guidati, ci sono dei veri e propri gioielli nascosti tra friggitorie ed osterie più o meno all’antica.

  3. Al prossimo giro a Torino provate il Brandè, di via massena . Una menzione la merita anche il ristorante Consorzio!

    Felice di vedere che Scannabue ha preso molto punti. Li merita tutti!
    Per il Cambio aspetterei ancora qualche mese, che dite?
    La freccina dovrebbe essere su (più su) Massimo. Torino non è solo eataly. Mettiamocelo in testa ;)

    • Torino state of mind, un Big up per Scannabue,l’ultima volta a Torino abbiamo cenato per tre sere di seguito lì, si ci piace essere ripetitivi a volte:)
      E un saluto al Consorzio, altra interessantissima realtà Torinese dove ci siamo trovati sempre molto bene.

    • Ma come Torino freccia in giù, opponiamoci strenuamente! :-)

      “Consorzio” io lo metterei al primo posto.

      In base alle mie esperienze devo dire che mi è piaciuto anche “Dausin” (pure un po’ più di “Scannabue”).
      Non disdegnerei “Bastimento” e “Molo 16″ per il pesce; “Santa Polenta”, “Kitchen” (economicissimo), “Mezzaluna” (vegan) per qualcosa al volo o da asporto.
      E sicuramente ce n’è anche qualcun altro che non mi viene in mente ora.

      p.s. “Slurp” mai sentito nominare; dovessi giudicare solo dal sito, lo eviterei senza alcun dubbio! :-D

      • A mio parare Dausin ‘esagera’ con il burro: scaloppina navigante nel condimento (il fegato nn ha ringraziato quella volta :D ) e piatti abbastanza ‘normali’.
        Slurp non lo conosco, ma non me ne hanno parlato benissimo.

        • Puntualizzerei che in questo genere di locali io cerco e apprezzo più un certo equilibrio di sapori rispetto a qualcosa di particolare – che 9 volte su 10 non mi dice nulla manco in quelli un po’ più blasonati.

          Ovviamente poi ognuno giudica in base ai propri gusti e alla propria (in parte casuale) esperienza diretta. E va da sé che a me al “Dausin” a me non sono mai capitati laghetti di condimento altrimenti credo che avrei un’opinione diversa!

          Comunque come ambiente “Scannabue” con il dehors è uno dei miei preferiti – peccato che almeno metà della volte che ho provato ad andarci non ho trovato posto…

          • Figuriamoci se io posso (mai) parlar male della mia città, che peraltro mi manca da mori’. Però Roma in questo momento è il paradiso dei gastrofighetti, o più o meno. Nel senso che il rinnovamento è per pochi e tutto incentrato su locali comunque ricercati e costosi. Ordunque se siamo sui Settembrini (e guai a chi me lo tocca) con un pizzico di Terrinoni, profumo di Cristina e un tocco di Di Giacinto non c’è ombra di dubbio: Roma prima in classifica. Ma la vera vera novità per tutti forse negli ultimi tempi è solo Cesare in via del Casaletto.
            Complessivamente e sottotraccia quindi alcuni cambiamenti li trovo ben più rivoluzionari altrove. Parlo di Torino soprattutto semplicemente perché la frequento molto ma oggi tra Consorzio, Bordò, Slurp e Scannabue (ma le novità sono tante da San Salvario a Porta Palazzo) si mangia benissimo senza svenarsi. Mescolando l’idea di prodotto e di territorio senza far retorica della tradizione. Trattorie moderne e avanguardie della tradizione? Po’ esse… Per cominciare intanto si spende la metà che altrove

          • avatar Man

            A Torino da due mesi, sto managiando bene in media, anche se faccio fatica a trovare vere ‘chicche’.

            Ho provato Scannabue e l’ho trovato sicuramente discreto come trattoria e rapporto qualita’ prezzo.

            Magorabin, potrebe essere un’ottima trattoria ma purtroppo il nostro mago si vede come uno chef di piu’ alta cucina e con quei criteri, secondo me (ma ovviamente non secondo Michelin), rende un po’ meno.

            Invece Osteria Porta di Po fa sempre quei quattro semplici piatti ma li fa bene. Ecco un cuoco che sa stare nella sua ‘comfort zone’

            Alla fine l’esperienza gustativa complessiva piu’ buona e imbattibile come qualita’/prezzo, fin qui, e’ stata nella vineria di Eataly, prendendo i piatti del vicino stellato ad una frazione del prezzo. Pero’ ovviamente non e’ l’ambiente dove passare una serata.

            A livello piu’ alto la Barrique e’ proprio buona. Devo ancora provare il Vintage.

