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Vacanze | Tutto ciò che ho sempre voluto (volume tre)

Natale con i tuoi… e poi VACANZE. Oh aspettate, prima di partire sbirciate il volume 3 della nostra compilation con gli indirizzi risolutivi (e aggiornati) delle vacanze 2010/11 divisi per città. Ci trovate: Vienna, Venezia, Londra, Roma, Parigi, Firenze, New York, Capri. Perché un gastrofanatico non si abbandona al primo carboidrato che capita. E come sempre, se manca qualcosa di decisivo usate i commenti per dircelo.

VIENNA: Beisl, le nuove osterie
Una generazione di nuovi locali che gli austriaci chiamano Beisl (osterie) rivisita la cucina della tradizione con piglio contemporaneo.

(1) Glacis Beisl, Breite Gasse 4. Ci si va per gli intramontabili della cucina locale, fra tutti il brodo col gnocco di semolino e il gulasch. Siamo al MQ, il quartiere dei musei.
(2) Hollmann Salon, Grashofgasse 3. Vista la lunghezza dei tavoloni in legno, socializzare è d’obbligo. L’osteria è ambientata in un palazzo gentilizio a nord di Stephansplatz. Fate attenzione, la via è corta e il locale si trova nel cortile interno.
(3) Plachutta, Wollzeile 38. Non è nuovo, anzi esiste dal ’96, ma dai viennesi è percepito come un’istituzione che sta al 38 di Wollzeile praticamente da sempre. Trovare un Tafelspitz (il bollito viennese con profusione di contorni) altrettanto definitivo è impossibile. Rende tollerabile perfino i 200 coperti.
(4) Meierei, Am Heumarkt 2. Non spaventatevi, siete e non siete allo Steirereck, il migliore ristorante della città. Precisamente vi trovate nel bistro dello Steirereck, e se l’ipotesi di pranzare al bancone del bar non vi rende suscettibili, la cucina è la stessa. Non c’è neanche bisogno di prenotare. Formaggi indimenticabili e vista parco.
(5) Kulinarium7, Sigmundsgasse 1. Più social di Facebook, il locale punta su una serie di tavoloni condivisi e un menu di poche portate con abbinamento di vini. A proposito, cantina da visitare.

VIENNA: la spesa
(1) Mercato del Brunnenmarkt. Consigliato il sabato sabato mattina: frutta e verdura locale, le celestiali marmellate Staud da abbinare ai formaggi di Meierei, una pausa risolutiva al piccolo banco Urbanek tra un calice di bianco e (molte) fette di prosciutto, i vini austriaci o i dolcetti tentatori di Altmann & Kühne, più il souvenir gastronomico per eccellenza: gli inarrivabili aceti di frutta.

VIENNA: i caffè
Anche i dolci possono essere un’attrattiva turistica, e come sanno gli abbonati al club dei trigliceridi, quelli dei Caffè viennesi lo sono a tutti gli effetti.

(1) Demel, Kohlmarkt 14. Lasciamo da parte per un attimo gli strudel, le torte artistiche o la pornografia delle confezioni. Sbirciamo invece il moto perpetuo dei cappelloni candidi che filtra dalla grande vetrata. I pasticceri che danno l’ultimo ritocco a un palazzo di marzapane e gli apprendisti alle prese con le statuine di cioccolato che li osservano rapiti. Il rischio concreto è di non andarsene più, un giorno naso contro il vetro a godersi lo spettacolo.
Gli altri. Son tutti nomi famosi: Landtmann, Café Central, Griensteidl, Weimar, Braünerhof. Più un paio di indirizzi meno noti: il mélange definitivo (è il cappuccino austriaco) si gusta da Sperl in Gumpendorferstrasse 11, mentre per lo strudel di mele della vita va presa la la direzione di Diglas in Wollzeile 10.

