di | mar 06 ott 2009 ore 16:29
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e adesso è morta

Gourmet | 1941-2009

Le copertime di Gourmet dagli anni '40 a oggi

Il primo ricordo che ho di una rivista è la torre di copie de La Cucina Italiana impilate in salotto da mia madre. Che se le riusciva il pollo allo spiedo, non sempre purtroppo, indicava orgogliosa le istruzioni della pagina staccabile. Per molti americani La Cucina Italiana è Gourmet: una storia lunga 68 anni chiusa in poche ore. Fatti i conti i consulenti Mckinsey hanno chiesto all’editore Condé Nast di chiuderla per sempre. Eppure la cucina americana moderna deve molto alla rivista, la prima che ha accantonato il linguaggio tecnico per parlare alla gente comune. Con il registro dell’originalità (il primo Alfabeto per Gourmet) e del talento (il saggio di David Foster Wallace Considera l’aragosta pubblicato nel 2004.)

Guidata dalla ex critica del New York Times, Ruth Reichl, negli ultimi anni la rivista non ha trovato un equilibrio tra vittime della ricetta e gastrosnob che chiedevano un New Yorker della gastronomia. Sia Gourmet che Bon Appetit l’altra rivista di cucina Condé Nast, hanno sofferto un orribile declino pubblicitario nell’ultimo anno, la chiusura non è stata una sorpresa.

Mi stavo chiedendo a quale rivista non rinuncerei se la crisi dell’editoria minacciasse la sopravvivenza delle italiane. Il Gambero Rosso? Un tempo, forse. La Cucina Italiana di oggi? Direi che i ricettari alla Sale & Pepe non fanno per me. Slow Food? Porthos? La piccola Apicius? O forse un mix di tutte queste.

Se vi chiedessi come dovrebbe essere e di cosa dovrebbe parlare una rivista oggi per farvi mettere mano al portafoglio, cosa mi rispondereste?

Immagini: Gawker

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9 commenti a Gourmet | 1941-2009

  1. avatar eggi

    é internet, bellezza!

  2. avatar francorugby

    1) Non rinuncerei a Porthos e al Gambero rosso di alcuni anni addietro.
    2) Quello di cui parla Porthos.

  3. Per me già Bon Appetite è molto sopra la media italiana.
    Senza rimandare a Internet, una rivista di cucina stuzzicante e stimolante per la mente e la cucina dovrebbe:
    - essere professionale, senza diventare snob e consigliare solo cose impossibili (persino Gourmet non l’ho trovata così nei pochi numeri ahimè che ho)
    - offrire del materiale affidabile
    - non presentare solo ricette, ma anche testi affidabili
    - non esagerare con le foto e non basarsi sul solito abbinamento foto+ricetta
    - insegnare a scoprire gli ingredienti e cosa ci sta dietro (persone e storie)
    - avere ricette di vari livelli di difficoltà
    - banalmente essere in un formato pratico, non tanto per portarla in cucina ma per viverla non solo in cucina

    ..in sostanza essere umana.

    Finora ho messo mano al portafoglio per Bon Appetite e stavo per metterla anche per Gourmet, ma si è rivelato essere troppo tardi. Dopo l’abbonamento a Bon appetite faccio fatica a tornare alle riviste nostrane.

  4. avatar Chiara

    La mia quota di reddito pro riviste italiane è abbastanza elevata, mi piacciono anche le foto (son maniaca checcevoifà!) ma, se devo essere obbietiva, nessuna mi soddisfa veramente (e forse è per questo che ne compro sempre troppe, nella speranza che ci sia qualcosa di interessante).
    La mia rivista ideale è simile a quella di Rossella e aggiungo anche :
    - più spazio alle materie prime (alla qualità del prodotto, ai posti dove trovare ingredienti ottimi, alla filiera corta e ai prodotti italiani)

  5. avatar cristiano

    ..non rinuncierei a porthos..e vorrei citare un periodico di gastronomia vini e bien vivre che purtroppo nn più pubblicato da alcuni anni, ed era grand gourmet …veramente bello e ben fatto, peccato che nn ci sia più.

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  9. So che forse non è bello da dire per me che ci ho sguazzato a fianco per un bel pezzo di vita, ma l’unica rivista che sono riuscita a strozzare nel tempo era La Gola, poi Il Gambero Rosso versione inserto del Manifesto. Poi non ho letto quasi più niente, mi annoiavo, e devo dire di averne tratto giovamento. Qualche articolo di Porthos, sì lo ricordo, qualcosa di EV, la rivista di Veronelli, qualcosa anche di Slow. Ma niente che mi facesse venir voglia di leggere. E neppure troppa fame.

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