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Apre Eataly Roma: la diretta

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Ore 10:10. Seguo in diretta l’apertura di Eataly Roma, gli ultimi istanti prima e i primi dopo. Voi che fate, venite con me? Consiglio: aggiornate spesso il vostro browser.

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Ore 09:20. Arrivo a razzo da via Ostiense. La vista dell’arco con la scritta Eataly mi strappa un sorriso sciocco, tipo i sorrisi che mascheri davanti alle pubblicità melense, ma tant’è. Siamo tutti figli di Farinetti. A proposito, lo trovo in versione divo fuori dall’ingresso del personale. “E’ emozionato?”, chiedo. “No, no” risponde lui.

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Ore 9:32. Ho perso il giro organizzato per giornalisti e blogger in fila per tre col resto di due, mi aggiro incuriosita in un mastodonte che non conosco, consapevole che tanto vuoto non lo vedrò mai più. Quattro piani di pulizia e lucidità, tra mezz’ora c’è il varo ufficiale.

Ore 9:45. Salgo e scendo dalle scale mobili, il personale è allegro, scattante, giustamente teso. Al banco del pesce sistemano una balena. No, è un’ombrina. Nel reparto ortofrutta ci sono frutta e verdura per un esercito, il pane straripa dagli scaffali. Mi chiedo come faranno a vendere tutta questa roba. Suona un campanello, una voce di donna dice con tono rassicurante: “buongiorno a tutti, tra 20 minuti si apre”. Ecco, ora ho l’ansia pure io.

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Ore 9:50. Manca più o meno un quarto d’ora all’apertura delle porte. Davanti all’ingresso s’è radunato un gruppetto di curiosi, clienti, Farinetti boys. Vediamo chi entrerà per primo.

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Ore 10:11. Eccolo, è lui, uomo, sui 45, buona forma fisica, abbigliamento casual. L’immagine dellItalia che non si arrende alla crisi e va a spendere 40€ per un pacco di pasta da Eataly. Passatemi la boutade.

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Ore 10:15. Ecco i veri protagonisti: i “Signori Clienti”. Sono accolti da un personale sorridente e sincero, Nicola Farinetti sembra Di Caprio in Titanic, scatta un lungo applauso, io quasi mi commuovo. Penso ai Clash, canticchio “lost in a supermarket” ♫. Mi riprendo.

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Ore 10:30. Ma quale sarà il pubblico romano di Eataly? Vediamone un campione scelto con l’attendibilità scientifica di un sondaggio Coldiretti. Ecco la signora Mariafiore, trionfale dietro il carrello verde. Abita nel quartiere ed è venuta a Eataly perché “dice che la verdura costa meno”. Urge sfida comparativa con i prezzi del mercato rionale, note to self.

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Ore 10: 42. Anche Lucia e Gabriella abitano nella zona. Assaggiano pizza al bancone delle farine Mulino Marino, sono qui per guardare e “pe’ comprà pure!”, dice Lucia, ma hanno l’aria di chi prima darà un’occhiata ai prezzi. Sagge.

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Ore 10: 56. A dare un tocco di internazionalità ci pensano Ashley e Liam da Los Angeles. Ashley è una vera intenditrice di italian food, ha vissuto a Torino e scongiura Farinetti di NON APRIRE un Eataly nella sua città. “Si americanizzerebbe troppo”, dice. Capito Oscar?

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Ore 11:01. Romolo invece è un pubblicitario, ha saputo di Eataly e ha fatto più di qualche semaforo per venirlo a vedere. Nel suo carrello verde però solo regali per i nipoti. Benvenuto Romolo.

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Ore 11:15. Chiudiamo il sondaggio Coldiretti con Ilaria e Adriano. Belli, giovani, vengono da lontano perché appassionati di cibo, di vino e di Luca Montersino, il noto pasticcere già collaboratore in altri Eataly. Nel frattempo sento che a Roma Oscar diventa Oscare, e per le signore Oscarì, con l’accento su la i.

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Ore 11:23. E a proposito di romanità, incrocio la regina della cucina romana, Anna Dente, in pianta stabile a Eataly Roma almeno per un po’. Mi dice: “ao, ce so voluti li piemontesi” che in dialetto romano vuol dire: ma guarda te se per rimettere in sesto l’Air Terminal bisognava rivolgersi a imprenditori milionari di altre regioni. A Oscare piace quando Dissapore, maligno, lo definisce “milionario”.

