di | gio 26 ago 2010 ore 20:05
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ristoranti

Nicola

Di professione chef. Che sa anche rischiare. Certo non tanto quanto noi cinque deficienti che ___tutti___ abbiamo confuso Ripa di Porta Ticinese con via Lodovico il Moro (tutto a Milano naturalmente). Tronfi di aver parcheggiato comodi in piena zona navigli ce la scarpiniamo per 2.3 km (ci tengo alla precisione in questo caso) fino al ristorante che, paziente, ci aspetta per una mezz’ora abbondante. Amen, dopo una stretta di mano del padrone di casa. Ci vorrebbe anche una doccia nonostante la fresca estate lombarda, ma tant’e’.

Entree fredde degne di nota per via di un tondo, piccolo e piccante peperone ripieno di crema eterea di formaggio. Al tavolo qualche piccola stoviglia plasticosa, scelta davvero “curiosa”.

Omaggio caldo dalla cucina che costituisce il primo azzardo, non svelabile. E comunque la gelatina e’ un composto spesso inutile.

Nicola Cavallaro al San Cristofaro
via Lodovico Il Moro 11, Milano
Tel. 02 89126060
Chiuso per ferie fino al 5 settembre.
Sito

C’e’ del verde alle pareti e del marrone per terra, una musica rivedibile in background e suppellettili spigolate marroni anche loro. L’insieme e’ armonioso anche se gli esteti veri tra di noi passano da un esagerato “merda totale” a uno stolto “non me ne frega niente tanto se mangio bene non mi accorgo dell’ambiente”. La questione e’ annosa: utile discutere con simili teste ? … creo seduta stante una nuova linea di pensiero: “va bene cosi’ anche se”. 3 a 2 per me alla fine, se non erro.

Vado sicuro per la degustazione mediana e nell’attesa apprezzo (senza sbavare) pani e (sbavando un po’) taralli.

Grande ricerca di delicatezza in tutto, a volte sposata con rischio allo stato puro (zuppa fredda di pomodori verdi e soprattutto altro), a volte con tradizione inattesa (sarde in saor).

Servizio rigoroso, brioso e curioso, comunque mai noioso anche se brutalmente messo alla prova da: “vorremmo un calice da abbinare a ogni piatto, si puo’ fare ? “Certo ! (omissis: poco importa che abbiate preso ognuno cose diverse, mi piacciono le sfide SGRUNT !)”

Calice che mi concedo molto volentieri su uno chablis innominato, ma di chiara e meritata fama.

Piccola pasticceria finale tranquilla e gradevole, con una rischiosissima e molto apprezzata caramella all’olio d’oliva.

Dibattito tra attesa conto e taxi (per tornare alla macchina, sob), solita birra artigianale chiesta dal solito sborone … e’ meglio qui o alla Cuccagna ? (???) … per me e’ molto meglio Zazza (!!!!!!) … si vira sull’unica eventualmente utile domanda. Torneremmo ? Io si, anche se il conto e’ il giusto saporito per livello e posizione.

In taxi la splendida biondina, piu’ straripante del solito, mi fa notare una “piccolezza” … “certo che una visita al tavolo ce la poteva anche fare”. Concordo, ma senza malanimo.

Di professione chef, di cognome Cavallaro.

[Fonti: La linea dell'inutile]

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110 commenti a Nicola

  1. E secondo te questa è una recensione?
    Non sono ancora stato da Nicola (lo farò quanto prima) ma sono certo che non merita una leggerezza simile.
    Me pias no. Cambia mestiere.
    La prossima volta ci fai la recensione del McDonald?

      • avatar Antonio Scuteri

        “Non sono in grado di cucinare nemmeno due uova in croce, non capisco nulla di vino e di cibo”

        Mi sembrano ottime credenziali per scrivere su un blog enogastronomico :-D

        • peraltro ci sono parecchie persone senza credenziali che vanno a mangiare nei ristoranti, anche in quelli del livello di Cavallaro

          • avatar Antonio Scuteri

            Mauro, ovviamente era una battuta. Come è una battuta la tua sul fatto di non capire niente di cibo e vino, cosa che non è affatto vera
            :-)

          • e t’ho capito ma e’ pure verita’ che molte persone poco avvezze ai “canoni dei gourmet” mangiano :-)

          • avatar Antonio Scuteri

            Certo che mangiano. Ma bisogna anche a loro, in una rece, dare delle informazioni per fargli capire cosa effettivamente si troveranno nel piatto

            Nella tua precedente recensione, per esempio, lo hai fatto. E come hai visto nessuno ti ha contestato

            Ma quella di oggi, semplicemente, non è una recensione. E non si rivolge, a livello comunicativo, né ai gourmet né a chi va a cena una volta l’anno

            Io capisco che, a seconda del pubblico di riferimento si utilizzino stili diversi. Ma quale che sia lo stile, le notizie bisogna darle, con linguaggio e modalità diverse

  2. Non mi sento di usare i toni di Gianfranco, però devò proprio dirlo: questa recensione non mi piace assolutamente.

    Un po’ per lo stile con qui è scritta che trovo (personalmente) abbastanza fastidioso (degustibus) ma soprattutto perchè non si capisce nulla. Ma veramente nulla di nulla del ristorante e la cucina del Cavallaro.

    Tra le tante cose, mi incuriosisce il significato delle seguenti frasi:
    -”Servizio rigoroso, brioso e curioso, comunque mai noioso”
    -”Calice che mi concedo molto volentieri su uno chablis innominato, ma di chiara e meritata fama”
    -”Omaggio caldo dalla cucina che costituisce il primo azzardo, non svelabile. E comunque la gelatina e’ un composto spesso inutile.”