VENEZIA: un po’ di indirizzi aggiornati

(1) Alle Testiere, Castello 5801. Gestione giovane per questa piccola sala (9 tavoli) specializzata in solidi piatti di pesce . Obbligatorio prenotare. Bella scelta di vini regionali. Prezzi da 19 euro per i piatti di pasta, 25 per il pesce.
(2) Pronto Pesce, al mercato di Rialto. Aperto da qualche anno è un posto curioso, non un ristorante ne’ un bacaro, più una specie di rosticceria dove il pesce scelto con cura è cucinato in modo semplice ma inappuntabile. Esperienza da provare.
(3) Al Mercà, San Polo 213. Al momento è il locale che i veneziani preferiscono per lo spritz, prezzi contenuti: i famosi Cicchetti che lo accompagnano non superano in nessun caso i 2 euro a pezzo.
(4) Cantina Do Mori, Sestiere San Polo 429, Calle dei Do Mori. Gli affezionati chiedono il “Francobollo”, un panino con  affettato, gorgonzola e radicchio o il “Moscardino in mano” (finger-food caldo appoggiato su una salviettina di carta), squisito il mini tramezzino col prosciutto di toro. Dicono sia il bacaro più antico di Venezia, all’ora dell’aperitivo bisogna farsi largo.
(5) Pasticceria Tonolo, Dorsoduro 3764, Calle San Pantalon. Anche il New York Times ha segnalato che i krapfen più contesi della città appartengono alla Pasticceria Tonolo. Anche la Crema Russa e la Millefoglie se è per querllo.
(6) Osteria ai Canottieri, Cannareggio 690. Una classica trattoria di pesce veneta dal menu ultra tradizionale. Schie con polenta bianca, folpetti alla torcellana e sarde alla greca (acciughe fresche cotte nell’aceto senza essere fritte). In assoluto, una delle fritture più consigliabili di Venezia. Conto intorno ai 35 euro, mentre a pranzo si spende meno con il menù fisso per i lavoratori.

LONDRA: Fare i nababbi ma solo a pranzo.
La crisi ha accellerato i tempi e ormai anche in Italia sta diventando una buona abitudine, ma da tempo, a pranzo, in tutti i locali londinesi con cucina stellata si mangia a prezzi ragionevoli.

(1) Coq d’Argent, 1 Poultry. Ovviamente a pranzo i menu sono diversi, ma anche nell’angolo bistro di questo raffinato ristorante con vista, il servizio è curatissimo, mentre il menu da 3 portate costa sulle 25 sterline.
(2) Lombard Street, 1 Lombard Street. Sempre nella City, per i raffinati gourmet londinesi questo è il tempio del power-lunch, preparato da uno chef austriaco tra i più rispettati in città. Era una banca e non a caso oggi è il rifugio dorato di banchieri e ricchi agenti di Borsa, ma anche in questo caso, il pranzo non supera le 30 sterline.
(3) Pied-à-terre, 34 Charlotte Street. Uno stellato Michelin dove il menù da 2 portate costa 25 sterline, ma a fine pasto, insieme al caffè (o al tè, ovviamente) aggiungendone altre 5 arriva uno sciame di petit fours, colorata alternativa al dolce. La scelta di vini al calice è limitata ma attraente, e in pratica con 40 sterline si pranza da astuti nababbi.

LONDRA: Low-Cost con i Deli.
Nel caso il vostro credo vieti espressamente di spendere cifre mozzafiato per mangiare, la soluzione sono i Deli, abbreviazione di Delikatessen. Per lo più negozi dove si fa la spesa dall’aspetto non troppo invitante o penalizzati dalla posizione, ma con un angolo spuntino o ristorante. Ottime opzioni per sfuggire alla pazza folla che invade il centro il sabato mattina.

