di | mer 01 feb 2012 ore 16:37
40
scalare marce

Decrescita felice e abbondanza frugale: ossimori utopistici da salotti radical-chic o alba del nuovo gastrofighettismo?

Per prima cosa mi chiedo, ma soprattutto chiedo a voi: Il gastrofighettismo, per come l’abbiano finora inteso, dove si colloca a questo punto? Va bene, andiamo con ordine. Di decrescita (o a-crescita) ne avevo già sentito parlare varie volte da Serge Latouche, economista e filosofo francese, e da Maurizio Pallante leader del Movimento Italiano della Decrescita Felice. Ma solo in occasione dell’intervista che Servizio Pubblico di Michele Santoro ha realizzato a Latouche il 19 gennaio, ascoltando la puntata di ieri sera di Ballarò e perfino la canzone di Adriano Celentano, ho avuto modo di rifletterci in maniera più approfondita: sarà il clima di sobrietà degli ultimi mesi?

Fatto sta che mi son chiesta se la Decrescita Felice o Serena (che dir si voglia), così per come l’ho capita, sia o meno la soluzione per, non dico uscire, ma almeno convivere con la crisi, o se invece la nostra società sia talmente al culmine della saturazione e sul ciglio del tracollo che, anche a cercarlo per bene, di Sereno e di Felice c’è ben ben poco.

La Decrescita altro non è, per chi non lo sapesse, che una filosofia che condanna l’attuale economia fondata sul debito e sulla crescita fine a se stessa, figlia e madre insieme della società contemporanea dominata dai media e dalla finanza. Questa teoria vuole rompere con la direzione di crescita all’infinito sognata dai grandi economisti del settecento, realizzata con la rivoluzione industriale, trionfata nella società dei consumi del dopoguerra e da cui la nostra società di oggi si è lasciata fagocitare.

La Decrescita, cosiddetta Serena (dal titolo del saggio di Latouche “Breve trattato della decrescita serena”) avviene se nessuno ce la impone, ma siamo noi, tramite una rivoluzione economica e soprattutto culturale, a scalare una marcia (“ho fatto downshifting”…come dicono certi manager prossimi al cambio vita), accontentarci del meno, desiderare di meno, produrre e consumare di meno, lavorare di meno e vivere di più. Dovremmo – secondo i sostenitori della Decrescita – riconoscere e accettare che un certo modello di società dei consumi è finito, e imparare la filosofia della lumaca (non a caso il simbolo di Slowfood): rallentare, avere il senso dei limiti, e della misura.

E torniamo al gastrofighettismo, allora, dove lo collochiamo adesso? Dalla parte di una società che cresce, si indebita, desidera, ambisce (dei lustrini, delle stelle e delle rate) o dalla parte dell’abbondanza frugale, della eco-efficienza, del poco ma buono, pulito e giusto?

Il gastrofighetto ai tempi della crisi, riscopre il fascino vintage dell’austerity annisettanta e dunque si adatta ad un nuovo identikit? Frequenta le università del saper fare (formaggi, detersivi, panificazione naturale con pasta madre), protende all’autoproduzione alimentare per essere autosufficiente, si fa promotore del rilancio del commercio vicinale, del baratto (io ti faccio la marmellata, tu mi dai i biscotti, io inforno il pane, tu fai la pommarola), spartisce orti comuni o coltiva in terrazzo. Il gastrofighetto in decrescita non desidera! Non è vittima della pubblicità fatta apposta per renderci insoddisfatti di quello che abbiamo e per farci desiderare sempre di più, perché desiderare è consumare?

In un mondo privo di certezze per chi possegga un cuore e un cervello (cit) il gastrofighetto nato in piena ansia metafisica, in piena ansia morale, in piena inquietudine politica (cit) sposerà l’Abbondanza Frugale (che è anche il titolo dell’ultimo saggio di Latouche edito da Bollati Boringhieri)? E come questa si insinuerà nella sua irreversibile fissazione che l’unica certezza e consolazione resta il cibo?

