di | lun 05 apr 2010 ore 13:33
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omicidi

Ho ucciso il mio nemico

Ora non ho più paura. Ora che lui è lì, immobile sul pavimento, il mio incubo è finito. Posso ricominciare a vivere, finalmente. Per colpa sua la mia vita è diventata un inferno. Ho smesso di uscire, di incontrare gente, sempre chiusa in casa con il mio aguzzino. Il mio quartiere, la mia gente e miei amici mi sono diventati estranei. Persino Maria, che vendeva frutta e verdura sotto casa, è invecchiata senza che me ne accorgessi, ma la sua gelosia ossessiva mi impediva anche due chiacchiere con l’innocua donna. Da mesi ormai, non vado più dal macellaio all’angolo della strada: mi piaceva andarci due o tre volte a settimana per comprare qualcosa e incontrare le amiche del quartiere, ma niente, per lui ogni piccola bottega era una fonte di pericoli.

“A te basterà il supermercato una volta a settimana, al resto penso io” diceva, e io gli ho creduto per tutto questo tempo. Sono stati anni durissimi, isolata dal mondo solo perchè lui esisteva. “Credimi, lo faccio solo per proteggerti dai pericoli del mondo”. Mentiva il bastardo, ora lo so. L’altro giorno ha tentato di uccidermi, avvelenandomi con del cibo contaminato : “con me sei al sicuro” mi ha detto, e invece ho rischiato di morire.

Basta, non ne posso più, questa vita preconfezionata non è la mia, soffoco! Ora sono libera e ricomincerò a vivere, ad uscire e a incontrare gente. Ho bisogno di aria, di pioggia, di annusare la vita e sentire le stagioni fuori e dentro di me. Vivrò alla giornata e non sarà facile lo so, ma non mi pento di ciò che ho fatto. Staccare la spina non è stato facile, ma ci sono riuscita: finalmente ho spento il frigorifero.

Fatelo anche voi, prima che sia troppo tardi, svuotate il frigo dai cibi precotti, dalle verdure appassite, dal cibo accumulato che ammuffisce e uccide voi e i vostri cari. Tornate per strada, nel vostro quartiere e riprendete i contatti con il mondo reale, con i vicini, con il vostro macellaio e la verduraia sotto casa. Comprate quel poco che vi serve giorno per giorno e mangerete sempre fresco e sano. Tornate al piacere della cucina e del cibo naturale, quello che profuma perchè non impacchettato, non precotto nè predigerito. Basta con questa vita senza odori, profumi e colori, lucida come domopack e finta come un sofficino. Tornate alla vita reale, uscite dall’ipermercato e riscoprite il vostro quartiere: vivete, perdio, prima che il frigorifero vi uccida!

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37 commenti a Ho ucciso il mio nemico

  1. E lo spumante dove lo mettiamo? :) )
    Luca

  2. avatar gianluca

    ma Tomacelli è diventato donna? :-)

  3. avatar Franco

    Piacevole l’articolo “HO UCCISO IL MIO NEMICO”.
    Spassoso con la pubblicita’ accanto “CELLE FRIGO PREFABBRICATE”

  4. Beeellooo!
    Io sotto casa non ho nè verduraio, nè macellaio. Il supermercato più vicino dista qualche chilometro (bisogna andarci in auto per forza). Dimmi dove abiti, Antonio, che ti mando la famiglia a colazione, pranzo e cena! (io no, causa lavoro mangio sempre fuori).
    Wow!! ho risolto il problema della sussistenza familiare…
    :D

    L.

  5. avatar Bruno Stucchi

    Ma che bontà il burro rancido.

  6. L’ennesima boutade radical-chic… Ecchepppalle.

    • avatar Maurizio

      Straquoto. E’ il classico commento eno-gastro-fighetto che non sapendo come passare la giornata ha una marea di tempo da dedicare alla spesa quotidiana. E’ lo stesso tipo di soggetto che compra la carne a Trastevere, il pane a Prati e la verdura a Talenti (per chi non è di Roma, in pratica fa 40 km nel traffico urbano, impiegandoci 4 ore e 5 litri di benzina)pur di avere “l’ingrediente adatto”.
      Io appartengo alla categoria di quelli che lavorano (e che mangiano, solo a volte bene, per lavorare).
      Se in una giornata libera preparo i faggioli (adesso uso una “pentola” per cottura lenta, presa su Amazon, un affare, sara’ cinese ma l’ho pagata meno di 25 euro) e ci metto 12 ore, ne cucino almeno 1 kg: parte (poca) la consumo subito e il resto la stocco nel frezeer. Non sara’ proprio lo stesso dell’alimento freschissimo, ma per almeno altre 3 volte li utilizzo per prepararci un “piatto complesso” in un quarto d’ora.

