5 alle 8: strilli quotidiani


5 alle 81. Nel tempo libero la popstar Jesse McCartney fa la mozzarella con le sue mani. [Joanne Kaufman/New York Times]
2. Alain Ducasse, uno dei cuochi più famosi del mondo, riaccende la polemica sulla cucina molecolare: “Noi cuochi non siamo chimici. La chimica non ci interessa, la lasciamo agli spagnoli.” [Gigi Padovani/Dolce la vita]
3. Cinque ristoranti diversi in una sola struttura. Da un progetto di Dario Laurenzi, gia ideatore del romano Gusto, apre a Lucca Grano Salis, la multisala del gusto. [Cristiano Consorti/La Nazione]
4. Il ministro Luca Zaia può essere soddisfatto del G8 Agricolo a chilometri zero. Tra documento finale, frigo degli orrori, bottiglia di Prosecco più grande del mondo, è stato sui giornali più di Silvio. [Google News Italia, Google News]
5. Fuori Menù, il film ambientato nel ristorante di un cuoco gay tra brigate di cucina e guide Michelin, non è piaciuto al critico Colinmckenzie. Um, dove ho già sentito questo nome? [Colinmckenzie/BadTaste]




3 commenti a “5 alle 8: strilli quotidiani”

  1. Franco Ziliani Franco Ziliani commenta:

    Massimo, mi sa che saremo solo tuo ed io ad ironizzare su questo G8 dell’Agricoltura molto ma molto promozionale (per il ministro e la sua terra). Conosco “colleghi giornalisti” che pur di tenersi buono il Dr. Zaia e avere un incarico, una prebenda, una nomina in qualche commissione, sarebbero pronti a dire che é bello, simpatico, decisionista e che in fondo a lui la canzone napoletana, i cannoli ed il Negroamaro non dispiacciono affatto…

  2. fabrizio scarpato fabrizio scarpato commenta:

    Nell’intervista di Domenico Quirico pubblicata sulla Stampa sabato, Ducasse mi era sembrato convincente nell’individuare un legame culturale bidirezionale tra cuochi e produttori, l’uno nell’interesse dell’altro, in una visione “umanistica” della cucina, espressione del suo tempo, ma legata alla terra, al contadino, alla tradizione, senza disdegnare le attuali esigenze tecnologiche, ambientalistiche e persino edonistiche.
    Qui nell’intervista a Padovani, il tono è un po’ saccente, e, manco a dirlo, piuttosto sciovinista: a parte il rammarico per una mancata Slow Food francese, il riferimento al successo degli spagnoli in Italia, relega al ruolo di comparse, rispetto alla Francia e a sé medesimo, sia la cucina spagnola che quella italiana.
    Il riferimento al chimico è ingiusto e pressapochista: a parte che sarebbe da discutere questa netta differenza tra tecnologia e chimica, da uno come lui mi sarei aspettato un distinguo culturale, di approccio, di gusto tra ciò che può piacere o meno, senza anatemi presuntuosi, senza manifestare preoccupazioni ex catedra.


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