(1) Baker & Spice47 Denyer Street a Chelsea. L’imbarazzante scelta di insalate e antipasti a 3.00 sterline l’etto lo rende una pausa obbligatoria. Da qualche mese è anche da Selfridges, la catena di supermercati amata dai gormet.
(2) Trinity Stores, 10 Balham Station Road. L’apparenza, non precisamente invitante, mai come questa volta inganna. Siamo nel tempio dello scotch egg, l’uovo sodo avvolto da salsiccia e verdure poi impanato e fritto, che i londinesi mangiano a colazione (4 sterline). Altri classici: i chutney e le deliziose tartelette alla crema. Spendere più di 10 sterline è complicato.
(3) St. John, 94-96 Commercial Street. Colazioni autenticamente inglesi con il bacon sandwich e un angolo forno che serve pane e brioche tutto il giorno. Pranzo e cena vagamente modaioli nell’istituzione londinese non sono per forza un difetto.
(4) Toms Deli, Westbourne Grove. A pochi metri da Notting Hill, la zona dove è considerato normale aspettare due ore prima che si liberi un tavolo, c’è questo piccolo paradiso di ospitalità che al piano rialzato serve un piccolo menù a prezzi impensabili. Cavarsela con una decina di sterline è un affarone da queste parti. Da comprare il cioccolato Rococo perché in Italia, ammesso che si trovi, costa cifre improponibili.

LONDRA Fish&Chips.

(1) Tom’s Kitchen, 27 Cale Street. E’ il gastropub del fish & chips politicamente scorretto (8 sterline) e per questo adorato dai londinesi. Anche se allagare il famoso piatto inglese con l’aceto di malto non si dovrebbe, lo fanno tutti, invitati dal flacone rosso che nel locale per tutti del celebre chef Tim Aitken è strategicamente collocato sopra ogni tavolo. Da provare l’agnello a cottura prolungata (18 sterline).
(2) Fish! Cathedral Street, Borough Market 9AL. Nonostante la densità dei Fish&Chips londinesi suggerisca di non lanciarsi in giudizi avventati, la fila perenne del sabato pomeriggio è una garanzia. Con 8 sterline, al chiosco si mangia forse il Fish&Chips migliore della città, di sicuro il più conteso. Andrà meglio al ristorante che affaccia sul Borough Market? Macché, non si trova posto neanche a simulare un malore.

LONDRA: la spesa (ricordate: niente cibo nel bagaglio a mano)

(1) La Fromagerie, 2-4 Moxon Street, Marylebone. Chi ha avuto occasione di assaggiare al Salone del Gusto di Torino i formaggi prodotti dai piccoli produttori inglesi sa di cosa parlo. Qui si chiede, perché non è obbligatorio sapere tutto dello Stilton e degli altri splendidi erborinati a latte pastorizzato o crudo, e sapete, La Fromagerie ha in catalogo oltre 60 varietà molte delle quali presidi Slow Food.  Consigliato munirsi di Tapperware per il trasporto nel bagaglio in stiva. Stilton 18£/500 g, Stilcheton 26£/ 500 g.
(2) Melt, 59 Ledbury Road, Notting Hill. Non eagerate con le caramelle al cioccolato in versione toffe, danno assuefazione. Anche i cru di cacao in tavoletta nonostante costino quanto una manovra economica (7 sterline) sono una specie di droga legalizzata, eppoi si trovano alcune rarità come le barrette di cioccolato al lampone.
(3) Whole Foods. 63-97 Kensington High Street. Sì, è proprio il colosso del bio che ha aperto a Londra, e ora tutti vanno a vedere come fanno la spesa gli americani. Provate gli squisiti smoothies Little Innocent, un’ubriacatura (si fa per dire) di vitamine e buonumore.
(4) Allens, 117 Mount St, Mayfair. All’improvviso tra le boutique di Mayfair spunta una macelleria, probabilmente la più bella del pianeta. Ci si dovrebbe andare solo per vedere il bancone di legno incurvato dai coltelli negli ultimi due secoli. Poi esistono motivi più prosaici, tipo lo scotch beef sotto vuoto, e i prezzi, considerato il posto abbastanza unico, non sono da nababbo.

ROMA: Un po’ di indirizzi aggiornati.

