dilemmi

Ristoranti | La sottile linea rossa

Mi capita ogni volta che leggo quegli scontrini fiscali che riportano ancora la doppia valuta: in euri, e in lire. Mi si ferma il sangue, perchè la cifra in lire è un boato. Un capogiro.

Se poi succede alla fine di un pasto modesto l’infartino è alla portata. E’ capitato nei giorni scorsi, alla fine del pranzetto in una trattoria persa nella pianurka. Si sta bene sotto la barchessa, il cibo è chiamato casalingo, ci sono tante bottiglie.

Con la famigliola (2 PEU + 2 EU) prendiamo: due salumi eccellenti (as usual), due primi uno sì e uno no, due secondi bislacchi e due caffeini. 116 euri.

224.000 lire d-u-e-c-e-n-t-o-v-e-n-t-i-q-u-a-t-t-r-o-m-i-l-a-l-i-r-e.

Mi è venuta una falangite solo a digitarlo.

E’ poco, è tanto, mah. Il rapporto soldi/felicità è medio, tornerei magari a farmi una bottiglia con un primino e pedalare.

A pranzo, il due di giugno, era pieno dentro e fuori, parcheggio fitto di BMW eccetera. Perchè sono proprio questi i posti che si riempiono: l’oste straripante che ti da del tu d’acchito, la cucina di sicurezza, magari due propostine di pesce che fa tanto cosmopolita e il gioco è fatto. Spendi poco: 35, 40 europei, ma anche perchè le porzioni sono cavalline, e i classici quattro piatti li mangerebbero solo Gargantua e Pantagruele. Già a fare i conti per bene quattro piatti sommerebbero già quaranta, più il coperto l’acqua il caffè: cinquanta. Ed ecco scattare l’allarme rosso.

Lo vedo nelle facce degli amici che ripongono nel cibo una quantità normale di lussuria: se parli di spendere oltre i 50 strabuzzano gli occhi, affannano la respirazione, cercano un sostegno su sui poggiare il polso calzato da nobili cipolle da seimila euri.

Niente da fare: per tutto il resto del mondo esclusi i ficcanaso gurmè la somma ideale da spendere a tavola è trentacinque.

Non importa cosa c’è dentro il piatto: ma deve essere molto pieno, e possibilmente essere portato in tavola da una signora che assomiglia alla mamma. Perchè Si mangia come a casa. Se passi il cinquanteca - la sottile linea rossa – e magari nei piatti c’è qualche svolazzo con la salsa, o peggio: se le porzioni sono normalmente moderate ecco che al grido di “Nouvelle cuisine! Nouvelle cuisine!” legioni si getteranno a terra piangendo le mieserie del Bangla Desh. Eppure i ristoratori dicono che ormai si tratta di un fenomeno antroposociologico: lui e lei, un antipasto, un primo o un secondo, un dolce in due. Magari un calice alla mescita, e poi via a lamentarsi del conto.

Ma siamo rimasti solo noi, che ci si inumidiscono gli occhi con quelle belle Degustazioni da otto assaggi, più il pre il post e l’infra?

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13 commenti a Ristoranti | La sottile linea rossa

  1. Una fascia altrettanto ampia di popolazione trova allo stesso modo improponibile spendere 20 euri per un libro, 30 euri per un teatro, 15 euri per un museo. Quando mangiare in un ristorante non è più solo l’uscita per non cucinare a casa e stare con gli amici e diventa un’esperienza culturale l’approccio diventa lo stesso.

  2. …organizzare una cena con amici è una battaglia persa in partenza, per me ovviamente.
    Tutti vogliono il piatto straripante e che la cucina sia casalinga.
    Non c’è interesse per la sperimentazione, per il “nuovo” ma soprattutto per il Buono. Soprattutto se il pasto supera i 40€ vini compresi.

  3. dipende dai posti ma in effetti 35 euro è un bello spartiacque…fino a 35 la gente spende volentieri per un menu tutto compreso cibo e vini, per andare oltre ci vogliono grosse motivazioni (e solo Sassicaia Cinghiale a 55 euro e Barolo Brunello a 45 riescono a funzionare, almeno qui da me).
    Poi in centro invece la soglia è più alta, ovvero 50 euro come costo cibo +vino a persona però ci vuole il locale figo

  4. A tutti piace mangiar bene, ma perchè in alcuni ristoranti portano un (uno) raviolo invece di 25? Andare a visitare gli Uffizi cosata 15 euro, ma almeno l’offerta è gigantesca e uno può scegliere di abbuffarsi di Donatello o Botticelli o passarci solo 30 secondi. E’ già stato inventato l’indice costo\calorie? Io voglio che nei prezzi esposti fuori dal ristorante ci sia anche questo!

