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Mangiare alla carta: I ristoranti della settimana

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Ogni sabato Dissapore raccoglie i pareri degli esperti che scrivono di ristoranti per i giurassici giornali di carta e vi chiede di metterli in classifica.

kitchen, ristorante, milanoGIANNI MURA: KITCHEN, Via Neera, 40 – MILANO.

Chissà, forse gli esperti hanno fiutato l’arrivo del caldo africano, sta di fatto che nelle recensioni di questa settimana c’è molta Sicilia. Fa eccezione Gianni Mura, che sul Venerdì di Repubblica descrive così Kitchen: “aperto a Milano nel novembre 2009 da Massimo Temporiti e arredato con stile minimalista che piacerebbe a Banana Yoshimoto”. Gradita l’idea dell’orto di proprietà che “rende autosufficiente il locale”. Di questo passo arriveremo al bonus per l’autarchia.

KITCHEN SI: I piatti senza glutine, gli involtini di pesce spada, la segnalazione delle regioni che ispirano le ricette, tipo i cappellacci ripieni dall’Emilia Romagna o la cotoletta “orecchio d’elefante” (sic!) dalla Lombardia.
KITCHEN NO: Carta dei vini inadeguata e magra.
CONTO: 40 euro escluso vini.

trattoria, al padrino, messinaCAMILLA BARESANI: AL PADRINO, Via S. Cecilia, 54/56 – Messina. Tel. 090 2921000.

Se non conoscete la trattoria Al Padrino, datevi bassi voti in mondanità e tendenze gastro chic. Scrive la raffinata rubrichista di Sette, inserto del Corriere: “la frequento da anni e non tradisce mai”. Mai stati? Eppure è il locale “che realizza il sogno del turista curioso di varianti della cucina siciliana”.  Lodi pure per il titolare: “Pietro Denaro parla con modulazioni sgolate, in una sottolineatura della cadenza messinese che ricorda gli sforzi dei venditori del mercato per attirare l’attenzione delle comari”.

AL PADRINO SI: Imperdibili le paste riposate (a temperatura ambiente) con fagioli, ceci, macco di fave e lenticchie; le polpettine di alalunga, spada e ortaggi. Squisito il “bollito mmuddicato” (punta bollita, coperta da uno strato di mollica, limone e prezzemolo, e poi arrostita).
AL PADRINO NO: l’ambiente. Non è bello, non è elegante, non ha unità stilistica.
CONTO: 25 euro compreso vino della casa.

la capinera, ristorante, taorminaANTONIO SCUTERI: LA CAPINERA, Via Nazionale, 177 – Taormina (Messina).

Su i Viaggi di Repubblica troviamo uno Scuteri poetico nel tono, ispirato da una terrazza dove “con gli occhi pieni dell’azzurro del mare di Taormina potreste avere qualche difficoltà a concentrarvi sui piatti “.

LA CAPINERA SI: L’insalata di gamberi rossi con cipollotto, vongole veraci, crema di mandorle e salsa di alici è un classico. Lo spaghettone alla carbonara di pesce “rotondo e appagante”. Bene le degsutazioni al bicchiere.

LA CAPINERA NO: nutrito il drappello dei no. Deludono poiché monocordi i tagliolini di pasta all’uovo con ragù di ricciolo, biete, pomodorini e crema al basilico. La carta dei vini ha ricarichi sostenuti. Il menu è statico e lo chef Pietro D’agostino non prende rischi. Dovrebbe osare di più in virtù del “sorriso solare e la mano leggera” .

CONTO: 70 euro.

piazza duomo, alba, ristoranteFIAMMETTA FADDA: PIAZZA DUOMO, Vicolo dell’Arco, 1 – Alba (CN).

Temevamo che il recente restyling di Panorama avesse tolto all’ex diretttore di Grand Gourmet (rivista molto amata) lo spazio per i ristoranti. Invece la recensione c’è, giocata intorno a un piatto dello chef Enrico Crippa, Insalata 21, 31 41, “numeri magici che corrispondono a foglie, erbe, fiori e semi che la compongono in base al mese dell’anno” (giocateli). La solitamente algida Fiammetta (un ossimoro?) s’infervora e cita Sandro Botticelli, nientemeno, paragonando il piatto definito “poesia edibile” ai suoi quadri.