  3. Dai non prendetevela con mauro_zz … con Bernardi piuttosto !!

    • avatar eh, devo quotarti

      [img]http://www.vocinelweb.it/faccine/speciali/pag3/05.gif[/img]
      in effetti è mancata la chiave di lettura a questo tipo di racconto
      ed è mancata ma serviva: già la rece precedente era abbastanza insolita, ma parlando più di mangiato che di vissuto mi era abbastanza piaciuta, io lettore assiduo so che mauro_zz commenta da parecchio su Dissapore ma così è mandato parecchio allo sbaraglio e quella chiave (non questa, che anche se fosse significa poco) farebbe tuttora comodo.

    • avatar mh, chissà che so

      io lettore assiduo so che mauro_zz

      può sembrare che ne sappia più degli altri e invece ne so 0.0
      ma se ad esempio mi aveste detto che mauro_zz ha vent’anni e scrive ____ così ____ per piacere ai ventenni, less is more e via dicendo, lo leggerei già con più interesse di quanto ne concedo a quei ventenni che, per somigliare o essere presi in considerazione dai gurmé cinquantenni, discettano già come se ne avessero cinquanta. Bello chiudersi nelle torri d’avorio ma il mondo là fuori ha più cannibali che gurmé, ora che ci penso il contrario sarebbe pure meglio: se ad esempio mi aveste detto che mauro_zz ha cinquant’anni e scrive ____ così ____ per comunicare coi ventenni…

      [img]http://www.vocinelweb.it/faccine/speciali/pag3/41.gif[/img]
      manca appunto la chiave di lettura: sapere da che punto guarda le cose,

      1. a che pubblico si rivolge
      2. e perché lo fa ____ così ____

      questa chiusura totale è invece insensata, apprezzo molto il non darsi delle arie
      ma nessun credito_nessuna responsabilità non possono starmi bene, da lettore

      • Ma infattio, io non condannavo per nulla Mauro_zz … ci mancherbbe, ognuno ha il suo stile ed ha libertà di esprimerlo.
        Noto però che se un articolo del genere suscita tanti “reprimenda” tra i lettori, vuol dire che è un po’ fuori dalla linea editoriale.
        A me personalmente, è venuto mal di testa a leggere l’articolo, indipendentemente dalla chiave di lettura; capita che non possa fare uno studio approfondito sull’autore, prima di leggere.

      • questa della chiave di lettura la vorrei seriamente capire al di la’ del post e di provocazioni: se leggete un qualsiasi testo (dai superclassici della letteratura ai volantini pubblicitari) sentite la necessita’ che qualcuno prima vi abbia spiegato la “chiave di lettura” ?

        • avatar gianluca

          infatti secondo me la chiave di lettura c’entra poco.
          sinceramente a me il tuo stile di scrittura piace, anticonformista giovanile e “frizzante”. e non mi sembra neanche difficile da capire.

          il problema dal mio punto di vista non sta nella forma, è completamente un altro: manca il contenuto. dalla recensione di un ristorante mi aspetto altro, non la novella dei commensali dal parcheggio al taxi del rientro. dettagli che, senza offese, potrebbero non interessare a nessuno, ma che in questo caso diventano quasi l’argomento centrale dell’articolo. e alla fine del ristorante quasi non se ne parla.

          a me interessano i piatti, con le foto e i pareri a riguardo. ma soprattutto sensazioni ed emozioni di chi li ha provati.
          i particolari potrebbero essere arredamento e servizio.
          di chi ha sbagliato strada e perchè e di cosa si parla del taxi, sinceramente……la recensione non è un romanzo….

        • avatar personalmente no

          sentite la necessità che qualcuno…

          [img]http://www.vocinelweb.it/faccine/speciali/pag2/29.gif[/img]
          senza tirarla per le lunghe no, io faccio da solo
          tuttavia leggere un giornale o fanzine o blog piuttosto che per un altro significa appunto aderire a una chiave di lettura, e quindi il compito di ogni editore o admin è quello di agevolare di volta in volta, per ogni autore o editor, la comprensione coi lettori. Vogliamo chiamarlo affiatamento? Editor nuovo chiave ulteriore, dopodiché mi sta bene tutto: si scrive per raccontare notizie, storie e idee, non per collezionare consensi (cit). Nel tuo caso niente chiave, invece: sei stato mandato allo sbaraglio e l’ho fatto notare, tu stabilisci cosa scrivere e non puoi suggerire alla gente come leggerti. Quello spetta all’admin…

  4. sicuramente non mi ispira a prenotare da Cavallaro…
    che prima o poi proveró, nonostante le tante incursioni a Milano, per vari motivi ho sempre sorvolato, preferendo altre tavole. Mi incuriosiscono le sarde in saor (ormai esportate ovunque un pó come il baccalá mantecato….)

  5. Sono stato da Cavallaro diversi anni fa, quando ancora era Ape Piera. E’ stata una delle mie prime tappe verso un certo tipo di ristorazione, ero un novellino che iniziava pian piano a scoprire un gigantesco mondo!
    Ricordo ancora quell’esperienza come se fosse ieri, perchè da quella serata ho capito quanto mi piacesse il mondo della ristorazione, della cucina, della gastronomia… dei gastrofanatici :D
    Potrei citare la mia cena a memoria a distanza di 5 anni ma mi limiterò a dire che secondo me Cavallaro è un grande, uno che ha una passione grossa così, uno che ha talento e che rischia. Uno che sicuramente a volte sbaglia, che deve sicuramente lavorare ancora perchè non si smette mai di migliorare.
    Sono tornato altre due volte da Cavallaro e l’idea è sempre stata quella di essere in uno dei migliori ristoranti di Milano, forse il migliore se si parla di pesce. Forse Cavallaro non dedica a quello che sta fuori dal piatto la stessa attenzione che dedica alle materie prime (vedi il mancato saluto al tavolo o altro), forse non gli interessa o forse non è bravo a farlo come è bravo a cucinare, ma sono dettagli. Quando anche questi dettagli saranno perfezionati, allora credo che anche le guide gli renderanno più onore (e forse lo stesso vale per altri giovani ristoratori milanesi come Alice, Sempione42, Tano). Personalmente però, il Cavallaro (e gli altri citati) va già bene così.

