di Leonardo Romanelli | ven 24 feb 2012 ore 18:18
ristoranti
Sanlorenzo a Roma: Ristorante denso, alto tasso di vippume inviso ai più

Ci hanno detto che gusti e modi di vivere delle élite vengono imitati, anche inconsapevolmente, anche controvoglia. Dipende dalle élite. Prendiamo i ristoranti per dire, vip e politici come clienti sono spesso sinonimo di conti astronomici, odiose disparità nel servizio e qualità nazionalpopolare. Con le dovute eccezioni. A volte capita che al fascino del locale nel centro di Roma, corrispondano un servizio comunque cortese e una cucina scrupolosa introdotta dal magnetico banco del pesce all’ingresso. Sì, quel pesce si può anche comprare.
Per scoprire lo stile di vita della classe dominante –il Sanlorenzo ha in effetti una clientela vip, a volte ostentatamente vip– faccio subito una sosta in bagno. Scoprendo una saletta riservata per 15 persone e la fascinosa cantina a vista dove, volendo, è possibile mangiare (penso subito alle elite ma apprendo che basta prenotare, la cantina è aperta a tutti).

Al mio tavolo arriva un pane incontrollabilmente buono, ma è bene limitarsi, malgrado l’attesa lunga qualche minuto di troppo. Ordinare crudo e ostriche non renderebbe giustizia all’abilità dello chef, mi hanno detto, però la tentazione è forte.
Ignoro il menu degustazione da 85 euro e ordino alla carta: tagliatelle di seppie per antipasto, ovvero il mollusco tagliato a filangé con olio, carciofi e mentuccia. Poi, spaghetti ai ricci di mare ricchi e cremosi, tagliata di tonno, il cui tasso di banalità è smorzato dal sapiente uso di cipolline alla brace, pomodori verdi e olive. A giudicare dagli splendidi calamaretti ripieni di ricotta con gamberi rossi battuti e friarielli, le infiorescenze della cima di rapa tipici del napoletano, in cucina devono esserci origini partenopee. Confermato, lo chef Enrico Pierri è di Napoli. Molti dolci golosi, carta dei vini ampia, articolata, anche profonda viste le annate, i cui ricarichi –ricorderete– avevano fatto storcere il naso al regista-sommelier Jonathan Nossiter (e comunque è un destino, tocca sempre a me scegliere l’etichetta appena terminata).

Conto da 75 euro per tre portate, vini esclusi, abbondando con crudo e crostacei ovviamente si sale. Ristorante denso e interessante, alto tasso si vippume inviso ai più.
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13 commenti a Sanlorenzo a Roma: Ristorante denso, alto tasso di vippume inviso ai più
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Vippume o meno il conto non è esoso … mi hai fatto venire voglia!
non è esoso…teoria della relatività, vedere Einstein
mah….non è che sia proprio a buon mercato…certo che se è V.I.P……
Ci sono stato più di una volta e, devo dire, ho trovato il pesce sempre eccezionalmente buono.
Leonardo,nello spaghetto ai ricci c’è l’influenza della cucina pugliese.
Ed anche nel crudo che a Bari è una scontata abitudine.
La cosa che più mi ha colpito,è il carrello di pesce fresco che si può
acquistare.Ed anche questa mi ricorda Bari,dove esistono pescherie e ristoranti
abbinati.
Vedere il vippume che esce con il cartoccio di pesce appena comprato,
è il massimo della chiccheria.
Poi mi ha colpito il cesso per 15 con vista sulla cantina.
Secondo me è “ori..ginal”fare i propri bisogni.
ps.
quand’è che ci fai una critica un pò più graffiante.
Gran bel posto, la pasta con i ricci mi ha emozionata, aveva il profumo del mare.
Buon ristorante davvero.
Se quel Pierri è uno chef, io sono la Regina Elisabetta.
Non bisognerebbe credere a tutto ciò che i ristoratori (o sedicenti tali) dicono di sé.
Fabio,sta per chiudersi un’altra settimana,che è l’unità di misura del tempo
per Dissapore.
Da domani tutto quello che è stato scritto diventa vecchio.
Come il quotidiano il giorno dopo.
E tu vuoi che si chiuda,senza svelare il mistero del tuo messaggio?
Pierri non ha aperto bocca in questo articolo.
Ed allora vuoi chiarirmi le idee?
A meno che Leonardo Romanelli(che è stato cuoco,e poi insegnante,critico, gastonomo) non sia Pierri,lo chef del san lorenzo.
Vuole dire che Pierri non è lo chef. E’ un proprietario, anche affabile, che gioca a far finta di essere lo chef. A Roma succede. Ma non è un segreto, chiunque lo frequenti sa che è così. Anche nelle ricette noto qualche “citazione”, sarà il caso che ci torni. Insomma, è un posto molto caro, non particolarmente originale ma per fortuna il pesce è di ottima qualitá.
In tutto ciò trovo normale che Romanelli non se ne sia accorto, probabilmente è la prima volta che ci andava.
No a questo ancora non sono arrivato..mi cucino e mi giudico no!:-))
Era ovvio,Leonardo.
Buona settimana a tutti
Prima prova nel febbraio 2010, aperitivo all’ingresso del locale: ostriche e gamberi crudi, bottiglia di champagne (100 euro in due).
Seconda e ultima prova primavera 2011, cena: antipasto, primo e secondo, champagne e bottiglia di timorasso (330 euro in due).
Ottimo, ma la qualità si paga…. sempre!