Ora che la festa è finita, possiamo chiederci se Gennaro Esposito è sopravvalutato?
Giuro che mi è chiara la differenza tra le cose che si dicono di una festa e quelle che no. Per esempio, il conclave riunito alla Festa di Vico—altrimenti conosciuta come festa di Gennaro Esposito in quanto ispirata dal cuoco medesimo—ha detto le cose che normalmente si dicono di una festa. Altri invece hanno deliberatamente tentato di rovinarla. COME? Stroncando la Torre del Saracino, il pluripremiato ristorante di Gennaro Esposito. CHI? Un blog. Oh cielo!, per i blog stroncare è un tic, così li si nota di più. Non Viaggiatore Gourmet, che di critiche a un ristorante un cavolo di niente, mai (Enoteca Pinchiorri a parte, lo so). E soprattutto, PERCHE’? Se non mi accusate di lesa maestà scrivo che forse quelli del blog hanno mangiato al di sotto delle aspettative. E che il cuoco è stato un po’ supponente con loro nonostante ciò che si bisbiglia (psst… hey, lo sai perché nelle guide la Torre del Saracino supera La Caravella, La Taverna del Capitano, Don Alfonso e gli altri ristoranti campani? Perché oltre che bravo Gennaro Esposito, il simpatico guaglione, ci sa fare eccome con le pubbliche relazioni). Serata storta? O la Torre del Saracino è un ristorante sopravvalutato? Lo pensavo con una zona del cervello troppo distante per preoccuparmi di scriverne. Poi ho letto i commenti alla stroncatura di Viaggiatore Gourmet.








Sinceramente non so se è Esposito sia sopravvalutato, non l’ho mai provato ma rimedierò. Detto questo, il fulcro della critica di Vg e di altri su Esposito mi sembra davvero fragile, nonché provinciale: perché si chiede l’impronta territoriale a un ristorante della provincia di Napoli e non a un ristorante milanese o lombardo? Mi sembra quasi che Vg o altri desiderassero pranzare con Pulcinella e venire serviti da camerieri con collane d’aglio, per essere ricompensati dal loro viaggio attraverso le lande desolate del sud. Eppure dalle foto vedo: la scarola, la ricotta, il cedro, la cotica, il maiale casertano, e pure il babà. E non mi sembrano piatti presentabili altrove. O sbaglio?
Per capire tutto ciò che vive e si esprime al sud bisognerebbe prima capire cosa è l’essenza della materia e della cultura del sud… ( tanto che ci sono guide che scrivono cazzate per mancanza di conoscenza sulle critiche a ristoranti)e come dice gumbo chicken noi non possiamo perchè al sud?? la somma della storia , della memoria storica alimentare che noi abbiamo che oggi dovrebbe essere motivo di studio nelle scuole alberghiere per costruire una base del gusto ai giovani è motivo di orgoglio e esprezzione che voi detentori della materia scritta e poco vissuta … dovrebbe fare l’inchino a gente come Gennaro Esposito al di fuori che valga o meno…. difendo chi lavora e ho tante parole e risposte da scrivere… credo bastano queste….non ho tempo di correggere devo andare è entrata gente…
La cifra caratteristica della cucina di Esposito – a mio indegno avviso – è una *localizzazione* così precisa da essere puntiforme. Eppure priva di ogni incrostazione “tipica”, lontana dal “pittoresco” che mi fa tremare le vene ai polsi.
Per me valeva [9.5]
Spiegone: trovare nei fusilli a mano una punta acre che non ti spieghi. CHiedere, e scoprire che quella pasta di grano duro è impastata con acqua tiepida e seccata a temperatura ambiente. Scatena perciò una reazione fermetativa in tono minore, ma simile a quella dalla pasta madre. Per me questa cosa vale il conto, il viaggio, la stradina senza indicazioni e il parcheggio adatto solo ai fuoristrada.
Non ho capito se la punta acre ti e’ piaciuta solo DOPO che te l’hanno spiegata o ti piaceva anche prima
era esattamente *quello* che la rendeva irresistibile. E la cosa strana è che il primo boccone era *mah*, il secondo *beh*, il terzo *mmm*.
La spiegazione è arrivata quando ho detto perchè mie era piaciuta moltissimo, e il piatto era finito.
Stefano,buongiorno…..vorrei sapere ora il mega chef utilizza solo pasta de cecco,perfetta ma senza anima,quale sensazione ti dara’ quando ci ritornerai e nn sentirai più quella punta di acidità’ che solo una pasta artigianale fatta in posti come Gragnano ti da’! Vale sempre la pena pagare quel conto?? e magari il pro anno al posto del provolone del Monaco di Vico Equense troverai il provoloncino Galbani perché’ gli ha offerto un altro contratto Pino di €………
Mah… che dire? Nella mia poco competente soggettività ho assaggiato un piatto da 10 e lode (zuppa di taralli etc. etc.) per poi proseguire in una parabola discendente conclusasi piuttosto indegnamente su un dolce che ho definito “stucchevole”. E ribadisco che si tratta di constatazioni di gradimento personale, indipendenti da logiche di territorio, localizzazione o di “ampio parcheggio all’ingresso”. A difesa di Esposito posso solo dire che:
- era il mio primo e unico passaggio
- lo chef non era presente quella sera
Se non fosse logisticamente lontano senz’altro farei una prova di “appello”, anche se forse sarei più tentato di imboccare la strada che porta a Marina del Cantone…
Mi accodo alla domanda di Maricler: per quale ragione logica i ristoranti del nord possono fare cucina di un certo tipo e invece più a sud di Modena dovrebbero proporre soltanto pizza spaghetti pummarola (e mandolino)?!? Questa poi!!
A parte le classifiche assolute che mi rifiuto di appoggiare dato che secondo me assolute non sono mai – quindi se debba stare al numero 1, 2 o 4 non lo so e non m’interessa.
Però ho l’impressione che almeno due di questo locale possano predisporre negativamente il gourmet italiano classico e quindi favorire l’impressione di “sopravvalutazione”.
