di | gio 19 mar 2009 ore 8:55
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5 alle 9: strilli quotidiani

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1. La Coca Cola rimbalza contro il muro cinese. Non bastano 2,4 miliardi di dollari per comprare i succhi della Huiyuan. [Orlando Sacchelli, Il Giornale]
2. Per Frugal Traveller, blog per viaggiatori low-cost del New York Times, l’aperitivo è il migliore pasto italiano (gasp!). Milano batte tutti. [Matt Gross New York Times]
3. “E ora che voi annusate un po’ della merda in cui viviamo, ci venite a dire di non andare a berci una birra perché “non sta bene, c’è la crisi”? Ma andate a cagare, voi e la macchina per il pane.” [Giulia Blasi A casa di Irene]
4. Coltivando l’orticello Carlin “Ghandi” Petrini sta perdendo il suo carisma? [Francesco Arrigoni WebWineFood]
5. Tra un mese Michela Vittoria Brambilla (doyouremember?) sarà ministra del turismo. Sguepierata. [Fabrizio dell'Orefice Il Tempo]

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15 commenti a 5 alle 9: strilli quotidiani

  1. avatar fabrizio scarpato

    Come la chiamano? La questione giovanile. Già il termine giovanile mi fa venire la pelle d’oca: si è giovani, vecchi dentro o fuori, ma giovanile è vorrei ma non posso, un atteggiamento, una maschera. Ecco, i ragazzi sono usati come maschera, come vuoto a perdere da adulti vecchi dentro e giovanili fuori: li usano, invece di essere al loro servizio. Li vogliono finti, come il pane delle loro macchinette.
    Mi spaventa l’accostamento non solo lessicale tra questione giovanile e questione meridionale: volutamente senza soluzione.
    Beviti tante birre, Giulia. Non una dietro l’altra, però ;-) .

  2. L’articolo di Giulia-Irene è splendido! E’ probabilmente uno dei punti di vista più interessanti e intelligenti che abbia letto di recente sull’argomento.
    Ma bello bello bello.

  3. Mi oppongo ! I soliti stereotipi: “c’hai la macchina per il pane, sei un cattocomunista”… e che due coglioni ! :-)

    Farine nuove, bianche o integrali, mix più olio, meno olio, lievito fresco, lievito liofilizzato, un goccio di limone o di birra ? Il punto è che se non me lo faccio di tanto in tanto, di pane in casa non se ne vede, mia moglie non ne compra perchè se lo dimentica, cronicamente :-)

    • avatar fabrizio scarpato

      Nel qual caso fatti tutto il pane che vuoi: se è una necessità. Giulia-Irene, mi sembra, ne parla come esempio di “superfluo indotto mascherato da hobby che rende felici e alla page come il decoupage”. Aloa femose ‘na bira, ‘na fugassa e setemose.

      • Siamo circondati dal superflui Fabrizio. Tutto è superfluo, tranne la vita, forse. Io contesto proprio l’accettazione dell’archetipo secondo il quale alcune cose *sono* superflue ed altre no. Chi lo decide e in base a quali parametri ?

        Ciao, Fil.

  4. Mitica Giulia Blasi!!!!

    Bernardi, complimenti…una grande scoperta…

  5. avatar fabrizio scarpato

    Venendo al Mahatma, sono d’accordo con quanto dice Arrigoni. Tuttavia, se “atto politico” possono essere parole grosse, in stile Petrini, che non ammette molte sfumature di colore, credo che l’orto, almeno come fatto o gesto simbolico, possa avere il suo peso, soprattutto in America, dove la dieta mediterranea, ortaggi e verdura credo sia un po’ latitante.
    E comunque, se deve essere simbolico, meglio questo gesto delle barzellette, delle corna nello foto, dei nascondarello e delle bandane.

  6. Analisi superficiale e un po’ da Pa.Po.Po. quella della Blasi.
    Riflettiamo prima di eleggerla eroina del giorno.
    davide

  7. avatar fabrizio scarpato

    Lo sguepieramento della Brambilla, il suo ritiro dalle scene, l’averla vista immusonita e avvizzitella, mi fanno pensare a quanti danni fa la politica, almeno per come la intendiamo in Italia. Politica seriosa, e sottolineo seriosa. Si cambiano vestiti, pettinature (le signore), si cambiano i modi, non si ride più. Penso alla Carfagna (spiritata), alla stessa Brambilla, alla Pivetti monacale, penso addirittura a Craxi, che prima vestiva maglioncini e sahariane, poi grigio scuro e cravatta rossa. Bisogna dire che la politica può essere anche lieve e gioiosa, che si possono fare e dire cazzate sia stando seri seri che sorridendo. Che c’è molto, un mare tra l’ilare-beota-barzellettiere-magliaro, e l’essere freschi e spiritosi. A meno che questo non sia un sintomo proprio di persone prestate alla politica, che la politica non la sanno fare, semplicemente la vestono, la esibiscono, equivocando. E allora tutti seri seri, contriti contriti, mesti mesti, finti finti.

  8. Ecco, le robe scritte “a casa di Irene” sono le cazzate che speravo di non dover leggere più. Ma lasciateci mangiare in pace, asceti giovanilisti wertheriani di ‘sta ceppa.

  9. E’ una riflessione intelligente, seppur ironica, viscerale.
    Forse ha aperto un po’ gli occhi a quelli che non capivano come mai i giovani d’oggi mangiassero da MacDonald invece che da Cracco.
    Che noia questo popolo che non mangia le brioches…

  10. Pingback: ‘Se assumete vi mando il CV. Sono “giovane” e appassionato. Stefano Bonilli’ | Dissapore

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