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Ore 11:30. La ressa che temevo non c’è, gironzolo per capire cosa comprare, perché okay ristoranti, wi-fi libero, bar, caffè,  biscotti e pasticcini ma sono pur sempre dentro un supermercato. Parto da un Enoteca carica di bottiglie né banali né troppo originali. Vado per un Montepulciano di Emidio Pepe 2009 a €28,80. Se è tanto o poco, ditemelo voi.

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Ore 11:40. Quindi il pane. Ce n’è di tutti i tipi: ai fichi, alle noci, con pancetta e formaggio, alle olive taggiasche, ai semi, integrale, di farro, di grano duro Siciliano. C’è pure ‘na pizzetta rossa calla calla, nota un ragazzo evidentemente “indigeno” alle mie spalle. Io scelgo pane di grano duro a €4,90 al chilo.

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Ore 11:52. All’ortofrutta rimango incanta da ordine e pulizia. C’è di tutto: cipolle bianche, bianche da forno, gialle, cipolle di Tropea a trecce, pepi di ogni dove, 4 tipi di zucchine, insalate verdi, rosse, bianche e poi un trionfo di frutta. Sono tentata di azzannare una ciliegia ma desisto. Compro invece pomodori camone a 4€ al kg.

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Ore 12:03. Eataly è il luogo di elezione per i feticisti del vasetto, io sono in quel numero. Mi butto su uno yogurt al caffè di Cascina Fontanacervo a €0.95 e a seguire, lo yogurt magro al mirtillo di Cascina Bianca € 2.98 per 500 ml.

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Ore 12:20. Procedo rapida perché ora la clientela è in aumento esponenziale. Infilo nel carrello: confetti Cubani di William di Carlo a €19.33 al kg, libro sui rimedi naturali di Giunti Editore a €14.90, olive bella di Cerignola De Carlo a €2.90 per 110g, saponetta vegetale all’olio di oliva di ROI a 28€ al kg, 2.80 una confezione, guanto da forno a 10.80€ e robot multifunzionale Artisan della Kitchen Aid a 599€.

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Ore 12:40. Qualche cartello di Eataly Roma.

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Ore 13:00. Termino il giro boccheggiando davanti alla macelleria della Granda: un trionfo di rosso che include: cotenna di lardo a €4.80, zampino di suino a €3, corata di abbacchio a €7.90, testa di abbacchio a €2.90, rognone €7.20, salsicce €9.20, lingua €11.20, coda €1.80, pannicolo €10.60, ali di pollo €5.20 e per il resto, venite a valutare da voi che io ho finito il credito. Per finire, condivido una riflessione. Noi romani siamo affezionati ai nostri mercati. Chiamiamo per nome le signore ai banchi del rione e raramente usciamo dal quartiere per fare la spesa.

La domanda pertanto è: avrà o non avrà successo il bellissimo e gigantissimo Eataly Roma?

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112 commenti a Apre Eataly Roma: la diretta

  1. Ma la signora come fa a sapere già se la verdura costa meno se Eataly fino a ieri non c’era?

    Ahi, ma tipo al banco del pesce nella foto era a Eataly Torino -- almeno fino a un po’ di tempo fa!

      • Penso che a vederlo, a me sembra bello.
        Il lato vendita, corsi, eventi mi sembra molto simile a Torino, solo molto… più. Ed essendo Roma, direi che ci sta, come stile. :-)

        La parte ristorazione non ho capito se ha i “ristorantini” tematici come qui oppure solo alcuni (es. pizza) e poi i panini e i dolci “firmati”, e le sezioni trattoria/ristorante/ristorante super esclusivo con cuochi che si alternano?

        Per il resto non saprei che dire, non è che dalle anteprime si capisca tutto. Però se vuoi confrontare qualcosa di specifico, chiedi e ti dico com’era e com’è qui!

