di | lun 20 giu 2011 ore 18:59
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fattore fumelli

Manuale di conversazione per addomesticare i foodblogger al ristorante e non pensarci più

Cari ristoratori, stellati, bistellati, tristellati, aspiranti stellati. Avrete senz’altro notato che da qualche mese gira per l’Italia un’aspirante scrittrice, giornalista fuori casta, blogger accanita con la fissa per la gastronomia. Si introduce, a volte sola a volte accompagnata, nei nostri locali, e noncurante delle lamentele dei vicini, e dei compagni di tavolo, fotografa tutte le portate con la sua fotocamera, grazie a Dio, compatta.

Sono uno di quelli cui dà fastidio il flashare delle macchine fotografiche nei ristoranti. Nelle trattorie e nelle pizzerie, vi dico, lo posso anche sopportare, ma nei locali con qualche pretesa lo trovo poco opportuno. Come trovo poco opportuno lo squillo di un telefonino (almeno la food writer in questione, la nostra Lorenza Fumelli, spegne la suoneria).

L’altro giorno, tra un flash in un occhio e una conseguente fortuita forchettata sulla guancia (sto esagerando ma enfatizza la narrazione), durante un bel pranzo da Salvatore Tassa ad Acuto (FR), ho partorito questa insana idea per cloroformizzare la Fumelli rendendola (quasi) innocua, e con lei tutti i blogger che scattano immagini da pubblicare, inclusi tutti gli appassionati che coltivano segretamente l’hobby del dish-watching casalingo autorizzando così la Fumelli, inconsapevolmente, a far di foto. Peggio della pornografia.

Bene, segnatevi la soluzione: la Fumelli’s key, 3 diverse soluzioni, niente meno.

1) Una chiavetta con le foto di tutti i piatti del menù da tenere come ricordo. Se siamo in presenza di una versione meno esigente della Fumelli può bastare e, perché no, può far piacere anche al cliente diciamo… semplice, sempre più raro ormai.

2) Una per i professionisti con un maggior numero di foto, qualche informazione sui piatti e sul ristorante, la cartella stampa per accontentare anche le Fumelli più esigenti.

3) La Fumelli’s special per blogger più accaniti, che ha per gadget, come portachiavetta, una benda anti-Fumelli per renderla innocua durante tutto il pasto e per farle testare le esperienze sensoriali senza macchine fotografiche e note al margine. Tanto ne scriverà poi.

Cosa ne pensate?

[Crediti | Link: Salvatore Tassa, immagine: Lorenza Vitali]

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53 commenti a Manuale di conversazione per addomesticare i foodblogger al ristorante e non pensarci più

  1. avatar Antonio Scuteri

    Grande Fabrizio
    E povera Foomy, satirizzata :-D

  2. cmq le foto si possono fare anche senza flash…
    ;)

  3. pero’ a me da’ noia davvero (no, non la Fumelli)

    non si puo’ introdurre una tassa ?

  4. Da blogger (appassionato) ho scelto di non fotografare mai i piatti per due semplici ragioni:
    -per non dare fastidio agli altri
    -per non dare fastidio a me stesso

    Mi piace godermi pranzi/cene senza dover per forza pensare a come inquadrare il risotto o da che angolo fotografare il dessert.

    Prima di essere blogger sono un gaudente mangiatore :)

  5. Imparare a fotografare e quindi non utilizzare il flash? ;-)

  6. e bbe… i ricordi non si condividono totalmente , a meno che non ci si inventi un 3d così reale da essere più reale del reale . Innocua mania ? Forse solo una cultura culnaria basata sull’assagio e non sulla tecnica

  7. avatar Riccardo I.

    “…tutti gli appassionati che coltivano segretamente l’hobby del dish-watching casalingo…” :-( :-(

  8. avatar Piperita Patty

    Lorenza Fumelli? Chi? Boh!

  9. Premetto che non ho mai fotografato un piatto, aggiungo pure di sentire una scossa di vergogna correre lungo la schiena quando vedo qualcuno del tavolo che lo fa, però devo riconoscere che la foto è sicuramente un contributo importante e, spesso, di valorizzazione totale della critica o del suggerimento che si va a fare.

