Ristoranti | La guida di Dissapore alle tendenze dell’estate

Hey, è arrivata l’estate! Siete annoiati dai soliti locali e volete ubriacarvi tantissimo perché vi sfuggono le alternative, oltre alle nuove tendenze dei prossimi mesi? Okay, basta vivere nel passato. Eccovi 7 trend che dovreste considerare prima di scegeliere il prossimo ristorante. E se ne abbiamo dimenticato qualcuno, fatecelo sapere.

1 – Alta cucina vegetariana (la carne è sopravvalutata).
L’assenza di carne collega alcuni tra i piatti più convincenti visti nei menù dei migliori ristoranti europei, tra questi il Noma di Copenhagen, premiato dalla classifica San Pellegrino – la World’s 50 Best, come il numero 1 del mondo. La cucina dello chef, René Redzepi, che fa largo uso di erbe e aromi provenienti dalle campagne danesi, dimostra come si mettono d’accordo gola, cervello, e spirito. Non ancora animalista, ma consapevole che per coniugare salute e piacere, la natura è un ottimo punto di partenza. Buffo notare come Pietro Leemann, che al netto delle esagerazioni “zen buddista” è il precursore di questa tendenza, conduca con successo il ristorante vegetariano Joia, stella della Guida Michelin dal 1996, proprio in Italia, a Milano. Ma i ristoranti vegetariani non erano un fallimento dal punto di vista degli affari?

2 – Art-Ristorante.

Si sceglie un ristorante per ragioni diverse, cucina, servizio, ambiente. Ma da qualche tempo, anche per il piacere di ammirare quadri, stampe e oggetti d’arte. A New York, locali come The Lion o Waverly Inn (di Graydon Carter, direttore della rivista: Vanity Fair) che espongono opere di Basquiats, ritratti di David LaChapelle e foto d’epoca del Daily News, mostrano quanto sia sottile la linea che divide ristoranti e gallerie d’arte. Il Sanlorenzo di Roma, cucina di pesce affidata al coté gourmand dello chef napoletano Enrico Pierri, è uno degli esempi più calzanti di art-ristorante italiano. Un altro, per restare a Roma, è l’Open Colonna di Antonello Colonna. Senza dimenticare il “Mario Schifano” esposto nelle sale dell’Osteria Francescana di Modena e in generale, la passione per l’arte dei Bottura, lo chef Massimo e sua moglie Lara.

3 – Piattini.

Immaginate quale tsunami di stuzzichini deve esserci stato a New York per convincere la Guida Michelin a inserire nell’edizione 2010 il simbolo “small plates”. E negli ultimi mesi, alcuni ristoranti di Londra, hanno sperimentato una cucina ispirata da 3 “piccoli piatti” internazionali: i cicchetti di Venezia, le tapas di Barcelona e i pintxos di San Sebastian. Da queste basi secolari, la tendenza si è espansa verso piatti più innovativi, ma sempre di dimensioni ridotte. Le ragioni per cui una tendenza del genere ha senso, sono molte. Dal prezzo contenuto alla possibilità di assaggiare una dozzina di sapori diversi in un unico pasto. A Londra, gli indirizzi obbligatori sono il Bocca di Lupo a Soho o il Dehesa a Carnaby Street. E in Italia? Conoscete altri esempi di ristoranti ispirati alla filosofia dei piattini?

4 – Tutto in vendita.

Al ristorante Urbana 47, nel rione Monti a Roma, è tutto in vendita. Le lampade, i mobili usati, e ovviamnte gli ingredienti utilizzati in ogni piatto, che è possibile impacchetare e portare via o spedire a domicilio. Ma nella capitale si possono fare acquisti in altri nuovi ristoranti. Il Mia Market di Via Panisperna è “una piccola alcova dove il mercato si insinua nel salotto”, o se preferite, una bottega/caffè in cui fare la spesa o sedersi al tavolo ordinando piatti cucinati solo con ingredienti regionali. L’Enoteca Palatium in Largo del Foro Traiano, limita le sue specialità alla provincia di Roma. Si possono mangiare o comprare il pane cotto nel forno a legna di Lariano e Genzano, la porchetta di Ariccia, il cioccolato proveniente Bottega dei Trappisti.

