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Giorgia Cannarella | mer 27 feb 2013 ore 16:12
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Il cuoco è un mestiere da uomini, donne o vincitori di MasterChef?
L’espressione donne e motori fa così Paese Reale che uno potrebbe tranquillamente smettere di guardare Barbara D’Urso e Pomeriggio 5. Anche donne e fornelli è formula testosteronica (anche se lo gnocco in cucina, come si sa, non manca), ma rassicura quanto basta a patto di restare nelle cucine di casa. Al ristorante è tutta un’altra musica: le cucine dei ristoranti, specie se famosi, restano appannaggio degli uomini. C’è chi incolpa eccessi di emotività e fragilità, chi orari incompatibili con la famiglia, chi tradizioni secolari di cucina casalinga che inibirebbero alle donne la necessaria creatività. Come che sia, le brigate di cucina dei ristoranti sono in prevalenza maschili, e le chef stellate si contano sulle dita di una mano.
A farlo notare per primi, spiega Angela Frenda, sono i colleghi maschi. Cita le donne in cucina che “non ce la fanno, è un mestiere troppo duro” secondo Davide Oldani, o che “creano scompiglio” come ha avuto a dire lo strepitoso Carlo Cracco a Masterchef, sostenuto obliquamente da Bruno Barbieri: “hanno più senso estetico degli uomini, ma non la verve”.
Eppure la vincitrice di Masterchef 2013, Tiziana Stefanelli, oltre che avvocato, poco simpatica e molto discussa, è decisamente donna. In qualche modo simbolo dei tempi che cambiano:
“Vi invito a riguardare le puntate e rivedere la sua strategia, la sua forza fisica, il suo correre ad accaparrarsi le vettovaglie migliori. Ha sconfitto donne avvenenti o con storie strappalacrime spendibili mediaticamente. Oppure uomini crollati alla fine psicologicamente, presuntuosi e insicuri”
Insomma, il trionfo dell’avvocatessa dimostrerebbe che le donne nelle cucine dei ristoranti possono starci eccome, e con uno stile tutto loro, senza bisogno di scimmiottare gli uomini.
Non vi sembra un ragionamento un pò forzato? Diciamo spesso che la vita nelle cucine dei ristoranti non è un reality, che un conto è stare in Tv, tenere la scena, vincere le sfide, altro è il pesante apprendistato psicofisico richiesto dalla professione di cuoco, o ancora più complicato, di cuoco-proprietario. Tornando Pomeriggio 5, dichiarare sconfitto il maschilismo in cucina perché a vincere MasterChef è stata una donna, equivale a sostenere che il giornalismo è mestiere da donne perché la D’Urso fa buoni ascolti intervistando Silvio Berlusconi.
Io non darei per scontato che vincere un food show iscriva automaticamente al ruolo di chef e so che voi sarete d’accordo con me.
[Crediti | Link: La Ventisettesima Ora]
La scia di mastercheff appesta ancora l‘aria.
…cos’è “MastercheFF”?
secondo me fare un food show e diventare chef non ha nessuna correlazione; asrebbe come dire che la parodi è una chef
magari questa Tiziana lo diventa, non so nulla, non ho visto il programma, ma di per sè non centra niente
secondo me non vengono nemmeno scelti come concorrenti i migliori in cucina, ma i personaggi potenzialmente più televisi
Partiamo dal presupposto che diventare chef non credo sia una gara, ma una applicazione di conoscenza e talento. in cui non è che vinci, ma al massimo diventi eccelso.
Che poi, masterchef è una gara per chef non professionisti, quindi lei è al massimo la chef non professionista piu brava d’italia. O al massimo lo è Spyros.
Mia nonna avrebbe i brividi pensando questa cosa..
