immigrati eataly

Il litigio tra Farinetti e Grillo sugli immigrati spiegato in 5 minuti

L'imprenditore ricorda "a quel razzista di Grillo" il numero di immigrati che lavorano da Eataly

Che cosa accomuna il sornione Oscar Farinetti, patron di Eataly, e Donald Trump, l’intransigente neo-eletto Presidente americano?

Risposta: gli immigrati. O meglio, l’utilizzo, nelle loro imprese, di personale straniero.

Peccato che, se il risultato è lo stesso, diametralmente diverso sia l’approccio: fiero e urlato ai quattro venti è l’impiego di personale proveniente dall’estero da parte di Farinetti; dimesso e sottotono è,  invece, il ricorso a personale non americano da parte di Trump.

E come potrebbe essere diversamente?

Il neo- presidente americano proviene infatti da una campagna elettorale di 17 mesi in cui il grido “hire american (assumete americano)” è risuonato in tutti gli angoli degli States in cui il tycoon si è recato, e la sua posizione riguardo alla costruzione del fantomatico muro con il Messico, per impedire l’arrivo di migliaia di stranieri dal Centro e dal Sud America, è nota a chiunque.

Ma a dispetto di quanto sbandierato in campagna elettorale, l’azienda vinicola di Trump con sede in Virginia, e gestita dal figlio Eric, si avvale  puntualmente sin dal 2014 di lavoratori  agricoli stagionali messicani.

E come ogni anno, anche per il 2016 la Trump Winery –che è un’azienda vinicola di tutto rispetto e di dimensioni medio-grandi, producendo circa 40.000 casse di vino ogni anno– ha richiesto l’ausilio di 6 lavoratori agricoli stagionali provenienti dal Messico.

Lo stesso succede per l’esclusivo club privato di Trump di Mar-a-Lago, come riportato dal Palm Beach Post, dove il miliardario americano impiega lavoratori stranieri con mansioni di cuochi o camerieri in quanto “è molto, molto difficile ottenere personale”.

Praticamente, una necessità cui il tycoon americano si piega obtorto collo mantenendo un profilo più che basso.

Completamente opposto, invece, l’atteggiamento dell’Oscar nazionale. E diversi anche i numeri.

E’ di qualche giorno fa l’esternazione di Farinetti, riportata dal quotidiano La Stampa, in cui, ribattendo alla presa di posizione di Beppe Grillo in merito ai rimpatri di immigrati irregolari, controlli e abbandono di Schengen, replicava che “quel razzista di Grillo ha prodotto la sua filippica con toni da legge razziale contro le immigrazioni. Ma io penso agli extracomunitari che sono nel nostro organico. Tra loro ci sono anche 18 rifugiati politici e tutti lavorano con grande impegno. Ho mandato loro un abbraccio».

O meglio, 223 abbracci: tanti sono, infatti, i lavoratori extracomunitari disseminati tra tutti i punti vendita Eataly in giro per l’Italia, tra cui i 18 profughi nominati da Farinetti.

alì eataly torino

C’è per esempio Alì,  arrivato in Italia dalla Libia con un barcone nel 2009 e che oggi lavora a Eataly Torino. E c’è Diop, dal Senegal, assunto come cuoco presso Eataly Bologna.

E tanti altri loro compagni, che tutti assieme contribuiscono al buon andamento di Eataly e quindi dell’economia italiana, così come le migliaia di lavoratori agricoli stranieri, di cui almeno la metà illegali –come stima il Dipartimento americano per le politiche agricole– , contribuiscono alla crescita delle imprese statunitensi, comprese quelle del clan Trump.

Che sì, anche lui ha bisogno di ricorrere a lavoratori stranieri. Proprio quelli che, per suo stesso volere, starebbero dall’altra parte del muro.

[Crediti | Link e immagini: La Stampa, Eater]

Cinzia Alfè Cinzia Alfè

commenti (39)

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  1. “E tanti altri loro compagni, che tutti assieme contribuiscono al buon andamento di Eataly e quindi dell’economia italiana, così come le migliaia di lavoratori agricoli stranieri, di cui almeno la metà illegali –come stima il Dipartimento americano per le politiche agricole– , contribuiscono alla crescita delle imprese statunitensi, comprese quelle del clan Trump.”

