di | gio 02 set 2010 ore 18:55
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Didascalizzami questa | Il campionato mondiale di testicoli non è una balla

Steve Jobs esci da questo corpo! Mi tengo l’iPod Touch che ho, anche se il nuovo è tentatore. Però sono ufficialmente triste. Le foto che c’entra, le didascalizzo lo stesso. Fatelo anche voi, pare sia l’antistress del momento.

“Si è svolto in Serbia, il settimo campionato mondiale di cucina dei testicoli. Sono stati preparati goulash, moussaka e pizze con i testicoli di molti animali, tori, cinghiali, struzzi e perfino canguri”. [Asylum]

La didascalia di Dissapore è: “Il campionato mondiale di testicoli non è una balla“, ma siamo sicuri che voi saprete fare meglio. Vai!

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16 commenti a Didascalizzami questa | Il campionato mondiale di testicoli non è una balla

  1. Per una volta non è a chi c’è l’ha più lungo ma a chi c’è le ha più grosse.

  2. avatar Antonio Scuteri

    Che palle

  3. EU.NEW.KI.* Championship in Beograd
    (*European New Kitchen)

  4. avatar tpt

    “Didascalizzami questa | Il campionato mondiale di testicoli non è una balla” ….

    Sono due!

  5. L’Italia è stata esclusa dalla competizione per eccesso di offerta.

  6. avatar fantapalli

    Cuochi con le palle.
    oppure
    Great balls on fire.

  7. Se fossimo noi i clienti ” te lo detto che erano buone, e mica racconto balle, le faccio!”
    se i clienti fossero
    http://viaggi.tuttogratis.it/news/carne-umana-al-ristorante-flime-di-berlino/P51719/
    “te lo detto che il susci e’ una grande cazzata, prova le palle.”

    :D

  8. avatar Totò

    Una grande cottura di palle!

  9. avatar Alessandro Meo

    Campionato mondiale di cucina dei testicoli:
    “Cocimelova”
    “Match balls”

  10. avatar eppur si muove!

    [img]http://www.vocinelweb.it/faccine/banane/44.gif[/img]
    Manuel de Falla, la danza del fuoco

    Quando il Faraone mi passò davanti mostrò di riconoscermi, poiché mi rivolse un cenno. Mi prostrai immediatamente, Mamose VIII si fermò e mi fece segno di avvicinarmi. Allora mi trascinai carponi dinanzi a lui, e battei per tre volte la fronte a terra. Quella mattina il Faraone portava il leggero nemes di lino inamidato, fissato intorno alla fronte dalla fascia d’oro e sormontato dall’ureo, simbolo del potere di vita e di morte che il sovrano ha sui sudditi. Ma nonostante gli ornamenti regali non era truccato, e sotto i raggi del primo sole Mamose era piuttosto scialbo: un dio piccolo e molle, di mezza età, con la pancia che traboccava dalla cintura del gonnellino e i lineamenti segnati dalle preoccupazioni.

    «dimmi, schiavo Taita: non sei tu il medico che di recente mi ha prescritto una cura?». Finora aveva avuto venti mogli che avevano partorito solo figlie: una vera tribù di femmine, ma neppure un maschio. «Maestà, sono quell’umile schiavo che ha l’ardire di praticare un po’ di medicina». «E dunque, quando avrà effetto la tua cura?». «Maestà, hai seguito la dieta che ti ho consigliato?». «Per il seno generoso di Iside!» esclamò con un brillio inatteso negli occhi. «Son così pieno di testicoli di toro che è un miracolo se non muggisco, quando una mandria di mucche passa davanti al palazzo!». In effetti gli avevo prescritto una dieta di testicoli fritti nel miele, e consigliato di trovare la più bella vergine dell’Egitto da condurre al letto nuziale. Non avevo molta fiducia nel rimedio proposto, ma i testicoli di toro cotti secondo la mia ricetta sono un piatto squisito.

    Wilbur Smith, il dio del fiume

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