    Concordo che la recensione non rende merito al ristorante. Non perchè scritta male o altro, ma perchè non rende proprio l’idea della qualità provata (o viceversa, della non qualità trovata!). Rende l’idea solo di una cena tra amici.

    Saluti

    Marco Rossin

  6. Scritto bene. In ferie fino al 5 compreso.

  7. avatar nicola a.

    Belle le foto davvero, ma qualcosa da dire sui scampetti ci stava. La recenzione sembra un parto cesareo, a volte occorre.

  8. avatar Arturo

    A me piacerebbe sapere cosa ha mangiato. Chiedo troppo?

  9. avatar gianluca

    secondo me una recensione completamente inutile, che non si può neanche definire tale.
    sono state usate più righe per descrivere il motivo del ritardo che per il cibo……già questo dice tutto.
    per il resto, non si capisce niente del ristorante, quanto si spende, cosa si mangia, il menu, niente.

  10. Io non sono un gran gourmé, nel senso che non ho certo esperienza di cucina sufficiente per esprimere giudizi però le mie soste da Nicola, a parte l’estrema cordialità e l’atmosfera non troppo ingessata (che apprezzo) sono di una cucina di tradizione non troppo rivisitata e magistralmente eseguita con pochissime deviazioni poco comprensibili anche per il profano e con un rapporto qualità / prezzo straordinario.

    Fil.

  11. avatar Bacco

    mi sorge una domanda, ma siamo a questi livelli?
    Una recensione che al di là del contenuto, è illeggibile…
    Direi imbarazzante. Più per chi l’ha scritta e pubblicata che per chi l’ha ricevuta…

    • chi l’ha scritta pensa che provare imbarazzo sia soggettivo, e che difficilmente sia una sensazione imponibile :-)

      • avatar Bacco

        Certo, soggettivo.
        Ritengo comunque il tuo uno stile forzato a far discutere…
        La comunicazione è una cosina seria e spesso ci si trova impreparati.
        Nella descrizione della serata ci sono elementi contrastanti…si parla di cucina senza saperne nulla, si espongono le emozioni senza concludere, si prende una direzione per poi tornare indietro…Si abbozza il personaggio finto tonto che dovrebbe fare simpatia…C’è bisogno di stupire? No non credo dai, poi magari non facciamolo con il lavoro di qualcun altro che si fa un culo a quadri…

        Ps non impongo niente, ho solo trovato inutile questo post. In linea con il nome.

        Oscar Wilde diceva “Bene o male, purchè se ne parli” e il numero di commenti a questo punto da ragione all’editore

        • non ho mica capito il discorso “finto tonto” ma non mi pare pregnante

          per l’ennesima volta in questi commenti ripeto che questo “parto” da’ una visione positiva del lavoro dello chef e della sua squadra

          evidentemente il darla in un modo diverso da quello usuale fa perdere la bussola … ma che dire ? la comunicazione e’ una “cosina seria”, concordo

          e spesso “ci si trova impreparati”, concordo :-)

          • avatar Bacco

            non è questione di perdere la bussola, è che siamo su piani diametralmente opposti.
            E francamente questa insistenza a voler fare lo “splendido” fa perdere anche interesse per il sito.

  12. avatar massimo bernardi

    Ci sono piu’ idee qui e nei commenti che in 10 pagine di [inserire blog a scelta] Il format della rece, vitale come un nosocomio, ha bisogno di essere rifondato ma ne riparliamo dopo la scalata alle Bocchette Alte.

    • avatar Bacco

      si di quello si parla, del nosocomio…

    • Caro Bernardi, se un tot di persone non hanno gradito la recensione ci sarà un motivo? O siamo tutti storditi e l’unico che ci capisce qualcosa sei tu?

      Poi, per carità, aprire per bene la discussione sui format delle “rece” può essere alquanto interessante.

    • avatar Luca P

      se questa recensione fosse apparsa su un blog “generalista” sarebbe stata pure passabile ma all’interno di un progetto editoriale ambizioso proprio no… o pensiamo che l’iconoclastia in se porti al rinnovamento?

        • avatar Luca P

          Sono convinto che hai capito perfettamente il senso del commento. In ogni caso specifico. A mio avviso l’obbiettivo del post è mettere il discussione il modo in cui si fanno le recensione gastronomiche non con una analisi di forma e contenuto ma con un articolo di impatto e magari provocando questa discussione (devo darvi atto l’ultimo punto l’avete centrato).
          Mi pare, quindi, iconoclasta nel senso di voler distruggere l’icona della recensione “classica” e la cosa può essere pure interessante. Ma in questo contenitore la trovo stonata.
          Il blogger (o il cliente) X ha tutto il diritto di dire o scrivere quello che vuole nel “proprio giardino”. In un contenitore come Dissapore che parla ad un pubblico per lo più di addetti ai lavori e redatto da addetti ai lavori, lo trovo stonato. Aggiungerei che il ristoratore o lo chef Y hanno il diritto di essere recensiti da “professionisti” perché di “persone comuni” che berciano di gastronomia ce ne sono fin troppe (non è una valutazione sulla tua competenza in materia)

          • i miei 50 euro di persona comune valgono quanto quelli di un gourmet, i ristoranti vivono anche di gente comune, la gente comune non legge/scrive come i gourmet
            -
            ma la gente comune si “abbevera alle fonti del sapere” qualche volta … mettiamola cosi’: questo tipo di rece-antirece-occhealtrononloso la puo’ leggere mia madre (e continuare a chiedersi perche’ non ho studiato medicina) e la puo’ leggere il Caff (che e’ anche il mio di mito) pensando magari che sono un coglione, in pratica la possono leggere tutti quelli che ne hanno voglia e piu’ o meno tutti ne ricavano una sensazione
            -
            ma se (“tu esperto gourmet”)la leggi attentamente e non ti lasci irritare dalla sua diversita’ noterai che descrive un’esperienza positiva
            -
            che e’ quello che voleva fare, iconoclasta o no :-)
            -
            oppure dissapore e’ un circolo chiuso per professionisti ?