Prime cose che mi vengono in mente:
1. il luogo circostante – inteso come paesino, che è sperduto e non particolarmente charmant – che a molti frequentatori di stellati dà fastidio
2. la (apparente) semplicità di molti piatti – che molti non apprezzano perché lo stellato deve offrire un certo livello di complessità e stranezza
3. un servizio un po’ meno presente – che io traduco come “meno assillante” ma che molti possono percepire come non adeguato agli standard stellati.
Questo come media generale, senza contare eventuali possibili serate particolarmente storte che possono capitare ovunque e influire su qualche singola esperienza.
mi permetto solo di non seguirti sulla faccenda delle serate storte: il conto mica è a performance. In tutte le discipline del mondo si va dal professionista a botta sicura.
Si “spera” di pescare la carta giusta alla Sagra del Salame Fritto di San Frescobaldo in Piano. Che costa anche meno.
Ma…non dico che se ti tirano i piatti addosso e ti chiedono 150 euro tu debba uscire felice come una pasqua. Ovvio, ci sono dei limiti.
Però trovo normale che ci possa essere una serata in cui qualcosa gira un po’ storto, leggi meno bene della media: perché sono persone non robot e perché c’è la sfiga (es. salta la corrente per mezza giornata o il fornitore che doveva portare alcuni ingredienti bloccato nel traffico, il secondo ha il fuoco di sant’antonio – che non so esattamente cosa sia ma ha un nome che fa un certo effetto).
Questo secondo me va sottolineato perché dalle mie statistiche risulta che la maggior parte di persone che si trova bene in un ristorante – e per bene intendo che non ne esce né superesaltato né delusi – e ci torna spesso, tende a non scrivere nulla sul web o se scrive passa relativamente inosservato.
Quello che ci ha mangiato una sola volta e ha trovato qualcosa da ridire – dal coltello sbagliato alla mancanza del ragù tradizionale – lo strilla a destra e a manca, generando entusiasmo generale…ma la sua esperienza non è necessariamente rappresentativa.
Ma la stessa esperienza rimane estremamente rappresentativa per il portafogli…
Mi trovo d’accordo sulle serate storte, anche se a certi livelli uno si attende sempre che tutto vada liscio come l’oGlio (il fiume
. Una singola esperienza non é sicuramente rappresentativa, però un insieme sicuramente si… anche se le soggettività in questione non sono “qualificate”. Alla fine i clienti dei ristoranti non sono certo le guide…
Però ha ragione Caffarri:il conto mica è a performance…
Di mio posso aggiungere che dovrebbe essere il ristoratore ad accorgersi che qualcosa non sta andando per il verso giusto cercando di lenire il disagio…parliamo di professionisti.
Anche perchè, giustificando cucinieri&Co, ci dimentichiamo che dall’altro lato c’è l’avventore che desidera solo un po’ di felicità al giusto prezzo, e purtroppo ne paga uno uguale anche se la serata è storta…
Boh…forse non ci capiamo o abbiamo punti di vista molto diversi.
Avete presente i concerti?
Indipendentemente dal prezzo del biglietto, nessuna performance è esattamente identica all’altra.
Se tu vai a 10 concerti dello stesso artista/gruppo/orchestra ti puoi fare un’idea del suo livello medio.
Se tu vai a vederne uno solo – esaltante, media o deludente che sia – ti fai l’idea di uno solo quindi non rappresentativa.
Senza contare che su 20,100,1000,10000 che la ascoltano potranno raccontarlo in altrettanti modi diversi perché ognuno coglie, filtra, interpreta secondo i prprio gusti e valori.
Una singola esperienza è reale così com’è per chi la vive, ma non necessariamente rappresentativa per chi ascolta il racconto.
Quindi: secondo me il “colpo sicuro” non esiste e non tutte le colpe sono di chi suona (o cucina)!
Provo ad estremizzare (ma non più di tanto, forse): criticarlo od osannarlo, o meglio raccontarlo, non servirebbe a nulla, nè tantomeno le guide visto che Senza contare che su 20,100,1000,10000 che la ascoltano potranno raccontarlo in altrettanti modi diversi perché ognuno coglie, filtra, interpreta secondo i prprio gusti e valori, o sbaglio?
No, serve proprio perchè soltanto ascoltando numerose opinioni e confrontandole con i miei criteri riesco più o meno a intuire com’è (mediamente, abbastanza realisticamente) un locale; e soprattutto se è un posto da cui ho basse o alte probabilità di uscire soddisfatta. magari per i motivi esattamente opposti a quelli di chi ha scritto una recensione!
no non ci siamo (oh, nel senso che la vediamo in due modi diversi
)
leggendo posso vedere se è il tipo di posto che mi può piacere, e posso essere più o meno d’accordo, ma ritengo che il professionista debba essere professionista, soprattutto nelle difficoltà, un fornitore che ti viene meno, un infortunio in cucina, ecc. ecc.
E’ lì che ritengo necessario il professionista…
Scusa ma tu parli di cucina – e allora probabilmente siamo d’accordo nel senso che io mi aspetto che il professionista non scenda mai sotto un certo livello – e di attese infinite o di faccende di contorno, tipo qualche distrazione del servizio o le salviette finite in bagno, che a me pare costituisca la maggioranza delle critiche dei delusi da serata storta?
L’altra grande percentuale di delusi di solito non è rimasta abbastanza colpita dalla cucina, ma a meno che non ci siano errori terribili è la parte che per me è troppo soggettiva e anche un po’ casuale per essere rappresentativa.
Mi sa che alla fine siamo proprio d’accordo
In generale il livello di cucina non scende mai, quindi, una cosa è appurata, stiamo parlando di veri professionisti.
I delusi:non sono rimasti abbastanza colpiti dalla cucina.
Ma ti riassumo le mie impressioni su quanto detto su Gennarino & Don Alfonso (per parlare di due citati qui):l’uno viene criticato per una cucina poco originale e poco complessa, l’altro per una cucina “di maniera” (o giù di lì) ma tutti ci tornerebbero a piedi da tuttedue…quindi???
