mario monti, intervista, sette,

chi si accontenta

Dai lupini al Pinguino: comfort food over70 a prova di crisi (ché il gin tonic di Monti non è proprio sobrissimo)

Fra Circi e Ulissi – e blog che si rimbalzano l’un con l’altro ricette ora per l’estate torrida, ora per il colpo di coda del freddo – ci sono luoghi e cucine dove il cibo non ha stagionalità. Dove di anno in anno, di stagione in stagione, irridendo le temperature esterne, gli stomaci dei dimoranti si sono addomesticati alle solite presenze.

I vecchi mangiano cose che nessuno mangia più, e si portano così sulle spalle un fardello di tradizioni – magari poco nobili, magari poco dop – e di testimonianze a perdere, che chissà se le prossime generazioni sapranno mai che sono davvero esistite.

Ora che anche i (quasi) vecchi che presiedono le più alte cariche dello Stato hanno sdoganato cibi e drink giovani come il gin tonic (vabe’, la pasta alle vongole, secondo dichiarato amore del premier Monti, è abbastanza transgenerazionale), chi si nutrirà più di questi piccoli ma familiari e innocui orrori quotidiani della gastronomia spiccia da bar sport, da serate di liscio paesano, da balera e brillantina?

LUPINI.
Pare di vederli, seduti sulle panchine ai giardinetti, in brache, camicia stinta e sandali col calzino, gli oversettanta che infilano le dita salate nel sacchetto oblungo e sputazzano le bucce di questi salatini ante litteram. Chissà quali ricordi di giri di mazurca riportano a galla nei loro attempati consumatori, con occhi acquosi e che ruminano in modo seriale. Mi piace pensare che per loro ogni boccone sia memoria di un bacio, un m’ama non m’ama dal retrogusto salmastro, e dalla masticazione compulsiva.

CARAMELLE AL RABARBARO.
Controllate nelle tasche della nonna di casa. Oltre il rosario e il fazzoletto di stoffa con le iniziali troverete quasi di sicuro una caramella al rabarbaro, o altro gusto improbabile. Più che dolciumi, sono reperti archeologici. Gli ultimi scampoli della sagra di qualche estate prima, da centellinare come un tesoro prezioso, che sa di evasione, alla faccia della gomma arabica e diavolerie moderne varie.

BISCOTTI DIMENTICATI TIPO RIGOLI.
RIGOLI c’è scritto sopra ogni frollino, nel caso il confuso inzuppatore mattutino se ne dimenticasse. Il classico biscotto tranquillo, senza pretese, che non si è montato la testa con l’aggiunta di arroganti gocce di cioccolato e va benissimo con il tè e il caffè d’orzo. E chi li mangia più?

PINGUINO.
L’understatment regna anche nel banco frigo. Che bisogno c’è di gelatozzi millegusti dai nomi impossibili da pronunciare o ricordare? Il pinguino rispecchia lo status del pensionato che vivacchia. Poco e nemmeno un gran che. A suo tempo, ha invidiato il Baby.

MINESTRA COL DADO.
Buona da gennaio ad agosto e via daccapo. È il classico brodino alla buona dove stemperare i pensieri da desperate housewives d’annata. O da sorbire di fretta davanti al tg1 per poi fare una puntatina al biliardo sotto casa.

Ridete, ridete pure, ma è a forza di bocconi alla stregua di quelli sopra citati che gli italiani hanno messo in dispensa la loro più radicata virtù e la loro più grande disgrazia: accontentarsi. Che sia un costume da rispolverare in caso di crisi?

[Crediti | Link: Blitz Quotidiano, immagine: Sette]

Prisca Sacchetti

commenti (25)

Accedi / Registrati e lascia un commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

  1. io non amo particolarmente i gelati, ma il pinguino mi piace! Dalle mie parti a Modica c’è una gelateria, Ciacera,che ne fa di eccezionali, mentre a Torino segnalo quelli di Pepino in Piazza Carignano.

  2. Ecco lo sapevo, sono nata vecchia. Il pinguino m’è sempre piaciuto (più del magnum Algida: “coccia” troppo spessa).

  3. Tra le caramelle, oltre a quelle al Rabarbaro, sono emblematici gli “Zuccheri d’Orzo”, quelle caramelle marroncine, di solito quadrate e piatte al gusto di Orzo/Malto che, sarò vecchio pure io, ma a me piacciono un casino e le compro ogni volta che posso.
    Alla casa di riposo dove ho fatto il servizio civile, invece, andavano forte le classicissime caramelle alla Menta (rettangolari allungate, formato Rossana), con le immortali caramelle all’Anice!

  4. Aggiungerei la cedrata (Tassoni) e l’orzata. La spuma, di vario colore e sapore sopravvive. Indimenticabile ma dimenticato lo “spuma libre”… Ma chissà con cosa è fatta la spuma. Altro che ricetta segreta della CocaCola.

  5. Hai ragione Bruno, la spuma è davvero immancabile… E gran foraggiatrice delle partite a briscola.

  6. Dal blog di un amico di Dissapore
    Dario Bressanini scrive:
    “Per riumidificare la gola dopo una tal prova il bar dell’oratorio aveva le tipiche bevande da oratorio, o almeno del mio oratorio. Le cochecole varie (la lettera k ancora non era parte del mio alfabeto. La mia maestra Paccotti mi aveva insegnato che le lettere dell’alfabeto italiano erano ventuno, e la cappa non era tra queste) esistevano già, ma all’oratorio non si vedevano molto. Forse non erano distribuite, non lo so. Fu solo più tardi che si cominciarono a vedere le bottigliette della Coca Cola. Le lattine non sapevamo cosa fossero. Che cosa si beveva? La gazzosa soprattutto. Con la cannuccia. Anni dopo le multinazionali bevandiere[*] l’avrebbero ridiffusa in Italia con altri nomi: sprite, Zup, ma per me rimaneva sempre gazzosa sotto mentite spoglie (e rimasi stupito quando un amico mi fece notare che il primo simbolo era un 7, non una zeta, e quindi si doveva leggere sevenup. “Che nome stupido per una gazzosa” pensai. Io e il marketing siamo sempre stati ortogonali).

    Che altro si beveva? La spuma nera, perbacco. Prima che si diffondessero le cochecole, in Italia c’erano già delle bevande buscianti nerastre: il chinotto e la spuma (mod. 1938). A dire il vero a non tutti i bambini piaceva la spuma: con il suo retrogusto un po’ amarognolo aveva un che di sofisticato. Non era “facile”. Come il ginger, che a differenza della spuma non mi piaceva per nulla, e poi era di un rosso talmente innaturale da risultare sospetto ai miei occhi.

    1. al mio oratorio c’avevano le lattine di sevenUp

      mia zia mi dava sempre un goccettino di ZaboV (ed ero ben piccolo..)

  7. Io mangio i lupini e pure i Rigoli (e tutti i biscotti “lisci” del mondo), e se trovo le caramelle all’orzo chi mi ferma più? E sono ben sotto i trenta, quindi la pensione la vedrò forse mai.