          • avatar Luca P

            @mauro
            In realtà la tua recensione non è affatto da persona comune e non è neanche facile da leggere. Se conosci il linguaggio usato dai “recensori” ufficiali allora puoi entrare nel tuo testo. Quante “persone comuni” associano concetti come delicatezza a rischio?

            In tutta sincerità non mi ha irritato la tua recensione mi sono limitato a dire che è stonata rispetto al resto dei post di Dissapore. Se mi è permesso di rettificare dire che è complementare a recensioni più “tradizionali”.

            E’ ovvio che dissapore non è un circolo di professionisti ma è anche vero che è uno spazio di confronto.
            Per come la vedo io le recensioni dovrebbero recuperare anche un aspetto di divulgazione o didattico. E’ vero, troppo spesso ci parliamo addosso e allontaniamo i curiosi. Mentre noi stiamo qua a misurarcelo per vedere chi ce l’ha più grosso i ristoranti o le trattorie che provano a fare qualità perdono clienti.

      • Io trovo un’enorme differenza tra un editore che lascia libertà espressiva e un editor che scrive con l’unico scopo di provocare per riscuotere i suoi cinque minuti di gloria.
        Perché Bernardi dovrebbe diventare censore?

  13. Sinceramente la recensione che fa il pari con la lista delle vivande la trovo davvero inutile, in troppi casi basta il web per averne l’elenco, ormai. ;)
    M’intriga assai leggere le impressioni altrui dei posti che conosco, m’incuriosiscono altrettanto modo e forma del racconto.
    Scritta male? Illeggibile? Mah, sarà che a me i redazionali son sempre piaciuti poco…

      • avatar Antonio Scuteri

        Tra l’altro il problema non è tanto la qualità della scrittura, onestamente. A chi scrive per diletto non si può certo chiedere di avere la prosa di Gianni Brera (al limite gli si può consigliare di non provarci, a scrivere come Gianni Brera, se non se ne hanno gli strumenti)

        No, qui quello che colpisce è la volontà (dell’autore, certo, ma anche dell’editore, sembra di capire), quasi programmatica, di non dare “informazioni”.
        Insomma, il nuovo format quale sarebbe? Raccontare nel dettaglio difficoltà di parcheggio e cazzeggi tra amici evitando accuratamente di dire cosa si è mangiato, com’era quello che si è mangiato, nascondendo ciò che si è bevuto, non dicendo quanto si è pagato?
        E’ questa la rece 2.0?
        Allora, scusatemi tanto, ma mi tengo la rece 0.0 della carta o quella 1.0 di Passione Gourmet e simili. Saranno anche “vitali come un nosocomio”. Ma almeno mi fanno capire se in un posto vale la pena o no di andare a mangiare. E credo che sia proprio questo che interessa al 99.0 (per cento) dei lettori.
        Ma magari sono io che sono all’antica e non ho capito niente del nuovo che avanza

        • avatar gianluca

          hai perfettamente riassunto quello che (credo) tutti pensano a riguardo ;-)

        • avatar gianluca

          e risottolineo che la qualità della scrittura non è affatto male. anzi. secondo me è nuova e interessante, mi piace.
          il problema sta nei contenuti.

        • Perfettamente d’accordo con Antonio.

          Sul discorso “qualità della scrittura”: in effetti è un concetto talmente opinabile che non ha neppure tanto senso star qua a discuterlo. I gusti sono gusti… per esempio io ODIO l’uso delle onomatopee “da fumetto” ma magari è solo un problema mio!

        • avatar Piermario

          Perfettamente d’accordo. E, giusto per aggiungere i miei due cents, noterei che, spesso, le recensioni sono lette da chi ha GIA’ mangiato in un determinato posto e, essendo un appassionato, ha piacere a mettere a confronto le proprie impressioni con quelle di altri – si presuppone – parimenti, se non più, appassionati. Così, giusto per cazzeggio o per seguire, sia pure alla lontana, l’evoluzione di un locale che si è già visitato e che si potrebbe aver voglia di riprovare in futuro. Questo tipo di pubblico – che potrebbe avere 50 anni in media, ma anche molto meno – credo che sia sia per definizione il meno attratto da un ipotetico format del tipo ‘variazioni su minchiatina giovanilistica’.

      • Secondo me i contenuti ci sono, infatti, sulle istantanee di Mauro non per niente d’accordo :)
        La verità e’ che una esposizione poco canonica risulta piu’ agevole a chi gia’ conosce l’argomento.

        P.S.:citare i classici non ha senso :)

  14. avatar giuliamarruccelli

    Chiamiamola “chiacchierata”, ma per favore non chiamiamola rece, plis!
    Bernardi, comunque, non fa mai niente a caso…. ;-)

  15. Comunque farei un sincero plauso a Mauro per lo stile inappuntabile con cui ha incassato le critiche (anche quelle immotivate) rispondendo qui nei commenti. Tanto di cappello!

