
Michael: Anche io da Firenze, interessa
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Eternino Fortunato: esprimo solifarietà piena,non
Maurizio: Chi fosse interessato può chia

Massimo Bernardi non parla. Bizzarro, per uno come lui. Borbotta solo che un amico di Nicola Cavallaro gli ha preannunciando la chiusura del ristorante San Cristoforo di Milano con un’email. E che alla sua comprensibile richiesta di “ulteriori informazioni” è seguita la telefonata di… Nicola Cavallaro. Il quale, in partenza per Hong Kong, ha chiesto a Massimo di non dir niente, aggiungendo che al suo ritorno avrebbe rivelato il seguito, del tipo “un grande progetto” dopo la chiusura.

Nel frattempo, l’esigenza di silenzio del giovane cuoco veneto di stanza a Milano non è stata tenuta in grande considerazione. Per carità, giusto così, le notizie prima di tutto. Il post dal tono garrulo che non vuol dire compiaciuto è costato a Valerio Visintin, critico di Mangiare a Milano, la livorosa stroncatura di Enzo Vizzari, direttore della Guida Espresso.
“D’altronde, la chiusura di un ristorante, di questo ristorante, può divertire (rallegrare?) soltanto chi, come dimostra la sua angusta storia di cronista intra moenia, antepone lo scherno al racconto dei fatti. Con sincera disistima per lo stile, e anche per il palato”.
In un tono più sobrio altri commenti (uno, due) apparsi di lì a poco nella gastrosfera.
Ora, ci devono essere elementi che mi sfuggono, perché se la contraddizione fosse così evidente la vedrei perfino io. Sicuramente c’è una ragione per ogni storia commerciale. Sicuramente non è il destino cinico e baro a inabissare i conti di un ristorante. Ma Nicola Cavallaro è un cuoco di indubbio e trascurato talento, e anche se posso capire che questo non basti per vestire anche i panni dell’oste, mi sono illuso che essere giovani non sia per forza un limite, se sei capace.
Invece a Milano c’è spazio solo per i vari Cracco o per i posti da 25 €. Per i sorrisi impostati, per la glaciale professionalità. Maledizione.
[Crediti | Link: Mangiare a Milano, Papero Giallo, Appunti digola. Immagine: Appunti digola]
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nooooooooooooooo
è veramente un peccato
Una coltella non mi farebbe uscire una goccia di sangue
(((
… tanto per ribadire che non tutti i ristoranti sono sempre pieni e che fare il ristoratore non è proprio così faceile con questa crisi!!!!!
Considerazioni in ordine sparso:
-la “livorosa stroncatura di Enzo Vizzari” era giusto un filo fuori strada (vd successivi commenti del Visintin sul suo blog)
-Per dare la notizia che un posto è chiuso non ci vuole di certo l’autorizzazione del propietario. Le serrande abbassate per qualche giorno o il telefono che squilla a vuoto mi sembrano segnali validi per scriverne.
-Cavallaro, probabilmente, delle responsabilità ce le avrà. Non sarà mica solo colpa di guide, clientela, crisi economica?
-Che a Milano non ci sia più posto “nel mezzo” forse è vero. Le poche righe della mail riportata nell’articolo mi paiono condivisibili.
Milano è una città difficilissima, perchè devi venderti in un certo modo per funzionare. devi essere cool.
sulla vicenda di Cavallaro l’idea che mi sono fatto è che siamo di fronte a un ottimo cuoco ma con un ristorante forse troppo wannabe, tipo stella promessa in eterno ma mai arrivata. questo fa si che sia troppo costoso per chi si accontenta e che non sia abbastanza raffinato per chi invece cerca lo stellato.
A Milano (ma forse ovunque neh!) non basta essere un bravo cuoco devi essere pure un bravo imprenditore.