    • Questa mi sembra una considerazione giustissima. Va bene sperimentare nuovi gusti, ma se il “piatto” si riduce ad un “assaggino”, che uno alla fine della cena si alza da tavola con i sensi “saturi” ma lo stomaco “vuoto” che invoca un panino con la porchetta ….. Senza contare che il pasto “leggero” viene improvvisamente appesantito dal pensiero che con una porzione “della mamma” li ce ne fanno quattro, quadruplicando le “stimolazioni” e soprattutto i conti finali …..

  5. Le nuove tecnologie hanno spostato il valore del denaro verso altri lidi. Internet ed il Web hanno rivoluzionato in gran parte la maniera di concepire e di ragionare (sul)la società da parte della società stessa.

  6. Sta cosa dell’uomo medio ignorante e bifolco che pretende di mangiare in abbondanza spendendo poco l’avrò letta un milione di volte ormai, mi sa un po’ di qualunquismo perchè in mezzo ci sono 7.000 tonalità di grigio fatte di centinaia di persone a cui sta bene liberarsi di un cinquantello per mangiare bene.

    Se poi pretendiamo che il popolo accetti di separarsi da euro 150 per degustare 6 assaggi fra cui un primo piatto da 70 grammi e un dessert creativo che fa dire “oh!” ma nessuno riprenderebbe mai allora avete stravinto.

    • sta cosa dell’uomo medio l’avrò letta un milione di volte

      l’abbiamo letta tutti un milione di volte,
      ma qui l’osservazione è differente: nelle metropoli magari è diverso, nella provincia medio-italiana chi ha i soldi per uscire a divertirsi (parcheggi fitti di BMW eccetera) vuol spendere 35 a testa per mangiare. Non più l’uomo medio ignorante e bifolco, quindi: bensì quella borghesia da BMW che sino a nove anni fa spendeva 200.000 lire a testa nei bi-tristellati. Duecentomila negandosi niente, eh! Per fare lo stesso quanto si spende oggi?


      people, il messaggio è passato: meglio in trattoria a 35, e francamente…

    • pieno dentro e fuori, son questi i posti che si riempiono

      potrebbe anche esserci, però,
      il ritorno a un tipo di fruizione jurassico e nondimeno confortante: il ristorantone di famiglia. Faccio l’esempio di un amico la cui fam, milanese trapiantata nel parmense, quando è in vena di festeggiamenti festeggia sempre da Chiappini Dattilo. Sempre e solo lì. E in quei casi non si bada minimamente ai 35… un ritorno ai risto di fiducia, dunque? Chissà: i ficcanaso gurmè son rimasti gli unici a cambiare risto ogni volta,


      io? francamente non so più se vale la pena…

  7. Mangiare e come fare l’amore, deve essere intenso e fatto con la stessa donna o uomo, ma comunque non deve essere un’ammucchiata di sapori e assaggini da 10 portatine-cucchiaini, che sono roba vecchia da lussuriosi e pigri.

  8. Certo, i $oldi sono finiti, la gente sta ben attenta e, a dirla in lire, il costo in ristorante è ben caro. Spesso, nonostante le ristretezze molti continuano a desiderare il ristorante ed andarvi a mangiare appena possibile. Ancora più spesso però cascano nella trappola del “vorrei ma non posso”. Mi spiego: purtroppo la fascia di prezzo fra i 30€ ed i 60-70€ è quella dei bucanieri della ristorazione. Pirati, corsari delle gestioni “usa&getta” spacciano cultura del territorio, materie prime delle quali ignorano tecniche di confezione e quant’altro per mostrare valore dove invece non ne esiste. Ahimè l’impero dei “over 70-90€” non è alla portata del consumatore comune e lo spaccio di ciofeche di ogni genere non fa altro che contribuire all’abbrutimento critico e culturale del gastronomo potenziale :(

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