Regalare una guida a Dario Franceschini (Ricordarsi)

Stamattina, dopo aver letto su Twitter la risposta di Dario Franceschini alle carinerie distribuite ieri del ministro Bunetta (“questa élite di merda”, “la sinistra vada a morire ammazzata”) stavo per credere in un Essere Supremo. Tecnologico, reattivo, spiritoso. Vuoi vedere che Dario il segretario ha già digerito il distacco da Bersani nei voti dei circoli PD?

Più tardi però, lo spettro dell’inconsistenza di Franceschini spesso agitato dall’infido D’Alema, è ricomparso. Come già per le bottiglie di vino tenute in verticale nella libreria, il ristorante romano scelto per il pranzo a base di carbonara con Antonio Di Pietro, sorprende per banalità. A cominciare dal rosa salmone delle tovaglie e dalla sfilata di bicchieri in attesa di avventori.
Per inciso, qualche romano ha riconosciuto il ristorante?
[Immagini: Repubblica.it]








“mi hanno confermato nella convinzione” … wow, davvero una forma ricercata
Stanno cercando di fare i simpatici. Ma non gli riesce… sono solo sfigati.
se questi sono gli sfigati, viva gli sfigati
sempre meglio di palazzo Grazioli sara’
Non vivo a Roma e non la conosco abbastanza per emettere giudizi; ho letto dei luoghi del privilegio di Pierangelini, si legge di altri posti di altri triangoli delle bermude del gusto in cui oggi a Roma sembrerebbe facile e piacevole affondare.
Però, si vedono troppo spesso immagini di Roma diverse, altre, che tuttavia, entrando nella cronaca, esistono, anzi costituiscono per i più l’immagine di Roma.
C’è il Passetto, e va bene, c’è l’imbonitore nelle vie attorno a Campo de’ Fiori col piatto di spaghetti ad attirare turisti, c’è il cuoco con contorno immancabile di vip, e va bene. C’è la piazza coi giovani e le bottiglie, più raramente la signora che vende le puntarelle al mercato. Va bene.
Ma c’è anche quella Roma della fotografia, immagino una qualche stradina intorno a Montecitorio, immagino dietro il cinema Capranica andando verso il Pantheon, per dire, una Roma ministeriale, senz’anima, con imbonitori, e camerieri, sulla porta soltanto un po’ più contenuti nei gesti ma altrettanto esausti e demotivati. Bicchieri e tovagliato volutamente rococò perchè forse si ritiene più elegante. Ancora stereotipi.
Si dice sempre che Roma è grande, che è sfaccettata, che solo chi ci abita sa e conosce, si dice sempre tutto: ma intanto compaiono sempre quelle immagini lì, sempre. Affrancatevi, liberatevene. Qual è la vera Roma? Esiste sicuramente, qualcuno ce la faccia vedere. O forse l’ha già fatto: Moretti in vespa?Sigrid Verbert guarda caso proprio sulle orme di Pierangelini, l’anno scorso?
Nella Roma attorno a Montecitorio però c’è anche la bottega gastronomica di Libera Terra e un paio di enoteche straordinarie!
a Vasto, senza volerlo, ho scelto lo stesso ristorante di Di Pietro: tavolata di sette persone e hanno bevuto solo una bottiglia di bianco (un pecorino Pasetti Terre di Chieti)
in questo (solo in questo) meglio D’Alema, che ho visto ordinare e apprezzare un Clos De Lambrays 2002