    Detto questo, però, sarebbe quasi meglio che gli chef organizzassero delle photo-session delle loro creazioni, chiamassero chi c’è da chiamare tanto con internet lo scrivi su due o tre blog ed hai avvertito tutti, quel giorno si preparano i piatti, si fanno fotografare e poi, nei giorni normali, basta co’ ‘sti japponesi della Kodak al collo che fotografano compulsivamente tutto, che palle, io vado nel locale a mangiare, anzi, a sgargarozzarmi, meglio…..

  10. Intanto ringrazio l’amico (vatti a fidare degli amici) Fabrizio per avermi buttato in mezzo, capisco che qualcuno si doveva pur prendere come esempio – negativo – =D

    A tavola ci sono cose che danno fastidio anche a me. Anzi, ci sono cose che mi danno fastidio un po’ dappertutto, solo che per natura, fino a che si tratta di cose che non fanno male alla salute degli altri o che ne alterano la libertà, direi che tendo ad essere tollerante, anzi direi che forse la tolleranza è un dovere. E non uso il flash, così per dire.

    Ma se proprio ne dobbiamo parlare, diciamo che l’idea è ottima. Il senso è che per tanti food blogger come per tanti editori è impensabile pubblicare un articolo senza foto e credo che anche i lettori gradiscano poter fruire dei contenuti mutlimediali, quindi ci sono e ci saranno sempre. Se c’è la chiavetta anche noi ci rilassiamo a tutto pasto.

    Ps.: ma pensate davvero che se non dovessimo scriverne staremmo lì a fotogragare ogni piatto invece di goderci la cena? Maddai..

    Una sola controindicazione: le foto sarebbero tutte uguali, ma vabbé, per andare incontro a sti malsopportatori di foto a tavola ci si può anche stare.

    E per quanto riguarda i malsopportatori di foto a tavola? temo che risolto quel problema cominceranno a malsopportare qualcosaltro e a condividerlo con noi, perché il malsopporatore tende a malsopportare per natura. ;)

    @ Piperita, piacere.
    L

    • avatar fabrizio pagliardi

      malsopporto questa tua perchè non è vero che chi malsopporta malsopporta per natura, io malsopporto poche cose.

      Chi legge anche chi legge e manda messaggi, chi si connette a internet, chi guarda troppo agli altri tavoli chi parla a voce troppo alta, chi parla di politica e di religione, chi appoggia tutto il contenuto delle tasche sul tavolo, chi rompe troppo le balle ai camerieri, chi fa lo spiritoso con i camerieri, chi ci prova con le cameriere, chi vuole variazioni sui piatti, le coppie che ordinano tutto a metà, chi ordina una pietanza aggiungendo alla fine “abbondante”, chi seziona gli alimenti nel piatto, chi va al bagno ogni portata per rigettare, chi si alza troppo spesso per fumare, chi mangia troppo lentamente, chi mangia troppo velocemente, chi mangia proprio alla stessa mia velocità, chi si versa l’ultimo goccio di vino della bottiglia, chi non vuole che si spendano soldi in vino, chi ordina vini costosissimi senza avvertire gli altri commensali, chi guarda nel mio piatto, gli indecisi che leggono il menù tre volte, chi sta a dieta e viene a cena fuori con me per farmi sentire in colpa ordinando un’insalata, chi ordina un “drink” e si mangia un “cosa”, chi degusta e non mangia, chi si nutre e non mangia… non so se dimentico qualcuno.

      E non credo assolutamente che la tolleranza sia un dovere, è una virtù esauribile che non posseggo nella vita privata dovendo usarla tutta sul lavoro.

      Ma a parte gli scherzi l’anno scorso a new york un mio compagno di viaggio ha provato più volte a estrarre la macchina fotografica in diversi ristoranti, tutte le volte è stato bloccato dai camerieri un paio di volte anche in modo sgarbato, la stessa cosa mi è successa a londra qualche anno fa.
      Mi è capitato di stare a tavola con tre persone che ogni portata tiravano fuori la macchinetta fotografica in tre, personalmente mi sentivo il commensale di un tavolo ridicolo, fortunatamente erano tutte compatte e non reflex.

