di | mar 27 dic 2011 ore 20:15
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eataly in puglia

Eataly a Bari | Mangiare pugliese fa figo, parola di Oscar

A Bari non si godeva così tanto dai tempi di Cassano: Eataly sbarca in città e si piazza in uno dei gioielli della fiera del Levante, quell’ingresso monumentale che da sempre accoglie autorità e famiglie chiassose in gita. Ottomila metri quadri di superficie, micacotiche, e un investimento di circa 7 milioni di euro per quello che sarà “l’unico grande Eataly al Sud Italia”. Parola di Oscar Farinetti che in conferenza stampa ha dichiarato: “Per almeno 10 anni abbiamo puntato sulla Puglia perché il suo marchio, di moda e grande vendibilità, è il più «figo» nell’agroalimentare”. Nichi Vendola è svenuto in un amen ma io stesso ho riletto il comunicato dieci volte e non credevo ai miei occhi: ha detto proprio FIGO. Da oggi, dunque, preparatevi allo sdoganamento di: cozze pelose, budella di agnello alla brace, polpi mangiati vivi e caciocavalli appesi in salotto. E date una regolata al vostro accento, pliz, la A si pronuncia E, chiaro?.

Momenti di panico in sala stampa si sono avuti quando dalla bocca del prode Oscar sono uscite queste parole: “la cucina italiana è l’unica nel mondo a essere così biodiversa e il nostro compito è di raccontarlo all’estero, mettendo insieme le comunità che vivono attorno al cibo“, ma è stato solo un attimo. Il pronto intervento di don Nicola Stragapede, noto esorcista presso la locale Basilica, ha scacciato lo spirito di CarlinPetrini dal corpo di Oscar, tornato in sé dopo un paio di formulette intraducibili. Unica nota dolente per il bilancio di Eataly: l’affitto annuale degli ottomila metri costerà la sciocchezza di 300.000 euro l’anno: qualcuno sa dirmi quante tonnellate di cozze ci si possono comprare?

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41 commenti a Eataly a Bari | Mangiare pugliese fa figo, parola di Oscar

  1. Che brutta sede, la Fiera del Levante. Però che bella notizia. :)

  2. avatar Vincenzo

    Caro Antonio
    lo andremo a provare insieme?

  3. da marzo c’ho il ryanair da Trieste…sarà un caso?!

  4. avatar francesco

    Antonio, scrivi “l’affitto annuale degli ottomila metri costerà la sciocchezza di 300.000 euro l’anno..”
    Ma 25000 euro al mese, per eataly non è una sciocchezza ma quasi e poi sono 8000 mq… Io ho sentito di cifre per eataly di via Lagrange a Torino, (che è piccolino) parecchio alte, altro che 3,1 euro al mq.
    Sicuramente di cozze ne possiamo comprare un bel po’

  5. A me però piacerebbe tanto capire come si “armonizza” il Gruppo Casillo con la filosofia Eataly, devo supporre siano stati sdoganati (in omaggio ad altre priorità imprenditoriali) gli imbarazzanti trascorsi penali a base di grano inquinato importato dal Canada?.

  6. Io penso che per la Puglia in particolare e per il meridione in generale questa sia un’ottima notizia.
    Penso che il tutto possa trasformarsi in un’ulteriore accelerazione del volano Puglia, già in atto da alcuni anni. Abbiamo bisogno di imprenditori seri, con idee chiare e soprattutto già sperimentate e funzionanti con successo. Imprenditori che anzichè investire solamente sui + e sui – delle borse, investono milioni di euro propri, nell’enogastronomia.
    Vedrete, come a Torino, come a Genova, come a New York, come prossimamente a Roma, sarà un grande successo. Certo, gli imprenditori locali di settore dovranno far fronte ad un competitor importante e potente, così come i piccoli produttori dovranno attrezzarsi per essere appetibili per il sistema di Eataly. Ma queste presunte difficoltà, se ben interpretate, se ben affrontate, saranno la sveglia per tutto il comparto, che se ne gioverà sicuramente. Il mondo ormai è estremamente competittivo ed ascoltare le sirene del chiudersi a riccio in una sorta di autarchia pugliese, del non aprirsi, del non affrontare questa ennesima sfida della modernizzazione, sarà un suicidio certo.
    .
    Ciao

  7. avatar Giuseppe O.P.

    odore di cibi e di…. Opus, ma chi non è pugliese …che ne sà

  8. Che il fenomeno eataly sia nato e proliferi in torino è tutto detto, nel finto e stantio salotto postfordista d’italia ogni novità posh-chic e soprattutto cara è ben accetta, e lo dico da piemontese. Ma la trovata di propinare ad un sacco di persone alimenti di presunta qualità e di provenienza certificata non fa altro che accrescere il divario (che a mio opinione dovrebbe essere il minore possibile) tra chi vende il bene e chi lo acquista. È un cedere della tradizione nei confronti della grande distribuzione sebbene, questa volta, patinata. Il fatto che eataly abbia aperto una sede nel sud italia dovrebbe farci riflettere su quanto ci stiamo allontanando dal rapporto con chi è all’inizio della catena di produzione del prodotto, per di più nell’italia del sud, dove i valori e le tradizioni sono ancora forti e tali vengono tramandati.
    La cultura slow food Non si tramanda nei supermercati.