5 – I Paparazzi del cibo.

Prosegue inarrestabile la tendenza di fotografare il cibo ordinato al ristorante, al punto che gli chef americani definisce ormai “paparazzi del cibo”, l’esercito di foodblogger costantemente armato di fotocamera. Va da sé che questo genere di attenzioni lusinga e annoia gli chef allo stesso tempo. Gli italiani Davide Oldani, Rocco Iannone e Ilario Vinciguerra preferiscono che i loro piatti non vengano fotografati, ma sono molti ad andare nella direzione opposta. C’è perfino chi, Ludo Lefebvre, chef famoso in America, organizza eventi dedicati con tanto di “scatola luminosa” che aiuta con le foto. Ha detto Lefebvre: “Adesso il gioco è questo… noi cuciniamo, sorridiamo — e i clienti non mangiano. No, loro fotografano.

6 – La pizza è dappertutto.

Elevare la dignità gurmé di piatti fino a ieri ritenuti secondari tipo la pizza, ecco il nuovo mantra. Che curiosamente, non viene dall’Italia, patria riconosciuta della pizza artigianale, ma dagli Stati Uniti. Qualche numero? A New York sono 7 sono le pizzerie degne di nota per la Guida Michelin. In particolare, Motorino ha tutta l’aria di trasformarsi nell’ennesimo piccolo impero, al pari di Kestè (abbrevizione yankee del napoletanissimo Chist’è a pizza) che sforna pizze nel Greenwich Village guidato dal pizzaiolo Roberto Caporuscio from Latina. Mentre in Italia, è impossibile non notare il culto che circonda i migliori pizzazioli napoletani. Enzo Coccia (La Notizia) e Gino Sorbillo (Sorbillo) sono ormai divi da rivista patinata con consulenze americane profumatamente pagate. Perfino il napoletano Stefano Ferrara, mestiere: fabbricante di forni per pizza, è oggetto di culto.

7 – Bistronomia.

La parola bistronomia, una combinazione di bistrot (il classico locale informale della tradizione francese) e gastronomia (intesa come alta cucina), significa alta cucina low cost. Non è una nuova tendenza in stricto sensu, se ne parla dal 2008, ma è tornata in auge grazie al perdurare della crisi economica. Certo, fa impressione che un bistrot parigino come lo Chateaubriand, anche se poco ortodosso, guardi dall’alto maestri come Pierre Gagnaire e Alain Ducasse nella classifica World’s 50 Best di San Pellegrino. Ma oggi la formula della bistronomia è il nuovo paradigma: menu con pochi piatti, rotazione rapida a seconda delle stagioni, arredi minimal, poco personale in sala ma preparato, un numero di coperti mai eccessivo. E agli altri non rimane che adeguarsi. Chi avrebbe detto solo 3 anni fa che per pranzare da Gianfranco Vissani sarebbero bastati 30 euro?

[Fonti: Guardian, The Moment, Wall Street Journal, Urbana 47, New York Times, Mia Market, Enoteca Palatium, Los Angeles Time, Kataweb Cucina]

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26 commenti a Ristoranti | La guida di Dissapore alle tendenze dell’estate

      • Certo che posso motivarlo.
        L’approccio è duro proprio perché vorrei aprire un dibattito serio sui fondamenti di una scelta tanto importante.
        Riguardando l’espressione effettivamente non traspare ma il mio pensiero negativo si rivolge al vegetarianesimo in sè, non alle persone.

        Chi può spiegarci i motivi che spingono un uomo ad abolire il consumo di carne?

        Credo di poter includere anche Bismark in questa risposta.