      Mi rendo conto che le foto possano essere tutte uguali ma lo potrei sopportare.

      • Secondo me un piatto è un’opera di ingegno, come una foto, un post, un quadro. Magari alla trattoria “de borgata” non gliene frega nulla, ma a chi opera cura maniacale ogni singolo piatto penso si debba almeno il rispetto di chiedere e citare.

      • Fabrizio, ad un malsopportatore come te dò un consiglio: non uscire di casa ma, se puoi, ordina i piatti al ristorante e fatteli portare a casa, così eviterai di incontrare persone e situazioni come quelle citate sopra. Io, altrettanto malsopportante, mi risparmio lo stress dei “cattivi incontri” evitando accuratamente gli eventi socialgastronomici. Dammi retta, è l’unico modo.

  11. Ciao Fabrizio, da qualche anno conosco molto da vicino la realtà dei food blogger. Il tuo pezzo è spassoso e l’idea è molto bella. Ma non chiamiamoli food blogger.

    Il food blogger è una razza di blogger particolare: gelosissimo dei propri contenuti, rispettoso del “materiale” di terzi ma soprattutto orgoglioso delle proprie creazioni.

    La vedo dura pensarlo a vagare per i ristoranti fotografando le portate, piuttosto ti arriva in ristorande con l’iPad (o forse le foto cartacee???) e ti mostra le sue.

    Ciao :)
    Riccardo

  12. Ma siamo pazzi??? Uno dovrebbe dare fastidio se fotografa un piatto al ristorante? Roba da matti.

    • Sinceramente non capisco che male ci sia a fotografare i piatti al ristorante. Mi pare che dia lo stesso fastidio che può dare un uomo alto e bello a uno brutto e invidioso, e qui siamo allora nel campo della psicanalisi e della frustrazione. Se poi devi lavorare e scrivere un pezzo corredato da foto, che fai, rinunci a lavorare? Io chiedo sempre il permesso al ristoratore, che in genere è ben felice di vedere valorizzati i suoi piatti anche sotto il profilo della comunicazione, e poi pazienza che qualche strano tipo si offende: direi che ci sono maleducazioni ben maggiori !

  13. ma perché fotografare un piatto al ristorante? un foodblogger dovrebbe fotografare i propri piatti a casa propria per metterli poi nel proprio blog, o no? sbaglio? io faccio così, e se vado al ristorante, penso a mangiare non a fotografare….
    Però ho saputo di foodblogger che addirittura fotografano i piatti pronti nelle riviste patinate e poi le pubblicano…. da non credere.

    • avatar Lorenza

      c’è un po’ di confusione. Chi scrive di cibo e si occupa delle recensioni di ristoranti necessariamente deve andare nel determinato locale e mangiare per poi arricchire il contenuto con ste famose foto ai piatti. Tornato a casa dalla visita, compone il suo post e lo pubblica nel suo Blog. Questo individuo si chiama foodblogger.

      Altro individuo (a volte la stessa persona) fa anche/invece le ricette in casa, le fotografa e le pubblica nel suo blog. Anche costui si chiama foobdblogger.

      Il nome è lo stesso. O ne vogliamo trovare un altro?

      • Questa osservazione Lorenza è veramente interessante. Forse il termine food blogger è troppo stretto, ovvero troppo generalista.
        Facciamo che chi recensisce diventa “restourant blogger” e l’altro resta food blogger? Oppure che chi fa ricette diventa “recipe blogger” e l’altro rimane food?

        Bella lotta :)

        • Da foodblogger appassionato di fotografia concordo col buon Merlinox… un foodblogger è un blogger che cucina e non uno che degusta… insomma regole scritte non ci sono ma mi pare che sia una cosa blogghisticamente riconosciuta ;)

  14. non posso che essere d’accordo con il commento di @merlinox. Il food blogger i piatti li crea, li fotografa ( o filma la preparazione), infine li posta e spesso si gongola per le “recensioni” dei suoi fans, tanti o pochi che siano.
    ;)