PIAZZA DUOMO SI: l’orto biologico, la tendenza più lodata del momento, stando ai critici ogni ristorante dovrebbe averne uno. Gli accostamenti inattesi, vedi foie gras e fragole. Il capriccio fusion del tuorlo marinato nel Lapsang Souchong avvolto da una crema di patate.
PIAZZA DUOMO NO: nulla di segnalato.
CONTO: 100 euro escluso bevande.

ristorante, il duomo, ragusa ibla,ENZO VIZZARI: IL DUOMO, Via Capitano Bocchieri – RAGUSA IBLA.

Prosa infuocata per il reuccio della critica nostrana, che su L’Espresso descrive così la cucina dello chef siculo Ciccio Sultano: “schietta, profonda, sensuale, quasi violenta, capace di trasmettere emozioni vibranti”. Peccato la “ridondanza barocca” di certi piatti, anche se, essendo a Ragusa Ibla…

IL DUOMO SI: cannolo di ricotta con gambero crudo e caviale, passeggiata in pescheria (trippa bovina, polpo, riccio, aspic di brodo di pollo!). La “variante Sultano” della pasta con le sarde definita “sontuosa”. Il servizio di Angelo di Stefano.
IL DUOMO NO: nulla di segnalato.
CONTO: 100 euro alla carta.

E per finire, la vostra personale classifica della classifica degli esperti. Vale un solo criterio: quanta voglia di provare il ristorante vi è venuta leggendo la recensione. In altre parole: in quale di questi locali andreste subito e quali invece possono attendere?

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13 commenti a Mangiare alla carta: I ristoranti della settimana

    • Non è ironico, la proprietà consente allo Chef Enrico Crippa di gestire due ettari di terra a Barolo dove vengono coltivate in biodinamica le erbe usate nelle preparazioni e almeno buona parte di frutta e verdura. In Umbria invece allevano il maiale Cinturello, utilizzato in alcune preparazioni. Un maiale che te lo sogni la notte. Mi rendo conto che da un certo punto di vista può sembrare una presa in giro ma quello del ristorante ad economia curtense è un trend più o meno protocollato per questo -- altissimo -- livello di ristorazione, lo fa In De Wulf, lo fa LE Case, lo fa Noma, per citare due dei miei preferiti e il primo dei miei desiderata.

  1. ” L’ambiente. Non è bello, non è elegante, non ha unità stilistica.”

    Ma che te frega. Noi siamo i golosi senza fronzoli(v. Manifesto di Gumbo)

    “CONTO: 25 euro compreso vino della casa.”

    Ci avete ossessivamente che Milano è cara,tutto costa di più ,persino più che in Europa. Ma Il Padrino c’è. È a Milano.
    Grazie Camilla!

    • Oh sia chiaro, non è che per piacere a me il locale debba essere per forza brutto. :-D
      L’importante è la sostanza, poi se anche l’apparenza è di mio gusto bene, se no pazienza.

      Però, vincenz, Milano da dove esce? Io nella recensione leggo Messina!

        • Appunto, non capivo se era un errore di battitura e ero un pò fuso io.
          Comunque è l’unico che mi attira, non soltanto per il prezzo, ma è un fattore importante, se la qualità è buona. Del locale frega pochissimo, purchè non sia proprio uno schifo. Però messina è troppo lontana da casa mia, ma in ogni caso me lo segno.
          70 o 100 euro, e magari vini esclusi, sono cifre fuori dai miei standard, e comunque dovrebbero essere ampiamente giustificate, sia dalla qualità fuori discussione che da ambienti e servizi adeguati.

  2. Come mai non parlate della “Risacca” di Milano? E’ il miglior ristorante in assoluto. Certo, costa un occhio, ma ne vale la pena. Pesce fresco, grande scelta di vini pregiati e un bell’ambinte colorato da vetrate coloratissime.

    • La Risacca e’ il migliore ristorante di Milano? Non me ne ero accorto, distratto com’ero da almeno una trentina di altri ristoranti “peggiori” tipo Trussardi Alla Scala, Il Luogo di Aimo e Nadia, il Joia, il Pont De Ferr e via discorrendo.
      Qui su Dissapore c’e’ gente che probabilmente fuma cose forti.
      Ultimamente sembra di stare su Trip Advisor!

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