Ditelo con parole vostre (Gambero Rosso e A.I.S.)
Negli ultimi giorni qui su Dissapore abbiamo notato almeno un paio di commenti tragicamente ingessati; il primo, a firma Ufficio Stampa, segue le dimissioni di Marco Bolasco dal Gambero Rosso esordendo con un ossimoro fenomenale: “rinnovamento nella tradizione e nella continuità”. Innanzitutto: ma la vogliamo finire, con ’sto benedetto anonimato sui blog? Finirà che hanno ragione i detrattori quando dicono che è pieno di gente che non si firma, qui in giro. Chi è Ufficio Stampa? Mah. E ancora: vi è rimasta nella tastiera quella parte di dichiarazione che di solito fa così: “Nell’accettare la decisione assunta da Marco, lo ringraziamo per i lunghi anni di preziosa collaborazione, certi che i prossimi incarichi lavorativi…” eccetera, eccetera. Come mai l’avete scordata? Lo sappiamo noi, colpa del maledetto gesso che vi blocca le articolazioni. Tranquilli, è arrivato il vostro infermiere ortopedico, ci pensa Dissapore a rimuovere l’ingombro.
E vogliamo parlare di Terenzio Medri? Dissapore è felicissimo di accogliere la puntualizzazione del Presidente nella vicenda che contrappone l’Associazione Italiana Sommelier al critico televisivo Aldo Grasso, dopo la dubbia performance televisiva del Premio Internazionale del Vino. Tuttavia: caro Terenzio, perché lei parla in terza persona? Il suo commento serve forse a fischiare un rigore al potentissimo Franco Ricci? Riafferma il suo ruolo di presidente? Nel caso, suvvia, questo è un blog: dica pure con parole sue, si liberi dell’ingessatura.
Dissapore è convinto che ci sia qualcosa di buono in tutto questo: il bicchiere è mezzo pieno. I potenti attori del mondo enogastronomico scendono nell’agone della comunicazione orizzontale, ma serve qualche aiuto, serve un bel paio di attrezzi da taglio per liberarli da quell’ingombrante gesso; siamo qua apposta, benvenuti.












“Nell’accettare la decisione assunta da Marco, lo ringraziamo per i lunghi anni di preziosa collaborazione, certi che i prossimi incarichi lavorativi…”
Verissimo. Il Gambero Rosso avrebbe fatto una figura molto migliore se si fossero degnati di ringraziare Marco Bolasco per il lavoro svolto, per aver dato nuova linfa ad una guida che è stata il riferimento di molti, a livello nazionale e internazionale. Invece si finge che Marco Bolasco non sia mai esistito. E’ semplicemente patetico.
non é patetica la mancanza di quella formula di rito con la quale si salutano e ringraziano i collaboratori che se ne vanno, é semplicemente squallida
Soprattutto dovrebbero togliersi le medaglie dal petto ed evitare quel tono da “lei non sa chi sono io” nello squadernare titoli, direttorati, consigli e giunte varie.
Nel caso di Medri bastavano le ultime tre , quattro righe, rivendicando una corretta collocazione del sommelier rispetto alla sua “rappresentazione televisiva” e in qualche modo appoggiando Grasso che dice che il vino è troppo importante (e già questo dovrebbe fare piacere) per esser lasciato al sommelier, ma quello che appare in televisione.