  15. Concordo con Merlinox quando dice che il foodblogger i piatti li crea, chi li fotografa per recensirli dovrebbe essere appellato diversamente, tuttavia il fulcro del discorso penso sia un’altro e cioè se fotografare un piatto al ristorante possa dare fastidio o meno al resto dei commensali sia essi condividano lo stesso nostro tavolo che no?!
    Io penso che una volta chiesto e ottenuto il permesso dai ristoratori e dei cuochi che creano i piatti…non vedo tutta questa intolleranza per qualche foto scattata.
    Non Vi siete mai trovati in un ristorante contemporaneamente ad una festa di prima comunione, cresima o battesimo??
    Vivi e lascia vivere, sorridi e rilassati nella vita ci sono cose più gravi e peggiori di una foto scattata, allo scopo tra l’altro di farne conoscere l’aspetto prima ancora del gusto.
    Saluti a tutti

  16. Ma bisogna per forza far rietrare tutto e tutti in catalogazioni e differenziazioni? E se qualcuno fa entrambe le cose? Io tutti questi problemi problematici non li vedo. Sono di parte lo ammetto, sono una foodblogger (in tutte le accezioni possibili) e in quanto tale cucino e fotografo i miei patti in casa ma faccio anche reportage sempre a tema cibo e spesso parlao di posti, ristoranti, pasticcerie, gelaterie, ecc. che mi sono piaciuti. Inoltre nasco come fotografa prima che foodblogger quindi le immagini per me sono importanti e non pubblicherei mai nel mio blog foto fatte da altri. Io chiedo sempre prima di fare foto nei posti in cui vado e sinceramente, più che ritrosie e fastidi incontro curiosità e ringraziamenti perchè a volte spiego che le foto poi finiranno in un post nel quale parlerò del posto. C’è da dire che io, grazie a Dio, non uso una compatta ma una bella reflex ingombrante (ebbene si) ma raramente uso il flash perchè a meno che le condizioni non siano estreme (e di solito nei ristornati c’è abbastanza luce per vedere quello che mangi!) non serve. Inoltre lo scatto dura una frazione di secondo e al massimo il fastidio può essere il “tic” dell’otturatore. Quindi tutto questo problema non lo vedo e la cartella con le foto non la prenderei mentre la cartella con la descrizione dei cibi si perchè mi eviterebbe di scrivere e appuntarmi le cose (cosa che richiede molto più tempo rispetto a scattare una foto). Io la penso così. Un saluto a tutti!

    • Infatti Agnese hai già risposto perfettamente te ribadendo i confini dell’educazione e del rispetto per ristoratore e commensali. Non è una targetta food-recipe-restourant che distingue una persona educata da una maleducata :)

  17. avatar Fabrizio pagliardi

    Se un commensale del tuo tavolo durante un menù degustazione tra un piatto e l’altro tira fuori il telefono e manda messaggi, tu pensi sia un comportamento educato? Tanto per avere dei punti di riferimento.

    • E’ chiaro che se sono con una persona che smessaggia tutta la cena mi infastidisce. Se ne manda uno no. Poi dipende dalla situazione. Se è un incontro galante magari è bene non averlo quasi dietro il telefono ;)

  18. ..per carità! Siam neo food blogger anche noi, ma a tavola ( soprattutto se circondati da altra gente ) assolutamente bandite le foto. E’ molto più stimolante memorizzare i piatti e poi descriverli o addirittura azzardare a riproporli, ma foto e flash nei locali pubblici proprio no.
    Abbiamo fotografato solo veri capolavori, dopo aver chiesto l’autorizzazione allo chef e rigorosamente senza arrecare disturbo ai commensali.
    Va bene il dovere di cronaca gastronomica..ma gustare una pietanza dovrebbe essere innanzitutto relax! ;)

    A presto!
    Francesca

  19. Io, ho fatto foto al ristorante perchè mi avevano chiesto di recensire alcuni loro piatti. Però non ho usato il flash! E credo proprio di non avere dato fastidio a nessuno.