Chiedo a voi, un altro modo di mangiare, cucinare, comprare, e di essere gastrofighetti è possibile?

[Crediti | Martina Liverani è l'autrice del blog Curvy Foodie Hungry. Link: Ibs, immagine: iStockphoto]

Spedisci via email

40 commenti a Decrescita felice e abbondanza frugale: ossimori utopistici da salotti radical-chic o alba del nuovo gastrofighettismo?

  1. avatar Viola

    Tempo fa avevo letto un libro sul tema e mi sembrato un concetto poco realistico, quasi fantascientifico, adesso in effetti può diventare una teoria che ci aiuti a trovare un modo per soffrire meno della crisi e farcene una ragione. Che siamo diventati troppo consumisti è un dato di fatto, e forse ci farà bene darci qualche limite, anche se è indubbio che ne soffriremo.
    Cerchiamo quindi almeno di imparare qualcosa, ad esempio riscopriamo i mercati dei contadini con prodotti di stagione che costano davvero poco, al posto dei precotti e preconfezionati da supermercato, che costano un sacco di soldi e sono praticamente insapore, torniamo alle verdure e alla frutta di stagione, usciamo qualche volta in meno ma scegliendo meglio.

  2. avatar esp

    riscopre il fascino vintage dell’austerity annisettanta

    Austerity anni 70??? Magari. Ma quando mai? Allora l’ inflazione galoppava, ma l’ economia tirava, altro che recessione.

  3. avatar esp

    ad esempio riscopriamo i mercati dei contadini con prodotti di stagione che costano davvero poco,

    Scusa ma mi dai qualche inidirizzo di questi mercati? Quelli che conosco io non sono così, anzi, bisogna stare con gli occhi ben aperti per non farsi fregare, sia in termini di qualità che di prezzo.

    • avatar Hulk

      Quoto.

      Parola per parola.

      • avatar Mauro

        Quelli organizzati da enti pubblici e vari sono spesso covo d’imbroglioni che comprano e rivendono, tant’è che gli agricoltori onesti,i VERI buoni,puliti e giusti fanno selezione e non vanno a molti perché non ci stanno a competere con chi dice di coltivare 20 specie diverse

    • avatar Viola

      non so se sei in zona, ma a Bologna, dentro al cinema lumiere, c’é ogni sabato mattina il mercato dei contadini organizzato da slow food: solo prodotti di stagione, ottimo pollame e formaggi, prezzi assolutamente contenuti e verdure che resistono per una settimana perché sono appena state raccolte: bisogna andare abbastanza presto, perché ai banchi si formano code lunghissime e, per aspettare, tocca scaldarsi con un bicchierino di vin brulé.
      Si trovano anche erbette particolari tipo gli strigoli e insalate amare di campo, quasi introvabili altrove

      a Cesenatico, c’é il mercato vicino alla pescheria centrale dove la frutta é strepitosa, ottima per fare le marmellate; io e un’amica facciamo mega acquisti per chiuderci in casa a fare marmellate o salsa di pomodoro a seconda delle stagioni

      nelle marche vado a Camerano: anche lí prodotti dei contadini a prezzi contenuti e sono veramente contadini (una signora mi ha dato l’indirizzo della sua cascina, dove sono passata a prendere verdure direttamente dal …produttore al consumatore….

      a Milano mi hanno detto che ne fa uno la Coldiretti in via Ripamonti, il sabato, ma non ci sono ancora stata

      poi ci sarebbero le cassette preparate dai contadini e consegnate in punti della cittá, ma purtroppo sono fatte in modo standard (puoi solo escludere alcuni prodotti che non ti piacciono) e quindi per me sono eccessive perché anche la quantitá minima é troppo abbondante

  4. avatar David

    Io, da buon gastrofighetto e teorico della decrescita, nonché da persona che condivide pienamente il concetto di “picco del petrolio” con tutte le implicazioni che questo comporta, fra cui l’inevitabile declino della nostra civiltà basata su debito, crescita illimitata e consumo di risorse non rinnovabili, dico che esperienze mistiche come quelle che ho provato a Copenhaghen da Redzepi o a Senigallia da Cedroni/Uliassi sono parte integrante di questa civiltà al declino, ergo destinate a sparire.