        • caro lo cascio: come ben sai se non hai memoria corta ho molto apprezzato con pubblici elogi certe tue magnifiche cose scritte ( bottura ecc…).
          questo per dimostrare che non mi stai sulle palle, tutt’altro.
          non so se questo tuo e’ un intervento provocatorio oppure no ed in fondo non me ne frega nulla.
          ti rispondo per me , da uno che vive questa cosa in modo sempre piu’ problematico. io non riesco a mangiare piu’ certi animali semplicemente perche’ mi fanno troppa tenerezza: hai mai accarezzato che so’ un capriolo, un cervo. hai mai scambiato uno sguardo con un agnello provando a pensare che anche lui ha un cuore?

          non voglio cadere nel melenso , anche perche’ altri animali ne mangio ,eccome. e non capisco bene per quale motivo una spigola,anche d’allevamento, non mi muove gli stessi sentimenti. ma son problemi miei.
          pero’ mi piacerebbe che certe sensibilita’ venissero rispettate. anche perche’ io rispetto chi non la pensa come me e non cerco nemmeno di convincere chicchessia che la mia strada, al momento estremamente contradditoria ,sia piu’ giusta di altre.
          senza tante storie e molto semplicemente ti ho spiegato perche’ vorrei abolire il consumo di carne.
          e non sono ne belli ne’ civili i tuoi avvertimenti. non mi puoi fare male e io non ti massacro affatto. fai quello che ti pare.

          pero’ rispetta chi non la pensa come te, lo cascio.

          e senza che tu debba sparare un interventone dei tuoi per spiegare i tuoi convincimenti.

          e’ un caso che non funziona, almeno con me.
          perche ‘ preferisco fare un pezzo di strada nella mia vita con qualche quattrozampe in piu’ e qualche golosita’ in meno.

          • Caro Maffi,
            Neanche tu mi stai antipatico e voglio dimostrartelo.

            Come direbbe il Pirata Jack Sparrow: “Il problema non è il problema ma il tuo atteggiamento verso il problema”.

            Risparmio “l’interventone” come lo chiami tu perché non è la sede adatta per parlare di tali argomenti. Offro una serie di link che possono essere letti per farsi un’idea.

            L’uomo, a differenza degli animali, possiede una personalità. Con essa, noi tutto, ci rapportiamo gli uni agli altri e da questa dipende ogni singolo equilibrio del sistema “terra”.
            I teorici della psicologia hanno individuato il modello “Big Five” in cui si evidenziano 5 macrogruppi bipolari:

            coscienziosità
            gradevolezza
            apertura
            estroversione
            instabilità emotiva

            In questo ultimo modello si individuano i “Patosensibili”. Coloro che non riescono ad elaborare un sufficiente distacco dal dolore che lo circonda:
            Non saprei spiegarlo meglio di Albanesi:

            http://www.albanesi.it/Mente/patosensibile.htm

            Rapportiamolo al vegetarianesimo con una storiella riportata sullo stesso sito:

