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Sarzana: quando il crociato anti-kebab è il parroco

panino, kebab, mangiare kebab

Dicono di farlo per tutelare il patrimonio culinario locale. O perché il cibo consumato in strada è disdicevole per i turisti. Qualche sindaco rifiuta gli arredi, inopportuni per il decoro della città. In Italia la crociata anti-kebab non passa di moda ma non era mai successo che, invece di predicare tolleranza e integrazione, ad avviarla fosse un prete.

Eppure a monsignor Piero Barbieri, parroco di Sarzana, quella pizzeria convertita in kebab che aprirà a fine agosto in pieno centro storico, proprio non piace. Teme le solite cose: assembramenti di ubriachi, insozzatori di strade (italiani, la comunità islamica è ridotta) e l’insegna in arabo, poco consona al luogo. Anche se il titolare, un venticinquenne pakistano, ha spiegato che l’insegna sarà in italiano, “Il Kebabbaro”, e che siccome la sua religione glielo vieta, non venderà alcolici nel locale.

Il cui vero problema è la posizione. Si trova proprio di fronte alla Pieve di Sant’Andrea, il più antico edificio di Sarzana, a pochi metri dalla Cattedrale di Santa Maria Assunta, la chiesa di monsignor Barbieri.

Del successo avuto negli ultimi anni in Italia dagli imprenditori islamici che hanno aperto centinaia di rivendite, e del fatto che nei migliori casi, il kebab sia proteine, latticini, vitamine e gusto, sembra sempre non interessare a nessuno.
[La Stampa]

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9 commenti a Sarzana: quando il crociato anti-kebab è il parroco

  1. “”e del fatto che nei migliori casi, il kebab sia proteine, latticini, vitamine e gusto, sembra sempre non interessare a nessuno”"
    Azz. Bel commento. E nei casi intermedi (non parliamo dei peggiori) ?
    Ma i latticini del kebab sarebbero le salsine ?

  2. A me pare che i rivenditori di kebab e le pizzerie/pub/locali italiani producano lo stesso livello di rumore e confusione. Capisco che i residenti del centro storico di Sarzana si lamentino, però i locali (come la storica Soffitta in Piazza, mercatino dell’antiquariato/usato) attirano turisti e fanno girare denaro, io non li demonizzerei.
    Che il kebab non sia il cibo più leggero o sano del mondo è fuor di dubbio, però a me piace, mentre non amo la pizza, quindi non vedo perché non posso avere diritto a un kebab ogni tanto.

  3. Essere contrari al kebab è ridicolo, è come essere contrari al gelato, al supplì o al panino con la milza.
    Se il problema è la vendita di alcolici, basta fare un’ordinanza e farla rispettare a suon di multe, alla seconda o terza batosta voglio vedere se non imparano a regolarsi.

      • Non nominare il Satana americano! Se McD si mettesse a vendere kebab, o falafel questi diventerebbero immediatamente junk food da bandire.
        Ho mangiato due o tre volte il kebab, la prima volta a Parigi in una stradina della Rive Gauche, in un locale che qui da noi sarebbe già stato chiuso e demolito con spargimento di sale dalla ASL di competenza.
        Un paio di volte in Italia, dove ormai è diventato “cibo di strada” abituale.
        Lo trovo un pò pesante ma tutto sommato appetitoso.
        Comunque mai mi verrebe in mente di vietarne o anche solo ostacolarne la vendita per il solo fatto che non è di tradizione italiana.
        Il problema schiamazzi, e qui in piazza S.Croce a Firenze ne sappiamo qualcosa, prescinde da cosa si mangia, o si beve, nei locali. Casomai è un problema di educazione, molto spesso dei turisti e studenti stranieri, e di chi vende alcolici abusivamente con lo zainetto. E questi quasi sempre sono pakistani o cingalesi che non si pongono problemi di “religione”.

      • io non sono mai stato contrario al McDonald’s, sono semplicemente contrario a mangiarci io in condizioni normali, poi, se mi trovo alle 2 di notte, con un sacco di fame, in un posto sconosciuto, dove l’unico locale aperto è il Mc Donald’s, ben venga e mi faccio pure una torta macao alla fine.

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