    Quindi, finché l’orchestrina del Titanic suonerà, cercherò di ampliare per quanto possibile la mia “collezione” di chef stellati. Conscio però del fatto, che quando l’acqua gelida inizierà a bagnarci le caviglie, si ritornerà volenti o nolenti ad una cucina “povera”, tradizionale e molto molto a chilometro zero.

    • avatar Riccardo I.

      Quoto.
      La decrescita porterebbe gli appassionati di cibo a riscoprire il gusto di comprare materie prime, magari a produrre qualcosa, sicuramente a cucinare in proprio;
      mentre i ristoranti gnegnè si ricicleranno in zoorama dove ogni tanto qualcuno porterà i figli a guardare come viveva nel proprio habitat un raro esemplare di “cheffo stellato delle metropoli”. 8-)

  5. “io ti faccio la marmellata, tu mi dai i biscotti, io inforno il pane, tu fai la pommarola?” Ma vogliamo tornare all’età della pietra? Facile parlare di chilometro zero se vivi in Toscana, Piemonte o Friuli, ma se sei a Bruxelles come me, cosa bevi e mangi? Birra e waterzooi? Birra, cozze e patate fritte?
    E poi questi catastrofismi da economista radical chic tipo cielo-guardate-come-faccio-tendenza-io sono veramente patetici.
    Malthus alla fine del ’700 aveva predetto che la popolazione mondiale stava crescendo a un ritmo troppo elevato che la avrebbe portata alla propria distruzione. La rivoluzione industriale lo ha smentito clamorosamente e ci avviamo verso diventare sette miliardi tra pochi anni.
    La rivoluzione verde degli anni 70 è arrivata proprio quando certi ambientalisti dicevano che la sovrappopolazione ci avrebbe tutti ridotti alla fame.
    Da quando il rapporto Brundtland è stato pubblicato, ogni volta che un trader di petrolio apre bocca per dire che le riserve mondiali stanno finendo, c’e’ qualche scoperta di giacimenti che prolunga la nostra autonomia di 10 anni… e adesso ci sono più riserve conosciute di quanto ce ne fossero trent’anni fa, nonostante tutto il petrolio estratto e consumato nel frattempo.
    Non voglio dire che dobbiamo gioiosamente inquinare e mettere pesticidi dappertutto, e sono il primo ad essere al corrente dei rischi di uno sviluppo non sostenibile. Ma sono anche al corrente dei rischi del non-sviluppo, sia politici che sociali. Vallo a spiegare agli africani che muoiono di fame che dobbiamo fermare lo sviluppo. E poi io alla mortadella non rinuncio solo perché vivo fuori dall’Italia. E neanche agli chefs stellati…

  6. avatar esp

    Riguardo al petrolio, nel 1973, all’ epoca dello chock petrolifero, autorevolissimi esperti internazionali avevano predetto che il petrolio si sarebbe esaurito prima del 2000

  7. avatar belinda

    Sono d’accordo con chi sostiene che lo sviluppo non si possa fermare. Solo bisogna capire da che parte indirizzarlo. Gestisco una piccolissima enoteca con cucina e di solito riesco a malapena a dare un occhiata ai quotidiani quando ormai stanno per uscire i successivi. In occasione dello scorso Natale quando mi è stato chiesto che cosa desiderassi ho realizzato a 43 anni l’unica cosa che avrei davvero voluto era il tempo per fare quello che non rieco ma a fare: invitare amici a cena, leggere i giornali con i piedi sulla tavola, poltrire nella vasca da bagno guardando il soffitto, magari fare l’orto. Fino ad ora abbiamo lavorato per accumulare soldi per mantenerci e per comerare cose. Adesso che abbiamo tutto quello che ci serve non posso pensare che in nostri sfornzi ed il nostro lavoro saranno protesi solo al mantenimento dei beni accumulati. Dovremo avere un obbiettivo, guadagnare più tempo? chissà. Forse con un po’ più di tempo a disposizione ci verranno idee intelligenti per orientare lo sviluppo futuro.