            Il cacciatore vide la tortora avvicinarsi, probabilmente con l’intenzione di sostare un poco sull’albero sotto al quale era appostato; quando l’uccello fu a tiro, l’uomo sparò. La tortora cadde come un sasso, a una quindicina di metri dal cacciatore che subito corse a raccogliere la preda. Quando arrivò sull’uccello si accorse con delusione che il suo tiro non era stato preciso e che l’animale aveva solo un’ala spezzata. Decise di non farlo soffrire inutilmente; lo prese in mano e spense quegli occhi pieni di paura sbattendogli la testa violentemente contro il calcio del fucile un paio di volte. Poi ripose l’uccello nel carniere e si pulì la mano sporca di sangue in un ciuffo d’erba.
            Il pescatore vide il galleggiante muoversi e sparire sotto il pelo dell’acqua. Con la consueta abilità portò l’ultimo pesce della giornata a riva, staccò l’amo e buttò la preda nel retino. Dopo una decina di minuti, quando il sole cominciava a essere troppo basso, decise di tornare, svuotò il secchio e mise i pesci in una busta di plastica. Mentre tornava a casa in quel sacchetto i pesci asfissiavano alla ricerca di un po’ d’acqua, morendo terribilmente in silenzio.
            Nonna Anna decise che quella sera avrebbe fatto un buon minestrone; andò nell’orto, raccolse le verdure che servivano, da ultimo due bellissime carote che aveva strappato dal terreno, scegliendole fra quelle che sembravano più grandi. Pulì tutto attentamente, in particolare le carote, che raschiò per bene con un coltello e lavò più volte, poi cucinò il minestrone con la solita cura.
            Queste tre storielle in realtà sono un test contro una malattia molto diffusa: la patosensibilità. Molti lettori (che chiameremo patosensibili) avranno letto ognuno di questi tre piccoli quadretti con un atteggiamento spirituale completamente diverso: ribrezzo per la crudeltà del cacciatore, pietà per la sorte del povero pesce e affetto per nonna Anna. Chi si è così comportato ha sicuramente un cattivo rapporto con la morte e con il dolore in generale, un rapporto che porta l’individuo a commettere il grossolano errore di dare alla vita un valore emotivo legato alla paura della morte.
            Infatti il cacciatore, il pescatore e nonna Anna si sono comportati esattamente nello stesso modo: ognuno ha troncato in maniera brutale una vita non umana, ma il patosensibile ha avvertito in maniera diversa le loro azioni. Gli occhi del pesce non sono espressivi come quelli della tortora, non grida, non perde sangue, muore orribilmente per asfissia, con una lenta agonia, ma in silenzio. Le carote colte da nonna Anna non gridano, non sanguinano e forse non si capisce nemmeno bene il momento in cui muoiono, vista la loro staticità anche da vive; ma si cerchi di immaginare la loro agonia, strappate dalla terra con mille ferite e poi tagliuzzate: eppure il patosensibile dice che nonna Anna ha colto le carote, non che le ha uccise.
            Le conclusioni -- Il cacciatore o il pescatore sono logicamente coerenti perché per loro la vita di una tortora o di un pesce non è paragonabile a quella di un uomo; nonna Anna è coerente perché la vita di una carota non è paragonabile a quella di forme superiori. Partendo da queste ipotesi, le loro azioni sono giustificate.
            Il patosensibile invece non accetta tali ipotesi e sostiene che ogni vita ha pari dignità. Ma le proprie azioni possono essere coerenti (e quindi giustificate) con questa nuova ipotesi?
            Solo pochissimi patosensibili rispettano ogni forma di vita (e quindi sono coerenti).
            Alcuni patosensibili per rispetto alla vita animale diventano vegetariani e spesso si comportano come nonna Anna uccidendo solo i vegetali. Per essere coerenti obiettano che la vita di una pianta non è paragonabile a quella di un animale (e in effetti non lo è!), ma questo discorso è molto pericoloso per la coerenza del vegetariano, poiché rende tutto relativo: la vita di un uomo vale più di quella di una tortora (e quindi il cacciatore è eticamente accettabile), che vale di più di quella di un pesce che vale di più di quella di una quercia che vale di più di quella di una carota.
            Per salvare la coerenza ho sentito anche questa giustificazione da parte di zoofili incalliti: i vegetali non soffrono. E allora sarebbe giusto uccidere un uomo o un animale, basta non farlo soffrire…
            La storiella dimostra quindi chiaramente che una posizione vegetariana non riesce a salvare la coerenza.
            In una società dove ormai, soprattutto per un individuo giovane, sembra che il dolore fisico, la malattia e la morte siano eventi eccezionali, non si è più preparati ad affrontarli e si cerca di rimuoverli in ogni modo, si diventa cioè patosensibili. Chi sviene o si sente male per un prelievo di sangue, chi prova sensazioni spiacevoli alla vista di un morto, chi non vuol sentire parlare di malattie, sono tutte persone che non hanno un buon rapporto con la morte. Se la vostra zoofilia è causata dalla vostra patosensibilità, dovete correre ai ripari e analizzare il vostro rapporto con il dolore e con la morte.

