Un Laudadobermann senz’osso
A questo punto dell’inchiesta “Fornelli polemici” di Striscia la Notizia si impone uno Stop&Go: sul sito del programma è apparsa per la prima volta una velenosa replica al giornalista del Corriere del Mezzogiorno Antonio Fiore e il fatto merita una riflessione. Ricapitoliamo, dunque. Dopo 35 giorni di continui martellamenti sulla chimica in cucina Max Laudadio sta perdendo le granitiche certezze degli inizi e somiglia sempre più ad un TomTom con le pile scariche. L’inchiesta si trascina senza reati in vista e lo scontro con Fiore in particolare, ci ha rivelato un Max Laudadobermann nervoso ed incapace di riportare l’osso al padrone Ricci.
Il battibecco fra i due, avvenuto durante la presentazione a Napoli del libro di Ferran Adrià, è terminato in sostanziale parità. Se da una parte Fiore ha invocato sul suo giornale il diritto al silenzio —”Di fronte a questo tipo di squadrismo, o meglio di «bullismo» televisivo rivendico il pieno diritto di non rispondere a una domanda solo perché chi la pone la grida all’infinito”— dall’altra Striscia ha accusato il critico di omertà —”Le falsità dette da Fiore in conferenza stampa sul modus operandi di Striscia, sono state smentite in trasmissione”. Insomma, Laudadobermann è sempre più cattivo e insoddisfatto, forse perché la domanda chiave sulla liceità degli additivi nel piatto non riceve la risposta che lui vorrebbe.
A questo punto Max, ci permettiamo di darti un consiglio: non fare la domanda giusta alle persone sbagliate: sono i politici che fanno le leggi, non i cuochi o i giornalisti del settore. Casualmente da qualche giorno c’è “un nuovo Ministro in città” e, combinazione, è una tua ex collega di rete (televisiva). Indirizza meglio il tuo ringhio, la legge che regola l’uso degli additivi al ristorante, chiedila a lei!








Ho come il sospetto che il Laudadio se la stia cavando come indossatore di impermeabili smezzati: per ora siamo a due o tre trench uguali e di colore diverso indossati a Napoli (panna) e a Rotterdam (nero). A Napoli col trench, boh.
in realtà bisognerebbe solo attendere che passi la nottata. l’unico grosso problema è che sommando questa legislatura piu’ una probabile repubblica presidenziale fanno 10 anni.
il che sembrerebbe essere un letargo , e di quelli pesanti.
un aiutino dal cielo no?
Bella però la risposta piccata e permalosa di Striscia.
Io insisto che se molti più giornalisti degni di tale nome avessero prontamente replicato come ha fatto Fiore, forse qualche puttanata ce la saremmo risparmiata.
E se anche Laudadio intervistasse la Brambilla, cosa pensate che accadrebbe? Solita retorica nazionalista sulla intoccabile tradizione e superiorità ariana della cucina italiana, tra sventolii di tricolore e saluti romani e poi tante belle promesse che comunque non saranno mantenute. E se lo fossero sarebbero il solito paradosso legislativo.
Attenti Dissapore a cosa chiedete. Potreste ottenerlo.
Ps: non sono ancora più affascinante quando faccio il saggissimo?
Gentile sig. Antonio Tomacelli mi sorge il dubbio che lei si sia fatto prendere un po troppo dalla sua appartenenza ad un gruppo, editoriale intendo. Non so di preciso quale sia, ma da persona presuntuosa ed intelligente, quale io mi ritengo, penso di averlo capito.
La sua affermazione : “Il battibecco fra i due, avvenuto durante la presentazione a Napoli del libro di Ferran Adrià, è terminato in sostanziale parità”, non mi convince. Ma di quale parità parla! a me sembrava un 3 a zero per striscia.
E poi mi piace l’idea che nell’articolo faccia tutto lei. Esposizione del fatto (a modo suo), commento sull’accaduto (a modo suo) e per finire consiglio. Questo mi sembra ottimo giornalismo. Se tutti facessero così ….
Chissà tra voi e striscia chi è più libero …. sicuramente io.
Non sono un giornalista ma un blogger: sa qual è la differenza?
Un giornalista non le avrebbe mai dato possibilità di replica e non avrebbe mai messo i link agli articoli citati. Servono, sig. Francesco, per verificare quanto affermato.
P.s.: peso 120 kg: faccio gruppo (editoriale) da me.
Questa sera ennesima intervista ad giornalista francese che non ha detto NULLA. E Laudadio che chiedeva perché Adrià non regolamenta gli”additivi”. Robe da matti. Striscia ha toccato il fondo.
Signor Luca, a lei sfugge una cosa basilare che è saltata fuori alla prima puntata di striscia e che si può riassumere in; c’è più estetica o etica nelle cose che prepara Adrià ? cioè se il prodotto serve per fare il cibo o serve di più l’additivo per far sembrare qualcosa o ricordare qualcosa che non c’è nel piatto!
Buongiorno.