Che poi scappi la distrazione tipo tovagliette in bagno, vabbè, lì mi sembra leggermente pretestuoso, o no??
Comunque secondo me Gennaro Esposito si candida fortemente a diventare, dopo il tramonto di Pierangelini, il nuovo “scazzigeno” o “scazzogeno” della rete. Un buon prologo ci fu tempo fa dopo la recensione sul Papero Giallo della Guida Gourmet 2009 in cui viene trattato maluccio (e con lui le guide che si sono accodate per farlo schizzare al vertice). E vedo che si sono formate due belle squadrette di qua e di la…
Considerazione assolutamente generale sui degustatori/critici:
a volte sono molto sopravvalutati,
a volte sono solo dei discreti fotografi.
.
Detto questo trovo semplicemente assurda l’idea che la cucina di Gennarino non possa essere considerata estremamente territoriale e profondissimamente mediterranea.
A me piace molto, anzi, veramente tanto.
Secondo me non è sopravvalutato.
.
Ciao
La penso come te, assolutamente. Inoltre mi chiedo cosa si aspettasse di trovare il “Gourmet Padano con il palato annoiato”? Forse la Vittoria (Aiello)agghindata come Sofia la Pizzaiola nel film “L’oro di Napoli”? Oppure voleva essere servito da nu’ Scartellato?
Mah!
Beh, forse propio da Sofia voleva essere servito…
Il fatto che le piaccia molto non implica che sia mediterranea e territoriale, ma solo che lei è di parte nel suo giudizio
Ho l’impressione che a Esposito certi giudizi (soprattutto il primo posto nella guida del Gambero, che ormai possiamo dire detiene da solo) abbiano fatto più male che bene. Fino a un anno fa, a trovare qualcuno che non tirasse fuori mirabilie sulla sua cucina e sul suo fantastico rapporto qualità/prezzo, mentre si malediceva la Michelin che non gli dava due stelle. Ora il prezzo è un po’ aumentato (25% in due anni per il menu più importante, non poco), ma secondo me il 95 gamberiano e le due stelle Michelin hanno fatto salire troppo le attese.
Io l’ho provato due anni fa e mi sono trovato benissimo da qualsiasi punto di vista. Se poi in questi due anni si è lasciato andare, boh, ma non credo…
Gennaro Esposito è probabilmente il miglior cuoco italiano del momento !
La risposta è sì, è sopravvalutato. Al punto che a suo tempo ho utilizzato proprio la Torre del Saracino come paradigma del meccanismo con cui le guide gastronomiche “creano” nuovi personaggi. E sto parlando solo di cucina, non mi riferisco al resto.
Con questo non intendo dire che Esposito non sia un bravo chef. È bravo, bravissimo, ma certo non così bravo come il Gambero Rosso prima e le altre due guide che contano poi hanno decretato. Vale senz’altro una stella “alta” o, a essere buoni, due un po’ generose. Allora, però, il vicino Don Alfonso dovrebbe averne obbligatoriamente tre: non si scappa (anche se è stucchevole tornare sempre sullo stesso argomento…).
C’è da dire che i piatti molto “italiani” di Esposito incontrano più facilmente i gusti del nostro pubblico. Le guide lo sanno e forse è proprio per questo che hanno lanciato in modo così clamoroso questo chef. Però la sua è una cucina che resta, ovviamente a mio parere, un po’ priva della complessità e dell’eleganza, in parte anche dell’originalità, che dovrebbero contraddistinguere le cucine davvero grandi. Detto questo, non si può certo giudicare un ristorante in occasione di momenti conviviali come quelli di cui avete parlato. E comunque tornerei con piacere alla Torre del Saracino anche adesso, se solo non fosse così lontano da Milano!
Uhm uhm…deduco che sia un altro dei casi in cui:
dalla media dei giudizi risulta che sia uno dei migliori d’Italia = la maggioranza sbaglia, solo Barbaresi che dice il contrario svela la verità
Per altri ristoranti ricordo che,s empre secondo Barbaresi, invece vale l’esatto opposto:
dalla media dei giudizi dei critici risulta che sia uno dei migliori d’Italia = la maggioranza ha per forza ragione, chi dà un giudizio discordante sbaglia.
Queste sono le tue deduzioni, diverse però da quello che ho detto. Non è la prima volta che capita, del resto.
In ogni caso non ho svelato alcuna verità, mi sono limitato a esprimere la mia opinione. Se posso.
Io ho enfatizzato il concetto, però quando il commento inzia con “Sì è sopravvalutato” mi sembra una presa di posizione piuttosto netta; avendo letto da poco le diatribe sul Don Alfonso, mi fa riflettere.
Poi certo, si sa che abbiamo punti di vista diversissimi e gusti lontanissimi e ovviamente equivoci e incomprensioni possono capitare.
Quando sono convinto di una cosa, assumo una presa di posizione netta. Non vedo che cosa ci sia di sbagliato in questo. Poi è ovvio che si tratta della mia opinione, spero circostanziata e motivata, non della “verità”. Mi sembra così ovvio che non capisco come si possa equivocare sul punto.
Quanto ai punti di vista diversissimi e i gusti lontanissimi non saprei dire, non conoscendo bene i tuoi, così come non credo tu conosca i miei.
volevo dire… assumo una posizione netta
Bé in recensioni, giudizi, commenti e voti si leggono anche i gusti di chi scrive.
Mi sembra di dire una cosa ovvia, per te/voi non lo è?
Allora diciamo che tu conosci i miei, mentre io non conosco, se non in piccola parte, i tuoi. Mi sembra di ricordare che il tuo chef preferito sia Pierangelini, ma mi sembra anche di ricordare che la tua “passione gastronomica” sia abbastanza recente. Ciò significa che, con ogni probabilità, le tue esperienze in tema di grandi ristoranti sono ancora abbastanza limitate. Quindi, magari, se conoscessi le cucine di un numero consistente di altri grandi chef (italiani e non) le preferiresti a quella del pur bravissimo Pierangelini… Chi può dirlo?