  16. avatar Boccadirosa

    Così ad occhio, già dal titolo: NICOLA (e basta) non mi sembra si tratti di una vera e propria recensione, nè che voglia esserlo.
    Sembra più un racconto impressionista del visitatore, una sorta di quadro astratto senza grosse pretese di giudizio.
    Certo così decontestualizzata l’operazione è di difficile fruizione ed è cmq di certo soggettivo il giudizio sulla qualità di scrittura (che a me incuriosisce).
    Anzi, proprio al livello di scrittira (perchè forse solo di quello si può parlare) ha un buon ritmo, anche ottima capacità di rimandare immagini nella mente, io eviterei solo i vari SGRUNT o infiniti punti esclamativi e di domanda e l’uso sconsiderato dei puntini di sospensione. E’ un parere.

  17. Fatte come si dice le debite proporzioni…

    [img]http://img20.imageshack.us/img20/4778/340xwiredlong2.jpg[/img]

    questo è il modo in cui Chris Anderson (La coda lunga) ha proclamato la morte del web in copertina dell’ultimo Wired, di cui dirige l’edizione americana.

    Ora, per una serie di motivi che spiegare sarebbe lungo, il primo a non credere alla morte del web è proprio Andersen, e di solito Wired esprime opinioni più equilibrate.

    Offre cioè una “chiave di lettura”, come la definisce il nostro commentatore n.1 (in questo thread assume le identità di “eh devo quotarti”, “mh chissà che so”, “personalmente no”) in contrasto con la copertina spara-sentenze. Come mai? Anderson è improvvisamente impazzito?

    No, oltre che un filo ipocrita, Anderson conosce il suo mestiere e sa come si fanno parlare le persone. La provocazione fa parte del suo mix editoriale al pari di altri elementi (informazioni accurate, bella scrittura, grafica da sogno, opinioni autorevoli) e convive con cose dallo stile molto diverso (a questo proposito, leggetevi la rece che proprio a Cavallaro aveva scritto Stefano Caffarri).

    Non è che passare di qui è divertente anche per qualche provocazione e una certa varietà di stili?

    • avatar Antonio Scuteri

      Mi sembra una cosa diversa. Anderson non fa altro che fare quello che fanno da sempre tutti i giornali: “forzare” i titoli per stimolare la lettura degli articoli

      L’operazione di Dissapore è invece a volte un’altra: pubblicare cose volutamente provocatorie messe lì apposta per suscitare polemica (a volte fine a se stessa). Cosa legittima, per carità. Anzi, a me personalmente piace, quando non si esagera (ad altri no, evidentemente. Le defezioni tra autori e commentatori iniziano a essere varie, o sbaglio?)
      Però diciamo le cose come stanno: non è questione di mix di stili, ma di ben assestate provocazioni per aumentare il numero di clic :-D

  18. Bisogna dire anche un’altra cosa.

    Non esiste core-business più usurante che tenere una rubrica di recensioni di ristoranti. Zavorrato dalle 4 cose che devi scrivere per forza — menu, vino, servizio, ambiente, conto (okay, sono 5), non riesci mai a dire qualcosa di nuovo. E siccome dire qualcosa di nuovo è la sola ambizione che sia sensato avere, eccoci daccapo.

    Ecco perché è maledettamente noioso (e difficile) scrivere recensioni e spesso, anche leggerle. A meno di non chiamarsi AA Gill.

    (comunque, la anti-rece di Mauro Z–Z, lungi dall’essere perfetta, mi pare una botta di vita rispetto al modello cinquantenne-glicemico-col-portafoglio-pieno. E con questo penso di aver esaurito il bonus di commenti estivi).

    • avatar Mr. R.

      Conoscendo l’ambiente credo che abbia ragione, ma mi chiedo se scrivere di alta finanza non sia altrettanto sfiancante, ma non ne sò nulla al riguardo, rimane una curiosità.
      Qui però mi sembra ci si trinceri troppo dietro motivazioni che in questo caso possono essere discutibili.
      Non mi pare si discuta l’operato in toto di Dissapore. Si sta parlando di questa recensione, o anti-rece, come lei la definisce. Ci può stare, ma forse frasi tipo “Omaggio caldo dalla cucina che costituisce il primo azzardo, non svelabile. E comunque la gelatina e’ un composto spesso inutile.
      Calice che mi concedo molto volentieri su uno chablis innominato, ma di chiara e meritata fama.”
      Ora, io leggo Dissapore ogni giorno, insieme ad altre cose ovvio, e commento raramente, ma non avevo letto mai su una piattaforma del genere un post simile, non tanto nella forma ma nel contenuto. Ventata di aria fresca, va bene, serve senza dubbio, tecnicismi e post asettici possono lasciare spazio a stili narrativi diversi, ma Lei, con la sua linea editoriale, ci ha abituati ad altre cose, se lo ha letto prima si sarà sicuramente aspettato opinioni quali quelle che sono uscite fin ora, e questo è il senso del citato 2.0, nel bene e nel male.

    • Belin che forte la botta di inaccurato a Scuteri..vedo che la appioppi sempre di buon grado.

      Per dirti quanto ci ho capito di questa cosa, figurati Massimo che questa mattina discutevo su Skype con un amico se questo post volesse essere un “far tua” la recensione di questo nuovo editor (opinione del mio interlocutore) oppure una presa di distanza dallo scritto, un filo perculànte (io la vedevo così!). Perplessi entrambi perchè davvero a volte sei un po’ criptico ce ne siamo rimasti a guardare anche se ora è chiaro che secondo te questa recensione merita, costituisce per giunta “una botta di vita”.

      Non è poi così importante in fondo, magari Nicola ne avrebbe fatto a meno ma chi può dirlo, è un ragazzo così avvezzo che ormai queste cose immagino gli scivolino addosso.