(1) Tricolore, Via Urbana 126. Nuova scuoladicucina-negoziettofoodie-cateringchic-paninotecagurmé. Pluriosannato dai blog di ogni terra emersa, questo posticino nel Rione Monti non aspetta altro che qualcuno bussi alla sua finestrella di vetro e che richieda, a seconda dell’orario, un po’ di pane di altissimo lignaggio, un cornetto e un panino imbottito di robe molto buone. Ma il must dell’inverno 2011 è il lcroissant al burro francese.
(2) OsClub, Via delle Terme di Traiano 4a. Siamo nel cuore del Colle Oppio, vivinissimi al Colosseo e dentro un parco di pini secolari che guardano alle Terme di Traiano e alla Domus Aurea; tutto questo fuori, ma dentro? Cosa siamo, anzi dove siamo dentro l’OsClub? In un lounge, in una discoteca, in un negozio gourmet, in un ristorante gastronomico? Aspettando di trovare la quadra, benvenuti al brunch domenicale.
(3) Conter, Piazza di San Giovanni in Laterano. Si viene per un buon lievito, per un caffe seduti in un ambiente giusto assai, per un pranzo veloce-ma-goloso, da qualche tempo per una cena, ma soprattutto per l’aperitivo. Quando, insomma, dalla cucina escono le specialità della casa che, guarda un po’, si sottotitola “pagnottelle e vino”. Le pagnottelle sono ‘contenitori’ di pane di farro dove inserire, a seconda dei casi, ricette di zucca&taleggio o porcini&patate. Una risposta ai celeberrimi e celebrati trapizzini? Ebbene sì.

PARIGI e i bistrò

(1) Quelli che sono venuti prima: i precursori. Chez Michel, 10, rue de Belzunce, metro Poissoniere. Conto medio 30/35 €.
(2) La Régalade, 49 av Jean-Moulin, metro Alésia. Conto medio 30 €.
(3) Quelli che sono venuti dopo: le novità. Le Refectoire, 80 Bvd Richard-Lenoir, metro Richard-Lenoir. Conto medio 30/35 €.
(4) L’avant-gout, 26 rue Bobillot, metro Place d’Italie. Conto medio 30 €
(5) L’ami Jean, 27 rue Malar, metro Invalides. Conto medio 35 €.
(6) Quelli che costano meno: i convenienti. Le Baratin, 3 rue Jouye-Rouve, metro Belleville. Conto medio 25 €.

FIRENZE e i vinaini


Nascosti in vicoli secondari, i vinaini sono per lo più minuscole fiaschetterie a conduzione familiare la cui esistenza è nota esclusivamente ai fiorentini. Spesso le pareti sono ricoperte da vini molto interessanti che, come vuole la tradizione, si bevono al calice, anzi, al gottino. I prezzi sono vantaggiosi. Di solito il cibo è molto semplice, ma tra i vinaini ci sono ormai veri e propri ristoranti, si va dal panino con i salumi della regione a qualche piatto caldo tradizionale ma sempre autenticamente fiorentino. Conto modico.

(1) La Casa del Vino, via dell’Ariento, 16r.
(2) Nuvoli, Piazza dell’Olio, 15.
(3) Le volpi e l’uva, Piazza de’ Rossi, 1.
(4) Pane e Vino in piazza Cestello, 3r.

NEW YORK e il brunch. Gli indirizzi di riferimento del pasto a metà tra la colazione e il pranzo tipico della domenica, non possono che essere a New York dove il brunch è nato negli anni ’70.

(1) Cafè Cluny, tra 284 W 12 St e W 4 St. Nel cuore del Village, anche dopo la recente riapertura rimane più un posto dove farsi vedere che una destinazione per gastrofanatici. Anche se il sabato l’hash tradizionale (una specie di ragù) è proprio buono.
(2) Egg, tra 135 North e 5 St. Vale la pena uscire da Manhattan la domenica e arrivare fino a Williamsburg (Brooklyn) per uno dei brunch newyorkesi più celebrati. Memorabili anche le colazioni il cui orario a grande richiesta, è stato da poco esteso fino alle 15.
(3) Cafeteria, 119, 7 Avenue. Non capita spesso un locale per il brunch aperto 24 ore su 24, 7 giorni su 7. E’ il classico indirizzo per tutte le occasioni, da tenere sempre a portata di mano.

