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Si torna a scuola: mensa sana in corpore sano

primo giorno di scuola, ritorno a scuola

Lunedì 17 settembre, con Emilia Romagna, Liguria, Calabria, Abruzzo, Puglia, Sardegna, Basilicata torna a pieno regime in tutta Italia la scuola. E con la scuola le mense scolastiche. E con le mense scolastiche l’esercito di mamme che, preoccupate da caro-libri e sovraffollamento delle classi, vuole ribellarsi a maestre e responsabili della refezione scolastica, persino ai bidelli, si chiamano ancora così, giusto?

Io le sento — A mio figlio non piace il minestrone, il polpettone non lo vuole neanche a casa, quando c’è il pesce devo andarlo a prendere che proprio non me lo mangia…

Travolgono i figli con una tempesta di raccomandazioni ma spesso li lasciano pasteggiare a cocacola, nutrirsi a merendine e caramelle gommose, patatine fritte e maionese.

Le stesse madri che contestano il costo-pranzo, sovente ridotto all’osso, ma si mostrano indulgenti verso l’Happy Meal, le pizze surgelate e i gelati cofezionati. Con l’abitudine mentale, però, supportate alle nonne/hooligan, di stare col fucile spianato sui pasti della mensa scolastica, una combinazione di cibi sana ed equilibrata, in ogni caso studiata e controllata.

In questa esplosione di obblighi, condanne e consigli contraddittori che sta per ricominciare, voi da che parte state? Scuola? Bambini? Lamento a prescindere?

E cosa dite del costo medio di un pasto scolastico che va dai 4 ai 7 euro a seconda delle regioni?

Soprattutto, alla parola mensa scolastica il ricordo torna immediatamente a quella volta che…

[Crediti | Immagine: Panorama]

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24 commenti a Si torna a scuola: mensa sana in corpore sano

    • Infatti, da 30 anni a questa parte hanno fattivamente collaborato allo sfascio della scuola italiana.
      Non ho mai capito quali siano i compiti previsti dal loro “mansionario”, ricordo che già 25 anni fa a qualsiasi problema, riguardante pulizia locali, controllo dei bambini o altro, rispondevano immancabilmente che non rientrava nelle loro mansioni. Infatti si dedicavano a: lettura giornali, lavoro a maglia, chiaccherate fra colleghi, sortite per andare a fare spese, alla posta ecc.

        • La bidella..ops, collaboratrice scolastica, delle mie scuole medie, oltre a fabbricare miliardi di tovaglie e microcentrini all’uncinetto (non ho mai capito se fosse intenta a preparare il corredo per i suoi circa 50 nipotini o se lavorasse per una multinazionale) era solita portarsi una busta di verdure da pulire nei corridoi della scuola..spinaci, bieta, piselli. Tutta roba di stagione però! :)

  1. Ricordi ben precisi in mente di una mensa scolastica priva di cucina, le cui pietanze venivano trasportate per la prvincia (parma) prima di essere posizionate nei piatti.

    Immaginate il sapore di un riso o una pasta dopo mezzora di trasporto, senza neanche essere riscaldate, al modico prezzo di 6 euri!!!!
    Dal paninaro di fronte alla scuola una focaccia un euro e una pizza 2, e ci si mangiava.

    Per cui no a mamme che viziano i bambini e i loro capricci ma no a mense che avvelenano!!!!!

  2. Come sarebbe bello poter ricevere dalla scuola, almeno una sana ed utile educazione alimentare! Peccato non rientri nei programmi scolastici e questo desiderio appartenga alla pura fantascienza. Del resto, molto meglio così, un cittadino inconsapevole si TASSA meglio.

    • in moltissime scuole di ogni ordine e grado si fa educazione alimentare. In alcune scuole elementari, con progetti speciali, i bambini imparano a conoscere, preparare e cuocere pane, frutta e verdura.

  3. ecco al posto di fare tante battaglie a ****** di cane per il culatello di zibello, sarebbe ora che dissapore faccia un campagna stampa per far mangiare meglio i bambini nelle scuole italiane e perché si faccia educazione alimentare.