        • Vado a memoria: oltre al ristorante Italia (che però ha un resident chef, Gianluca Esposito) c’è il Tavolo dei 10 (per cene con superchef, ma a superprezzo e quindi non destinato ai comuni mortali)

          Poi ci sono i ristorantini tematici:
          - carne
          - pesce
          - verdure
          - cucina laziale
          - pizzeria
          - birreria
          - wine bar

          e i punti più fast

          - paninoteca
          - friggitoria
          - rosticceria
          - piadineria
          - gelateria
          - cioccolateria
          - caffè

          Ma forse dimentico qualcosa

          • Dall’esperienza di Torino abbiano dedotto che conveniva puntare sulla ristorazione da tutti i giorni più di quanto avessero progettato all’inizio.
            Anche a Torino si sono ritarati un po’, in questo senso, passando da una manciata di posti ai banconi (e coda fissa per riuscire a mangiare) dei ristoranti tematici a riempire ogni anfratto vuoto con tavolini, più dehors d’estate.

            Per contro la cucina dei ristorantini si è spostata molto (per i miei gusti troppo) dal proporre piatti con ingredienti abbastanza diversi dal solito e con molte variazioni da un giorno all’altro a una serie di “classici” stabili e non particolarmente originali tranne l’area vegetariana che ha un piatto nuovo ogni giorno; tanto che due amici americani dopo una settimana a Torino hanno detto, stupiti, che l’unico posto in cui hanno mangiato cose che si aspettavano di trovare in Italia è stato Eataly! :-D
            Sicuramente, su questo ha influito la poca propensione del pubblico medio a provare cose diverse da quelle già note -- vedremo i romani se sono più curiosi…

              • D’accordissimo sulla poca curiosità (generale) degli autoctoni.

                Aggiungo alla già esaustiva lista di Antonio, la zona mozzarella di bufala (produzione e vendita)… per il resto quindi in linea con gli altri punti vendita, solo, come dice gumbo, “più”.

                Per me, se lavorassi nei dintorni, sarebbe la soluzione perfetta per la pausa pranzo e per farci un po’ di spesa: ma visto che sono distante, sarà più interessante per qualche cena al rist Italia (es le tematiche di Bonilli, oppure alla carta per vedere un po’ come gira questa declinazione 20 piatti/20regioni=5antip-5primi-5sec-5dolci). Certo lo showcooking con Adrià al tavolo dei 10 sarebbe la mia vera aspirazione, ma non sono così “fortunato”! ;-)

      • sì ma, se come sembra, tutto costa più caro del mercato sotto casa, buona parte di chi ci è venuto oggi, domani non torna più. Quantomeno le sciure marie. Anche perchè, diciamocelo, in quanti oggi son lì a cercare il sale di marte o la carne di yak muschiato, rispetto a chi vuole solo mezzo chilo di pomodori ? Mi sembra, ma spero di sbagliarmi, che sia un paradiso per gourmet troppo grande rispetto alla sua clientela, per forza di cose fatta da una minoranza che se lo può permettere.

        • Sarà veramente così? Eppure io ormai vedo roba di qualità e costosa anche nei supermercati normali e i discount desolatamente vuoti (frequentati più che altro da pensionati ed extracomunitari), secondo me il mercato c’è e questa minoranza che cerca la qualità e se lo può permettere non è poi così piccola.

          • Concordo con te Dink, in tempi di crisi il proprio benessere (inteso come stare bene, goderdi la vita e avere cura di se) non si tocca. Mai palestre e centri estetici hanno avuto più clienti e viaggiano in controtendenza rispetto alla crisi. L’ambito del food a mio avviso segue curiosamente la stessa rotta: c’è crisi, ma non per questo intendo svilire il mio corpo e me stesso. Rinuncio ai tortellini, ma la pasta la compro di qualità. Non compro i datterini, ma compro ciliegini di ottima qualità. Se non mi posso permettere il filetto di manzo, mangio un’uovo, ma di Parisi, per dire. E’ quasi una sfida, ma la tendenza c’è. Sai in quanti siamo a riunciare a una maglietta nuova ma non all’oratina fresca?