    Mi dispiace, ma non è così.
    Premesso che tutti i lavori e i lavoratori hanno uguale dignità, i cuochi o i raccoglitori non contribuiscono alla crescita di alcunché.
    Se dieci operai perdono il lavoro e contemporaneamente si crea lavoro per dieci cuochi, il PIL del paese scende sensibilmente.

    1. “i cuochi o i raccoglitori non contribuiscono alla crescita di alcunché”?? Lavoratori inutili, quindi. Bella, la tua riflessione. Ciao

  2. Gli immigrati che lavorano da eataly con la – virgoletto dal vostro articolo – “presa di posizione di Beppe Grillo in merito ai rimpatri di immigrati irregolari”, e sottolineo irregolari, c’entrano come i cavoli a merenda e lo sapete.

    .

    1. se non fosse che si tratta di alcuni arrivati qui da irregolari e poi regolarizzati in seguito…… e lo sapete

    2. Lo sanno lo sanno, ma meglio non parlare di quanto le cooperative rosse ci guadagnano sugli immigrati (quelle di poletti e farinetti o quelle nere di alfano & family). Meglio parlare del cattivone grillo che parla di immigrazione sostenibile, o chi chiede di prendere a modello l’australia investendo i miliardi invece che in Monte dei Paschi (di nuovo, e tre!) nel controllo del territorio e accompagnarli al confine.

    3. Alessandro, che siano italiani o immigrati, lo stipendio è lo stesso. A Farinetti e alle coop non gliene frega niente della nazionalità, se non per sbandierare quanto sono bravi e accoglienti a prendere anche lavoratori di altri paesi.

      Quelli che ci marciano sull’immigrazione sono i nostri politici, i loro amichetti che prendono i soldi per gestire “l’accoglienza” di chi sbarca coi gommoni, i delinquenti dei vari ortomercati che li fanno lavorare in nero….

      A chi fa contratti, che uno sia bianco, negro o giallo cambia nulla: spende uguale.

  3. gli immigrati a farinetti servono come il pane..servono queste persone disposte a lavorare per 8 euro lorde all’ora per far capire agli italiani quanto sono fortunati a lavorare per le eccellenze…e più ne arrivano meglio sarà per eataly:troverà persone disposte a lavorare per 7 euro lorde all’ora…bravi compagni

    1. Tu sei proprio sicuro che Farinetti li paghi 8 euro l’ora? Sei proprio sicuro o sei uno dei soliti commentatori webeti che parlano tanto per parlare? Io ci lavoro ad eataly e qui non c’è nessuno dico nessuno che non venga pagato regolarmente. E si, proprio perché qui ci sono ancora valori che un tempo si dicevano “di sinistra”!

    2. Andrea, è inutile, ormai chi tiene il coltello dalla parte del manico è riuscito talmente bene ad inculcare nella testa di molti giovani che 8 euro lorde siano una paga già decente, e chi li riceve si è davvero convinto di ciò…
      Questo probabilmente è dovuto al fatto che ce ne sono molti pagati meno, e in rapporto a quelli sembra di essere trattati meglio, se poi è un contratto regolare gli luccicano gli occhi.
      Ma invece della sola acqua ricevono in più un tozzo di pane, quella è la sostanza.
      E temo che non si tornerà più indietro.

    3. Orval, quale sia la paga “decente” non lo decide Farinetti come non lo decide il suo dipendente. Lo decide il mercato. Quanto sono pagati mediamente i cassieri e commessi dei negozi di alimentari e dei supermercati vari? Tu sei certo che siano mediamente pagati più di 8 euro all’ora?

      Quanto credi che prenda un impiegato appena assunto in una qualsiasi azienda? Per contratto, la paga base minima per un lavoro col contratto commercio è di 995 euro netti. Che, guarda caso, sono all’incirca 8 euro lordi per 40 ore settimanali. Guarda caso, quello che paga Farinetti, e la stragrande maggioranza delle aziende.

    4. Ma infatti io non parlavo di lui ma in generale.

    5. grammar è curiosa la frase “la paga la decide il mercato” in un contesto così equo e solidale. Ed è proprio quest’immigrazione che si accontenta a far si che le paghe siano queste…e più ne arrivano più troverai gente pronta ad accontentarsi. Certo mangiano gratis le eccellenze

  4. Questioni un po’ troppo complesse per essere affrontate qui .Se poi dovessi scegliere chi far cadere giu’ dalla torre opterei per far crollare direttamente tutte le torri nel raggio di 50 km , per evitare che uno dei due se la cavasse tropo a buon mercato.