Capri: Un po’ di indirizzi aggiornati

(1) Il Verginiello, Via Lo Palazzo 25. Piatti di pesce genuini, pasta fatta in casa, l’inevitabile murale per festeggiare Maradona e il Napoli campione. Genuino, un po’ rustico ma con prezzi ancora accettabili.
(2) Le Grottelle, Via Arco Naturale 5-13. Non è il momento di passeggiare per il sentiero che conduce all’Arco naturale, a dicembre fa freddo perfino a Capri, ma la cucina di pesce del ristorante dai prezzi accessibili, rimane schietta e piacevole. Vista imperdibile.
(3) Paolino, Via Palazzo a Mare, 11. I prezzi sono stati adeguati al tasso di vips, molto elevato. Ma è ancora possibile mangiare i ravioli capresi di Paolino senza accendere un mutuo.
(4) Gelsomina, Via Migliara, 72, Anacapri. L’invasione di ricchi e famosi è arrivata fin qui modificando l’istintiva semplicità del ristorantre. Ma il coniglio alla cacciatora e gli spaghetti alla “chiummennanza” sono quielli di un tempo.

Della stessa serie: Vacanze | Tutto ciò che ho sempre voluto (volume uno) e (volume due).

Crediti | Immagini: Bestbib & Tucker, New York Times, Mister Tof, Rita Crane Photography, Frank J Bach, Pabo76, Da Gelsomina.

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7 commenti a Vacanze | Tutto ciò che ho sempre voluto (volume tre)

  1. Pane e Vino non è certo un vinaino ma un ristorante a tutti gli effetti, apeto solo la sera, con una cucina intrigante e di ricerca. Manca invece All’Antico Vinaio di via de’Neri,gestito dalla famiglia Mazzanti e Zanobini in via Sant’Antonino tanto per fare due nomi

    • Francamente mi pare che manchi un pò di tutto (come si dice qui, dall’acqua fino al sale …). Forse il buon Dott. Bernardi questa volta ha fatto troppo a volo d’uccello. A Vienna, poi, mi pare che sia penalmente perseguito chiunque ometta di citare “Sacher” tra le pasticcerie. E a Roma, New York, e Londra, poi … Su Dott. Bernardi, ci riproviamo?
      Giovanni

  2. Beh, definire l’avant-gout una novità è piuttosto singolare (e anche chez l’Ami Jean va per i 7-8 anni almeno…).
    Posti ottimi, però.

    A Parigi la novità più gettonata oggi si chiama Saturne (anche se trovare posto è complicato quasi come alla Bigarrade)
    C’è anche il nuovo Spring di Daniel Rose e, da qualche giorno, il nuovo di Inaki.

  3. Io a Capri metterei senza indugio anche la piazzetta a marina piccola, mitici i suoi scialatielli con i frutti di mare e la torta caprese che la moglie del proprietario cucina anche in versione bianca. A s.ambrogio si mangiava fuori!!!

  4. Oddio, mettere nello stesso articolo gastroradicalschic Conter, la Canina Do Mori, Trinity Stores e Paolino.. (lo dico perchè conosco tutti e quattro)mi pare un pò azzardato….Trinity è superlativo, efficente, giustissimo nel rapporto qualità/prezzo ( virtù dei paesi anglosassoni), snob quanto basta; Do Mori è costosetto e autoreferente ma stiamo a Venezia, c’è ne una al mondo, unica e irripetibile. Paolino..anche post mortem incanta, magari pranzando sotto profumati tralci di piante di limone..) Conter purtroppo è una sòla.Punto. (e io che sono romano di S.Giovanni me ne dispiaccio moltissimo).

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