            Infine, un plauso al sublime panettiere Andrea Perino, la vera scoperta, per me, a Torino.

  4. A torino si mangia molto bene anche da Guido a Eataly

  5. avatar nicola a.

    Penso che Roma e Firenze sono (-).

  6. avatar Leo

    Consigliare il Sambuco a Milano è davvero un invito a farsi del male! Così come dire che si mangia meglio a Firenze..

  7. Per me manca Parma, una delle poche città dove entri a botta sicura in molti locali sconosciuti. Non c’è Bologna, non c’è Reggio Emilia, Parma è sicura. Certa. E’ il tuo orsacchiotto gastronomico.

    Bologna l’ho vissuta per tre anni recenti, e solo Osteria n.7 è una sicurezza, perché manco Gigina a Castelmaggiore si salva più. Fai qualche chilometro in più sulla 65 della Futa, e vai da Pietro Pompili, e non ordini nemmeno.

    Altrimenti, tanto vale la Tana del Goloso a poche decine di metri dalle Torri, o Osteria Buia sempre a Castelmaggiore, dove almeno hai la soddisfazione di una madre motociclista sfegatata che ha chiamato sua figlia Honda…. e che te mangi, lo ricordi solo i giorni dopo!!!

    • [img]http://i56.tinypic.com/2j150sj.png[img]

      Questo è il commento lasciato su Facebook da Camillo Langone, critico gastronomico del Foglio e residente a Parma.

    • avatar jade

      ma Marco Fadiga?

      • Concordo! Marco Fadiga merita….e aggiungo che a Bologna ci sono luoghi in cui si mangia benissimo…Purtroppo circoli privati conosciuti e frequentati da pochi selezionati. Sopra tutti, il Circolo Bononia. Lo chef si chiama Andrea. I tortellini sono quelli originali made in Alcisa e le altre pietanze…da orgasmo papillare!

    • avatar simone

      vi dimenticate la puglia , dove regnano i prodotti semplici ma di gusto , la cucina mediterranea e il pesce di gallipoli , dal produttore al consumatore , se fate un giro in puglia provate a venire nel salento , qui ci sono prodotti a km 0.

    • avatar Mingo

      puoi fare qualche nome di Parma a cui andare a botta sicura?
      grazie,
      un residente a Parma
      P.S. ho anche sentito che forse ci sarà anche Eataly nella zona della nuova EFSA

      • avatar un parmigiano

        [img]http://www.vocinelweb.it/faccine/varie/pag2/63.gif[/img]
        i nomi a botta sicura li lascio a Marco, mi intrometto invece su Eataly: clicca

        • avatar Mingo

          uhm ma da quello che capisco io la Di Vittorio dovrebbe costruire e realizzare il tutto..poi le singole anziende entreranno (affitto?!) in quei luoghi..mi sembra improbabile che un costruttore edile (http://www.gruppodivittorio.it/) possa fare una sorta di Eataly senza Eataly.
          Quindi le ultime news sono che Eataly non aprirà a Parma ma verrà fatta una sorta di “copia” da questo gruppo di vittorio???

          • avatar sì, io ho capito così

            e suppongo sarà una copia conforme al loro Villaggio del Gusto di Fidenza: progetto di lunga gestazione che, leggevo qui, al 20 novembre scorso non era ancora partito, resta poi il fatto che bisogna sapere & sapersi vendere. Farinetti ha indubbia bravura & marchio Eataly dalla sua, gruppo Di Vittorio e Villaggio del Gusto… boh?

          • avatar quattro mesi dopo

            quindi le ultime news sono che…

            [img]http://www.vocinelweb.it/faccine/varie/pag3/22.gif[/img]
            parma.repubblica, 1 ago – [...] buio, infine, sulla Cittadella del cibo da collocarsi
            al parco Ducale: la conclusione dei lavori, neppure iniziati, era prevista nel 2012

    • avatar Matilde

      Assolutamente d’accordo…

      non tutti a botta sicura, ma molti sconosciuti sono davvero da provare.

      parma,
      Parma
      PARMAAAAAAA

      : )

  8. marco bolasco, per una volta non sono d’accordo con te. Apro la tavoletta — cui da meticoloso ristofan delego i segreti più turpi, e alla voce “Ingozzate romane celestiali ma low-cost” leggo testuale: supplì alla Gatta Mangiona, pizza alla nduja di Gabriele Bonci, piattini di caci da Beppe e i suo formaggi, salumi laziali da Dol (salumi laziali, chi lo immaginava?). Roma sarà anche il “paradiso dei gastrofighetti” come dici tu, ma che si fatichi a mangiar bene spendendo il dovuto, direi di no.