Adesso, però, mi è venuto in mente che ti piace anche la cucina di Scabin. Ecco, almeno un punto in comune ce l’abbiamo!
Anche se non ho provato un’infinità di ristoranti, conosco molto bene i miei gusti e le mie priorità e non scorgo all’orizzonte nulla che sembri altrettanto tagliato su misura per me quanto quello di cui ho parlato un milione di volte. Per il resto, è vero che il Combal resiste al secondo posto nella mia (personalissima) classifica complessiva, però parlando puramente di cucina Esposito mi è rimasto altrettanto impresso (motivo per cui mi è preso lo slancio a scrivere su questo post).
))
C”è da dire che io adoro l’alta cucina, ma non l’alta ristorazione (leggi: molti aspetti di contorno che per la media dei gourmet e soprattutto guide sono fondamentali, per me sono poco importanti o addirittura fastidiosi). Il mio standard ideale di locale l’ho trovato quest’anno a Lione e penso che pochi sarebbero d’accordo con me, quindi…io viaggio per la mia strada!
p.s. In realtà esiste una manciata di altri locali su cui concordo con il tuo punto di vista, ma è una netta minoranza!
scrivo un pò tardi lo sò, ma mi ero perso questo “acceso confronto”…io mi schiero con Vuggì e Barbaresi. Hanno il coraggio di uscire dal coro dei “gennarino boys”. Sono stato alla Torre tre volte (penso bastino) e ogni volta sono rimasto “eufemisticamente” perplesso. E’ un ottimo chef, per carità ma, consentitemi di ribadirlo, se a lui danno 2 stelle al Don Alfonso dovrebbero darne “4 ! “. Non c’è storia, dal confronto Iaccarino esce vincente alla grande. Se poi mi consentite prima di Esposito, in Costiera, ci metto La Taverna del Capitano…i 95 punti del gambero rosso sono proprio esagerati !!
La recensione di Vuggì da Vico non mi è piaciuta. Già prima di questo post l’avevo letta da Facebook e qualcosa mi stonava. Solita attenzione e precisione nel percorso a tavola, ma l’aria, il tono, le parole provocano un certo senso di irritazione: Gennarino, cuocone bonaccione partenopeo, guaglione, la mezza favela intorno, capisciammè, gourmet padano, mbè.
Non c’è niente di più odioso del parlare e ostentare un dialetto quasi abbassandosi.
Credo nell’onestà intellettuale di Sacco ed evidentemente la Torre non l’ha coccolato per bene: ma forse c’erano altre parole, altri toni per dirlo.
Comunque, per precisione, la rece è “By MdM”. Sempre Vuggì Team, ma non il bosssss.
))
Che e’ quello che stronco’ Bottura a suo tempo, prima che quest’ultimo proponesse una cena riparatrice a vuggi’….
Quindi stiamo tranquilli, il gourmet padano potrebbe restare in Padania.
Mah, vedendo le affiliazioni di ristoranti fra gli “Amici Gourmet”, si evince chiaramente l’assoluta assenza del Sud Italia.
Quasi che abbiano percepito tale presunta padana superiorità e non abbiano voluto intorbidirla.
In ogni caso queste sono illazioni prive di ogni fondamento, il chiacchericcio tipico delle piazze assolate ed assonnate del nostro Sud.
La realtà è sicuramente un’altra.
Però ha ragione Fabrizio Scarpato, il tono complessivo della rece è quello che lui ha notato.
Ciao
Chiedo venia, non l’avevo notato. Preoccupante però che i collaboratori usino le frasi e il lessico del capo. Un po’ di personalità, suvvia. Comunque non cambia nulla nel mio disagio.
Spiace per il disagio…
MdM Massimo De Marco oltre ad essere nella mia squadra ed in quella di un altra importante guida nazionale, è un bravo ragazzo appassionato, il suo modo di esprimersi per chi lo conosce è semplicemente ironico e ficcante, poi chi vuole giocare con il razzismo e la padania lo faccia pure in ogni caso il sangue calabrese di MdM porta i dovuti anticorpi…
Saluti.
Vuggì.
per i gourmet padani che vogliono provare la napoletanita
nei piatti consiglio vivamente il montecostone di ilario
vinciguerra.
grazie a Dio Napoli offre ben altro, viceversa provando Vinciguerra difficilmente il “padano” deciderebbe di scendere in Campania con intenzioni gastrobellicose…
“Calcolatrice alla mano la media è grosso modo di 14,5… punteggio da monostellato che fa il compitino.”
MdM dal forum di Vuggi’
alla fine del mio (nostro con pagano) giro in costiera sorrentina, in questi ultimi due mesi i nostri voti( so che qualcuno odia i voti) per stringere ed al volo sono:
Gennaro Esposito 18,5/20 26/04 con Cortese e Signora
Don alfonso 17,5/20 aprile con Cortese,maggio con Pagano
Relais blu 17/20 9/06 con pagano e 4 persone reduci
dalla conferenza e qualificatissime
Taverna del Capitano 17/20 con pagano +2 qualificatissimi
il voto è espresso solo sulla cucina. se fosse per la lochescion il relais blu vincerebbe a mani basse.
Io ho come il sospetto, il dubbio, il rovello, che i recenti e concentrici “attacchi” a Gennarino possano essere invece fatti per colpire di sponda quei Critici, quelle Guide, considerate come istituzionalizzate, da parte dei nuovi soggetti che sgomitando come pochi cercano di affacciarsi sul proscenio enogastronomico.
Cioè, facendo della fantaenogastronomia, penso possa esistere un disegno inconsapevolmente comune che unisca chi si arrabbia per il voto basso al Don Alfonso, chi non capisce la nuova alta cucina italiana e l’utilizzo delle dannosissime texture, a chi in questo mondo vorrebbe ritagliarsi un ruolo importante ma non ce la fa.
Probabilmente l’unica verità vera è che leggo troppi romanzi gialli di pessima fattura.
.