      Quel che non capisco proprio invece è la scelta di pubblicare contributi da autori con nickname. Specialmente quando si tratta di contenuti critici o parzialmente tali.

      Ciao, Fil.

      • Si, mi associo a quanto scrive Filippo a proposito della scelta di pubblicare con un nickname. Credo si debba andare sempre di più verso una precisa responsabilizzazione dei contenuti che di volta in volta vengono pubblicati, cosa che per forza di cosa necessita del nome e del cognome dell’autore. Troppo spesso il web è stato maschera per esprimere recensioni ampiamente opinabili da perfetti sconosciuti, ed è tendenza che per fortuna ci siamo lasciati alla spalle e che credo non valga la pena di essere ripresa. Non qui, non adesso.

    • avatar Piermario

      Maledettamente noioso deve essere anche scrivere, per dire, di calcio. Sempre ventidue tizi in mutande che sgambettano dietro una palla e quelle cose fastidiose, sempre le stesse, da dire: chi ha segnato, com’è stata l’azione, e l’arbitro, e i cambi decisi dal mister e altre menàte di questo tipo.
      Anche leggere queste cose deve essere un pianto.
      Specialmente per quelli a cui il calcio proprio non piace.

    • Volevo leggere una rece di un ristorante e mi sono ritrovato su un pezzo niente male, un po’ stile City di Baricco, un po’ fumetto. Ma tutto è, fuorchè una recensione.

      Ok, la creatività, le emozioni, impressioni, saperi, sapori e tutto il resto. Ma qualche dettaglio in più su cosa si è mangiato e bevuto non gusta.

      Si può essere creativi anche rispettando le regole: ambiente, servizio, menù, vino, conto.

      • rispetto e condivido in parte, ma il discorso potrebbe allungarsi a dismisura su cosa sia creativita’ :-) e sui canoni che la “governano”
        lieto di continuarlo eventualmente dietro a un buon bicchiere …

        • E’ vero. E la cosa potrebbe essere anche molto interessante.

          Diciamo anche che se di recensione si tratta, in primis dovrebbe farmi capire in poche righe, lo stile, la filosofia, la cucina e il rapporto qualità/prezzo di un ristorante.
          Nello spazio che rimane c’è posto per la creatività narrativa, episodi di circostanza e così via.

          Imho, una buona rece è la fusione dei due elementi. Se è solo il primo è una scheda asettica – molto stile VG -, se è solo il secondo è narrativa.

  19. molti commenti qui sopra mi pare abbiano un senso e cmq, anche se alcuni apparentemente a me non pare ne abbiano, me li piglio volentieri e ci ragiono anche su

    quel che piu’ mi dispiace e’ che ci possa andare di mezzo lo chef

    perche’ l’unica domanda che per me ha senso alla fine della cena rimane quella: “torneresti da Cavallaro ?” e mi pare che almeno li’ sia stato chiaro
    (in piu’ adesso so anche dov’e’ di preciso)

    :-)

  20. Il web è morto nel senso che il momento distributivo è cambiato o cambierà (da orizzontale gratuito a cascata a pagamento) con il tentativo di creare un nuovo circuito chiuso piattaforma-fruitore.

    Leggendo del parcheggio e guardando la vitalità di auto-esaltazione delle performance degli appunti di Caffarri che ha un solo scopo “dimostrare che è il migliore a scrivere di enogastronomia” prevederei nuovi assetti lì dove solo le aquile osano.

    L’idiosincrasia recensoria comunque potrebbe portare a qualche neologismo mentre la vedo più complicata rompere con uno schema di analisi/presentazione anche se la tecnica compattante di Alessandro Bocchetti, ripresa nella disamina di Lorella Franci con l’alfabeto di Ferran Adrià, mi piace. E mi piace ricordare il per me pionieristico “gastro-citizen journalism” quanto a neologismo.

    E poi, mi chiedo, non siamo all’inizio di una nuova convergenza di mezzi e di tipi di narrazione che un risultato diverso dovrebbero fornire anche in tema di “recedelladegusta”?

    • avatar Mr. R.

      Mi scusi ma questo che ha scritto non è appunto autoreferenziale? (trattasi di persone nella sua “scuderia”), più o meno di Caffarri? Tanto per capire,perchè per onestà intellettuale non direi che altri fanno il male del momento mentre “i miei” no. E’ proprio di tutto questo che “noi lettori” non vogliamo, è il riportare nomi e fatti che a noi non appartengono, e in relazione al nostro lavoro e la nostra passione risultano avere solo il senso di gossipperie da parrucchiere(con tutto il rispetto). Io vorrei fruire, come dicono quelli bravi, di un luogo dove leggere di argomenti legati all’enogastronomia, in modo ragionevole e autorevole, e se in modo più leggero, almeno con un minimo di correttezza proprio per le persone che leggono, senza che diventi il terreno per dispute personali o il fiume dove lavare i panni sporchi.E poi, mi sembra che una nuova convergenza di mezzi e di narrazione si possa cominciare ogni giorno, poi sta alla libertà del lettore seguire quello che più piace, l’importante (e il difficile) è farlo bene.

      • Due previsioni, un esempio e una domanda. Mi dispiace che la prenda sul lato autoreferenziale, ma in questo caso il ragionamento è sulla possibilità di modificare schemi esistenti in un settore ben preciso e, si afferma in questo tread, logori.

        Come ha rilevato, Scuteri ad esempio ragiona di inaccurato e lei di linea editoriale. Io non ho fatto altro che pensare in questi termini rispetto all’idiosincrasia recensoria. E mi sembra di capire dalla sua obiezione che non parliamo di stile ma di contenuto, non di forma ma di merito. Ho parlato di persone “di scuderia” per cercare di portare un esempio di recensione (di ristorante e di libro) senza intenti classificatori (anche abbastanza inutili se dissapore dichiara 300.000 visite mensili e io 24 lettori….)