    • Ci sarà pure un motivo se le feste ci vengono meglio qui, no?

      Ma te rendi conti di quante stelle brillano nel cielo di Roma?

      E stanno tutte nel Tomtom!!!

    • Rispondo solo ora causa latitanza lavorativa e varia. La mia terribile deformazione editorial/guidaiola mi porta come sempre a tracciare una linea di confine tra tipologie di locali. E sbaglio. Per cui nella mia frettolosa lettura ho deciso che nel post si parlasse di luoghi dove sedersi a tavola, dalla trattoria in su. E ho risposto su questa lunghezza d’onda. In realtà Roma è la rivoluzione del mangiare veloce e di qualità e con formule nuove (soprattutto senza tavola) e indubbiamente da questo punto di vista non teme rivali. E’ stato il tema su cui ho lavorato (anche sotto il profilo dell’elemento nuovo) per le ultime guide che si chiamavano Roma 2008 e 2009 che ho curato. Forse anche per questo l’avevo rimosso… :-D

      Inseriremo nella guida Osterie 2012 un inserto su Roma che cerca di fotografare questo fenomeno. E’ una delle novità che stiamo mettendo in pista per la nuova edizione del bestseller di Slow Food Editore. Ne abbiamo un po’ in cantiere. Si accettano consigli!

  9. avatar Simone

    Ma daaaaaiiiiiiiiii…

  10. avatar Angy

    A Palermo, il bar si chiama “La Cubana”.

  11. urca ! wannabe per nick cavallo ? mi sa che si inka..a :-)

  12. Non sono daccordo sulla crescita di Napoli.
    E’ vero le pizzerie stanno migliorando notevolmente lo standard qualitativo, e’ vero che Sud e’ una bellissima sorpresa (per quanto fuori citta’) ma e’ anche vero che la citta’ e’ in un momento di profondo medioevo per quel tipo di ristoranti che non piu’ di 10 anni fa ne erano la vera ossatura portante: le osterie.
    Ormai mangiare bene pesce in citta’ senza fare un mutuo e’ difficilissimo ed anche la sostanziosa cucina tradizionale, che dovrebbe essere povera, pecca di eccellenze.
    Prima dell’euro, a 25.000 lire trovavi tantissimi posti dove passare una serata piacevole, oggi con 35 euro si resta facilmente delusi.
    E personalmente non vedo segnali di ripresa in questo senso

  13. mi vengono in mente almeno un’altra decina di ottime tavole a Torino…e dei livelli piu’ svariati…dalla piola contemporanea a quella original,dal ristorante gastronomico alla trattoria famigliare! solo che ormai sulla nostra bella citta’ si è radicata la convinzione che il livello della ristorazione sia tabula rasa e sara’ un impegno lungo e difficile riuscire a far cambiare idea al resto del mondo…chissa’

    • Magari dall’interno dell’ambiente enogastronomico l’impressione è diversa, ma a me non sembra così diffusa la convinzione che Torino sia tabula rasa o quasi – a parte in questo post piuttosto pessimista! :-D

      Certo che avendo intorno un Piemonte così ricco e a prezzi (comprensibilmente) più bassi. Alla fine la città perde qualche punto nel confronto, però insomma a me non sembra che siamo messi così male…

  14. avatar studentessa fuori sede gastrofanatica

    Idee su Napoli in libertà.

    A Napoli si mangia mediamente male,
    come spesso accade in tutti i posti in cui la domanda è costante e costantemente supera l’offerta,
    il turismo ha imposto i suoi diktat: pizza e pastasciutta su tutti e così la serie ininterrotta di localini sulla suggestiva via Partenope non vale il tempo perso a cercare parcheggio.

    Il migliore tra gli ortodossi? Mi sbilancio: l’eterogeneo Mimì alla Ferrovia, sostanza oltre il folklore.

    I migliori in assoluto, due perle, di cui per me si parla ancora troppo poco
    - cosa di cui non mi capacito e di cui chiedo lumi ai napoletani -
    Palazzo Petrucci, chef Lino Scarallo,
    La stanza del gusto, chef Mario Avallone,
    posti prezioni nel ventre storico della città,
    vslgono il visggio.

    Non sono ancora stata al Comandante dell’hotel Romeo e non so se mai ci andrò
    (Ehi, sono una studentessa, per un ristorante ancora senza una stellina non saranno un po’ tanti 120 e passa euro di menu degustazione esclusi i vini??)
    l’unica visita alla Cantinella risale al luglio 2009
    (e qui, al di là anche del prezzo, penso che nemmeno la stellina mi indurrà a tornare tanto presto).

