Carlo Petrini di Slow Food si sente al capolinea


Roberto Burdese e Carlo Petrini di Slow FoodL’intervista procede senza sussulti. Ricapitolando trent’anni di battaglie in difesa della buona tavolala storia di Slow Foodil Sole24Ore elenca Terra Madre, il Salone del Gusto, l’Arca dei prodotti a rischio da valorizzare con i Presìdi, l’Università di Scienze Gastronomiche. Poi la novità: le Officine del gusto. Corsi universitari per riscoprire mestieri dimenticati, casari, salumieri, panettieri, “un lavoro sicuro per i giovani” mica tempo perso, garantisce il gran capo del Movimento Carlo Petrini, nei panni dell’intervistato. Siamo alla fine, non rimane che un’ultima, inoffensiva domanda: “Ma lei da grande dove vuole arrivare”? Eppure è proprio lì, tra le pieghe di quella domanda che si nasconde la sorpresa, perché il GIGANTE della gastronomia risponde sereno che è ora di dirlo, lui personalmente si sente al capolinea.

Capisco, è il classico problema della successione. Ce l’hanno in tanti. Luigi Veronelli l’aveva, esiste perfino per l’invincibile Pres Del Cons. Ma possiamo immaginare la scena senza Carlo Pterini Petrini, il suo venerabile maître à penser eco-gastronomico? Vero, l’Associazione ha un presidente capace come Roberto Burdese, ma è così giovane. Può cavarsela da solo o per Slow Food dobbiamo immaginare un reggente? E nel caso, chi se la sente di fare nomi?





7 commenti a “Carlo Petrini di Slow Food si sente al capolinea”

  1. 1
    Ric64 Ric64 commenta:

    Carlo Pterini?? Dai, correggete!

  2. 2
    Franco Ziliani Franco Ziliani commenta:

    beh, visto che “si sente al capolinea” é arrivato il momento della beatificazione in vita (cui non si é arrivati poi così lontani con tali e tante celebrazioni). Orsù dunque: santo subito!

  3. 3
    marco marco commenta:

    Ha dato tanto al movimento slow food e al concetto di agroalimentare di qualità.
    Se si sente stanco e vuole cedere la staffetta è assolutamente comprensibile.
    Probabilmente per Slow Food è ora di passare dall’one-man-show a una gestione collegiale e più evoluta proprio in virtù della grande crescita del movimento.

  4. 4
    fabrizio scarpato fabrizio scarpato commenta:

    Non mi viene in mente, nel nostro Paese, un uomo che, al pari di Carlin Petrini, abbia saputo realizzare un sogno , una utopia, facendone modo di vivere e di essere, immedesimandosi in quel sogno. In negativo, in termini di arrivismo e di conquista del potere, di esempi ce ne sono e sono sotto i nostri occhi; ma di esempi virtuosi, disinteressati per quel che riguarda il mero lucro, rivolti alle popolazioni e alle culture più deboli, alle diversità, in una visione grande del mondo per intensità e modernità, ebbene io non ne vedo.
    Petrini è già stato definito Mahatma e padre spirituale, effettivamente in modo prematuramente celebrativo ed anche ironico, ma sicuramente quelle definizioni ne richiamano l’impeto e la passione, la determinazione visionaria.
    Credo che non possa esserci successore rappresentato da una sola persona: gli succederà, se sarà il caso, Slow food stesso, il movimento.

  5. 5
    GiovanniRossi GiovanniRossi commenta:

    Se Slow Food ha fatto questo in un numero relativamente piccolo di anni lo deve a Carlin Petrini, al suo genio e al suo carisma.
    Per questo nessuno è paragonabile a lui.
    All’interno c’era una persona di belle speranze: Giacomo Mojoli. Nel pieno della forma fisica e mentale, agile nel pensiero, anche carismatico. Con un grave difetto: non braidese come Burdese o l’altro capetto, il gutturale capo del braccio operativo di Slow Food.
    Peccato sia finito nel tritatutto della rigida impostazione verticistica che, come un partito totalitarista, ha estirpato ogni possibile alternativa “migliorista”.

  6. 6

    [...] Gunter Pauli, fondatore di Zero Emissions Research Initiative e del fondatore di Slow Food, Carlo Petrini. Ci saranno poi gli interventi video del Nobel alternativo per la pace, Vandana Shiva e [...]

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