            • E’ vero quello che dici, ma è anche la dimostrazione di quanto buona parte della gente sia cretina. Nel senso che sono quelli che poi si indebitano con le finanziarie perchè in vacanza ci DEVONO andare, il tv al plasma lo DEVONO comprare e così via. In un paese in cui tutti ti dicono di fare sacrifici, molti semplicemente non sono capaci di farli. Salvo poi chiedersi perchè sono finiti a vivere sotto i ponti. Ripeto, chi se lo può permettere, beato lui e massimo rispetto. Gli altri ci pensino due volte.

              • Una volta avevo letto che durante la crisi del ’29 in America molti poveri utilizzavano i soldi ricevuti in beneficenza o per sovvenzione per andare al cinema invece che per sfamarsi: è nella natura umana cercare il piacere anche, e soprattutto, nei momenti di difficoltà.

        • “Meno del 35% degli Italiani sa la differenza fra grano tenero e duro, ma più del 60% sa cos’è l’Abs. Io cerco di convincere le persone a spostare i loro soldi dai vestiti, le auto, i cellulari al cibo”
          (Oscar Farinetti)

          è chiaro che chi arriva a fatica a fine mese probabilmente non sarà cliente di Eataly, ma tutto il resto è terreno di conquista per il marketing

          c’è gente (esempio sempre di Farinetti) che sta più attenta a scegliere l’olio del motore che l’olio che si porta a tavola

  2. dalle mie parti ( e nel mio settore) si controllava sempre, con terrore, chi fosse il primo cliente della stagione, uomo o donna, perchè si diceva che uno dei due avrebbe portato male……

  3. Sarebbe interessante un reportage sui prezzi del pesce… dall’unica foto vedo la pezzogna a 39,50€/kg e forse è un po’ troppo sopra la media (l’ho trovata a volte anche a 29-30€, prezzo standard sui 35€)… mi colpiscono però le dimensioni della pescatrice! urgh! davvero enorme! ma 30€/kg…

  4. Eataly sicuramente avra’ il pregio di offrire una grossa gamma di prodotti di qualita’ , alcuni difficilmente trovabili , spero che abbiano valutato il discorso prezzi con attenzione per rendere lo store fruibile a parecchie persone , perchè un colosso del genere non credo possa vivere solo di clienti disposti a spendere parecchio per acquistare cibarie gourmet , la mia speranza ( non essendoci ancora andato , faro’ passare qualche giorno ancora) è che si possa trovare qualita’ , quantita’ , e anche un buon compromesso sui prezzi , non certo prezzi bassi ma quantomeno in linea con l’offerta cittadina , speriamo bene . Mi preoccupa la pizza , devo assaggiarla assolutamente , non bastano le farine Marino ( che sono tra le piu’ complesse da lavorare ) e un buon forno …. ci vuole ben di piu’ !

  5. Le verdure ovviamente costano più che nei mercati rionali.

    Il pesce é un discorso troppo lungo da affrontare ma lo riassumo dicendo che il prezzo del pesce non é confrontabile se non nella stessa giornata nella stessa città, della stessa origine, della stessa pezzatura, della stessa qualità, altrimenti si parla di aria fritta.

  6. …butto lì le quotazioni della merce all’origine (mercato di Vittoria) di ieri e poi fate da soli le dovute considerazioni… considero i prezzi massimi battuti, non i più bassi e neppure la media (www.comunevittoria.gov.it). Il mercuriale di Vittoria viene utilizzato (o come buona norma dovrebbe essere utilizzato) dai buyer per dare ai produttori prezzi mirati secondo la reale disponibilità del mercato day by day. Come sapete poi vanno sommati i ricavi della GDO e i non meno incisivi punti contrattuali.

    pomodoro ciliegino 0.80
    pomodoro datterino 0.80
    pomodoro piccadilly 0.30
    non ho il dato del camone

    io con il datterino (che nella foto ha già ramo non troppo fresco ed è già sgrappolato) sono in vendita sulla piazza di Roma con differenze di oltre 2 €/kg inferiori…
    fate vobis..

  7. Ma se per una volta non facessimo gli italiani che sono solo bravi a darsi martellate sulle pallll…. E cercare il difetto e il cosa non va, per anni abbiamo detto ma quando apre Eataly a Roma!?!? Eccolo, diamogli il benvenuto mettiamolo in guardia che Roma è Roma e non è Torino, ma sopratutto una bella pacca sulle spalle a quest’imprenditoria che in momenti come questi ci prova, con un progetto che sarà di stimolo e volano per tutto questo nostro mondo romano, poi è chiaro questo è il mercato e per cui si viene giudicati e confrontati, ma oggi e per i prossimi giorni guardiamo il lato bello e positivo di questa storia….