O magari devi essere finanziato dal bravo imprenditore…
Sembra dai vari discorsi e commenti che solo la disonestà possa premiare a Milano, oggi. Come quelle cosche che avrebbero in mano gran parte degli affari in città da venticinque anni… Mah. Forse per chi è onesto, non è mai stata aria di “profitti” in quel di Milano? E’ una domanda (ed una insinuazione).
d’accordo con gianluca, 110 % … e la cosa e’ di per se’ preoccupante, non per cavallaro, per me e per gianluca
Non sono sorpreso della chiusura del ristorante, provato in una sera di febbraio servizio scadente, piatti praticamente freddi o tiepidi, con accostamenti avventati. Rapporto qualità/prezzo riluttante!
piatti freddi e servizio scadente però è una costante di molti commenti che si trovano in rete. probabilmente qualcosa da sistemare c’era.
Mah. Ho mangiato da Nicola almeno 20 volte. Mai trovato gli spaghetti freddi. E mai mancato un servizio su misura.
marcus, raramente mi sono trovato cosi’ in disaccordo con un commento come con questo tuo …
Riluttante? Non capisco il senso dell’aggettivo “riluttante” associato al rapporto qualità/prezzo…
E ccchhhheeeeee sarà mmai ….
Mah non solo io ho ravvisato le pietanze fredde, vai a documentarti che è meglio.
Ho frequentato parecchi ristoranti negli ultimi anni, ma raramente spendendo così tanto ho mangiato così male.
Poi possiamo essere in disaccordo e su questo io non discuto, però la mie esperienza al san cristoforo è stata terribile.
Non voglio neppure mettere in discussione la tua esperienza. Ho solo aggiunto dei numeri: sono stato da Nicola innumerevoli volte e nulla è mai stato fuori posto.
D’altro canto non è (era) di certo un ristorante “facile”, ma uno di quei posti dove per godere appieno dell’esperienza dovevi entrare in sintonia da subito con lo chef, una presenza forte, sotto tutti gli aspetti. Ma anche uno capace di darti tutto, davvero. E io non smetterò di ringraziarlo.
Forse questo non ti è successo, per mille motivi diversi.
è triste che anche in città non funzioni la buona ristorazaione…
Io oramai mi sono fatto una mia un’idea del tutto personale e che ci tengo a precisare deriva da quasi vent’anni in questo campo e più di 35 anni nel commercio specializzato in ambito alimentare.
A prescindere dei casi nemmeno tanto rari di gente che ha delle liquidità in eccesso eredità e soldi da buttare via e dove qualcuno di questi malauguratamente investe nella ristorazione pur non avendo un briciolo di esperienza in questo campo, ma chi come il sottoscritto e tanti, tantissimi altri sparsi nella penisola a fare questo lavoro con tanta dignità e cercare di far stare bene i propri ospiti nelle loro attività.
Porto un esempio accaduto prima di questa estate a Taormina, con mia moglie eravamo sulla spiaggia dove di fronte c’era se non ricordo male Isolabella, per errore nel tentativo di arrivare in spiaggia entriamo in una struttura a 5 stelle resort, in uno spazio all’aperto vi erano 4 giovani intorno ai 30 anni presumo i gestori della struttura, con accento a noi molto familiare e ci intimano immediatamente di uscire dalla struttura (chiusa al pubblico), se fossero stati Professionisti del settore si sarebbero comportati penso in modo meno brusco, se pensiamo al periodo di riferimento (aprile) dove la meggior parte delle strutture eranno per lo più chiuse al pubblico.
Ora detto questo vi riassumo brevemente il mio pensiero che non nascondo di certo quando sento qualcuno che vuole cimentarsi nella ristorazione in generale, ed e questo.
Se desideri il male di qualcuno,non augurargli che gli venga un male fisico, una malattia in generale, bensì che si apra un locale, ristorante ,birreria ,trattoria, osteria, ecc. ecc.
Peccato
Per fortuna ci sono andata almeno una volta.