    • avatar francesco

      “”accrescere il divario (che a mio opinione dovrebbe essere il minore possibile) tra chi vende il bene e chi lo acquista.”" Scusa ma questa proprio non l’ho capita.Certo se vai in cascina forse spendi meno e conosci pure il produttore…
      Anche la “presunta qualità” non capisco, mah, sarò un po’ ritardato. Da torinese che frequenta sovente eataly, non posso che essere soddisfatto e come ha scritto vignadelmar, anche le altre botteghe hanno innalzato la qualità dei prodotti (da quando c’é eataly).
      Nemmeno sul fatto che aprendo a Bari, ci si allontani “dall’inizio della produzione”, sono d’accordo.Per quanto ne so in ogni regione dove aprono, il 60-65% dei prodotti è di quella regione.
      La cultura di SF si tramanda dove ti “propinano” prodotti di una certa qualità. Che siano botteghe o supermercati. Petrini non è così talebano, ti assicuro. ciao

      • Hai ragione, però è la catena che impone a chi produce una certa qualità od un certo standard sostituendo, anche in parte, il concetto di qualità che noi intendiamo come genuinità, con quello di stretta applicazione di un disciplinare produttivo e rispetto di una produzione oraria. Ma credo e scrivo queste cose perché credo di essere io un talebano e non petrini e credo che in un posto come asti, con la campagna a 7 minuti di auto, eataly sia l’ultimo posto in cui andare a comprare la carne del macellaio…

        • avatar francesco

          La produzione oraria, mi sa tanto di fabbrica, forse ci può stare nella gdo, ma ad eataly esistono moltissimi piccoli produttori, finito un loro prodotto ne entra un’altro simile senza intaccare minimamente la qualità. Sull’esempio della carne “cadi a fagiolo” -come si suol dire- , avere la campagna a pochi minuti non è per nulla sinonimo di bontà e lo dico a ragion veduta dato che lavoro in questo settore, esistono allevamenti, anche piccoli, dove l’alimentazione degli animali è a dir poco oscena. E’ovvio che non intendo generalizzare. E poi visto che parli di disciplinare, proprio la carne de La Granda (Eataly), ne ha uno dei più rigidi che conosca (e qui, è ultra importante) e da quanto ne so è tutt’altro che cattiva. O sbaglio?

    • Adesso non so cosa intenda il signor Prus con il termine supermercato, ma nella mia scala di valori Eataly non è definibile banalmente e genericamente come un supermercato. Non cogliere le colossali differenze fra un Eataly ed un supermercato significa o esser ciechi o in malafede; malafede nel senso di voler forzatamente far passare una connotazione negativa.
      .
      Inoltre mi sembra che Eataly funzioni anche a New York, che credo non possa essere ascritta come città simile a Torino….
      .
      La verità è che funziona ovunque venga aperto, ci sarà un motivo, o no ?
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      Ciao

      • Infatti non ho mai detto che non funziona, anzi, vanno da dio…

        • avatar federico

          Quando si parla di eataly ci sono sempre opinioni abbastanza nette, chi è favorevole e chi contrario, da sempre. Ricordo quando aprirono a Torino, che, blogger più o meno “esperti” del settore (mi viene in mente Tombolini e Leonardo Romanelli), scommettevano sulla fuga in massa dei produttori dopo pochi mesi, causa contratti capestro, sui dubbi-ritardi delle aperture di NewYork eccetera eccetera. Si è avverato tutto il contrario con buona pace degli esperti. Per adesso, più che Bari, io aspetto l’apertura di Roma

          • avatar Antonio Tomacelli

            Ecco, se hai la memoria che dici di avere, ricorderai un certo Debord (o AntonioT, non ricordo che nick usavo all’epoca) che sulle pagine del Papero Giallo scommetteva a favore del modello Eataly praticamente contro tutti :-)

            Fu più o meno in quei giorni che coniai il termine “Talebani del gusto”

  9. avatar federico

    Un Antonio T credo di ricordarmelo, infatti qualcuno lo confondeva con Tombolini. Quest’ultimo -a parte esperya- non aveva cercato di lanciare Vyta, quella bancarella virtuale di food? Nel precedente commento li ho definiti “esperti” ma forse ho esagerato. Buon anno a tutti.

  10. avatar francesco

    e presto arriverà anche al teatro smeraldo di milano

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