“Capitalizzare sull’awareness del brand” al tempo dei disadattati [pubblicitari e Internet]
C’era un tempo in cui i grandi della comunicazione tradizionale sembravano non capir nulla di Internet. Bastava infilare più di tre azioni in un progetto “mixed media” e ficcarci dentro il trend di TG Cultura e Società di turno (l’altroieri la community, ieri il blog, oggi Facebook, domani chissà), e loro si sbrodolavano come vecchi guardoni in una spiaggia nudista. Gente che riusciva ad avere una sua raffinatezza nell’advertising vecchio stile, messa di fronte alla possibilità di utilizzare nuovi media si trasformava in alfiere della truzzata digitale. A essere dietrologi c’era da sospettarci un malcelato disprezzo per il mezzo di comunicazione dei maniaci sessuali e dei disadattati.
Oggi anche mia nonna ha una connessione, ma quel tempo pare non essere passato. Quantomeno per la giuria dell’Advertising Festival di Cannes, gli Oscar della pubblicità, che premia l’ennesima truzzata firmata Armando Testa per Baci Perugina.
Gli ingredienti: un disadattato (sicuramente maniaco sessuale), la sua webcam, i fan su Facebook, gli SMS dei raga del muretto di Piazza Duomo, e la biondina incastrata da 50mila rospi disadattati che le fanno perdere la scommessa e la costringono a baciare il loro simile. Il tutto per ribadire una volta per tutte che solo i disadattati regalerebbero Baci Perugina a San Valentino. O almeno così parrebbe di capire.








ehm, come dire…magari una rara eccezione la si trova anche no???
Cosa dovremmo dire sennò dei GRAFICI del secolo scorso prestati alla rete
(ogni riferimento a persone note al Dissapore Group è puramente casuale….)
Ma infatti i veri colpevoli sono i direttori creativi, di solito grafici e copy mangiano tanto sterco ed eseguono (non so quanto se ne sia mangiato nel Dissapore Group, io ne ho avuto un assaggino, tanto per gradire)
Il disadattato è veramente un nerd ! dopo il bacio finale avrebbe dovuto fare un video con su un bel “se arriviamo a 100.000 si tromba ?”
Mi sa che neanche con 100mila euro. In compenso nel sequel lui si becca una denuncia per stalking.
Lassastà.
Steve Perry (e i Journey) non lo sentivo da 7 agosto 1981.
7 agosto 1981 mmmh…. non mi ricordo se ero al concerto di Jackson Browne o a quello dei Dire Straits…
Dei Journey (la band preferita di JD Scrubs) non mi ricordo nemmeno una canzone
Se all’epoca hai rinunciato anche ai Baci Perugina dovresti esser fuori pericolo…
Non mi pare sia questo il caso di mettere in ballo l’awareness e le teorie di marketing. Basta semplicemente dire che questa campagna è brutta, poco creativa, non empatica (disempatica?) e in più pure un po’ offensiva.
D’accordo poi che siamo a Cannes e chi un po’ girella in questo mondo sa che esistono gli spot (uh, i film) “per Cannes”, ovvero campagne che praticamente non ha mai visto nessuno, ma che servono solo per farsi bella sulla costa azzurra e magari vincere un leoncino da mettere in sala riunioni. Però nel caso “Media” categoria ‘monstre’ sotto la quale era candidata, la visibilità e la partecipazione è fondamentale.
Dicono che hanno risposto in 50000.
Io, mai vista.
Boh, sarà.
Ma anche guardando le statistiche su youtube non ci siamo nemmeno vicini…
Quelli più visti si avvicinano a 1500 visualizzazioni.
Forse, e dico forse, si arriva a 50.000 mettendo insieme tutte le visualizzazioni di tutti i video, ma a questo punto è chiaro che il dato è falsato dalle “multiple impressions”…
Che a Cannes si vince col nome è stranoto e non stupisce più nessuno.
Quello che mi fa rabbia è che il TG1 si è (inconsapevolmente? Non credo) prestato alla pagliacciata, come si vede dagli ultimi secondi del video.
Ecco, qui ci vedo un bel caso di pubblicità occulta.
Ma vuoi dire che il l’agenzia ha vinto il premio solo perché si chiama Testa? E comunque strano, non mi pare che la campagna si sia vista in Italia.
PS. Perdona, ma il post è brillante, perchè quel titolo?
Ma a Cannes danno i Leoni d’oro? Un altro nome per il premio non potevano sceglierlo?
EmmeBi e Camilla, se guardate il filmato vedrete che apre con la frase del titolo. Che altro non è che la traduzione della sciatta slide di presentazione della campagna (godibile per intero nel suo improbabile inglese sul sito ufficiale dell’Advertising Festival). Una roba da far impallidire il “Generatore di stronzate per la new economy”.
Sarebbe curioso sapere quanto è costato il tutto e paragonare i “risultati” ottenuti con quelli ottenibili con una spesa infinitamente inferiore.
Ciao, Fil.