Prima di disquisire sui motivi della chiusura e sentenziare sulla città di Milano e dei suoi avventori e ristoranti, sarebbe utile leggere la versione di Nicola. Sempre che ce lo voglia dare.
Per ora il dato di fatto mi pare che il suo ristorante sia chiuso da una decina di giorni. Il resto (per primis il fallimento economico) sono supposizioni.
“la versione di Nicola. Sempre che ce lo voglia dare.”
La, meglio mettere “la”
>Sempre che ce la voglia dare (la versione…)
Altrimenti si comincia a pensar male
magari intendeva scrivere “sempre che ce lo voglia dire”
la “i” è troppo lontana dalla “a”
Sulla tastiera dico…
Pardon…. Mai più posto dopo l’1 di notte….
B dice che la crisi non c’è e i ristoranti sono tutti pieni, ergo, potrebbe darsi che Cavallaro abbia chiuso (in attesa della stella) perchè, come Adrià, voleva e poteva economicamente concedersi un meritato anno sabbatico…del resto in Italia si sta non bene ma Benissimo,la crisi non c’è e i ristoratori stan meglio di tutti!
Se, come leggo in giro nel web, Cavallaro aprirà altrove(leggasi all’estero) resta comunque una sconfitta per Milano ma anche per l’Italia.
Non so voi ma io sono arciarciarcisfufa di vedere persone promettenti, in tutti i campi, che scappano altrove.
mi sfugge una cosa: ma se in generale “l’esigenza di silenzio…non è stata tenuta in grande considerazione”, perché almeno qui, dove tutti tenete tanto a Nicola (rigorosamente senza cognome, perché vi piace che si pensi che ci giocavate a figurine insieme da piccoli) , non avete rispettato il suo silenzio e atteso il suo comunicato?
Mi dispiace, ma sono in pieno disaccordo.
Io ho mangiato da Cavallaro non una, ma quattro volte, poi non ci sono più tornato perchè ogni esperienza era stata insoddisfacente a dire poco: a fronte di qualche piatto azzeccato (in particolare i crudi di pesce), una sequenza di errori troopo clamorosi per essere ignorati (temperature di servizio sbagliate, elementi mancanti dai piatti poi aggiunti con le scuse a tavola, eccetera), oltre a carenze enormi sul servizio e la parte vini (mi sono visto servire millesimi diversi da quelli ordinati, e si parlava di Borgogna 2005, e alla mia osservazione mi rispondono, “Eh, il 2005 era finito…”), e così via.
Allora, prima di dare la colpa a Milano e ai milanesi che non capiscono la cucina di qualità e così via, pensiamoci bene, perchè io per esempio da Cavallaro non ci sono più tornato perchè per quattro volte, non una, mi ci sono trovato male, e non ho speso poi così poco, sicuramente troppo per mangiare come ho mangiato.
Se Milano fosse così incapace di premiare la qualità, qualcuno mi spieghi come mai al Pont De Ferr, a 500 metri da Cavallaro, dove veramente si fa una cucina di alta qualità, innovativa, e a prezzi correttisimi, (sebbene serviti in un locale oggettivamente davvero brutto) tutte le sere il locale è esaurito. E non chiude mai.
Meditate…
mah, in realtà al pont de ferr si spende la metà (e pure di meno) che da cavallaro. forse la chiave di lettura va cercata anche in questo.
La metà non proprio, direi.
scusa, hai ragione. avevo letto male i prezzi. diciamo un pochino di meno, poi dipende anche cosa si sceglie.
però sai cosa, il pont de ferr è comunque un posto più rustico, forse per questo più accogliente. nel senso, per riallacciarsi al discorso già fatto, se uno vuole lo stellato a milano va da altre parti……..quella via di mezzo del vorrei essere stellato ma non lo sono è probabilmente ciò che ha fatto affondare cavallaro.