            Per me, l’incoerenza di un vegetariano o di “mezzo sangue” vegetariano rappresenta un’evidente disagio interiore che mi risulta difficile anche solo considerare.

            Riporto le tue parole:

            ti rispondo per me , da uno che vive questa cosa in modo sempre piu’ problematico. io non riesco a mangiare piu’ certi animali semplicemente perche’ mi fanno troppa tenerezza: hai mai accarezzato che so’ un capriolo, un cervo. hai mai scambiato uno sguardo con un agnello provando a pensare che anche lui ha un cuore?
            ….
            non voglio cadere nel melenso , anche perche’ altri animali ne mangio ,eccome. e non capisco bene per quale motivo una spigola,anche d’allevamento, non mi muove gli stessi sentimenti. ma son problemi miei.

            Il punto di vista etico, non regge.
            I Vegani affermano che il nostro corpo non è “costruito” per mangiare carne….sarà vero?

            Il nostro organismo produce “elastase” che è un enzima in grado di “spezzare” l’elastina presente nel collagene allo scopo di essere “digerito”.
            Se il nostro corpo non è stato progettato per mangiare carne, perché l’organismo produce elastase visto che il collagene non è presente in NESSUNA materia di origine vegetale ma SOLO nelle proteine animali?

            Niente di personale Maffi ma la mia scelta di carnivoro convinto è maturata dopo 10 (DIECI) anni di vegetarianesimo. Non aggiungo altro.

          • intervento molto interessante, complimenti Gianfranco ;-)
            anch’io penso che il vegano sia fondamentalmente incoerente, anche perchè oltre ad uccidere vegetali, uccide anche parecchi piccoli animali per coltivare vegetali (parassiti-predatori-insetti-ecc.).

            però capisco anche maffi.
            non so se tutto si possa ricondurre unicamente alla paura della morte, alla patosensibilità. sicuramente qualcosa c’è ma credo che esista anche una sensibilità umana, incondizionata dalla paura, che ti porta ad avere una certa “comprensione e condivisione del dolore” tanto più è simile a te l’essere vivente che sta soffrendo.
            per questo mangiamo agnelli ma non mangiamo bambini (ovviamente), ma sempre per questo da più fastidio assistere all’agonia di un cervo, piuttosto che a quella di una spigola.
            ecco perchè capisco maffi.
            per esempio, io mangio sia carne che pesce (più pesce…ma anche carne), ma un pesce morto intero non mi fa nessuna impressione, un coniglio morto intero nel vassoio del supermercato si, mi da fastidio solo vederlo.

        • a parte le vette di desolante ilarità che si riescono a toccare parlando di vegetarianesimo; Gianfranco…mi verrebbe da chiederti il perchè tanto livore?

          e poi vorresti spiegarci chi nell’ambito della psicologia parla di patosensibilità?
          vorrei capire perchè su google escono solo auto referenze su Albanesi, che a quanto vedo ha una solida formazione ingegneristica e di teoria dei numeri, anche se mi sembra anche un attivo scrittore