Ciao
Un complotto internazionale contro Gennarino? O la sua pasta mista di Gragnano con crostacei e piccoli pesci di scoglio non è il capolavoro che alcuni esaltano?
Ai posteri l’ardua sentenza
Nessuna sentenza ai posteri
, quel piatto è di una bontà assoluta.
Secondo me hai scelto l’esempio meno calzante.
.
Ciao
L’ho fatto apposta, perché so che sono in molti a giudicarlo straordinario…
i romanzi gialli che leggi mi sembrano di ottima fattura, invece.
chissà se si possono comprare anche da gennarino quelle famose card di vg ?
DISSAPORE lancia un sasso, così, ma francamente mi interesserebbe leggere il suo parere su la Torre. Altrimenti non capisco quale sia il contributo all’approfondimento.
Per quanto mi riguarda Gennaro, sua moglie e la brigata che li assiste sono una delle migliori realtà italiane. Sia per la qualità del loro lavoro che per la capacità di emozionare. E’ il mio parere.
penso che il Vg sia un accattone che vada a magiare senza pagare, povera critica italiana .La domanda nasce spontanea ma chi è sto critico? da dove esce fuori? che percorso formativo ha fatto? povera italia con questipersonaggi che crescono come i funghi.
Un recenzione simile la lessi sullo chef Ilario Vinciguerra in quel di Galliate Lombardo (Varese).
Un ristorante che frequento di sovente e lo trovo in costante crescita,un livellodi eccellenza ,professionalitae garbo e lui lo citava come un ristorante medio ,ma fà che da vinciguerra visto la mole dello chef ha pagato ed avrà avuto anche un paio di schiaffi prima di andare via?
Oppure il Grandissimo Vg è un razzista? basta che lo dica.
p.s. tutti i commenti sul suo sito sono filtrati da lui cioè se gli fà piacere l ho scrive se nò lo cestina .”alla faccia della libertà.
Grande Sacco sei un bl sacco di M…. .
Gianni, non usiamo i commenti di Dissapore per regolare conti personali. Qui si discute, anche animatamente, ma non ci si prende a insulti.
gentilissimo massimo non penso di avere nulla di personale contro vg ho solo detto quello che è: mi spiace che tu te la sia presa ,ma penso che gente come gennarino, antonino cannavacciulo , vinciguerra, bottura e tutti i giovani che portano da soli la cucina italiana nel mondo siano un patrimonio importante per noi!e vanno tutelati e protetti da questi sciacalli
cordialmente gianni
Gentile Gianni,
E’ dalle elementari che non mi sentivo apostrofare SACCO di MERDA. Ti ringrazio perchè per un momento mi hai fatto sentire un giovincello.
Riguardo “accattone” oramai sono 3 anni… caspita tre anni che quotidianamente pranzo o ceno o entrambe le cose in ristoranti stellati, l’invidia è una brutta bestia posso capirlo.
Riguardo il percorso formativo credo che i fatti contino più di mille parole ed il mio percorso di degustazioni piatti e vini è un CV pubblico aggiornato quotidianamente, anche il vantare in famiglia (cugini Sacco) due stelle Michelin è un fatto tangibile di cui vado orgoglioso se non fosse perchè in quel ristorante da giovane studente ci andavo a lavorare e dare un mano nei tre mesi estivi.
Riguardo poi la tasting commission della mia guida vini, bè avere in squadra tra gli altri, 4 Campioni Italiani AIS di cui l’ultimo in carica mi rende orgoglioso della fiducia che hanno nel sottoscritto questi ragazzi.
Detto questo…
Lo ringrazio per il “Grande” e “Grandissimo” e mi tengo tutta la MERDA che porta soldi e fortuna.
Rimbalzo con fermezza l’accusa di razzismo davvero fuori luogo.
Grazie ancora e cosa aggiungere… con i link, i thread vari su GR Forum , qui e altro… traffico , traffico e clic.
Come sempre direi. Missione Compiuta.
Grazie a tutti.
Vuggì.
p.s. Alla prossima… Stay tuned.
Posso dire di conoscere abbastanza bene il ristorante di Gennaro Esposito. Per anni non mi sono spiegato i consensi che aveva. Ci andavo, ci tornavo e il risultato non cambiava: rimanevo deluso. L’inversione di tendenza l’ho avvertita da un anno ad oggi, ci sarò stato cinque/sei volte e oggi posso dire, con convinzione, che alla Torre si mangia molto bene.
Devo però dire, e in questo concordo pienamente con Barbaresi, che la sua cucina, eccellente e di facile impatto, manca di quella complessità ed originalità che sono peculiarità delle grandi cucine e credo che questo sia il punto sul quale ragionare.
Complessità ed originalità sono concetti troppo vaghi, troppo poco definiti. Definire poco originale e poco complessa una cucina secondo me equivale quasi a non dire niente.
Per me la cucina di Gennarino è il compendio della grande materia prima locale, della leggerezza delle cotture o delle non cotture, della tradizione mediterranea occidentale e di quel tocco di genialità tutta campana che con pochi tocchi appena accennati riescono a trasformarti ciò che è sotto ai tuoi occhi.
Se tutto questo è sinonimo di mancanza di complessità e mancanza di originalità, ebbene, evviva queste mancanze.
Secondo me Gennarino è un grande tra grandi. Poco mi interessa sapere se sia o meno il più grande, il più o meno complesso, il più o meno originale. Trovo questa speculazione abbastanza oziosa, tanto poi ognuno rimane della propria idea, come è giusto che sia.
.
