Barilla – Slow Food: a cena col nemico?


Guido BarillaVi ricordate Guido Barilla, lo “spacciatore internazionale di merendine” che una decina di giorni fa ha confessato a Sette del Corriere della Sera una voglia contronatura? Cenare “mille volte” con il migliore dei suoi nemici—Carlo Petrini di Slow Food—antimerendista finché volete, ma degno del massimo rispetto. Operazione di facciata o sincera ammirazione? Ce lo siamo chiesto in molti, anche se la vera domanda era un’altra. Slow Food accetterà l’invito di Barilla?  Em, ecco, um… Dissapore glielo ha chiesto. Guardate il video per sapere cosa ha risposto Roberto Burdese, presidente di Slow Food. E occhio a non addormentarvi sul Bitto. Riprese Andrea Gori, montaggio Francesca Ciancio.





10 commenti a “Barilla – Slow Food: a cena col nemico?”

  1. 1
    CostaBrava CostaBrava commenta:

    occhio a non addormentarvi sul Bitto

    niark-niark.gif
    sì ma il minuto di barba sul Bitto è essenziale, per la riuscita della gag fina…
    come non detto! bando ai commenti inutili, ecco di cosa stava dissertando:

    L’Europa modifica il disciplinare del Bitto

    [...] Per il presidente del Consorzio, Maurizio Quadrio,
    si tratta di «un provvedimento atteso da anni, che porta finalmente a compimento quanto deciso dall’assemblea del Consorzio al momento dell’approvazione delle modifiche. L’approvazione della commissione europea pone fine a un’ingiustizia che durava da anni, riportando nella zona di produzione anche l’alpeggio di Varrone e riconoscendo la possibilità di seguire anche il metodo tradizionale»

    Del tutto contrario
    il commento del presidente dell’Associazione Produttori delle Valli del Bitto, Paolo Ciapparelli, che definisce la decisione della commissione europea «una sconfitta che sancisce una frattura tra due produzioni. Ci opporremo a questa decisione per quanto ci sarà possibile, ma riteniamo quanto meno irrituale che questa decisione sia stata presa senza che il nostro memoriale, affidato nei mesi scorsi proprio all’Unione europea, abbia ricevuto alcuna risposta»
    (da laprovinciadisondrio.it, 25 novembre 2009)

  2. 2
    don don commenta:

    vabbe burdese un pò noioso non è una novità….

  3. 3
    FOODPOWER FOODPOWER commenta:

    ok vada per l’nvito a cena …ma chi cucina e cosa?
    questo si è dimenticato di dire barilla!

    se una sfida deve essere che lo sia in modo divertente e produttivo …per entrambi!
    o no?

  4. 4
    fabrizio scarpato fabrizio scarpato commenta:

    Non ho capito in che modo l’industria deve avere interesse a che i piccoli produttori continuino la loro attività. Qual è la porta aperta?
    Educazione del consumatore? Mantenimento della pluralità e diversità dei prodotti? Assistenza nell’apprendistato giovanile? Assimilazione? Annessione?
    Qual è il filo che può unire un casaro che fa il Bitto in alpeggio e l’industria della bassa?
    Mi basrerebbe che l’appoggio dell’industria consentisse al casaro di chiamare ancora Bitto il suo formaggio, ma ho come l’impressione che il tutto possa alla fine salvare l’originale per consentire di farne le copie. False e tante.

  5. 5
    francesco francesco commenta:

    Nella perfetta continuità dell’ambiguità del partito comunista Italiano:
    in questo momento la rivoluzione non può avvenire per mancanza di condizioni e quindi ci tocca gestire le contraddizioni.

  6. 6
    bono il Bitto eh, però bono il Bitto eh, però commenta:

    mdr1.gif
    tu le mangi le merendine del Mulino Bianco? io no, io no… ecchissenefrega!

    Barilla, le merendine sostengono i conti

    Nuovi prodotti ma non nuove avventure: Barilla archivia un bilancio 2009 di luci e ombre (4,2 miliardi i ricavi complessivi, in leggero calo rispetto al 2008) e rilancia a partire dalla tradizione con un piano di crescita più fedele alla filosofia conservatrice di famiglia. Il quadro che emerge dai numeri è quello di un gruppo che, pur confermandosi leader mondiale della pasta, sta cambiando pelle: sempre più impegnato sui prodotti da forno e sulla sperimentazione di nuove formule per ampliare l’offerta alimentare (pochi mesi fa i frullati di frutta, tra pochi mesi la pasta arricchita di verdure, i piatti di pasta pronta “da passeggio” in Francia…)

    Da cinque anni a questa parte il brand Pasta Barilla fa segnare un’erosione dei volumi e non supera il miliardo di ricavi nonostante la quota di mercato Usa continui a crescere (è ormai al 28%). Viceversa tre quarti dei ricavi arrivano da biscotti, merendine, fette biscottate, pane e alimenti funzionali venduti in tutta Europa coi marchi Mulino Bianco, Pavesi, Harry’s, Wasa, Lieken e Alixir. Il ramo dei prodotti da forno è quello più dinamico quanto a possibilità di innovazione nonché di crescita delle vendite e dei margini, lo scorso anno Parma ha sorpassato l’altro big dell’alimentare italiano, il gruppo Ferrero di Alba, nel segmento delle merendine.

    Roberta Scagliarini, Corriere Economia 10/05/’10

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