          # L’infortunio nella corsa
          # Esami clinici (con D. Lucarelli)
          # Il manuale completo dei cibi (con D. Lucarelli)
          # Il manuale completo degli integratori (con Luca Melli)
          # L’età non conta

          cito gli ultimi 5 titoli…insomma piuttosto eclettico

          hai altre referenze please?
          grazie e sinceramente ti preferisco quando parli di bistecche

          saluti

  1. …ma io mi chiedo perchè l’intolleranza è un sentimento così diffuso…ma se io ho voglia di mangiarmi solo le galline livornesi, o se per ragioni religiose mangio solo le formiche, che problemi creo agli altri? inizio a pensare che troppa gente abbia una vita stressata e trovi giovamento a scarticare le proprie nevrosi sul web. Arriva l’estate, fa caldo, e mettere due piatti vegetariani in una carta non danneggia chichessia, anzi. Oltre tutto la tradizione italiana è piena di piatti vegetariani. Se poi uno ha voglia di mangiare carne o pesce mattina pomeriggio e sera, ne è liberissimo, senza però prendersela con il primo che passa.
    Un vegetariano che trova qualcosa che può mangiare in menù, magari di uno stellato, è solo che contento perchè può condividere la gioia del mangiar bene anche con altri commensali, senza dover mangiare la solita insalata mentre gli altri si godono cibi raffinatissimi.
    più che venir massacrato, Gianfranco, direi non massacrare il prossimo così gratuitamente.

  2. Tu hai mai chiesto ad una persona perché crede? il vegetarianesimo è credere. Credere che sia contrario alla propria coscienza di mangiare animali. Alla PROPRIA coscienza. Non è una verità e non credo che serva un dibattito. O ci credi e pensi che sia contro la tua coscienza mangiare animali, oppure non ci credi e fai come ti pare. E visto che non esiste una Verità e potremmo passare le ore a citare i pro e i contro, mi sembra inutile.
    Ripeto, secondo me come credenza si avvicina alla fede religiosa, cioè: 1) è una cosa strettamente personale, e che non prevede proselitismi(visto che nessuno detiene la Verità)2) è una scelta che non nuoce a nessuno.
    Altra cosa sono i fondamentalisti, ma quelli sono brutti sempre, siano essi cattolici, carnivori o vegetariani.
    Non capisco nemmeno perchè con tanta facilità si portano dei minori a fare la comunione mentre poi si inorridisce per dei genitori che non danno carne ai figli. Per me entrambi gli approcci sono inaccettabili. Bisogna lasciare la libertà di scelta e di coscienza agli individui, dando anche gli strumenti di scegliere. Il resto mi sembra un discutere sul sesso degli angeli. Nessuno mi deve convincere e non devo convincere nessuno. Se invece ti interessa il tema in se, esistono varie letture in, ad iniziare da un interessante trattato di Plutarco. Di dibattiti un vegetariano ne subisce mille, perchè ogni volta ti chiedono “perchè?” e cercano di convincerti, e non si arriva mai da nessuna parte.

  3. rifiutarsi di mangiare animali per ragioni etiche è discutibile, e comunque è una contraddizione, perchè anche per coltivare si uccidono animali.
    farlo per ragioni dietistiche/salutistiche invece può avere un significato, pur discutibile che sia. se poi l’eclusione della carne non è totale, ma parziale, magari ha ancora più significato.
    farlo invece per ragioni di puro gusto, a volte può avere molto significato e inoltre lo facciamo già tutti, quando ci mangiamo uno spaghetto al pomodoro per esempio. può avere molto significato perchè mangiare sempre carne o pesce ad ogni pasto può diventare nauseante, per me è indispensabile variare.
    al di là di quelle che io considero delle ca..ate enormi, tipo tofu seitan o “carni di soia” (che potrebbero non esistere e sarebbe meglio per tutti), benvengano bistecche e spigole a volontà, ma non riuscirei mai a rinunciare a un buon minestrone, una zuppa di legumi, un piatto di orecchiette con le cime di rapa, una pizza rossa, ecc…ecc… tutti piatti “normali” ma che alla fine sono pure vegetariani…..e anche vegani.

