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Cook It Raw Poland: gli italiani sono pronti per il crudismo?

Cook it Raw, polonia, 2012, colline

Dal 25 al 30 agosto si svolge a Suwalki (o Suwalkai), oscura regione nella Polonia nord-orientale, la nuova edizione di Cook it Raw, evento che riunisce una quindicina fra gli chef più acclamati del globo, tra cui  René Redzepi (Noma di Copenhagen), Albert Adrià (Tickets di Barcellona) e Inaki Aizpitarte (Châteaubriand di Parigi), alle prese con ingredienti reperiti sul posto, possibilmente selvaggi e preparati senza l’ausilio dell’elettricità. Qui, il sito.

Nel 2010, Dissapore ha ospitato uno splendido, vibrante post di Massimo Bottura, protagonista dell’edizione lappone di Cook it Raw, che ben inquadra lo spirito della manifestazione, un po’ team building, un po’ think tank puro, di solito nobilitato dal ripristino di antiche tradizioni culinarie. Con molta voglia di fare ma senza snobismo.

La cucina ormai tira più del proverbiale carro di buoi, eppure in Italia, dove il crudismo guadagna terreno, suscita curiosità e attrae numerose persone disposte ad imparare e ad attrezzarsi per ragioni di forma fisica e salute, Cook It Raw Poland sta passando sotto silenzio. In passato, si sono lette generalizzazioni più reazionarie, che testimoniano scarsa capacità di mettersi in sintonia con lo spirito dell’evento. Anche da parte di menti notoriamente illuminate: per esempio Annalena Benini del Foglio.

Laboratori come quello di Cook it Raw non vogliono sostituirsi alla cucina tradizionale, né il crudismo pretende di imitarne le pietanze, sarebbe travestimento. Gli spunti di riflessione, prendendo atto che c’è sempre più cibo crudo nell’alta cucina, potrebbero essere tre:

1) Il cibo crudo è un momentaneo ritorno al cacciatore-raccoglitore. Non sono un antropologo, ma generalmente il momento in cui si è iniziato a cuocere i cibi viene considerato fondamentale per l’aggiunta del secondo sapiens al nome completo della nostra specie, per la transizione da primate a umano. Tuttavia il primate è in noi, ce lo portiamo dietro, risiede in una zona della nostra corteccia cerebrale che generalmente non è particolarmente stuzzicata dall’alta cucina. Nota a margine: per i vegetariani l’odore della carne cruda, con il suo forte richiamo al sangue, è particolarmente insopportabile, per quanto non sussistano differenze concettuali in favore della carne cotta.

2) I valori di Cook it Raw trascendono la cucina, non a caso il movimento è nato durante il summit sui cambiamenti climatici del 2009 a Copenhagen. Si cucina (più o meno) senza energia elettrica, utilizzando quasi solo ingredienti selvaggi, e comunque al 100% locali. Un input in favore di un consumo alimentare più sostenibile può anche partire dall’alto, specie ora che lo chef è una star.

3) Il crudo come il nuovo cotto, con ingredienti poco lavorati ed esplorati nella loro essenza, può presentare analogie con le avanguardie minimaliste. Ma a guardarlo bene, a me Cook it Raw pare più che altro punk. Se l’alta cucina fino agli anni Settanta, con i suoi barocchismi, le sue salse pesanti, le sue lunghe cotture, non può che essere il prog, la nouvelle cuisine, che cercò di modernizzare quella cucina pesante e ingessata, è stata una reazione fisiologica come quella del punk rock. Ma oggi è quella cucina ad essere divenuta il classico non più al passo con i tempi, e Cook it Raw assomiglia non poco a un live dei Ramones.

Senza pretendere di lanciare il crudismo come stile di vita assoluto, ma da adottare liberamente, senza diktat, potremmo considerarlo un’alternativa buona e divertente all’altra cucina. Per gli interessati.

[Crediti | Link: Cook it Raw, Dissapore, Il Foglio, Cruditaly. Immagine: Istagram/Amitace]

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18 commenti a Cook It Raw Poland: gli italiani sono pronti per il crudismo?

  1. Ad essere proverbiale non era tanto il carro di buoi quanto quel famoso “peluzzo” che tirava più forte. Comunque il crudo in cucina è sempre esistito, in tutte le latitudini e civiltà. Il punto della questione è che ci sono cose buone da crudo, altre solo se cotte, e quelle buone in entrambi i modi. Poi ci sono quelle immangiabili a prescindere… dipende dai gusti e dai giudizi, più o meno sinceri, di chi assaggia per primo.

  2. Sarà… ma intanto dietro a queste ‘riscoperte’, queste ‘alternative’, questi ‘ritorni al vecchio che fa nuovo’ chissà come mai c’è sempre e dico sempre un libro di ricette ovviamente nelle migliori librerie.

    • non sono bastardi…la maggior parte dei loro prodotti sono semilavorati per chi non ha voglia di sbattersi a far bollire un pentolino d’acqua..ora è così e le nuove generazioni di ragazzi sono ancora peggio..pesci che si impiglieranno nelle reti delle multinazionali..non sanno neanche pelare una patata….sono carne da macello…sai che ti dico? fanno bene le grandi aziende..e io spero di andarci a lavorare..

      • E io ti auguro di trovare un lavoro adeguato alle tue competenze ,che sono interessanti,anche nella Nestlè.
        E che sono rimasto impressionato leggendo il numero di aziende che la Nestlè controlla.E tutte le porcate che ha fatto per mantenere alti i profitti.
        Direi che queste star della cucina hanno lasciato da poco Copenaghen per esibirsi
        in un teatrino che a me non dice niente,e dietro al quale vedo soltanto autocelebrazioni,pubblicità ,immagine,marketing,
        ecc..
        Voglio ricordare uno dei più begli articoli di Fabio Cagnetti,Mustafà di Porta Portese.
        Credo che il crudismo di Mustafà sia più autentico e disinteressato.

  3. “I valori di Cook it Raw trascendono la cucina, non a caso il movimento è nato durante il summit sui cambiamenti climatici del 2009 a Copenhagen. Si cucina (più o meno) senza energia elettrica, utilizzando quasi solo ingredienti selvaggi, e comunque al 100% locali. Un input in favore di un consumo alimentare più sostenibile può anche partire dall’alto, specie ora che lo chef è una star.”

    certo, risparmiare una bombola di gas dopo aver scarrozzato in aereo una decina di brigate di cucina nelle location dell’evento costituisce un enorme contributo al risparmio energetico

  4. purtroppo non posso lasciarmi andare a commenti troppo specifici perchè con uno di questi chef c’è un remota possibilità di collaborazione in un ambito che mi è di interesse…attenzione cmq in generale mi trovo daccordo con le vostre asserzioni..c’è di sottofondo una contraddizione palese nell’organizzazione di questa manifestazione..grandi ideali per carità..grandi cuochi in assoluto tra i migliori presenti..(almeno 3 sono veramente dei master..)..ma alla fine grande marchetta se mi passate il termine…poi il crudo va anche bene..ma alcuni bioelementi diventano maggiormente disponibili dopo trattamento termico..e qui si aprirebbe un capitolo grande come una casa..cmq approvo il commento di postatore occasionale..alla fine per veicolare là tutti sti personaggi, giornalisti al seguito, curiosi e facoltosi in cerca di emozioni, sto risparmio energetico che fine fa? bha..

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