di | mar 16 giu 2009 ore 14:00
1
divinità

E all’improvviso, sfogliando il Corriere, ritrovarsi a discutere con voi di Frank Bruni

Le poche immagini conosciute di Frank BruniIeri, il Corriere della Sera parlava di Frank Bruni.

1 – «In agosto, dopo 5 anni al New York Times, il critico culinario più potente d’America, Frank Bruni, lascia perché l’imminente pubblicazione della sua autobiografia lo renderebbe riconoscibile dai ristoratori».
44enne, italo-americano, apertamente gay, scrittore squisito, lo avevano chiamato al food-desk più desiderato del mondo da Roma, dov’era corrispondente. Tutto fuorché una scelta ovvia, gli mancava una cultura gastronomica formale, non era un Raspelli per capirci, nemmeno un Vizzari. Si dice che ai fini della chiamata fu decisivo un articolo del 2004 sull’Università di Scienze Gastronomiche a Pollenzo. Chi temeva che avrebbe compromesso i leggendari standard del New York Times si è dovuto ricredere.

2 – «La caccia al successo­re è ufficialmente iniziata. «Sono sommersa dai curriculum vitae – si la­menta Trish Hall, responsabi­le della sezione Di­ning Out del Times».
Fare il critico dei ristoranti per il giornale che assegna al ruolo un budget astronomico, specie se rapportato alle ristrettezze italiane, è considerato il lavoro più bello del mondo, evidentemente. Anche se qualcuno comincia a dire che è più difficile essere Bonilli che un premio Pulitzer.

3 – «Molti si domandano se, nell’era di Internet il suo successore conterà ancora. Chiunque sia, dovrà fare i con­ti con una proliferazione non stop di seguitissimi blog».
Piccolo il mondo, molti se lo domandano anche in Italia. E ieri, nel commento del direttore guide dell’Espresso, Enzo Vizzari, sulla capacità di distinguere tra la giornata storta e i veri strafalcioni di sintassi culinaria dei cuochi, qualcuno ha notato un filo di insofferenza verso i blog.

4 – «Mentre i blogger accettano pasti e regali dai ristoratori, i nostri esperti sono anonimi e a prova di corruzione. Se osano accettare un dono o un invito qualsiasi, vengono licenziati».
Non è del tutto vero, tra i ristoratori di New York qualche foto segnaletica di Frank Bruni circola. Ma nonostante il Times non ami i blog, nessuno si permette di discutere il suo rigido codice etico. Notava ieri il giornalista Paolo Massobrio: “Già, proprio come in Italia, dove i curatori delle guide sono reduci da una bella festa sulla Costiera, tutti insieme appassionatamente (e poteva mancare l’incorruttibile Michelin?)”. Ogni riferimento agli ospiti della Festa di Vico, organizzata dal cuoco del ristorante Torre del Saracino, Gennaro Esposito, compresi gli ispettori della Guida Michelin che si piccano di non essere riconoscibili dai ristoratori, non è puramente casuale.

Spedisci via email

Un commento a E all’improvviso, sfogliando il Corriere, ritrovarsi a discutere con voi di Frank Bruni

  1. avatar Paolo Massobrio

    In verità Frank Bruni lo vedo molto simile a Raspelli,che è partito dalla cronaca nera e casualmente s’è occupato di una cosa vergine, negli Anni Settanta, che era la critica enogastronomica. Non esisteva questo genere e bisogna dargli atto che l’ha in qualche modo inventata, applicando al cibo e al vino l’etica giornalistica. Per questo Raspelli, al di là delle capacità di degustatore che sono poi cresciute con l’esperienza, segna in ogni caso la differenza con tanti altri.
    In quanto al riferimento alla Michelin io ero rimasto alla R (di rigore o di ridicolo) di quanto il suo portavoce a Porta a Porta si faceva intervistare di spalle per non farsi riconoscere (era amore alla V di Verità o Vergogna?). Oggi Arrighi si attovaglia volentieri in feste e festicciole. E dire che di tempo ne dovrebbe avere poco, vista la mole di locali che la sua squadra non proprio esagerata dovrebbe provare ogni anno…

Lascia un commento

1. Ospite
Commenta subito
2. Iscritto a Facebook o Twitter
Commenta con il tuo profilo social
3. Iscritto a dissapore
Registrati/Login