  20. che ridicoli! ho letto due o tre commenti e poi lascio perdere la diatriba, che la faccia chi ha tempo da sprecare! mi fanno ridere quelli che dicono “malsopporto” ahahahahahahaha e poifanno l’elenco di tutto ciò che li circonda, se ne stessero un po’ a casa loro và! ma no, io sono tollerante, e con un sospiro e un’alzata di occhi al cielo…li sopporto! con taaaanta pazienza, ahahahahaha! che ridicolaggine!!!! c è solo da riderne :) )))))))

  21. la mia indole di “non fotografare” dipende dal fatto che per quanto bravo possa ritenermi io nel farlo non riusciro’ mai a rendere i colori ___veri___ di quel piatto

  22. Concordo al 100% con Agnese. Non capisco che fastidio possa dare qualcuno seduto a un altro tavolo che fa foto – senza flash – al proprio piatto. Saran ben cavoli suoi quello che fa con il proprio tempo e il proprio cibo? E se lo fa raffreddare per fotografarlo? Chi è infastidito guardi pure da un’altra parte.

  23. avatar Fabrizio pagliardi

    La situazione descritta e’ stata assolutamente un pretesto. Ero a Pranzo con la Fumelli che stava in qualche modo lavorando e le foto le doveva fare. Ma normalmente mi infastidisce veramente se una persona al mio tavolo si mette a fotografare il piatto ad ogni portata. Prima di tutto perché do alla macchina fotografica la stessa valenza che do al telefonino, che spengo e metto silenziato e comunque non rispondo salvo urgenze. Secondo poi perché aspetto che tutti siano pronti, per mangiare e trovo che far aspettare anche un secondo gli altri commensali non e’ il massimo dell’educazione. Per gli altri tavoli me ne frego abbastanza perché tendo a mettermi a tavola in una posizione con poca visuale della sala, per evitare di distrarmi, e il lavoro in sala dei camerieri mi distrae.

  24. avatar Paolo Guido

    Trattasi di privacy, quando ti impediscono le foto. Il ristorante è un posto “relativamente” pubblico, dove i comportamenti sono regolati dal gusto, ma anche dalla legge. Grazie agli eccessi di gusto e misura, per ora è vietato fumare, ma il prossimo gradino etico sarà bandire telefoni, foto e musica.
    Ma poi, non ci sarà un ingorgo di foo-blogs? (senza D).
    Una volta si chiamavano “fanzines” e non si prendevano troppo sul serio.

  25. avatar Nicola

    Approfitto di questa pagina per dire che: vorrei comprare macchinetta fotografica non compatta, molto performante, per fare foto ad ogni portata. Consigli? Usato? Qualcuno vende? ;)

  26. avatar fabrizio pagliardi

    La Canon D7 è meravigliosa ed è abbastanza pesante da costringerti a dare una gomitata in faccia a qualcuno durante l’utilizzo.

  27. avatar Fabrizio pagliardi

    @ stefano cernetic

    1)Mi sfugge il collegamento tra fare foto e invidia. invidia di cosa?? Della foto?? Della macchina fotografica?? Pensi che io non ne possegga una e che mi senta a disagio vedere gli altri che invece ce le hanno bellissime?? Non ho capito, anzi non ti sei spiegato.

    2) Assicurati di avere capito quello che hai letto prima di scrivere ovvietà.
    Mi cito “ero a pranzo con la Fumelli che stava in qualche modo lavorando e le foto le doveva fare”…..

    3) Mi hanno insegnato che c’è sempre qualcosa di peggio, ma che questo non giustifica. Un comportamento maleducato e’ maleducato e’ basta il fatto che ci sia di peggio tipo infilarsi le dita nel naso tra una forchettata e l’altra non ti giustifica.
    Io mi alzo per andare a fumare durante il pasto comportamento poco educato ma non ti risponderei mai c’è di peggio. E lo faccio solo se sono in confidenza con i commensali e se qualcun’altro ha la mia stessa esigenza.

  28. Sono una foodblogger, ma scatto solo nella cucina di casa mia. Al ristorante guardo e mangio!
    Sarà perché con la cucina degli chef ho un rapporto tutto mio: non cerco di imitarli, se sono bravi semplicemente vado a mangiare da loro.
    Insomma: al ristorante non mi pongo il problema di portarmi a casa il “ricordino” in forma di foto. Con buona pace dello chef e dei vicini di tavolo… e pure di certi ironici bloggers che scrivono – mirabilmente – di queste ed altre cose…
    Ossequi,

    Sabrine

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