    • Concordo pienamente.
      Penso che andrò a vederlo sabato, forse comprerò qualcosa, forse ci mangerò, ma sono felice che ci sia. Spero che questa città voglia scrollarsi di dosso un po’ di quel provincialismo che, a dispetto dell’essere metropoli, è nell’intimo della sua essenza.

  8. Francamente trovo tutta questa grancassa su Eataly discutibile.
    Farinetti, uno che fino l’altro giorno vendeva lavatrici, diventato un guru etico dell’enogastronomia, come no
    Ha investito 80 mln… perbacco che eroe. Semmai chiediamoci come abbia avuto 80 mln lui e come mai piccole aziende agricole, e piccole aziende in assoluto, chiudono per non averne potuti avere 8.000 o 80.000 dalle banche e dalle corporazioni che invece sorreggono questa presunto Steve Jobs della salamella.
    Finiamola di dipingerlo come un filantropo, è solo un imprenditore, come tanti altri, bravo e ben supportato alle sue spalle da un mondo politico con connotazione ben definita, se non fosse elegante qualcuno direbbe paraculato.
    E per quanto riguarda Eataly il mercato la gente se lo fila poco o niente, lì gli incassi li fa il reparto somministrazione cibo e bevande. Provate a togliergli i cosiddetti ristorantini e vediamo se l’attività economicamente sta in piedi.
    Perchè è tutto meraviglioso ma la morale è sempre quella, vecchia come il cucco: Franza o Spagna basta che se magna, altro che innovazione

  9. ciao Lorenza sono l’Ilaria della “foto chiusura sondaggio” nella nostra toccata e fuga ad Eataly non ho potuto fare molti paragoni sinceramente troppo poco tempo ma ci torneremo e visiterò più a fondo, per me è stato un momento particolare perchè dopo anni di pratica delle sue ricette ho potuto conoscere Luca, persona davvero squisita e disponibile.

  10. Sono di Roma. Oggi ci sono stato, non ero mai stato in un Eataly in vita mia.
    Se uno fa la spesa al centro di Roma, trova negozi incantevoli con ogni ben di Dio. Ci sono enoteche fantastiche, ristoranti di altissimo livello, negozi di formaggi o di salumi che vendono ogni ben di Dio, negozi che vendono cioccolate impossibili. E ci sono anche prodotti ben più pregiati di quelli che si trovano da Eataly. Chi vive a Roma non vive in un paesino dove i prodotti di qualità non arrivano.
    La comodità di Eataly è di avere tutto in un posto e di poterci passare una mezza giornata, come si fa da ikea o in un centro commerciale.
    Francamente, non vedo altri vantaggi.
    Mi ha fatto una buona impressione, ma non vale tutto questo clamore:

    • Se uno fa la spesa al centro di New York, trova negozi incantevoli con ogni ben di Dio. Ci sono enoteche fantastiche, ristoranti di altissimo livello, negozi di formaggi o di salumi che vendono ogni ben di Dio, negozi che vendono cioccolate impossibili. E ci sono anche prodotti ben più pregiati di quelli che si trovano da Eataly. Chi vive a New York non vive in un paesino dove i prodotti di qualità non arrivano.

      Già, eppure a New York Eataly è il terzo luogo più visitato della città. Chissà perché tanto clamore :-D

      • D’accordo con johnny, non puoi paragonare un centro di italian high quality food in America e un centro di high quality food in Italia.. Voglio dire … Siamo abituati.

      • Da residente a New York Che va da Eataly spesso ti dico Che la maggior parte sei clienti sono Italiani in vacanza Che vogliono mangiare la pizza e la mozzarella.

        Per il new yorkese medio eataly costa un botto (verdure a prezzo doppio rispetto a whole food, Che ha qualità alta). Io ci Vado per formaggi e prosciutto.