è quello che penso anch’io….
per uscire con gli amici, se devi andare al pont de ferr non stai a fare un preventivo, per andare al san cristoforo ci pensi di più e devi consultare tutti
o se devi uscire senza impegno con un’amica, puoi mangiare un paio di cose senza farti male
almeno, per noi è così
Viola, vai sì a mangiare un paio di cose veloci senza farti male (economicamente), salvo poi essere sputtanato da lui stesso via Facebook perchè in due hai speso 60 euro. Grazie al cielo il nome lo omette.
Per questo io non ci ho mai messo piede.
Veramente menu degustazione per menu degustazione nei due locali si spendeva più o meno la stessa, se non di più al Pont de Ferr. Ma comunque siamo lì
Poi è vero che tra i due locali c’erano poco più di 500 metri di differenza, ma questo conta poco perché il Pont de Ferr è nel cuore dei Navigli mentre Cavallaro era sui navigli solo in senso geografico, ma fuori zona movida. Anche la Circonvallazione Ostiense è a poco più di 500 metri da Testaccio a Roma, non per questo possono essere considerate zone analoghe dal punto di vista commerciale
Infine trovo assurdo ipotizzare che Cavallaro abbia chiuso perché ci si mangiava male. Non solo perché non è vero, visto che era un buon ristorante, con dei difetti magari, ma di sicuro sopra la media. Ma soprattutto perché nella stessa Milano ci sono centinaia di locali nei quali si mangia decisamente e oggettivamente peggio e sono molto frequentati
Eppure ha chiuso, come ha chiuso un altro ottimo locale come Sempione 42. Qualcuno può ragionevolmente sostenere che questi erano i due ristoranti peggiori di Milano e che quindi hanno chiuso per questo? Ovviamente no, i motivi saranno altri
Il pont de fer ha il vantaggio di essere nel cuore dell’isola pedonale estiva, con un gran passaggio di gente e qualcuno che può entrare a caso passando di lì, infatti è sempre pieno
inoltre, sebbene prima fosse una trattoria, è un posto conosciutissimo da secoli (anzi, qualcuno è stato spiazzato dal cambio di cucina e anche loro ci hanno messo un po’ a ingranare)
da cavallaro ci devi andare apposta, impazzisci per parcheggiare, quando esci non puoi fare due passi sui navigli perchè quel tratto è poco frequentato e non è il posto dove passi per caso ed entri
inoltre il locale con la gestione precedente (ape piera) era piuttosto costoso
sui prezzi, non vorrei sbagliarmi, ma c’è differenza
Direi che i due ristoranti hanno più o meno la stessa fascia di prezzo; al Pont de Ferr ci sono i tavolacci, la tovaglieria di carta, il menu stile pizzeria e un servizio spesso e volentieri in evidente affanno a fronte di una cucina evidentemente baciata dagli dei della medesima, per quanto la strabordante creatività non sempre si accompagni a mirabile equilibrio (ai romani tutto questo dovrebbe ricordare i giorni di Uno e Bino prima che Giovanni “Rino” Passerini prendesse il volo alla volta di platee più consone). Da Cavallaro ambiente e servizio sono su un’altra categoria, la cucina è più sobria (seppur mai noiosa) e sempre a fuoco, inoltre come già detto il Pont de Ferr è in una zona più di passaggio, oltre ad avere una solida reputazione di dopoteatro in cui mangiare fin dopo mezzanotte per cui la turnazione è felice regola.
In ogni caso mi auguro che questa sia solo una pausa sabbatica o tecnica e che Cavallaro riapra presto E all’interno dei confini nazionali.