Ciao
Caro Vigna, io mangio benissimo nella mia trattoria preferita, e’ curti di S. Anastasia, ai piedi del vesuvio, ed ho mangiato egualmente bene, a dir poco, da Georges Blanc a Vonnas o da Jack Lameloise a Chagny (sono queste le grandi cucine alle quali mi riferivo). Stesso risultato, ci sarà qualche differenza oppure no?
proprio poco fa, dopo aver letto i commenti entusiastici sul blog di bonilli sulla festa di vico ( che a me pare un occasione per arruffianarsi critici, gastronomi, giornalisti ecc) avevo lanciato la questione se Esposito fosse o meno sopravvalutato, lo assicuro, senza ancora aver consultato questo blog. Quì finalmente trovo persone che la pensano come me, ovvero che la torre del saracino non merita assolutamente i giudizi lusinghieri di cui gode. Premettendo che ci sono stato tre volte negli ultimi due anni osservo che:
1) due stelle ? Come il don Alfonso , come pierangelini ? Una in più di Salvatore tassa? Non ci siamo proprio. L ultima volta la zuppa di taralli di agerola era salata! Si, salata e non posso dare altro giudizio: e’ come quando un pianista o un violinista stecca: tutto il resto dell esecuzione resta in secondo piano, rimane la scottatura. La minestra di crostacei banale, collosa e stucchevole, la frittura servita praticamente fredda: il tutto nel corso di una cena durata dalle 21 all una. Io e mia moglie non ce la facevamo più , volevamo solo andare via.
2) servizio scadente ( v sopra)
3) locale anche se rinnovato decisamente brutto e fuori contesto
4) luogo brutto ( di fronte psrcheggio semiabusivo sterrato, accanto ristorantone pizzeria che deturpa il non giá bellissimo paesaggio)
5) patron spesso assente ed evidentemente ruffiano: simpatico con chì gli può tornare utile, screanzato con gli altri.
Una delusione totale: all opposto il grande don alfonso: basta confrontare la bettola di vico equense con lo stupendo relais di s Agata , assolutamente all altezza di quelli francesi di pari rango.
senta, Massimiliano Luca Maglione Piromallo, non faccia lo speculativo, pero’.
da bonilli ha lanciato una specie di sondaggio su un post che nulla c’entra( i versiliani Romano e Lorenzo) e quindi era ot e, mi sembra che intelligentemente nessuno o quasi le ha risposto). qui il tema quello è e troverà persone in accordo ed anche pane per i suoi denti.
la sua esperienza è andata male. le consiglio di ripeterla, senza prevenzioni di nessun tipo, che mi pare lei abbia, citando il parcheggio, per esempio.
il patron spesso assente sarà stato presente in cucina.
il paragone con don alfonso mi fa pensare ad una certa partigianeria.
per quelle che son le mie esperienze, che sono TANTISSIME mi creda, ed anche in zona come ho scritto piu’ sopra, la bettola come la chiama lei di vico supera di un po’, e parlo di cucina, tutti gli altri ristoranti di zona.
che poi dai miei amici jaccarino si stia da dio è verissimo e al relais blu c’è un incanto da pagare all’ingresso ,secondo me. ma allo stato attuale ,la mano di Gennaro, ripeto LA MANO, e non il sorriso secondo lei ruffiano, in cucina è superiore a tutti. andiamoci insieme, cosi capiro’ i suoi gusti; tanto ormai in quella costiera quest’anno son di casa .
volta piu’ volta meno:-))
buongiorno sig maffi, che piacere rincontrarla!
Sul blog di bonilli ero effettivamente un po fuori tema ma in qualche intervento precedente si era parlato di Esposito, del suo sito internet e del suo locale, a detta di chì scriveva, gradevole.
Lei ha ragione, dovrei riprovare dal saracino ma, andando io, a differenza di molti frequentatori di questi blog ( che sono rimborsati dai loro “mandanti”) nei ristoranti a mie spese ed essendo il tempo da dedicarea queste esperienze limitato, devo operare una selezione: essendo giá stato tre volte da Gennaro Esposito preferisco ora , dovendomi recare in campania, provare altri posti (la casa del nonno , i quattro passi , l olivo) o tornare dove mi son trovato bene (don Alfonso , oasis, marenna’, taverna estia, rossellini s, caravella, taverna del capitano)
Saluti
provi il relais blu, per la stupenda lochescion. molto buona la cucina, ma non sorprendente come il luogo. con quella vista ispirante al romanticismo…..
dimenticavo: per lei Arrighi, Bolasco& Bonilli e Vizzari sono dei cretini incompetenti?
e le migliaia di appassionati che riempiono un ristorante certo scomodo per lochescion e lontano centinaia di km. se non migliaia sono tutti pecoroni rinciuliti?
“e’ come quando un pianista o un violinista stecca: tutto il resto dell esecuzione resta in secondo piano, rimane la scottatura”
se hai le orecchie foderate di prosciutto e il cervello fritto si, certo.
una sola domanda, fassone anche se puo’ non sembrare pertinente. io sono un uomo e posso sbagliare, pero’ sono un uomo libero. tu ti occupi o non ti occupi della, chiamamola per semplicità, immagine e comunicazione della famiglia Jaccarino?
anche se questo naturalmente puo’ non inficiare i tuoi giudizi su altri ristoranti della zona, io vorrei saperlo.
se non ti dispiace e con tutto il rispetto, naturalmente:-))
anche solo per capire se qualcuno millanta i tuoi, credo ottimi, servigi
bravo Max ! Condivido: 15/20 è il punteggio che attibuirei alla cucina di Gennarino. 20/20 alla bravura nelle pubbliche relazioni..
@Gumbo
Rispetto la tua opinione,ma quello che ho capito dalla mia esperienza è che ad ogni cucina, sia alta che bassa, deve corrispondere un’equivalente standard qualitativo dei vari reparti. Non esiste un alta cucina senza un’alta ristorazione e viceversa. Come una buona trattoria lo è nel suo intero essere, buon cibo, cordialità e familiarità. Questo LAVORO è fatto di alchimia, ogni cosa che viene dosata deve rispecchiare quello che è lo spirito della maison.
Capisco e rispetto la filosofia di cui parli che ha senz’altro una sua ragione di esistere. Quello che dico io è che non necessariamente deve essere l’unica. Io non vado per ristoranti per dare voti in base a criteri classici, quindi sono libera di guardare le cose secondo i miei (arbitrari) gusti: so che a me piacciono tantissimo i piattini tutti particolari e carini, i sapori nuovi, apprezzo che il locale sia armoniosamente esteticamente curato – sempre a mio gusto però – e dotato di adeguata efficienza di organizzazione e servizio. Di tutto il resto, che ci vuoi fare, non vedo la necessità; anzi mi mette a disagio, m’infastidisce un po’ – senza contare che aumenta inevitabilmente i costi e quindi i prezzi e per me è un ulteriore svantaggio.