  8. avatar ernesto

    Ciao l’articolo mi ha fatto riflettere e vi sottopongo questa storia, per me un must!!! Mi interroga continuamente.

    LA STORIA DEL PESCATORE E DELL’ECONOMISTA

    Un pescatore torna a casa con la sua barca e incontra un ECONOMISTA, un esperto che opera nel mondo degli affari. L’esperto gli chiede come mai è rientrato così presto.

    Il pescatore risponde che avrebbe potuto trattenersi più a lungo, ma che aveva pescato quanto bastava per provvedere alla famiglia.

    “Mi dica un po’, come impiega il suo tempo?”, chiede l’esperto.

    Il pescatore risponde: “Beh, vado un po’ a pesca. Gioco con i miei figli. Ci facciamo tutti un riposino pomeridiano quando fa caldo. La sera ceniamo insieme. Più tardi mi godo un po’ di musica con gli amici, ecc”.

    L’esperto lo interrompe: “Senta, ho una laurea e ho studiato queste cose. Vorrei aiutarla. Dovrebbe trascorrere più tempo a pescare. Guadagnerebbe di più e in poco tempo sarebbe in grado di acquistare una barca più grande di questa piroga. Con una barca più grande guadagnerebbe ancora di più e presto potrebbe avere una flottiglia di motopescherecci”.

    “E poi?”, domanda il pescatore.

    “Poi, invece di vendere il pesce a un intermediario, potrebbe trattare direttamente con lo stabilimento che lo lavora o addirittura mettere su un’industria di prodotti ittici. Potrebbe lasciare il villaggio e trasferirsi a Cotonou, a Parigi o a New York, e dirigere l’azienda da lì. Potrebbe perfino valutare la possibilità di quotare le sue azioni in borsa e diventare miliardario”.

    “Quanto tempo richiederebbe tutto questo?”, chiede il pescatore.

    “Più o meno dai 15 ai 20 anni”, risponde l’esperto.

    “E poi?”, continua il pescatore.

    “È a questo punto che la vita si fa interessante”, spiega l’esperto. “Poi potrebbe andare in pensione. Potrebbe lasciarsi alle spalle il trambusto della città e ritirarsi in qualche villaggio sperduto”.

    “E poi?”, chiede il pescatore.

    “Poi avrebbe il tempo di andare un po’ a pesca, di giocare con i figli, di farsi un riposino pomeridiano quando fa caldo, di cenare con la famiglia e di godersi un po’ di musica con gli amici, ecc… !!!!!!!!

    • avatar Mauro

      Chi nella vita ha lavorato faticosamente ed ha cresciuto la sua attività, sia in termini qualitativi che quantitativi, si gode molto di più la vecchiaia di chi ha vissuto senza pretese

    • yep, questa la abbiamo già sentita. Peccato che se al pescatore gli dici se preferisce avere il frigorifero (non dico la Porsche, ma bensì il frigorifero) o non averlo, ti dirà nel 99% dei casi che preferirebbe avere sia il frigorifero che la presa di corrente. Te lo dice uno che ha vissuto 15 anni in Africa facendo cooperazione allo sviluppo. E che pensa che il pescatore ha ragione… Come negarglielo?

    • avatar gianluca

      questa storia in linea generale è molto bella.
      il problema è che oggi potrebbe funzionare poco in quanto difficilmente si può mantenere una famiglia accontentandosi ma spesso bisogna lavorare 12 ore non per diventare ricchi ma solo per sopravvivere.

    • 1.000 minuti di applausi.
      Tenetevi in vostro sviluppo industriale incontrollato e il consumismo voluttuario…io faccio il pescatore con un pò di artrosi e molta felicità!!!