        La convergenza io la vedo tra le diverse tipologie dello stesso settore o se vuole tra diversi modi e di linea linea di affrontare un tema dei siti e dei blog. Un ragionamento su quello che accade non deve essere per forza una disputa personale o lavare i panni sporchi. Quando abbiamo un pensiero cerchiamo di esporlo nella maniera che riteniamo più corretta possibile. Forse non sempre ci riusciamo, ma confesso che “l’accusa” di autoreferenzialità è dura da digerire perché è il contrario del fare informazione.

      • avatar Alessandro Bocchetti

        Solo due precisazioni e torno all’egeo che mi culla in queste ore fortunate a cui le eco scomposte della rete (viva o morta? Ma comunque rumorosa) mi hanno distolto:
        1) non ho scuderie, scrivo di cibo e vino per me e per quei pochi o tanti lettori che mi leggono su qualsiasi foglio mi convinca e mi assicuri la libertà che chiedo! Odio questa continua via Pal, questi dualismi sciocchi a cui menti semplici vogliono piegare realtà complesse…
        2) lo scritto di Mauro, mi è piaciuto… È fresco e diverso. Non è poco in un mondo in cui la rete cerca di fare le guide e le guide cercano di fare i blog ;-)
        La narrazione di Mauro racconta il racconto degli alimenti è quello di cui abbiamo bisogno, un racconto accessibile e accogliente per una società che ci vede come degli strani individui… Come sempre è solo il mio parere…
        Ora torno al mio saganachi, se no se fredda!
        Ciao A

  21. Non capisco perché indignarsi tanto… è un racconto di fantasia, mica una recensione con personaggi veri no?

  22. avatar giggi

    Tutte le recensioni vanno bene, per il semplice motivo che sono fatte da gente che non è del mestiere:-)))
    E’ un’pò come parlare di automobili per gli uomini,
    e per le donne parlare di vestiti, tutti i commenti sono buoni e validi perché personali, come il gusto.
    Quello che voglio dire è: se si vuole commentare o discutere d’arte in modo serio almeno si studi la storia dell’arte.
    Il resto è aria fritta. Vale per te non vale per me.

  23. avatar Roberto

    Ormai sentendomi quasi fuori tema ,rispetto ai commenti, volevo solo comunicare la mia esperienza positiva al San Cristoforo di Nicola Cavallaro fatta nel mese di Luglio scorso. Ho preso il menù 68 e ho veramente apprezzato tutto, in particolare gli scampi come antipasto con lime coriandolo e arancia, scampi che, senza perdere nulla Dell originale sapore,  erano vivacizzati in modo fresco dai tre elementi di cui sopra. Piatto top del menu per me e’ stato il tonnato reinterpretato con l alternarsi nel piatto di carne e pesce: magatello al rosa e tonno appena scottato, con una squisita maionese ai ricci di mare. Fuori menù ,ma apprezzatissima direi top fuori menù , la pasta ( di noto pastificio con speciale trafilatura) condita ai 5 pomodori, bell ‘ effetto quello di riuscire al tempo stesso a distinguere i sapori pur trovando il tutto armonioso. Altro apprezzamento per i dolci ( ne ho addorittura presi due) buone le 3 creme brulee (cocco, zenzero e zafferano , quest’ ultima la migliore per me per un utilizzo “insolito” dello zafferano ma che si presta bene ed e’ un esempio di come si possa usarlo più diffusamente, come nel passato, non relegandolo all accoppiata col riso) ancora meglio l altro dolce : due coni di pasta phillo con crema di ricotta arancia candita e nocciole, veramente goloso, quasi fin troppo dolce per il mio gusto, ma comunque buono. Nicola Cavallaro non l ho visto in sala ma non importa,  il dialogo c’è stato attraverso i piatti ( questa l ho rubata al libro di Beck, :-) . Poi,  a volte, il saluto al tavolo mi sembra un rito pieno di convenevoli forzati da entrambe le parti, quindi, se succede, ed e’ spontaneo ,bene ! ( e mi e’ capitato sia in due stelle che in non stellati ) altrimenti si vive bene lo stesso. Servizio più che corretto ; grazie al consiglio di un cameriere ho anche scoperto un vino  da dessert delle Marche , fatto con le visciole, che difficilmente riuscirò a dimenticare. Sono alle prime armi e potrei aver scritto molte inesattezze, siate clementi :)    

  24. Caro Mauro,
    una chiave di lettura serve. Ma non c’è nulla da suggerire. C’è.
    Perché se prendiamo il tuo racconto – perché di racconto si tratta – lo rimettiamo sul tuo blog da cui è stato preso, e lo analizziamo, possiamo metterci a discutere di come scrivi, se ci piaccia o meno il tuo ___stile___ di scrittura, o se lo troviamo un po’ stiracchiato. E possiamo goderci il tuo racconto di una serata con gli amici da Cavallaro, pensando che, se sostituiamo “Cavallaro” con “Bowling”, il risultato non cambia.
    Qui, a fare la differenza è il contenitore: Dissapore. E quella parolina che l’editor di questo post ha usato due volte per imbrigliare il tuo flusso di parole in un canale: recensione. Lui non tu.
    Ciao.davide