        È sempre pieno? Si ma è anche in centrissimo ed è a New York, dove sono tutti parecchio fissati con la cucina italiana. Spostalo a Boston o altrove e chiude dopo due giorni.

    • che a roma trovi tutto questo ben di dio non sono del tutto certa , nei negozi incantevoli come dici te, ti fanno pagare anche l’aria che respiri. Parlo a ragion veduta, sabato ho preso alcune bottiglie di birre artigianali, per un regalo, non dico la marca, ma le ho pagate 14 euro l`una, stasera le ho viste ad etaly a 10 euro.

      • Certo, tutto ho possibile. Io ovviamente non ho nessuna certezza che sarà un successo. Ma quello che voglio dire è che se andrà male, lo farà in riferimento alla dimensione del progetto: potrebbe non avere un mercato così ampio da ammortizzare l’investimento mastodontico e produrre profitti. Questo potrebbe succedere, è un rischio insito in ogni impresa quello di fare il passo più lungo della gamba, vedremo.
        Se invece mi sento dire che è il progetto a livello contettuale che non funzionerà perché a Roma ci sono già bei negozi, beh allora mi viene da ridere. Un progetto che sta funzionando in tutta Italia e in tutto il mondo (solo a Tokio ci sono 9 Eataly) solo a Roma non dovrebbe funzionare? E perché? A Torino non ci sono in centro splendidi negozi di formaggi e cioccolaterie che a Roma ce le sogniamo? E New York, pensate che prima di Eataly non avessero boutique del gusto dove trovare il meglio del meglio del made in Italy? In definitiva il progetto imprenditoriale si è già dimostrato vincente.
        In fondo è solo un supermercato, dicono alcuni. Sì, è vero. Ma è proprio questa l’idea che ha reso Farinetti miliardario, prima con gli elettrodomestici e ora con il cibo: raccogliere sotto uno stesso tetto di tutto e di più di un settore, diventando polo di attrazione per una clientela che prima si disperdeva in mille rivoli.

        • E soprattutto come dicevi qualche messaggio fa, tutti pensano solo ai sonnacchiosi romani, ma Roma, come sanno bene per loro fortuna molti dei locali di eccellenza culinaria, è anche piena di turisti.
          Il fatto che sia in Italia è un valore aggiunto, i facoltosi stranieri che girano per Roma, pensate abbiano problemi a trovare i vestiti delle case di moda italiane a casa loro? E allora perchè affollare il centro passando da una boutique all’altra?
          Allo stesso modo, dove andare in un colosso del made in italy gastronomico se non a Roma? Ci saranno tanti romani e tantissimi turisti a rendere quel posto super affollato.
          Io credo che entro un anno sarà segnalato da ogni guida e entrerà a far parte del programma di ogni tour operator.