  9. non c’è un altro modo di essere gastrofighetti. Dallo chef stellato ci andrai, anche se di meno.
    Prodotti migliori li comprerai, anche se diventeranno una coccola o uno sfizio.
    Giusto ieri mi hanno chiesto se ricomprerei le 5 praline di amedei pur avendo pagato “tanto” per 5 praline, ho risposto “sì, ovviamente”. Mi hanno guardato con sufficienza.
    La gestione della crisi e del flusso di denaro alla fine è sempre appannaggio della persona, con o senza downshifting.
    Poi che il tempo sia venuto meno, la vita sia improntata sulla produzione e di contro anche sul consumo ( lavoro tutto il giorno voglio concedermi dei lussi) è un dato di fatto.
    Rinunciare a qualcosa per vivere meglio? Per avere il tempo di fare quel che si vuole? Non è la moda del momento, c’è sempre stato questo dilemma. Si dice “voglio un lavoro che mi permetta di vivere” e non vivere per lavorare.
    il problema è che adesso si vive per lavorare e con il denaro guadagnato si sopravvive.
    Ma anche lì il gastrofighetto (o il patito del teatro, della tecnologia, etc…) farà in modo di destinare parte del suo sopravvivere al cibo, ossia al suo piacere.
    Ovvio che i redditi medio-bassi con la crisi diminuiranno le visite agli chef, ma ci saranno sempre.
    Sarebbe bello che il costo della vita fosse rapportato al salario, ma questa è utopia.

  10. avatar Mauro

    Come molti amanti del buon cibo, la teoria della decrescita, divulgabile in un semplice poco ma buono, mi ha affascinato.
    Più che decrescita tal quale, io auspicherei a maggiori criteri estetici ed ecologici.

    Il mondo ha bisogno di persone col senso del bello, che antepongono ai bisogni dei speculatori quelli dei fautori del bello, fermare le oceaniche distese di mais utili a produrre boioetenaolo o biogas e le infinite coltivazioni di canna al posto di foreste millenarie è sacrosanto.

    L’estetica e l’ecologia applicata devono trovare sempre più spazio nella nostra società.

    A casa ho il libro di Latouche, inizierò a leggerlo.

    • La svolta estetica in nome del bello è meno banale di quanto si possa credere. Anche Sgarbi la vagheggia. E a me non dispiace.

      • avatar Mauro

        in poche righe può suonare banale, ma non lo è, dopo decenni di delitti infami al paesaggio è ora di una riflessione che convolga non solo le élites del paese,ma anche il volgo.

        Sono uno dei pochi penso ad aver votato il partito di Sgarbi :)

        Intendo decrescita in questo senso, più ecologia e più estetica, meno impatto delle nostre attività, minor uso di risorse non rinnovabili (acqua, cielo, terra) smaterializzazione dell’economia (a dire il vero già in atto)

        • Su questo modo d’intendere la decrescita sono d’accordo anch’io.

          Purtroppo però non mi sembra una visione particolarmente condivisa; di solito ridurre il superfluo sembra tendere ad accrescere bruttezza e mestizia!

          • avatar nico aka tenente Drogo

            nulla è più necessario del superfluo
            (non ricordo chi l’ha detto, ma condivido)

            l’unico superfluo di cui sarebbe veramente bello fare a meno è Sgarbi

          • Però tutti ora commentano Sgarbi – che peraltro a me non sta né particolarmente simpatico né antipatico – ma il discorso era un altro. eproprio stamattina leggevo da qualche parte che in periodi di crisi i a danno del patrimonio naturale (inteso anche come opere di comprovata bellezza) aumentano esponenzialmente – perché non sono considerati prioritari.

            E questa è un’assurdità, perché le conseguenze spesso si pagano per sempre.

        • geez, quando sento il nome sgarbi mi viene l’orticaria.

  11. avatar MrFalken

    Mi lascia sempre perplesso il fatto che, quando leggo di “downshifting”, solitamente a farlo è sempre il grande manager che in 15 anni ha messo in banca talmente tanti soldi da camparci lui e nipoti: mai una volta che lo riesca a fare un operaio della Montedison, chissà come mai… ;)

    ps: suona molto bello “farsi il pane da soli”, peccato che non abbia molto a che vedere con la descrescita: se compro il pane al forno lo pago molto meno (e possiamo discutere dei motivi) di quanto mi costa farmelo da solo e *buono*, fra farine non provenienti dall’est europa, mantenimento lievito madre e spese di corrente. :)

    • Bé, c’è una logica: se per la tua sopravvivenza devi già sfruttare già la marcia più bassa, hai poco da downshiftare!