    1. Infatti era un post leggero, che non aveva implicazioni politiche o occupazionali come invece alcuni hanno voluto riscontrare. Ciao Luca .-)

  5. Non capisco, dissapore parla di cibo oppure fa demagogia politica di parte di bassa leva?

    1. Demagogia di bassa lega, come nemmeno al caffè di Gigetto er baffo…

    2. No, nessuna demagogia, solo una notizia che tra l’altro è stata diffusa anche da altri quotidiani. Ma pare, leggendo i commenti, che la prossima volta dovremo scrivere che questi lavoratori dovrebbero caricarli subito su un barcone e catapultarli dritti dritti nel Sudan o nel Ghana..e anche così troveremmo valanghe di commenti, giusto? Ciao.

    3. Dissapore fa un po’ di tutto ma, sotto sotto, vorrebbe essere un blog politico. La politica trasuda da tutti gli articoli, anche quando danno la ricetta del cacio e pepe.

    4. Nessuna demagogia, né di alta né di bassa leva. Abbiamo solo confrontato due atteggiamenti diversi rispetto all’impiego di lavoratori stranieri in imprese che si occupano di cibo o vino, il tutto condito dal battibecco con Grillo. Non voleva essere nulla né di politico né di demagogico. Ciao.

  6. Da un blog che si occupa di enogastronomia vorremmo sentir parlare di enogastronomia, non pseudopropaganda filo-immigrazione spacciata per antirazzismo.

    Tanto si sa, mentre voi spendente centinaia di euro per una cena…(ah no…dimenticavo che essendo “critici” queste vi vengono puntualmente offerte) nei quartieri popolari vivono il degrado prodotto da decisioni scellerate.

    Perchè invece del miliardario Farinetti non intervistate qualche uomo qualunque da una borgata romana per chiedergli cosa pensa dell’immigrazione?

    Voi giocate a fare i buonisti ma per ogni immigrato assunto c’è un italiano disoccupato.

    1. “per ogni immigrato assunto c’è un italiano disoccupato.” ma sopratutto per ogni immigrato rimpatriato c’è un nuovo posto di lavoro per un italiano 🙂

    2. Guarda, MR Assurdo, se qui c’è una che proprio non fa “pseudopropaganda” come quella da te menzionata, quella sono io. Ma la notizia riguardava comunque un settore che riguarda Dissapore e ne abbiamo parlato. Nessuna propaganda, ti assicuro. Ciao

  7. E quanto li paga questi lavoratori immigrati?
    E quanto pagherebbe, invece, dei lavoratori italiani?

    Farinetti, un’altro che pensa sempre e solo ai soldi. Qualunque cosa faccia o dica.

    1. ma quindi intendi che Eataly paghi diversamente i dipendenti in base alla loro nazionalità?

  8. l’onestà intellettuale di Farinetti su certi argomenti è quantomeno questionabile (a parer mio ovviamente)

  9. Come al solito il tema dell’immigrazione non viene mai affrontato in maniera seria in questo paese (e mai lo sarà). I motivi sono molteplici e l’ideologia è l’ultima della lista, prima ci sono i soldi guadagnati che sulla pelle degli immigrati dalle cooperative rosse (quelle di poletti e farinetti) e da quelle nere (alfano family & co.).
    Detto questo ci sono paesi che l’hanno risolta nel migliore dei modi, regolarizzandola e investendo miliardi (gli stessi che noi per la terza volta ci accingiamo a buttare sul monte paschi di siena) sul controllo del territorio come Australia e Canada dove l’immigrazione è vista si come una risorsa, ma come tale viene trattata. Ti chiamo io se e quando mi servi.

    1. Ricordo sommessamente che molti di noi italiani non sarebbero mai nati se non fosse stato possibile in altri tempi il poter partire e prestare la propria energia e le proprie capacità in altri paesi che in quel momento avevano maggiori possibilità rispetto a quello che si abbandonava (a malincuore).

  10. Vabbè dai, ha ragione farinetti mi pare ovvio. D’altronde sono le cooperative di grillo a fare centinaia di milioni di euro sulle spalle dei migranti, mica quelle amiche e affini a farinetti, poletti, ecc.