Peccato che quelli di Striscia non avessero la più pallida idea di che cosa stavano parlando, non si siano preoccupati di sapere se un certo tipo di cucina non badi comunque alla qualità della materia prima e sottolineare la pericolosità di certe sostanze in modo parossistico.
L’etica nel piatto? E l’etica nell’informazione?
Che cosa c’entra ora il neo-ministro Brambilla? Non ha certo competenza su una materia come l’impiego di additivi et similia nella preparazione dei cibi.
Andiamo! Se c’è una cosa che abbonda in questa faccenda è l’incompetenza. Non alimentatela pure voi.
Gli additivi sono legali. Punto. Di quali altre regolamentazioni (inapplicabili) c’è ancora bisogno in questo povero Paese?
Perchè nessuno, nemmeno voi di Dissapore, ha avuto la competenza o il coraggio di dire che l’unica cosa “scandalosa” della cucina molecolare è che non ha quasi nessun apporto nutritivo per l’alimentazione umana?
Magari perchè la cucina di vertice non ha che una relazione puramente accidentale con la funzione del “nutrire”?
@ Giampiero alias Aristide: sarebbe opportuno che lei spiegasse meglio l’affermazione che “la cucina molecolare non ha quasi nessun apporto nutritivo per l’alimentazione umana”.
Vuole dire che se mangio tutti i giorni da Adrià o Bottura dimagrisco? Appena lo viene a sapere Tomacelli o la Nestlè o qualche industria farmaceutica ……..
@maraf, la mia è un’affermazione supportata da medici esperti, oltre chè da molti clienti di quel tipo di ristorazione. Ricordo, per esempio, un intervento del prof. Francesco Scaglione a Gusto in Scena (http://www.gustoinscena.it/index.asp?gmenu=programma) nel marzo 2008 a Venezia.
@aristide: scusi se insisto. La cucina molecolare secondo lei fa dimagrire?
Non credo proprio. Se fosse così la battaglia contro l’obesità sarebbe vinta da un pezzo.
Il prof. Scaglione dice, e tutti siamo d’accordo con lui (anche Adrià), che l’additivo (proprio perchè additivo e non ingrediente) non ha valore nutritivo. La porzione di un qualunque prodotto,però, che contenga una certa quantità di proteine, lipidi e glucidi, sia pur addizionata con un qualunque additivo, mantiene il suo valore dal punto di vista nutrizionale. Se vuole posso darle ragione quando parliamo di particolari sostanze che possono inibire l’assorbimento intestinale di nutrienti. Il problema però è quello che molte di queste sostanze sono naturali. Ricordo una proteina del baccello del fagiolo bianco che diminuisce l’assorbimento degli zuccheri.
Vorrei aggiungere altre cose ma il galateo del blog mi dice che ho già abusato della sua pazienza e di quella degli altri lettori.
Con simpatia
@maraf, grazie per le opportune precisazioni. Non sono interessato a stabilire se la cucina molecare faccia dimagrire, anzi mi sembra proprio un’affermazione non sostenibile.
Mi interessa invece sedermi a tavola e – oltre a tutte le gratificazioni estetiche – nutrirmi. Nè mi interessa fare la guerra ad additivi ampiamenti legalizzati e utilizzati già dal’industria alimentare.
Ma, ripeto, l’unica “accusa” che si può muovere alla cucina molecolare è che semmai non è nutriente, o i suoi effetti producono una scarsa assimilazione dei componenti del cibo, come giustamente rileva lei stesso.
Con ricambiata simpatia.
[...] — Lesa critica. Come se non bastasse un Laudadobermann© si è avventato su critici e giornalisti gastronomici. — Il problema è che cenare al ristorante diventa sempre più complicato. Gli [...]
Se non ho capito male il succo dell’articolo è questo:
non è colpa dei cuochi se utilizzano m***a nei loro piatti, ma è colpa dei politici che devono probire che la m***a venga utilizzata in cucina. Giusto?
Direi proprio di no. Il succo dell’articolo é che gli chef, come l’industria alimentare, utilizzano additivi che sono già stati analizzati e approvati nelle quantità da appositi organismi a livello europeo. Non é certo compito di un cuoco regolamentare il settore degli additivi. La vera domanda (appena visibile in tutto il polverone che é stato sollevato) é se tutti i ristoratori debbano segnalare (in che modo non ne ho idea), come in un qualsiasi prodotto alimentare, di cosa fanno uso in cucina. Siccome non esiste nessuna legge in merito potrebbe (e sottolineo potrebbe) essere opportuna una regolamentazione del settore. Personalmente non ne sentivo la necessità prima e non la sento nemmeno adesso: confido molto di piu’ nell’onestà intellettuale di uno chef che in quella di una qualsiasi multinazionale alimentare.
Beh per me quel giornalista eno-gastronimico è un venduto.
[...] avvisate Striscia la Notizia. Il loro degno compare nell’inchiesta Fornelli polemici, Jorg Zipprick, ha vomitato fresco fresco l’ennesimo libro contro Ferran Adrià: Les Dessous [...]