Piccola guida ai ristoranti del fine-settimana
Leonardo Ciomei conosce un numero imbarazzante di chef. Chi meglio di lui poteva curare la piccola guida ai ristoranti del fine-settimana? Locali ignoti o chiacchierati, avidi o abbordabili, ecco i consigli di questa settimana.
L’Asino d’oro di Lucio Sforza. Sito.
Via Valsavaranche, 81 zona Monte Sacro – Roma. Tel. 06 64491305
Aperta a Roma da pochi mesi con lo stesso nome che aveva a Orvieto, la trattoria di Lucio Sforza propone una cucina di derivazione etrusca e romana: coratella con i gobbi, pasta straccia con baccalà su crema di ceci, tiramisù di pane – tutta roba sostanziosa ma ben fatta. Encomiabile la proposta Pranzetto a 12 euro compreso il calice di vino. Cena alla carta sui 50 euro. PER NOSTALGICI.
Piazza Duomo. Sito.
Piazza Risorgimento, 4 Alba (CN). Tel. 0173 366167
Sì, alla Piola si sta bene spendendo ammodo. Ma i veri fuochi d’artificio sono al piano di sopra. Non si parla abbastanza di Enrico Crippa, piccolo grande chef che merita ben altro risalto. Chi va nelle Langhe dovrebbe considerarla una tappa obbligatoria. I menù degustazione vanno dai 90 ai 110 euro, poco più di una cena in un qualsiasi ristorante di Brera. DA NON PERDERE.
Adriano
Via Vittorio Veneto, 102 Cerreto Guidi (FI) Tel. 0571 55023
Classica trattoria toscana dove mangiare fiorentine, affettati toscani e, nella stagione giusta i funghi. Fate attenzione alla carta dei vini perché trattoria non significa automaticamente ricarichi bassi. Tempo permettendo, è ideale per gli amanti della campagna. Conto medio intorno ai 35/40 euro. PER I FANS DELLA BISTECCA.
Hippopotamus. Sito.
16, avenue Félix Faure Nizza. Tel. 049 3924277
Visto che nello scorso fine-settimana si è parlato dei PEU (Piccoli Esseri Umani), segnalo questo locale dove tutto è fatto per loro senza che i grandi si sentano esclusi. Carne di qualità superiore a ogni fast-food con assortimento di tagli e provenienze, cortesia e formules per risparmiare. Guarda caso non si trova in Italia ma in Francia; consigliato a chi vuole passare il week-end dalle parti di Nice. PER FAMIGLIE.
Osteria Francescana. Sito.
Via Stella, 22 Modena. Tel. 059 210118.
Anche questa settimana polemiche su polemiche. Vale quanto detto a suo tempo per El Bulli di Ferran Adrià (e il parallelismo calza). Andateci e mangiate, poi se ne parla! IL VERO PONTE FRA TRADIZIONE E CREATIVITA’.








Come tipologia di cucina (classica) e prezzi (onestissimi), L’Asino d’Oro secondo me, più che per i nostalgici, è o diventerà presto un punto di riferimento come trattoria di quartiere.
Se ce l’hai sotto casa o vicino l’ufficio è sicuramente una fortuna, ma forse attraversare una città caotica ed enorme come Roma appositamente…insomma…
Poi può darsi che, finito il rodaggio, si evolva in qualcosa di diverso, in grado di attirare anche una clientela diversa dagli aficionados della zona. Vedremo.
Perfettamente d’accordo
Concordo anch’io in toto. Secondo me le aspettative all’apertura erano troppo elevate. Prezzi da applausi, cucina onesta e ben eseguita ma senza particolari slanci in avanti, servizio incerto e cantina quantomeno deficitaria (ok, solo produttori umbri in carta per scelta, ma allora le assenze di Antano e Bea, solo per citare quelli che ritengo oggi i due migliori produttori della regione, sono semplicemente intollerabili) .
E capirai se non c’entrava pure l’Osteria Francescana di Bottura.
Ero in pensiero.
Axel, come avrai notato non ho fatto un’esegesi del pensiero botturiano ma solo scritto: >andateci e mangiate<
altrove ti assicuro che se ne discute di più.
… poco più di una cena in un qualsiasi ristorante di Brera…
E’ una considerazione interessante, e vale per Brera ma anche per qualsiasi trattoria anche della provincia.
Cento euro o qualcosa di più, sono tanti, e sarebbe bene, da parte dei ristoratori, non andare troppo oltre, ma secondo me, in rapporto a quel che mangi, e sottolineo mangi, provi, annusi, godi, conosci e scopri… sono tanti i trenta euro per una farinata, un piatto di ravioli e un flan al cioccolato, o per la fatidica pizza, birra e dolce a 25 euro, o per qualsiasi triste e ripetitiva tavola dei tanti sabato sera di noi gente comune. Certo, non si può cenare gratis, ma vivaddio un po’ di fantasia e passione non guasterebbero: per uscire almeno contenti, insomma.
Parole sante Fabrizio. Purtroppo, e l’abbiamo visto di recente, non è più una stranezza leggere su un menù la pappa al pomodoro a 12 euro e una fetta di polenta e salsiccia a 16..
Leo, sei venuto dietro casa mia e non mi hai detto niente?