      Diciamo che per chi non guadagna molto, le variazioni sono più lievi – si cerca di limare qua e là le spese per continuare a concedersi il più possibile le cose che piacciono, però fa già parte delle abitudini.

      Nel mio caso il taglio più recente è stato sui mezzi di trasporto. Dall’estate scorsa in città ho usato auto e mezzi pubblici una manciata di volte – se no vado sempre in bici. E posso spendere di più, ad esempio, per mangiare meglio.

      Riguardo al pane però ti devo contraddire, quantomeno per l’esperienza di diversi miei amici: in pochissimo tempo, da quando hanno comprato la macchina per fare il pane sono rientrati delle spese d’acquisto – il pane bio che compravano costava un occhio!

  12. avatar Viola

    Forse il punto é che, se il downshifting é fatto perché diminuiscono le entrate e non per scelta, non vale! Un conto é scegliere di consumare meno e farsi le cose in casa, un altro é farlo perché si fa buon viso a cattivo gioco.

    Quanto agli stellati, ultimamente ci vado meno perché, qualche anno fa, c’era Adriá che era il top al mondo e costava 250 euro e gli altri meno. Poi c’é stato un aumento generalizzato dei prezzi e ora se vai alle Calandre o da qualsiasi altra parte simile, spendi lo stesso e a volte mi sembra esagerato e ingiustificato, come se questi ristoranti si stessero trasformando in “posti da russi”.
    Se esci a cena a Milano, spendi come niente 70/80 euro e nove volte su dieci a posteriori (sono le vecchie 150/160.000 lire con cui una volta andavi al Gambero Rosso!) ti chiedi se ne valeva la pena, quindi penso che tutti dovrebbero darsi una regolata, visto che i salari normali non mi risulta che siano raddoppiati negli ultimi anni, ma sono stati gli unici casi in cui la conversione lira/euro é avvenuta alla pari!

    • avatar Mauro

      Condivido Viola, senza parlare dei ristoranti,alcuni nemmeno stellati da 300-400€.

      Adrià è il top al mondo, scusate l’ovvietà, per chi ama la cucina molecolare, non tutti la prediligono, ma siamo OT.

      • avatar Viola

        Adriá era solo un esempio, per dire che alcuni posti un po’ particolari valgono certe cifre (opinabile anche questo, ma sono posti dove vai una tantum, che magari in un certo momento storico sono particolarmente innovativi oppure mi viene in mente Pinchiorri dove trovi veramente qualsiasi bottiglia tu voglia bere, anche se a prezzi….almeno c’é qualcosa di speciale, di unico), ma non condivido che tutti si allineino a lui senza fare una piega!

  13. avatar PGO

    Hai voglia a barattare pane fatto in casa con una cassa di Dom Perignon.

    • avatar Mauro

      soprattutto se consideriamo il “delizioso” pane fatto con la macchina di cui parla Gumbo
      Ricordo dei tempi dell’università, quando un belin di Genova che viveva in collegio lo portava da casa e lo presentava con orgoglio,
      La pastura che mio padre preparava per i pesci era più buona

      Forse trovi un amante della pesca cui barattare 100 kg di quella roba con una bottiglia di Dom Perignon :)

  14. opinionisti del Menga,non avete fatto iconti con la sete di bisogni superflui che sta alimentando la parte ahinoi ormai piu importante economicamente del mondo, ovvero il Continente Cina, il Brasile e L’africa,la vera scommessa del nuovo millenio …
    Si si, state a fantasticare su Latouche…

Lascia un commento

1. Ospite
Commenta subito
2. Iscritto a Facebook o Twitter
Commenta con il tuo profilo social
3. Iscritto a dissapore
Registrati/Login