5 alle 8: strilli quotidiani
1. E’ rivolta contro “Ciociaro”, il nuovo panino McDonald’s. No al cibo locale copiato dalle multinazionali, no al luogo comune del ciociaro cafone nello spot del panino. Tra i ribelli Salvatore Tassa, chef del ristorante Le Colline Ciociare (Acuto, Frosinone). ATTENZIONE. Tra poco su Dissapore, lo spot e la recensione del “Ciociaro”. [Simone Cargiani/Corriere Roma]
2. Fotonizie uno. Volantino della pizzeria Fiori di Zucca a Roma: “Se agli altri Briatore je spiccia casa… A noi invece…” [Paolo il vignaiolo/Paul the wine guy]
3. Fotonotizie due. Una pasta difficile da masticare [Flickr via Studio Cru]
4. Ancora e sempre Ferran Adrià. [Gigi Padovani/Dolce la vita, Stefano Bonilli/Papero Giallo]
5. Michela Vittoria Brambilla: via da Roma le botticelle, le carrozze trainate dai cavalli. [Luca Zanini/Corriere Roma]










La Ciociaro-recensione sarà affidata al Gori o al Caf? Magari una video-recensione?
[...] Mangia il tuo nemico, va in scena il nuovo panino: Ciociaro. Nemmeno il tempo di azzannarlo che la polemica monta: zotico e burino ci sarai, scrivono i ciociari alla multinazionale del fast food dopo avere [...]
Ancora e sempre Ferran Adrià. Proviamo a vederlo sotto un altro aspetto. Anagrammando.
Indubbiamente nel nome è scritto che “Farà er dinar” dove “dinar” può stare sia per denaro che per desinare.
Ma nascono polemiche sulle sostanze impiegate che possono “Fa, errar dia” cioè sbagliare quotidianamente, ma anche “Fa rider Rana”, nel senso di Giovanni che forse di additivi e conservanti se intende.
La cucina molecolare comporterebbe anche problemi di estetica e pericolosi esiti da chirurgia plastica se dopo aver pranzato a Cala Montjoi l’impalcatura facciale ” A rider frana”.
Insomma alla fine ognuno dice la sua: è una “Fiera da narrà”.
mi inchino, con un pelo di invidia:-))
1. ATTENZIONE. Tra poco su Dissapore, lo spot e la recensione del “Ciociaro”
Spot & recensione?
Bei concetti, son proprio curioso di vedere cosa salta fuori… dacché ho giust’ un certo languore, nostalgia, di confronti dialettici ben assortiti. Sarà che ieri sera ero tutto in sulluchero, all’idea dell’odierno scontro Bonilli – Barbaresi… Bonilli che l’altro giorno, ha completato la parabola di riavvicinamento a Marchesi iniziata quattro anni fa
23.08.2005
Ho cenato bene e pranzato ancora meglio; e mi sono detto che forse il buon Gualtiero aveva le sue ragioni, nell’essere sempre pubblicamente incazzato con me (Gambero).
Forse da alcuni anni lo sottovalutiamo
15.04.2009
ci sediamo con Marchesi a tavola e con noi ci sono un pittore, Aldo Spoldi, un pubblicitario, Libero Gozzini, un esperto di comunicazione, Mauro Marinari, un fotografo di passaggio, Fabrizio Garghetti, che ci fotografa, Enrico Dandolo, Ceo della Gualtiero Marchesi e tutti erano lì per discutere la grafica dei nuovi menu
Qual augusta occasione, ho subito esclamato!
Il Principe rinascimentale e il suo Consiglio ristretto, assorti in una messinscena rituale di settecentesca maniera… e un fotografo di passaggio: pranzo in pubblico dei sapienti Potenti, o meeting in piazza di industrioso VG?
…
Scontro Bonilli – Barbaresi, dicevo:
Barbaresi che pochi mesi fa, fu duramente bastonato da Bonilli sul nervo più sensibile; ovvero circa la bontà o irrilevanza del suo ultimo sforzo editoriale, Guida Gourmet ‘09, Barbaresi che oggi non perdona la sostanziale acquiescenza critica di Bonilli verso una cucina, quella del Marchesino, già da parecchie penne duramente bastonata…
Bonilli ha scritto:
ho mangiato il “pollo da Kiev a Kiev” e MI E’ PIACIUTO, ma trovo assurdo questo insistere di Gagliardi come se questa fosse l’unità di misura per giudicare il Marchesino e Marchesi stesso. Ma fosse anche un piatto non riuscito, questo cosa vorrebbe dire? Che il Marchesino non funziona? E non funziona per un piatto che all’avvocato Gagliardi preme in particolar modo? Lui gli altri piatti li ha assaggiati? Si? E cosa ne pensa? [...] Io dico che si può criticare qualunque cuoco citando piatti e cose buone o piatti non riusciti, non si procede per sentito dire.
p.s. – la recensione del Marchesino non era elegiaca, era obiettiva e io c’ero andato avendo presenti le critiche, quindi…
…
Barbaresi ha ribattuto:
Non ho mangiato il petto di “pollo da Kiev a Kiev”. Mi sono limitato, lo scorso luglio, agli asparagi con tartufo nero e Grana; al carpaccio di scampi con finocchi e granita di pompelmo rosa e Campari; al risotto alla milanese; al trancio di salmone, porri, dragoncello e salsa di pomodoro; alla barretta croccante di cioccolato fondente, lamponi e schiuma di zenzero. E alla fine della cena – posso dirlo? – ho provato imbarazzo per lui, quasi come se quei poveri piatti (in diversi casi poco esaltanti per concezione, quasi tutti poveri per esecuzione) li avessi cucinati io. Proprio perché ammiro Marchesi, proprio perché lo ritengo lo chef italiano più importante di tutti i tempi, proprio perché ancora oggi la sua Albereta, pur con tutte le sue contraddizioni, resta uno dei migliori ristoranti italiani, mi è sembrato incredibile, per non dire inaccettabile, che nel suo nuovo locale milanese potesse proporre una cucina di quel – mortificante – livello. Può darsi che adesso Il Marchesino sia migliorato. Certo quando si è in buona, importante e numerosa compagnia, assistiti dallo chef-patron in persona, c’è il rischio di diventare più generosi…
Barbaresi che in buona sostanza non crede a Bonilli, quando afferma di aver apprezzato le pietanze servitegli, c’erano tutti i presupposti per una scazzottata memorabile e invece Bonilli cosa fa?
Bonilli non raccoglie il guanto:
un’epoca è fisiologicamente al crepuscolo, chi ne ha fatto parte non riesce a distaccarsene; stringiamoci a coorte, quindi? L’impressione attuale è quella, ma non è ancora detta l’ultima: mancano ben otto ore, infatti, al crepuscolo odierno…