    Mi resta la curiosità di Crudo Re, che dicono sia buono.
    Aspetto consigli

    • avatar rossal (ross*+sal)

      d’accordo sui nomoi citati dal post iniziale e da te, ma, seppur pizzeria, quella di Enzo Coccia in via Caravaggio non dovrebbe mancare (e Dissapore, vivaddìo, gliene ha dedicate di pagine). E, poi, visto che aspetti suggerimenti, mai stata a Radici? Per noi merita: è in Riviera di Chiaia.
      Se ci vai, facci sapere la tua:)rossal

      • avatar studentessa fuori sede gastrofanatica

        Conosco (ovviamente) la zona, ma non il ristorante.. Grazie mille per la preziosa indicazione!

  15. avatar rezdor

    ma Modena?
    mi pare che sia una delle città più gastronomicamente attive!

    • E’ più o meno da vent’anni che Modena ha surclassato la sua vicina Bologna, almeno parlando dei centri storici. Nessuno sembra accorgersene, ma per una città di 500000 anime avere un 2 stelle (Bottura) e tre 1 stella (Strada Facendo, Hostaria del Mare, l’Erba del Re) non è poco. Sempre se ci si accorge che sono ristoranti di nuovo corso completamente discostati dalla Tradizione (ristorante Fini) che ha perso l’unica stella che aveva. Per la provincia Bologna mantiene un’altissimo livello rsipetto alla più provinciale, e quindi Tradizionale Modena…ma nuove sorprese sono in arrivo…

  16. Su Napoli l’ha presa un po’ alla larga Bernardi. Marianna è una giusta (giustissima!), ma se Quarto vale come Napoli stiamo freschi! Io un sondaggino più approfondito l’avrei fatto… ;-)

  17. avatar Simone

    Trovo misteriosamente immotivata l’attenzione per Sud e per Quarto.
    Non ravvedo i margini per gridare al miracolo gastronomico. Nemmeno lontanamente!

    Detto ciò Napoli è in costante ed effettiva crescita per quel che riguarda il livello medio della ristorazione di qualità e finalmente sembra riuscire per la prima volta a svincolarsi dalla camicia di forza del “cibo di strada, osteria fintopovera e pizzapizzamarescià”…

    Noto con dispiacere che si trascurano molte belle realtà cittadine…

  18. Pingback: Dissapore | Il meglio della settimana | Dissapore

  19. avatar Tito

    Quoto Senigallia, ma sono assolutamente in disaccordo su Milano, che ha un’offerta importante anche al di là delle trattorie storiche. Nella sola zona di Porta Genova ci sono almeno quattro locali (a prezzi competitivi) che propongono una cucina interessante a prezzi, tutto sommato, corretti: Fiore in via Savona (se non ci siete mai stati correte!!), La Scaletta e Food Art sul piazzale di Porta Genova, Al Pont de Fer.
    Milano inoltre è ottima per il pranzo, quando anche i ristoranti più blasonati propongono menù di qualità a prezzi più accessibili.

    • Il fatto che si debbano sempre lasciare a Milano quei 2 o 3 € in più, che vanno in un modo o nell’altro alle mafie locali della logistica o dell’immobiliare o del nero diffuso, è veramente un deterrente a qualunque forma di vita vera nella città. Quindi, purtroppo, di salvabile a Milano non c’è proprio nulla.
      Lo dico da grande conoscitore della città e dei suoi ingranaggi più o meno evidenti anche agli occhi dell’ignaro abitante.

  20. avatar chrstian m

    puo’ esistere una classifica piu’ idiota di questa? No, sempliecemente perche’ l’autore di tal porcheria si chiama Bernardi.

  21. Pingback: Dissapore | Il meglio della settimana - Macchianera

  22. avatar rossal (ross*+sal)

    Proponiamo (mancherebbe sia tra le 9/10 iniziali, sia tra i commenti) Mantova e dintorni: Il Cigno, Aquila nigra e Ai Ranari in città, la deliziosa librogusteria Il pensatoio in via Accademia (per dire di un modello di bottega più originale, mentre tra pasticceri e pastai meritevoli l’elenco risulterebbe lungo), e, per i dintorni, giusto per citarne uno dei più vicini e gustosi, la Locanda delle Grazie a Curtatone, son tutti nomi che valgono il viaggio in uno dei luoghi più belli d’Italia.

  23. avatar pandora

    Vieni a mangiare allora a Monghidoro, i tortellini di Tedeschi a Piamaggio e le altre pietanze da Carlet.

  24. Pingback: Dove si mangia meglio in Italia? chi sale e chi scende « emedia blog – notiziari, email marketing, lead generation

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