Ho sentito in una sua intervista, che Cavallaro ha rilevato il locale insieme ad un socio. Non conosco assolutamente la situazione reale, ma, in generale, ho sempre pensato che le società vanno bene se sono dispari…e in tre si è troppi.
io condivido l’analisi fatta sopra, che a Milano è in crisi la ristorazione medio/alta, vedi chiusura di sempione 42
vanno i locali costosissimi, oppure quelli di fascia medio/bassa, oppure quelli di moda dove si va per farsi vedere e basta (il giannino della situazione o il pessimo “Bolognese”)
per il resto c’è un vuoto
personalmente, pur amando la cucina di Cavallaro (ci sono stata varie volte e dal punto di vista qualitativo mi sono trovata sempre bene), secondo me era un filo troppo caro nel senso che, quando dobbiamo decidere dove andare a cena, in zona andiamo alla scaletta o al pont de fer, oppure facciamo un colpo di vita e andiamo da cracco, ma il san cristoforo era purtroppo un posto un po’ impegnativo dove portare amici interessati al cibo ma con budget non illimitati
Il commento di Viola mi trova completamente d’accordo, anch’io sono un cliente come quello descritto , spesso e volentieri le Osterie d’Italia o del Gambero, e due o tro volte all’anno il grandissimo ristorante.
NOn essendo mai stato da Cavallaro non posso giudicare, ma da quel che ho capito, si tratta di quella fascia da 60/80 euro vino escluso che non sa ne di me che di te.
Questa perlomeno e’ la mia opinione.
In effetti anch’io che vado raramente in ristoranti costosi raramente tendo sempre più ad evitare la fascia medio alta e passare direttamente a quelli più famosi.
Semplicemente perché a torto o a ragione se ne parla di più e si ha l’impressione di andare – peraltro nella mia esperienza fondamentalmente confermata – più sul sicuro.
La fascia medio alta è troppo vasta e molti di cui ne fanno parte, per la mia esperienza, sono stati molto deludenti.
Quindi: o i locali hanno un qualcosa che riesce ad attirare la mia attenzione e ispirarmi (tipo il Glass di Roma) oppure preferisco andare due volte in una buona trattoria, che mi dà molta più soddisfazione.
Probabilmente alcuni locali, a parità di prezzo, riescono a trasmettere quel qualcosa a più persone, e grazie a queste persone attivano un passaparola che ne decreta il successo o la sopravvivenza, oppure no.
p.s. Poco fa mi il sistema mi diceva che ero collegata come Claudio Pistocchi?! Con sua mail (suppongo) sotto il riquadro e link a FB – qualcuno ha idea di come mmmai? Ricevo una torta omaggio, almeno?
Io per svariati motivi ho la fortuna di non dover scegliere, e riesco frequentare tutte e tre le tipologie di locale
Se non potessi penso proprio che ragionerei esattamente come te: buone trattorie e ogni tanto un grandissimo. E credo che sia questo anche il modo di ragionare della maggior parte degli appassionati. E infatti è proprio la fascia che sta risentendo di più della crisi
Ti assicuro però che è un peccato, perché la fascia media di buon livello è ben lungi dall’essere né carne né pesce come sostiene qualcuno. Ma è invece la spina dorsale della migliore cucina italiana. L’Italia è letteralmente piena di locali della fascia 50-70 euro dove si mangia straordinariamente bene, in molti casi non peggio che in alcuni locali top, a prezzi decisamente interessanti
Antonio, e’ vero, ci sono dei ristoranti in quella fascia dove si puo’ mangiare molto bene, ma e’ anche vero che e’ la fascia dove si prendono le piu’ grosse mazzate,per non prenderle bisogna essere esperti o quasi, e’ vero ci sono le guide, ma io pur comprandole sono molto restio a seguirle pedissequamente, troppo( a mio parere) sbilanciate a favore del ristoratore……ma stiamo andando off topic.