    • cavallaro = bowling
      rispetto l’idea di fondo del paragone ma non condivido al 100% perche’ mi pare un modo per affossare Cavallaro (cosa che non mi pare di aver fatto nella sostanza delle mie parole) o al piu’ di elevare il bowling
      -
      io leggo cosi’ il fatto che il mio (ehm “stile”) sia approdato su dissapore, poi sara’ l’editor eventualmente a commentare meglio di me:
      si chiami come si chiami, il fatto di scrivere di un ristorante ha un format consolidato e piuttosto didascalico, che va benissimo per dare informazioni (chiaro che ne legga anch’io) ma forse non per dare sensazioni
      e
      nella ricerca (del nuovo format ? di come dare sensazioni ?) si corre anche il rischio di vedersi post come questo, chiaramente invisi alla maggior parte dei lettori

      last: altri stili non mi riescono bene, vedi questo dove ho provato a mischiare didascalia e sensazione su Brasi: http://lalineadellinutile.wordpress.com/2009/08/26/la-lucanda/

      • Non ho detto che Cavallaro=bowling, figurati. Io da Cavallaro non ci sono mai stato, ma i miei palati di riferimento ne parlano un gran bene.
        Ho detto che il tuo è un racconto fine a se stesso, non la recensione di un ristorante, a mio modesto avvisto.
        Per quanto riguarda invece le sensazioni, io le tue (vostre) non le ho capite. Ho solo percepito vibrazioni negative fra “stoviglia plasticosa”, “la gelatina e’ un composto spesso inutile” (anche se non ho capito se l’hai mangiata o no) “musica rivedibile”, “merda totale”, “conto il giusto saporito”, “certo che una visita al tavolo ce la poteva anche fare”.
        Se questa fosse una recensione, quindi, a parte il finale “Torneremmo, io sì” (e i tuoi amici?), io la leggerei in chiave negativa.
        Ma forse è un mio limite.
        Ciao.davide

        • e’ un punto forse fondamentale quello che sottolinei: le parti negative sopravanzano (nel lettore) la sensazione di quelle positive (ristorante che attende senza smorfie, stretta di mano all’ingresso, entree sottolineate, azzardo omaggio “accoppiato” con la frase di apertura, l’insieme armonioso, servizio)
          -
          su questo, se volessi continuare a provare con questi post, credo di dover effettivamente lavorare
          -
          thanx

  25. avatar frank

    Mi stupisce l’esorbitante quantità di pippe mentali che siete riusciti a scrivere su di un post senz’anima come questo.

  26. Ehm, questo post così su due piedi secondo me sancisce la nascita dei Ristofighetti…fano paio con gli Enofighetti…

    Mauro, sarà, ma leggendo il post della Lucanda si ha molto più la sensazione di come è andata rispetto a questo post.

    Mentre decisamente non è gradevole quello su La cuccagna, non tanto per il cibo, ma per il modo: cito “Non va bene un cazzo qui dentro, nemmeno credenza e appendiabiti.”

    Lo dico da lettore, vista la tua apertura al miglioramento, telo dico. Su Nicola hanno già commentato in tanti, preferisco parlare dell’atteggiamento di Nicola verso questa recensione, (parola di cui non ricordavo pienamente il senso e sono schizzato a vederne il significato su wikipedia qui http://it.wikipedia.org/wiki/Recensione): ecco quello si che dovrebbe far venir voglia a chiunque di andarlo a conoscere e mangiare da Lui.

    Ciao,
    Tom

    • x la cuccagna: ‘ la volgarita’ in se’ a dare fastidio o il concetto espresso ? che poi e’ ovviamente una esagerazione dei soliti “iperesteti” con cui ero da Cavallaro

      • Sicuramente la volgarità, nessuno può mettere in discussione un punto di vista di per se, purchè non si diventi volgari.

        E poi un’altra cosa sul tuo modo di scrivere per ricollegarmi al fatto che le recensioni di per se sono sterili: perchè non essere diversi dagli altri parlando delle persone che stanno dietro al ristorante o più in generale dietro a quanto si sta osservando?

        Lo sai che Nicola era un Rugbista? Conosci lo sport? Ti garantisco che parlare della persona cercando di conoscerla oltre che limitarsi a criticarla sia davvero colmare un vuoto, su internet si sta catalogando tutto, ma si perdono i rapporti.

        E ti garantisco Nicola vale al pena conoscerlo.

        Ciao
        Tom

  27. Pingback: Breve variazione su minchiatina giovanilistica – Quattordici gradi « La Linea dell’Inutile

  28. avatar Tiziana Tunde Pecsvari

    Utile e divertente. Questo mi sento di dirti. Se chiamarla recensione, racconto impressionista (©Boccadirosa) o quattro cazzate in croce, non so e soprattutto non m’importa. Ho capito però la cosa più importante (e l’unica tendenzialmente vera): come mauro_zz si è sentito in quel ristorante. I “fatti”, quelli “oggettivi” (che peraltro, finché esseri umani rimaniamo, notoriamente ci sfuggono), me li vado a leggere altrove. Qui voglio le impressioni, le sensazioni, voglio afferrare qualcosa dell’atmosfera, dell’aria che si respira in quel ristorante. Non me ne faccio niente di elenchi, dati e voti, voglio la soggettività dura e pura, quella dichiarata, sbattuta in faccia. Tanto di quella sotteranea, velata ne sono subdolemente piene tutte le guide (e anche qualcos’altro…).
    Quello che fate qui è una sorta di fenomenologia della ristorazione, andatene fieri, e non vi voltate troppo spesso a guardare chi non ce la fa a seguirvi.

  29. provato sto ristorantino giapponese a milano? http://www.consigliamidove.it/posto/ristorante-giapponese-tsuru/2223735/ non si mangia malaccio e chiedono 25 euro a testa

  30. Vi consiglio questo alberghetto a Napoli http://www.consigliamidove.it/posto/hotel-canada/2166967/. Dalla finestra si sente l’odore del mare. Economico, pulito e situato in posto splendido.

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