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Nota: no , la mia impressione, non è diminuita di una virgola visitando più ristoranti – anzi, si rafforza sempre di più quindi sono proprio io che sono tarata!
Per tornare in tema, la Torre del Saracino vista dall’interno mi aveva dato l’impressione di essere leggermente dissonante con il luogo intorno, ma non avendo uno stile eccessivamente pretenzioso – ci può stare.
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Io trovo anche più dissonante allestire un locale molto elegante alla periferia di qualche cittadina di provincia della pianura padana!!!
la miglior risposta il buon vuggi se le data lui stesso
fino a quattro anni fa mangiavo il fattoria all autogrill.
saluti
Le hanno fornito una tastiera senza accenti e senza apostrofi?
che bello sarebbe vedere nelle vs recensioni oltre alle
foto dei piatti anche il conto pagato, proprio come facevate
all autogrill.
Guardi. Nel mio “poco” girovagare per ristoranti con Vuggì (le faccio osservare che sono quello che si occupa di vini…) mi è capitato più di una volta di imbattermi in alcuni posti, dove ci hanno servito dei piatti che mi hanno fatto rimpiangere, e non poco, il menu rustichella dell’Autogrill.
Guarda caso ha citato tutto il trio di Vico Equense…
La pasta “ammischiata” o “spezzata” con i crostacei, le lumachine, un po’di pesce lenta d’inverno e tirata d’estate penso fosse un piatto normale. Ti avanzavano i fagioli e facevi la pasta bella incollata. Avanzavano gli spaghetti e facevi la frittata. Di ricette povere ne esistono una quantità imbarazzante al sud come al nord. Solo che ora sono maledettamente difficili da comporre, perchè manca la materia prima di alta qualità (cioè un mare sufficientemente pulito e qualcuno che si prenda la briga di portare a riva certi pescetti) e la capacità di proporle come alta ristorazione senza doverle infiocchettare per “giustificare” il prezzo (ma quanti vanno a pesca con il calanco con i ricci schiacciati e lo “specchio” per guardare il fondo?). La capacità di Gennarino è tutta lì. Compresa quella di trasformare Marina di Equa, che non è la migliore cala della Costiera, in un punto di riferimento. Io ho conosciuto la tavola di Gennarino su segnalazione di un amico nordico cui avevo rotto le scatole sulle performance degli ziti e dei triangolini da ammucchiare per la pasta e fagioli. Risparmia sulla pasta ma è veramente eccellente, era stato il concetto espresso. Sulla simpatia di Gennarino non posso esprimermi perchè quando mangio bene non ricordo cosa è successo di contorno. Il parcheggio abusivo è un must napoletano e quindi non mi fa nè caldo nè freddo. La torre saracena è un elemento del territorio come il casale per i senesi solo che di torri ce ne sono infinitamente meno, il locale ha una sua dose di asciuttezza che incontra il mio favore (è in linea con il messaggio tradizione e modernità). Confronti: sempre complicati. L’operazione Don Alfonso è abbastanza difficile da replicare, vuoi per le melanzane e i pomodori che guardano Capri da una posizione che non ha il Relais Blu vuoi per la sperimentazione che è condotta da una squadra piuttosto corposa che mi sembra abbia a disposizione spazi diversi. La carta dei dolci di Don Alfonso, ad esempio, annichilisce qualsiasi tentativo di confronto ma la ristrutturazione della sala ha qualcosa che mi convince di meno. Può darsi che Don Alfonso sia una spanna avanti (per me lo è), ma le capacità di Gennarino di fare sistema proprio con un evento come la Festa a Vico devono essere messe in conto. Probabile che lo studio segua un diverso percorso e recuperare il gap dell’esperienza di Alfonso Iaccarino necessita di tempo (e comunque non mi sembra che Ernesto stia dormendo).
finalmente una persona competente che non sia anche un adoratore acritico del simpatico ( non a me) Gennaro Esposito!
Sottoscrivo tutto quello che lei ha scritto su don Alfonso ( se solo ripenso al limone scavato con dentro una crema aromatizzata al limone o alla sfogliatella riccia con le amarene, alla sue perfette friabilita’ e consistenza…..) salvo le sue perplessita sul locale: bello, ampio, luminoso, elegante con qualche concessione alle mode ( i lampadari, qualche parete rosa, un po cool, ma che bagnata dalla luce esterna e accoppiata al bianco delle altre crea un gradevolissimo effetto) ma arredato anche con bei pezzi di antiquariato….
comunque, a casa mia, avere gusti diversi non vuole necessariamente dire essere”adoratore acritico” altrimenti chi si scaglia nel suo modo cosa diventa:”disprezzante ipercritico”
non mi riferivo a lei quando scrivevo adoratore critico ma a tutti quelli che fanno parte di un coro unanime che si limita a dire un gran bene del nostro, spesso senza motivare il proprio giudizio. Ribadisco: se ascolto una sonata di schubert e il pianista stecca, ovvero esegue una nota al posto di un’altra, ovvero se mangio un piatto e al palato risulta eccessivamente salato, non riesco poi a darei un giudizio che prescinda da questi errori basilari: viene messo in discussione ciò che per un professionista dovrebbe essere scontato, viene meno uno degli elementi della struttura base, delle fondamenta di un brano o di un piatto; rimane la sgradevolezza di qualcosa eseguito male, in maniera sciatta, disattenta, poco professionale. E se questo errore fosse commesso da uno studente di conservatorio o da un cuoco esordiente ci passerei sopra, ma se a commetterlo e’ una star – del pianoforte o dèi fornelli – anche in considerazione del prezzo che costui esige per le sue prestazioni, allora si che mi viene da fischiare o da biasimare!!per questo ” mi scaglio così”
io , il 6 aprile, ho trovato tutto assolutamente perfetto. tant’è che il voto psicologicamente risente dell’ambiente, che non mi piace, e della scarsa qualità di parte del personale. saro’ stato fortunato, io ed miei commensali. e tutta la lista degli ispettori delle guide prima citate, evidentemente. e tutti quei masochisti che ci vanno e ci tornano( perchè alla fine un ristorante di quel livello di prezzi ,se costantemente lavora, è valido per forza. tutti fortunati!!!! ‘mazza che culo!