    • magari anche a casa, oltre che a scuola.
      perché se la scuola studia menu equilibrati e i ragazzini non mangiano nulla perché l’unica verdura che conoscono sono le patatine fritte, hai voglia a studiare e fare battaglia per le mense sane

      • giusto jade. l’esempio dei genitori è fondamentale, mica possono fare tutto a scuola. tra l’altro nella scuola di mia figlia hanno fatto / fanno / faranno educazione alimentare ma a quanto pare serve poco perchè poi a casa i genitori col loro esempio contraddicono quello che imparano a scuola.

        nella classe di mia figlia (24 alunni) soltanto due portano la frutta regolarmente per la merenda di metà mattina : mia figlia e un’altra bimba (e tra l’altro vengono anche prese in giro, fortunatamente mia figlia se ne frega, ha un’autostima che io alla sua età mi sognavo :)

        gli altri portano focacce, patatine nel sacchetto, panini col prosciutto (tutti i giorni ? magari mangiano il prosciutto anche a pranzo in mensa e a cena a casa), biscotti, merendine nella quantità di due-tre per volta …

        ah, io passo per nazimamma, ovviamente.

        • Nella scuola di mia figlia per merenda è “obbligatoria” la frutta tutti i mercoledì (richiesta esplicita della maestra durante la prima riunione della prima elemenatre), però chi la porta anche in altri giorni viene stralodato dalla maestra, per cui si è creato un circolo assolutamente virtuoso, è mia figlia stessa che mi chiede di darle la frutta 3 volte la settimana, i due restanti giorni si “concede” dei tarallini o cracker, e ha 8 anni, non 18. Un mito! W le maestre attente e intelligenti!

  4. con figlio piccolo inappetente da sempre, la mensa mi ha salvato il carattere. non sapevo se mangiava o no. io preparavo pasti che completassero la tabella scolastica ed ero più felice. quando mi ha chiesto perchè non gli preparassi il mais come contorno e perchè i miei tortelloni erano triangolari e non tondi …ho capito che spesso, la mensa, è meglio.

  5. Lavorando come insegnante nella scuola dell’infanzia (perché adesso è così che si chiama…) vi posso dire che facciamo mooolta più fatica a fare educazione alimentare ai genitori che ai figli. Non sapete quante volte mi sento dire: “no, non date al mio bambino questo cibo perché non gli piace per niente!” e poi quando gli dico che invece a scuola lo mangia manco ci credono… Sempre di più i genitori si fanno mettere i piedi in testa dai figli e così non va affatto bene.

  6. ho sottomano il menù di scuola di mio figlio che frequenta la quinta: primo, secondo, verdura cotta, verdura cruda, frutta. la frutta viene riproposta in uscita alle
    15.10. il menù varia di settimana in settimana seguendo questo criterio:
    menù autunno 1A, 2A, 3A, 4A + 1B ,2B ,3B ,4B. poi c’è l’invernale A + B e il primaverile, non mi ricordo se c’è l’estivo.
    i residenti nel comune pagano 3,30 euro al giorno, i non residenti 4,30 (noi siamo non residenti).
    è una grossa mensa esterna che fornisce molte scuole, case di riposo, mense aziendali nel raggio di 30 km (mia sorella ci ha lavorato e ha detto che è ok sia come materia prima che come pulizia).
    non mi sembra che i genitori della classe abbiano avuto da ridire fino ad ora. certo, c’è sempre qualcuno che rogna, ma in linea di massima va bene.

    so che qualcuno usa farsi fare il certificato dal pediatra per presunte intolleranze verso cibi per evitare che quel che finisce nel piatto del bimbo venga gettato, mettiamola così, ma non non è prassi. la maggior parte di persone che conosco raccomandano ai figli di mangiare tutto, poi va come va, integreranno a cena.

    gabri l’insegnante dovrebbe sapere bene che mangiando in compagnia i bambini divorano tutto, anche solo per imitazione dei compagni, e che i gusti cambiano durante le fasi della vita, non sono solo capricci per infinocchiare gli adulti.

    poi ci sono troppi luoghi comuni da un estremo all’altro: unica verdura conosciuta le patatine fritte e merendine da una parte, “ai miei figli do solo acqua naturale e tutto il resto bio km0 igp doc fatto da me perchè sono la più brava delle mamme”. la verità sta nel mezzo.
    genitori sbottonatevi! i figli vanno abituati a mangiare tutto, dal più sano ma anche il resto, con la dovuta moderazione, perchè non può essere un mondo a compartimenti stagni, bisogna esplorare sempre e bisogna rispettare i gusti e i tempi di tutti senza forzare nessuno, ricordandosi di essere stati bambini un tempo. es.: se a mio figlio non piace la gran quantità di aglio che metto nel tzatziki, perchè forzarlo? gli faccio una ciotola senza, che problema c’è? anche a me aglio e cipolla crudi non piacevano fino a dieci anni fa, poi ho provato ed è andata bene…succederà anche a lui più avanti. ha provato il kebab e gli è piaciuto, ma non gli piace la pasta al pomodoro, la preferisce in bianco. pazienza! le cose non si impongono, si propongono.
    e a scuola per merenda a volte gli do la merendina, ma non per questo sono una mamma orribile.