Non ritengo che l’ambiente della cucina sia maschilista, perché se una donna vuole fare questo lavoro ce la fa tranquillamente e non trova ostacoli ad entrarvi (o perlomeno non meno di altri lavori, visto che siamo in Italia). Il punto è che è un lavoro veramente duro, dal punto di vista fisico e di orari, che sì, sono incompatibili con la famiglia, non è un luogo comune (e ve lo dice una che ha lavorato nelle cucine di alcuni ristoranti e che ha scelto un’altra strada anche perché voleva una famiglia). Partendo da questo presupposto, se in Italia son poche le donne che lavorano è assai normale che siano ancora meno quelle che lavorano nella cucina di un ristorante.
Concordo sul dubbio riguardante il ragionamento forzato, tanto più che Tiziana, seppur brava, non è né chef né cuoca professionista (o almeno non lo è ancora)
invece trovo, per esperienza diretta, che le cucine professionali siano un ambiente decisamente maschilista
Dani, anche io ho parlato per esperienza diretta e tutto questo maschilismo non l’ho mai incontrato, ma magari son stata fortunata io eh…o magari sei stata sfortunata tu…
non credo
Io distinguerei due tipi di donne nella ristorazione italiana:
A) Le “prime donne“ B) Le donne.
Le prime donne sono i maschi dell‘alta ristorazione ,che hanno perso la testa ed un giorno si ed un giorno no sono sulle copertine dei rotocalchi gossippari più famosi.
Ora con donnine svestite ora con le fidanzate . . .pure un pò svestite.
Le donne della ristorazione italiana sono le eroine che insieme ai mariti portano avanti l‘osssatura della nostra ristorazione.E la famiglia.Onore alle donne.
e onore alla tua intelligenza Vincenz.
Per come la vedo io, in ogni caso si diventa chef per capacita’ e non importa se sei uomo o donna.Dopodiche’ (attaccato), la visibilita’ mediatica, dipende da altre dinamiche, quelle si’ molto spesso ancorate ad una cultura di fondo ancora maschilista.Se sei un fenomeno in cucina, in Italia o all’estero, non vedo ostacoli significativi per arrivare.Pensare che una donna abbia dei limiti di resistenza fisica o di incapacita’ nel dirigere una brigata composta da uomini, lo trovo un po’ retro’.Come pensiero in generale intendo.
Che poi tutti questi personaggi che “per me Masterchef è tutto, è l’occasione della vita”, “Senza Masterchef non so cosa farei/sarei” e ancora”La mia vita non mi piace, con Masterchef posso finalmente essere ciò che mi sento veramente”, sono talmente gasati e offuscati dai sogni che non pensano che prima di fare il piatto iperfigo devono COSTANTEMENTE fare bene il soffrittto, il brodo, il sugo semplice, affettare, friggere, cuocere la pasta, scgliere i prodotti, riconoscere quelli buoni, “riconoscere” in generale, assaggiare, salare giusto, condire giusto, usare utensili, piatti, stoviglie, pentole, casseruole, pirofile, lavello, acqua, saponi e ancora, ancora, ancora.
Dite che lo sanno? Se ne rendono conto? Mah…
Masterchef lo vedo come un semplice punto di partenza, un’opportunità. Ovvio che poi la strada è tutta in salita.
Se hai passione, talento, magari un pizzico di fortuna (che non guasta mai) e sei disposto a farti il mazzo, arrivi. Sesso debole o sesso forte che sia.
Un caso -ma non l’unico- per tutti: Luisa della scorsa edizione.
ah sì? ossia? dove è arrivata Luisa?
dico sul serio eh. non lo so.
Cucina nel ristorante che ha da poco aperto, con alcuni soci, a Napoli. Credo sia arrivata esattamente dove voleva.
Qui
http://www.pallinonapoli.it/#/luisa-cuozzo/
Quando ho parlato di “arrivare” (mi scuso perchè ho scritto il precedente commento di fretta e mi sono spiegata malissimo) intendevo riuscire a trasformare una passione -in questo caso la cucina- in un lavoro e ho portato ad esempio una Luisa che adesso è cuoca nel suo ristorante. Ma avrei potuto portare anche altri esempi, vedi Alberico o Anna.
Un saluto:-)
Questa sera c’e’ Masterchef -the movie…nessuno lo guarda?
Non vi siete persi nulla..