  4. il caro Gianfranco e’ un assadore…..ama la carne come la amo io….
    cio’ non toglie che senza arrivare al veganesimo, che non concepisco neppure io, qualche piatto vegetariano in casa o al ristorante si possa tenere…..
    ps gianfranco un insalata con porcini freschi verdure di orto e formaggio di capra ti farebbe cosi’ schifo?
    per le formiche le ho mangiate ancora come i vermicelli nella tara del formaggio con polenta sono buonissimi….:-O)

    • No che non mi fa schifo, anzi!
      Amo mangiare verdure e ortaggi. Un conto però è dire di amare i vegetali, un altro è essere vegetariani.
      Stiamo parlando di due cose completamente diverse.

      Non vedo però disquisizioni convincenti sul perché della scelta vegetariana. Ma forse stiamo monopolizzando un post.

  5. Il punto 5. sui piatti fotografati mi tocca in prima persona. E’ vero, la cosa lusinga (molti) e annoia (pochi) gli chef. Per non aver dubbi basta chiedere il permesso…o forse un domani troveremo il cartello come al museo? “no-flash-please”!

  6. é vero da Vissani ci si pranza anche con € 30,00 si, ci si siede ad un tavolo sociale molto bello in una bellissima sala, solo nei giorni di martedi giovedi,venerdi,sabato ore pranzo, un’ottimo servizio una bottiglia d’acqua per due un bicchiere di vino a testa un piccolo antipasto un primo ed un secondo e per finire un piccolo dessert, caffè escluso, mica male i piatti erano perfetti.
    Sicuramente un modo intelligente di far provare un grande ristorante,un modo per fare un pò di cassa, perchè non andarci.
    ciao lido

  7. Saltando la diatriba carne sì-carne no, e relativamente agli art-ristoranti ricordo che al fu Gambero Rosso di San Vincenzo in anni non sospetti vi era appeso un Lucio Fontana insieme ad altri dipinti, diciamo, meno pregiati..

  8. Ci sarà una qualche forma di attrazione tra grandi artisti e grandi ristoranti. Ricordo bene il Lucio Fontana al Gambero Rosso. Non era di grandi dimensioni ma era di buona qualità e a mia memoria è l’opera d’arte contemporanea più importante che ho avuto modo di vedere in un ristorante italiano.
    Attualmente credo la migliore sia il bellissimo Mario Schifano a La Francescana.
    Ma anche al Combal.Zero ci sono due lavori importanti, uno di Sandro Chia e uno di Vanessa Beecroft. Quest’ultimo, proprio all’ingresso del ristorante, frutto di una performance dell’artista al Castello di Rivoli.
    Infine, tanto per restare sempre sugli artisti contemporanei di acclarata fama internazionale, c’è l’affresco di Francesco Clemente al Piazza Duomo. E ancora la proprietà di questo ristorante ha fatto realizzare gli affreschi esterni della Cappella del Barolo a La Morra da uno dei più importanti artisti americani della seconda metà del ’900, Sol Lewitt, che soggiornava spesso in Italia, soprattutto a Spoleto, ma anche a Praiano. Un grande artista, detesto la schematizzazione dei cosiddetti ‘movimenti’, ma, solo tanto per capirci,
    ‘minimalista’ e ‘concettuale’ (vedi le “Sentences of conceptual art” del 1969), ma anche allo stesso tempo grande amante dei buoni vini e della buona tavola, d’Italia e di Francia.