Un saluto
Sono d’accordissimo con te Antonio ed è vero anche quello che dice Andrea. Secondo me, però, c’è molta gente che non frequenta questa tipologia di locali, pur potendoselo permettere, perché ritiene eccessivo spendere 50/70 euro per un pasto al ristorante e non gliene importa nulla se in quel locale si mangia straordinariamente bene, come se il rapporto qualità/prezzo non esistesse. Non ci andranno mai in certi posti e se ci vanno, appena hanno pagato il conto, se lo scordano che fino a dieci minuti prima stavano facendo le lodi al cibo e pensano “col cavolo che me ce rifregano! Ma non stavo meglio da Gigi er Troione?!” Poi, però, vanno più volte al mese in certi postacci perché là spendono al massimo 25 euro e sono contenti solo per il fatto che si possono ingozzare spendendo poco e più si ingozzano, più sono covinti di aver mangiato bene e genuinamente. Io questa cosa proprio non la capisco, bisognerebbe farci un serio studio scientifico su questo fenomeno sociale.
Io veramente vado più volte al mese in locali in cui spendo al massimo 25 euro principalmente per l’aspetto sociale – nel senso che in quei locali ci vado con gli amici, per chiacchierare, oltre che per mangiare.
In quelli cari, solo per mangiare (a meno che non si frequenti abitualmente la cricca gourmet – che non è il mio caso).
Però, a differenza di quelli che considerano (comunque legittimamente, secondo me) insensato spendere più di quella cifra per del cibo…potenzialmente a me la fascia 50-70, potrebbe interessare molto. Sono convinta che sia vero che in alcuni si mangia straordinariamente bene e anche meglio che in molti superblasonati.
Però io non ho ancora trovato il metodo per distinguerli preventivamente dalle sole clamorose che si prendono in quella stessa fascia. E mediamente trovo meno accoglienti di quelli di fascia più bassa.
Metti tutte le cose insieme e vedi alcuni motivi per cui alcune sale restano vuote.
Va benissimo andare in locali dove si spende poco anteponendo la convivialità alla qualità. L’importante è essere consapevoli di questo.
Quello che io trovo fastidioso è che molte persone cambiano il giudizio sul quello che hanno mangiato e sul locale nel suo complesso, al momento del conto. Poco importa se il rapporto qualità/prezzo era favorevole. Escono scontenti dimenticandosi di avere mangiato “straordinariamente bene” e la volta dopo tornano di corsa tutti contenti in quei posti dove, come dice esp, confondono “bene” con “tanto” e meno pagano, più questa confusione aumenta.
Il problema comunque, lo dico ancora una volta, è che in Italia, secondo me, posti dove si mangia veramente bene con 25 euro e, ancora di più, con 50/70 euro sono ancora la minoranza rispetto a tutti gli esercizi commerciali che somministrano cibo. Certo, la sòla che prendi in questi ultimi poi è davvero clamorosa.
E’ un fenomeno diffusissimo. Una altissima percentuale confonde “bene” con “tanto”, anche perchè, bisognerà pur dirlo, la stessa altissima percentuale gastronomicamente parlando, è del tutto analfabeta.
E’ vero quel che e’ sbagliato e’ generalizzare,ci sono locali a 30 euro dove si mangia bene, la pasta e’ fatta in casa, come i dolci ecc. Vi e’ un locale in provincia di Mantova, non faccio il nome, che e’ della tipologia sopra descritta, e obiettivamente si mangia bene, tortelli di zucca fantastici, tagliatelle fatte in casa anche, riso alla pilota, dolci come la sbrisolona perfetti, mostarda fatta in casa, e ti assicuro abbuffandosi non si superano i trenta euro.
Certo probabilmente e’ una Mosca bianca, ma questi locali vanno cercati, quello che ti ho detto e’ vero, non ho il palato di Bonilli, ma non sono uno sprovveduto.
E’ comunque vero quel che dici, che molti locali delle due tipologie di prezzo, danno molto meno in confronto al prezzo chiesto.
Un saluto.
Va beh, adesso però fuori il nome!
Proviamo a indovinare? E’ a Curtatone?
(Però è un po’ OT mi sa)
Niente torta omaggio.
In compenso avevi la barba e gli occhiali.