        • Caro Antonio, sarò breve.
          Come al solito dimostri tanto buon senso e, secondo me, hai centrato la questione.
          Io sono tra quelli felicissimi per l’apertura e anche un po’ scettici sul fatto che possa essere un successo a Roma.
          Poi ieri ci sono stato e le prima cosa che ho pensato coincide con quello che dici tu: alla fine è solo un supermercato molto grande ma con diversi valori aggiunti. E’ un po’ come andare alla Carrefour, per fare un esempio, solo che da Eataly ci sono tante soluzioni per mangiare qualitativamente bene direttamente sul posto e puoi trovare in un unico luogo davvero tanti prodotti di qualità, senza dover spendere necessariamente cifre folli. Alla fine sarà questa “semplice” idea a decretarne il successo, senza che ciò comporti un danno per i negozi o negozietti che vendono cibi di lusso.
          Gli appassionati come me che vanno alla ricerca di prodotti di ultranicchia continueranno a farlo, i produttori a produrli e che li vende a ricercarli.
          Per tutti gli altri, anche quelli che passeranno lì solo una volta per curiosità, sarà l’occasione per scoprire che oltre la pasta Barilla esiste quella di Benedetto Cavalieri , accorgendosi pure della differenza. Magari assaggeranno per la prima volta un olio extravergine di oliva “vero”, oppure lo yogurt di piccoli produttori, oppure formaggi di cui prima non avevano nemmeno sentito l’odore.
          Sono convinto, insomma, che un posto così contribuirà a far crescere la cultura gastronomica di una delle metropoli più provinciali del mondo, come ha detto già qualcuno. Cultura gastronomica che in Italia, nonostante tante produzioni eccellenti ed a dispetto del molto parlare di cibo, anche a livello mediatico, è veramente bassa. Solo per questo bisognerebbe ringraziare Farinetti.
          Tutta il resto è fuffa.
          Mi fanno ridere quelli che dicono “è solo un imprenditore”. Certo che lo è, infatti, guarda caso, ha avviato un’impresa, e, scandalo degli scandali, vorrebbe pure non andare in perdita e farci degli utili. Azzo, un vero farabutto!
          Mi fanno ridere quelli che dicono, “chissà come ha avuto i soldi”; “senza il sostegno delle banche e di un certo substrato politico non andrebbe da nessuna parte”. Il problema vero è che in paese normale, se hai capitali da investire ed una buona idea imprenditoriale da realizzare, non dovresti avere anche il bisogno gli forti appoggi politici. È questo il vero scandalo.
          Ci lamentiamo tanto, e giustamente, delle Banche che invece di sostenere l’economia reale fanno speculazioni finanziarie bruciando ricchezza a discapito di tutti, poi quando, come in questo caso, finanziano un impresa che sta facendo utili in tutto il mondo con alla base una idea sostenibile, per usare una parola che va tanto di moda, non va bene lo stesso. Fate pace con il cervello, dico io.
          E comunque, se una Banca sostiene un’impresa forte, con quello che ci guadagna avrà maggiori risorse da utilizzare anche per sostenere un impresa che invece di 80 milioni di euro ha bisogno di 8 mila euro o 80 mila euro… Sembra una banalità, ma molti questo non lo capiscono.
          Voglio essere anche retorico, oltre che banale e allora ribadisco la mia felicità per il fatto che ora a Roma c’è un posto dove posso trovare tutta insieme tanta qualità e che, inoltre, da lavoro a 500 persone. Non sarà innovazione (e chi l’ha detto che lo debba essere ), ma è comunque una gran cosa.

          • diotibenedica, m.m.!
            per altro, sono stata ieri a curiosare: prezzi delle verdure inferiori al mercato del mio quartiere, interessanti paste secche, vini un po’ così, andiamo meglio con le birre, prezzi del pesce anche loro inferiori a quelli del mercato della mia zona, ma notevole varietà, formaggi di tutto rispetto (finite le mozzarelle), marmellate di gran qualità a prezzi accettabilissimi, una zona dedicata all’olio da passarci un’ora, grande cortesia e disponibilità del personale, corsi e cene con proposte da far tremare le vene ai polsi del Gambero dirimpettaio, sconti per i pensionati … sconti per i pensionarti? faccio fare la tessera a mia madre e me la trascino dietro per fare la spesa!

        • Spero che abbia un successone.
          Pur non andandoci spesso, mi fa piacere che in un unico posto io possa trovare tanti prodotti di qualità superiore alla media. E un incremento della scelta per il cliente non può che essere di stimolo per quelli che fino a ieri erano invece praticamente monopolisti del gusto. La Tradizione, Liberati o Bir & Fud bottega non chiuderanno certo perchè ora c’è Eataly, ma forse ripenseranno una parte della loro offerta in termini più competitivi. Per dire.

        • Ieri c’erano i “cuori di bue” a circa due euro al chilo (mi pare 2,20). Non mi sembra un prezzo così folle. La scorsa settimana li ho visti in un supermercato a più di tre euro, per dire.

          • Ieri un’amica che lavora nella ristorazione ha fatto un giro anche per valutare i prezzi. Secondo lei la politica dei prezzi è molto varia: ci sono dei prodotti a prezzi assurdi e altri a prezzi molto competitivi. Probabile che si debbano ancora tarare

            Comunque il trend generale mi sembra quello di prezzi più alti della media

              • A Torino all’inizio i prodotti presenti e i prezzi erano molto più uniformemente tarati verso l’alto.
                Ora invece il range è piuttosto largo e forse è proprio una delle cose che lo fa funzionare diversamente dalle storiche boutique del gusto. Ci va la pensionata di zona a comprare il vino sfuso e il pane con lo sconto e poi si compra anche una confezione di pasta diversa dal solito.
                Oppure ci vado io a razziare i prodotti in offerta e già che ci sono mi compro du’ pescetti freschi e una tortina Pistocchi!