Non sono convintissimo della reinterpretazione delle esagone e delle losanghe in smaltato bianco un po’troppo accecanti e avrei preferito un verde “tropical” più freddo ad esempio. La scuola di cucina l’avrei replicata come allestimento perchè è molto bella con i pavimenti in bianco e nero, le piastrelle che reinterpretano i disegni antichi abbinati alle matite bianco/verdi, il verde e le sedie in acciaio. Tra l’altro sarebbe interessante vedere una sala frazionata in salette con quel tipo di approccio. Mi piace moltissimo la cucina come scelta di piastrelle e di lavorazione dell’acciaio (davvero sublime) dei piani di lavoro. Ecco, direi che la sala non è all’altezza della cucina, ma stiamo parlando di ambienti di alto livello. Il gusto soggettivo, come vede, non è limitato solo al contenuto (piatto) ma anche contenitore (ambiente). Se date un’occhiata alla casa del poeta penso vi verrà voglia di starci un bel po’…..
mah, io ho trovato invece il pavimento bianco smaltato molto appropriato al luogo e soprattutto un elemento che, unitamente alle pareti bianche, dona luminosita e candore all ambiente: si ha l impressione di mangiare in un luogo lindo, pulitissimo ( grazie anche alla perfetta apparecchiatura dei tavoli) anzi sicuramente e’ così , dato che anche un capello o un ricciolo di polvere si noterebbero su quel bianco lucido… E visto che si tratta di mangiare l idea che lo si faccia in un ambiente immacolato accresce la sensazione di benessere: non ho provato la stessa sensazione a seiano , non che il locale sia sporco, intendiamoci…..
Se per questo sul nero e con quella luce si vedrebbe molto di più. Ma ripeto è questione di gusti che nulla toglie alla qualità del locale, ci mancherebbe! Comunque, io mangerei volentieri al tavolo della scuola. Anzi, alle Peracciole sarebbe anche meglio: un tavolino terrazzato con vista Capri, pavimento verde e soffitto cielo…..
E grazie per il giudizio riservato alla mia competenza!
Gennarino di sicuro è sovrappeso…:-) ma è bello così.
tutti i scarafoni so belli a mamma soie
Al caro VG darò una notizia: esistono anche gourmet al di sotto della linea gotica; e quando si annoiano (privilegio che è concesso a pochi) vanno da Gennaro Esposito a cercare un’innovazione che non è mai ricerca dell’effetto speciale a buon mercato, materie prime d’eccellenza trattate con rispetto e mano felice. Se hanno voglia di un pacchero al ragù se lo preparano a casa propria, avendone la capacità, o lo cercano in una delle innumerevoli trattorie “vini e cucina” sparse per la città, non alla Torre del Saracino, per lo stesso motivo per il quale non si aspetterebbero che Gennaro Esposito gli ballasse la tarantella o gli facesse una strimpellata di mandolino. Anche il povero gourmet meridionale ha i suoi diritti e pure il giudizio sufficiente a non andare da Cracco in cerca di una cotoletta alla milanese, qualora si trovasse in Padania.
secondo me dovrebbero edificare un muro subito dopo il Po’, cosi’ i terroni possono godersi in pace questi “monostellati che fanno il compitino”, lasciamo stelle e cotolette, con piacere, ai palati annoiati dei gourmet padani.
Po’ nel senso di poco? Intelligenti pauca? Scusi lei è terrone o padovano annoiato? Non capisco
Multa paucis
nihil difficile volenti. Comunque il dio Po si starà rigirando. Si metta in secco
Comunque, ad onor di cronaca, sono terrone
Questo si intuiva, o almeno lo intuiva chi presta attenzione al Garigliano
[...] del Viaggiatore Gourmet è degna di un soprammobile riproduttivo leghista Mangiare Fuori Ora che la festa è finita, possiamo chiederci se Gennaro Esposito è sopravvalutato? Primo Piano Tuttofood, la cosa peggiore che abbia mai visto Primo Piano Marco Bolasco [...]
[...] mancare l’incorruttibile Michelin?)”. Ogni riferimento agli ospiti della Festa di Vico, organizzata dal cuoco del ristorante Torre del Saracino, Gennaro Esposito, compresi gli ispettori della Guida [...]
Mai come oggi c’è tanta distanza tra la critica enogastronomica e ciò che pensa il pubblico. E su questo che si dovrebbe riflettere molto. Chi fa una guida dovrebbe capire che l’unica cosa che l’uomo non può comprare è il tempo, una serata sbagliata in un ristorante giudicato “allegramente” ha un effetto negativissimo, perchè quel tempo nessuno lo potrà mai restituire.
Oggi si parla di giudizi non condivisi e questo pare chiaro, ma di chi sono le colpe?
E poi sarei curioso di sapere come sono andate le vendite, in edicola, delle varie guide, perchè il vero giudice finale di tutti è solo il lettore.
Sono d’accordo con quanto sostiene Ugo Petruccelli sull’attuale enorme distanza tra critica e pubblico.
Anch’io, come Barbaresi e molti altri, penso che i punteggi assegnati in Costiera siano assurdi. Mi auspico almeno che la critica enogastronomica cominci a fare seriamente autocritica, perchè, per carità, si può sbagliare ma le persone intelligenti sanno anche cambiare opinione.
Stiamo assistendo in questi giorni,negli Stati Uniti, alla questione Bruni. Bene, ma in Italia che si fa?Da noi non esiste assolutamente nessun codice etico, perchè?