  9. Non sono vegetariana, ma amo verdura,frutta,ortaggi.
    Ho pranzato a fine aprile al Joia (era la seconda volta) bene, direi benissimo…menu fresco, per niente “pannoso” o “formaggioso” (mica facile eliminare carne,salumi e pesce e non buttarsi a capofitto nei latticini). Tutta un’altra storia che mangiare una semplice (seppur buona) insalata…grande lavoro in cucina, grande ricerca!!! ma ho pranzato bene anche al D’O (Polmone, tettina, rognone ecc…) con un menu a 11,50€ la pausa pranzo diventa appagante e onesta (anche per il portafoglio)
    Non posso che approvare i “piccoli piatti” (da veneziana i cicchetti fanno parte della mia cultura)ne ho degustati di ottimi anche in Spagna. Al Calandrino dagli Alajmo, una selezione di cicchetti (8-10) per 15 € non mi sembra male…anche perchè puoi gustare in edizione mignon il famoso cappuccino di seppie, scampo su crema di pistacchi o il mini “panino” polenta e baccalà mantecato profumato all’anice stellato…
    La pizza…ah la pizza!!! inviterei qualche “grande pizzaiolo napoletano” a fare un saltino qui al nord ed elargire un pò di sapere!! Non ne posso più di pizze enormi e sottili come un foglio di carta, o alte da diventare dei “focaccioni” salati…non posso fare 700km per mangiarne una degna di questo nome!!

  10. @ lo cascio : “la mia scelta di carnivoro convinto e’ maturata dopo dieci anni di vegetarianesimo ” . verrebbe da dire , con una battuta e senza offesa, che i preti spretati sono piu’ integralisti di tutti ?

    io infatti sono assalito da dubbi in materia. mai avuto certezze. essere vegetariani non sono certo che sia una via che intendo percorrere fino in fondo.
    per quanto riguarda la paura della morte e del dolore il tema si fa delicato.
    della morte, a livello conscio perche’ inconscio nessuno lo puo’ dichiarare, non me ne puo’ fregar de meno. considero, per fatti personali, gia’ un miracolo essere venuto al mondo e quindi ho il raro dono di considerare ogni giorno che mi sveglio piuttosto stupefacente. quindi, stringo ma ho capito quello che vuoi dire sia chiaro, il tuo albanesi con la sua patosensibilita’ per quanto mi riguarda puo’ andare a scopare il mare. preferisco albanese, capace di farmi sorridere quando dovrebbe farci piangere tutti, con quegli argomenti.
    per quanto riguarda il dolore si puo’ discutere tutta la vita. se della morte non mi frega nulla del dolore certo mi frega molto.

    ma che questo faccia parte di “patosensibili con instabilita’ emotiva” non solo lo trovo non matematico ma nemmeno negativo come dici tu : “per me l’incoerenza di un vegetariano o di un mezzo sangue rappresenta un evidente disagio interiore che mi risulta difficile anche solo considerare ” .

    Dici di esserlo stato per dieci anni vegetariano e non lo CONSIDERI ?
    mi sembra enorme !!
    eri incoerente allora e coerente oggi ? ma coerente con cosa? con la presunta ( sempre dell’albanesi) mancanza di “disagio interiore” di oggi , tornato carnivoro?
    l’instabilita’ emotiva forse salvera’ il mondo secondo me. la coerenza e la razionalita’ perfetta lo uccideranno. stirpe umana robotizzata oppure semplicemente calibratamente rincoglionita.

    ma che c’entra tutto questo con il volere accarezzare un capriolo invece di mangiarlo ?

    @ gianluca : semplice ed esaustiva la tua risposta. senza voler per forza spaccare il cervello in 20.000 fazioni.

    ” patosensibile” : gli unici PATOsensibili che riconosco sono dei milanisti …

    ps: la mia storiella, vera, sui cacciatori e’ cio’ che penso quando leggo che in due vanno per ammazzare e poi invece di centrare l’animale di turno uno ammazza l’altro.
    la cosa mi piace , mi e’ sempre piaciuta e la trovo profondamente giusta.

    aspetto ora la crocifissione da tutti gli altri quattro “MACROGRUPPI BIPOLARI “

  11. Ho letto con attenzione questa discussione, e sinceramente la trovo molto sterile, mi sembra una partita a scacchi tra i carnivori e che invece la carne per motivazioni diverse ha deciso di non considerarla più un nutrimento per il proprio corpo e il proprio spirito. E’ triste notare sentimenti di intolleranza così alti in scelte molto personali e intime. Meglio sarebbe confrontarsi con rispetto e consapevolezza.

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