  11. Questa mattina mancata la consegna della verdura spesa al supermercato di via del boschetto e in na frutteria nei pressi.
    a Roma centro esistono solo quattro tipi di pomodoro standard pachino, grappolo da sugo, datterino, perino verde. nell’ordine 5 euro i pachino, 3 euro grappolo, i datterino confezione da 25ogr alla Modica cifra di 2,50 euro dieci al kg, perino verde 4 euro kg.
    senon mi consegnano la verdura da piazza vittorio come oggi pago in Un giorno quello che mi costa la verdura di una settimana.
    Era solo per dire che la follia dei prezzi sono punti di vista, qui al supermercato c’è la fila

  12. Ieri pom mi ci sono fermato rientrando dal lavoro…entrato alle 18 uscito alle 20e30, ma sarei rimasto fino a notte:))…all inizio curiosavo tranquillamente tra gli scaffali, ma man mano che passava il tempo la gente aumentava….

    prime impressioni, che dire?? struttura molto bella, pulita, lineare…..ottima varietà di prodotti, qualità medio-alta, prezzi interessanti per certi, sopra le righe per altri….ho assaggiato una birra alla spina -5euro- ed un cartoccio di alici fritte -7euro-, entrambi buoni (attesa per ricevere il fritto di 20min, un po troppo per i miei gusti)….comprato una mozzarella di bufala da gr 500 a circa 7euro, è stata la mia cena, mi è piaciuta, ottimo sapore con una struttura completamente diversa rispetto a qll finora mangiate, difetto o pregio nn so, la riassaggerò tra un po di giorni….la maggior parte dei prodotti la puoi tranquillamente trovare in altri negozi negozi a Roma

    avrà succeso? bella domanda…..nn mi sbilancio ma gli auguro di aver successo….mi avrà come cliente di tanto in tanto per qlk articolo particolare…sicuramente mangerò nel ristorante che avrà a turno come cuoche/i Anna Dente, Cacciani e Massimo Oste della Bon’ora

    curiosità: mentre attendevo il cartoccio è passato Mr Farinetti… due battute veloci….contento ma deciso a correggere subito tt quei problemi che, girando, notava

    • “curiosità: mentre attendevo il cartoccio è passato Mr Farinetti… due battute veloci….contento ma deciso a correggere subito tt quei problemi che, girando, notava”
      A Torino lo vedevo sistemare la pasta negli scaffali con i ragazzi e la moglie vendere pentole…
      Quasi, quasi come Caprotti

  13. Eataly è come un campione di decathlon: non eccelle in nessuna specialità, ma eccelle nel complesso.

    Se cerco la frutta o la verdura più buone di Roma, non le troverò da Eataly, se cerco un vino o una birra particolare magari non sarà su quegli scaffali, e così per certi formaggi o certe spezie.

    La pizza non sarà mai come quella di Bonci o di Sforno, l’orto di Pomarius sarà sempre a un altro livello, la Tradizione e Liberati continueranno a essere recordmen nei 100 metri o nel salto con l’asta, ma la medaglia d’oro di decathlon spetta senza dubbio a Farinetti.

    E già così, la qualità del cibo di Eataly è superiore almeno al 90% del cibo analogo che si trova nella capitale.

    • giusto…il tuo discorso nn fa una piega e mi trovi quasi d accordo su tt….

      ma mi/vi domando una cosa: la forza dei negozi-ricercatezze che tu hai nominato sta nella continua ricerca della qualità per poi proporla mantenendo sempre vivo l interesse del cliente, è il loro credo, l evolversi sempre puntando ad un livello superiore o perlomeno sempre alto…..una struttura del genere può far altrettanto? quanto una impostazione da decatleta ti limita nell eccellere e nella crescita? quanto ti costringe ad essere ingessato nelle tue scelte? -spero di essere stato chiaro-

      Altro quesito: secondo voi questa struttura potrebbe essere stata creata con l intento di attrarre più i turisti anzichè ‘er popolo romano’?

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