    un’altra cosa e poi basta. imparate a rispettare il lavoro altrui e non cadete nella banalità dei bidelli mangiastipendio a tradimento. la maggior parte di loro sono soci fasulli di cooperative (che cioè non percepiscono nessun dividendo oltre ai quattro soldi che non sempre riescono ad avere) la cui unica scelta era prendere o lasciare. star dietro a centinaia di ragazzini e pulire il loro sporco non è poco di per sè. ogni lavoro ha la sua dignità e merita rispetto.

      • Fa parte dell’ipocrisia italica.
        La mensa decide un menu’ che il bambino NON accetta. Al di la di ogni considerazione sull’educazione alimentare, le opzioni sono poche.
        O la famiglia paga per del cibo che NON verrà consumato (e buttato), oppure la scuola pretende una cerificazione medica (sic) che attesti che al bambino quel determiato alimento NON va dato (ari sic).
        Quale delle due opzioni è peggiore ?

        • la peggiore è accettare che un bambino “non accetti” il cibo.
          a casa mia da mangiare c’è una cosa. quella è. se no, ti tieni la fame.
          vedi se dopo un paio di giorni, spinto dalla fame a scuola, il bimbo non prova ad assaggiare…
          certificati di false intolleranze? ma scherziamo?

          e poi questa è la stessa gente che “porello, non gli piaceva la pasta al pesto di scuola, aavrà fame” e via con la “merenda” da Mc

            • Non hai capito.
              Intendo dire che l’educazione alimentare comincia a casa.
              Il bambino va abituato a variare. Dargli infinite varietà di scelta nello stesso pasto mi sembra controproducente.
              Non vuoi i piselli, non vuoi il riso, ma hai fame allora ti faccio un sofficino? Questa sarebbe la scelta? No grazie

              • Boh. Mi sembrano i “ragionamenti” che faceva nonno buonanima (nato nel 1903). “Paradossalmente” i bambini mangiano più fuori casa (asilo, scuola, casa di amici) che a casa. Per imitazione o perchè scoprono gusti diversi. Mangiano ciò che cucinano zie e nonne molto più di quello che fa mamma.
                Ma possono essere più caparbi e coerenti di tanti adulti. Ho visto marmocchi di 3-4 anni rifiutare sistematicamente i pasti “obbligati” fino a quando NON hanno ottenuto ciò che volevano.
                Ma andavano lasciati morire di fame … eggià, facile a dirsi …

              • Io invece vedo che la bambina , 3 anni e mezzo, del mio testimone non mangia nessuna verdura a casa e vive di pane, grissini, pasta in bianco e prosciutto.
                All’asilo mangia di tutto.
                Quando viene a cena dallo zio si spara il piatto di fettuccine ai piselli (tanti piselli) e ne prende anche dal piatto della mamma.Poi si spazzola la tosella con le carote saltate e le tegoline lesse.Infine chiude con la crostata di frutta….d’altronde sa che dallo zio non è la mamma (poverina la mia bambina!) a comandare quindi o mangia sta minestra o salta dalla finestra.
                Dallo zio mangia le melanzane, le zucchine, i pomodori, la cipolla cruda, la fettina di speck, assaggia anche 1/2 cm cubo di porcino o le sarde in saor (le piacciono molto).
                Preciso che sua madre è davvero brava a far da mangiare.
                Miracolo?

  7. assolutamente d’accordo con jade, l’educazione alimentare si deve fare a casa, poi è assolutamente giusto che si faccia anche a scuola ma senza una base la scuola da sola può fare poco.
    “educazione alimentare” poi sembra un parolone ma per me si traduce semplicemente in mangiare meno cose confezionate possibili e più cibi freschi, cercando di variare un pò tutto. in tutto questo senza essere “talebani”, altrimenti si rischia di creare dei complessi……

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