C’è almeno un Nicola Cavallaro in ogni città.
Intendo dire una persona probabilmente sopravvalutata nel settore ristorativo.
Amen
Dopo di te il diluvio.
senza nemmeno l’arca
Se il buon Niko capitasse a leggiucchiare, i miei migliori in bocca al lupo per le prossime avventure, innanzitutto. Poi è vero, era al capolinea, nelle mie ultime 2 visite (l’ultima del 27 giugno) lui non c’era, era in giro a parlare cucinare progettare, sperare, e il locale un pochino (come minimo) ne risentiva. La stella non è mai arrivata, e forse quella lo avrebbe fatto investire ancora. Ad altri Soloni il giudizio se poi non sia arrivata con ragione o torto, io non mi permetto e francamente mi interessa anche poco.
A me dispiace davvero tanto. Ma tanto. Era il posto del cuore. Spero di rivederlo.
Ma dai no, **zzo, non ci credo.
Ci ho pensato un po’ prima di decidere se intervenire o no. Ché tanto non si può mica cancellare una boiata, una volta che è stata fatta….
Tuttavia, un piccolo report questa storia lo vuole, dai.
Scrivo un paio di lettere al sig. bernardi. Nelle suddette parlo di un argomento che non c’entra nulla con Nicola Cavallaro. Nella seconda chiudo con un breve commento sulla notizia che mi è giunta della chiusura del San Cristoforo.
Immediata, le replica che mi chiede le mie “fonti”.
Non mi piace per nulla e glisso.
Lo sbaglio da parte mia è stato marchiano: ho presunto che in questo blog ci accomunasse tutti una passione per il cibo e – in qualche maniera – la vedessimo un po’ tutti allo stesso modo.
Bel fesso.
A distanza di qualche giorno trovo bellamente pubblicata (ovvio: senza esserne stato avvisato) la parte incriminata della mia email. Ed ecco che delle parole private diventano post. Io non entro nel merito della deontologia, etc. I blog non sono giornali e da questo traggono una fettina del loro minimo potere. Ma allora perché sono stato equiparato a chi scrive a una redazione se la mia email era diretta a una persona ben specifica?
La spiegazione è una sola: dopo aver preso una deriva nettamente “entertainment”, il fascino del mero gossip è diventato irresistibile per dissapore.
Al punto da mettere in scena questo giochino da gatto & volpe in cui il mio destinatario non parla ma “inoltra” in allegria.
O forse non sono in grado di capire una sbilenca ironia in quanto sopra….
Vi ringrazio per aver sopportato questa tirata e vi saluto con un grande Ciao, che “arrivederci” striderebbe col contesto…
Fabrizio
PS: Dimenticavo! La notizia in questione io già l’avevo avuta di sponda e, da quando sono salito agli onori della cronaca, ne ho avute almeno altre tre versioni completamente discordanti.
Forse era meglio aspettare che un Professionista come NC dicesse la sua.
a me queste sembrano inutili paranoie, manco stessimo parlando del piano di guerra atomica iraniano.
un ristorante chiuso è un dato di fatto, non c’è nessun segreto di pulcinella, basta passarci davanti.
oltretutto la notizia era già stata pubblicata da altre fonti autorevoli quali il corriere della sera e paperogiallo.
ma prendersela sempre e solo con dissapore probabilmente è più trendy in questo momento. che ne dici?
Ecco, d’accordissimo.
Per scrivere che il ristorante di Cavallaro ha chiuso non ci vogliono di certo le confidenze di qualche infiltrato o la voce diretta dell’interessato. Basta passare davanti al San Cristoforo e notare le serrande abbassate per accorgersene o magari provare a chiamare per prenotare un tavolo.
PS: pubblicare una mail privata senza il consenso di chi l’ha scritta, inzomma, non proprio è una bella cosa…
Arrivo in arciritardissimo, ma una cosa la devo dire: VIZZARI SANTO SUBITO.