di Francesca Ciancio | lun 05 lug 2010 ore 19:18
vie di fuga
Una exit strategy dallo stecchino
Terrazza vista vigneti. Cena d’estate. Nelle metropoli italiane la Protezione civile ha diramato l’allarme per l’ondata di caldo. E invece a Monterotondo, frazione di Gavi, c’hai da appoggiarti un maglioncino sulle spalle perché ti vien la pelle d’oca. Non ci saranno più di 20 gradi. Ti sei gustata la tua battuta di Fassona, poi uno spaghetto di Gragnano con calameretti liguri, delle pesche di Volpedo. Fumi perché è permesso in terrazza, chiacchieri, finisci il vino nel bicchiere e… come un graffio improvviso del giradischi su uno dei tuoi 33 giri preferiti senti: “Che me lo porta uno stuzzicadenti?”. In un nanosecondo sparisce la cartolina e ti ritrovi negli anni ’80, in pizzeria, in trattoria, nelle mega sale da pranzo per cerimonie dove il portastuzzicadenti non mancava mai accanto alla saliera. Catapultata a uno sportello della Posta dove c’era sempre un uomo con lo stecchino in bocca che faceva la fila. Sparito, desaparecidos dalle tavole da anni. Il galateo lo vieta, però la carne di selvaggina, l’ananas, lo spinacio continuano a rimanerti tra i denti. Penso alle strategia di uscita che non ottemperino il bastoncino di legno a tavola:
1) portarseli da casa e andare alla toilette
2) ordinare un martini al bar e sfilare lo stecchino dall’oliva
3) tirar via un filo – se di rafia è meglio – dalla tovaglia e usarlo come filo interdentale
4) usare una lisca di pesce
5) mangiare una braciola e conservare lo stecchino
6) travestirsi da Lapo Elkann e rendere lo stecchino trendy
7) farsi perdonare per l’uso a tavola dell’infido strumento con un trucco da prestigiatore
La lista è un work in progress. Si attendono contributi
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12 commenti a Una exit strategy dallo stecchino
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Aspetta che prevedano una stanza apposita per chi fa uso dello stecchino. Un pò come per i fumatori.
L’unica strategy è fregarsene del galateo, del buon gusto, dei gastrofanatici benpensanti e usare, alla bisogna, il famigerato stecchino.
Poi, per carità, c’è modo e modo di “stuzzicarsi” i denti: magari è meglio girarsi un po’ di lato cercando di coprirsi l’orrido cavo orale con la mano libera.
Comunque, quando vado al ristorante, le cose che veramente non sopporto sono:
-cellulare/palmare/aifono con suoneria a palla
-signore/i distinti, profumati a livelli insostenibili
-bamboccini saltanti/urlanti/giocanti abbandonati da genitori menefreghisti
-coppie litiganti ad alta voce al tavolo di fianco
thebigfood
é vero lo stuzzicadenti é secondo a moooolte altre cafonate da ristorante….
“travestirsi da Lapo Elkann e rendere lo stecchino trendy”
ahahah questa è la migliore
a parte gli scherzi, io metto in pratica sempre la numero 1, “portarseli da casa e andare alla toilette”, oppure aspetto di uscire direttamente dal ristorante. mi da troppo fastidio il cibo tra i denti. rigorosamente kimono, imbustati singolarmente.
Sì maaaa….stò posto ha un nome?
Vero. L’ho omesso perché non volevo fare una cosa troppo autobiografica
ebbene sì ha un nome e ha pure un senso venirci perché si mangia davvero bene. è il ristorante La Gallina all’interno del Monterotondo Resort. posto splendido con un giovane e capace chef
Giusto. Brava. Essendo Dissapore un blog di gastronomia, perchè mai raccontare di un “posto splendido con un giovane e capace chef”? Privacy, innanzitutto. E più elegante discettare di metafisica dello stuzzicadenti.
mitico
ha colto nel segno sig. Vizzari
credo nella metafisica degli stuzzicadenti, resistono al tempo agli chef
Dopo molte insistenze Francesca è capitolata, mi ha finalmente detto chi ha chiesto lo stuzzicadenti. Ebbene sì: Eros Ramazzotti.
la strategia è:
- l’uscita (forzata) dal ristorante dei richiedenti
- il pensare che lo stuzzicandenti sia in fondo l’ago nel pagliaio, la pagliuzza in un occhio (non la trave), il pelo dell’uovo, della cartolina incantata.
No, a quest’ultima non ci sto credendo nemmeno…