  7. avatar tt

    Inquietante. Riprendere il lavoro dopo la pausa Pasquale con questa consapevolezza non è da poco. Ricordo il “frigo” di una vecchia zia, si trattava di una nicchia su un muro della terrazza, in posizione d’ombra. Il paesino della zia era a 700 metri sul livello del mare, e le sue esigenze gastronomiche si limitavano a due pezzi di formaggio, una salsiccia qualche uovo, un pò di strutto. Tutto il resto era la verdura dell’orto e pane, pasta e poco altro acquistati nel piccolo negozio del signor Peppino. La zia è scomparsa una quindicina di anni fà, la nipote del signor Peppino, dopo aver fatto un paio di stagioni come commessa in un market della costa, è tornata al paesino. Ha aperto anche lei un market (come ha visto sulla costa) ha messo dei banchi frigo e vende surgelati e yoghurt industriali di “solo Bulgaricus”, con buona pace dei lieviti del posto. I formaggi locali che vende provengono da migliaia di km di distanza, perchè la “centrale acquisti” si trova in un unico luogo in Italia, ed il suo “Brand” lì gestisce porzionazione e logistica. Ma gli affari vanno poco bene, perchè il paesino tutte le mattine si svuota e la gente che và a lavorare a km di distanza preferisce fare la spesa in un Iper dove le luci e i “brillantini” luccicano di più!
    Antò… ma ne vogliamo parlare?

  8. avatar Pheed

    Ottima idea. La sera, uscito dal lavoro alle 20.30 dopo quasi dodici ore senza un attimo di pausa, busserò alla saracinesca del pescivendolo. Fuori orario, il negoziante certo si sentirà lusingato che io vogla parlare proprio con lui, e felice che io non sappia da chi altri andare per avere le cozze con cui preparare una veloce spaghettata. Misteriosamente mi aprirà: per soddisfarmi estrarrà le cozze, però, per mio raccapriccio, da una grande cella frigorifera. Obietterò che sono contrario a queste invenzioni diaboliche: lui dovrebbe, aggiungerò, sentire nell’animo il bisogno di fornirmi solo prodotti freschi. Soltanto così, incalzerò, potrò mangiare sano e apprezzare i veri sapori della natura. Mi guarderà incredulo, mi spingerà fuori dal negozio e chiuderà la saracinesca in malo modo.
    Non mi darò per vinto. Cambiato in pochi secondi il progetto del menù della serata mi dirigerò verso la vicina macelleria, che so essere direttamente sotto l’appartamento del titolare. Suonerò al citofono (ormai saranno le 21) e, forse per via della mia gentilezza, forse perchè alla TV ci sarà solo “L’Isola dei famosi”, il macellaio accetterà di scendere. Anche a lui chiederò carne fresca, appena macellata, non passata nell’inferno ammazzasapori della sua cella frigorifera. Lui, viso simpatico, espressione franca e onesta, mi guarderà negli occhi e mi spiegherà che la carne deve sempre stare al fresco. Non accetterò la sua semplicistica spiegazione, fatta per invitarmi ad essere pigro e gli chiederò di macellare per me qualcosa, seduta stante. Alla nuova espressione sorta sul suo viso riterrò prudente salutarlo, per permettergli di tornare davanti alla TV.
    Si saranno fatte, intanto, le 21.45. Finito l’elenco dei negozianti disturbabili ore dopo l’orario di chiusura, cercherò di immaginare che cosa la natura mi conceda di preparare con i prodotti della terra che allora, proprio allora, potrò cogliere con le mie mani. Rivolgerò la mia auto verso la campagna: alla luce dei fari potrò certo vedere, e quindi cogliere, ciò che mi serve. Saranno le 22.15 quando, inoltrandomi in un sentiero tra i campi, vedrò l’orto di qualche sconosciuto villico, illuminato dai miei abbaglianti. Rifiuterò di prendere il coltello, artificio inventato dall’uomo, e a mani nude scenderò tra le zolle e mi procurerò, finalmente sentendomi tutt’uno con la natura, il cibo che mi serve per il giorno dopo: un taglio di tenero, gustoso, insuperabile radicchio.
    Inseguito dal villico, barbaro inconsapevole del valore del mio atto di insubordinazione alla inquinante modernità, tornerò velocemente verso casa dove, alla luce di una candela, nell’acquaio sciacquerò il radicchio per poi mondarlo foglia per foglia. Condirò poi la verdura con olio extravergine d’oliva d.o.p, sale marino d.o.p e e un goccio di balsamico d.o.p. Saranno le 24 quando apprezzerò l’ultimo boccone di una cena piena di sapore. Poi via, a letto: domani è un altro giorno. Mi addormenterò pensando a quel droghiere da cui andare a bussare, stasera, verso le 21.

    • E non ti senti un po’ vittima di questo sistema balordo? Lavorare 12 ore al giorno per poter mangiare alla fine due surgelati la chiami vita? :-)

      • avatar Pheed

        A volte non si può scegliere… non ti pare, Antonio? Non parlo di me o di te, ma della stragrande maggioranza della gente, stritolata tra seimila impegni e la consapevolezza che non si sono alternative, perché una disperata corsa continua è tutto quanto la vita può offrire. Terribile? Forse. Alienante? Di sicuro. Però anche grazie al frigorifero si vive più a lungo di quanto accadesse ai tempi della ghiacciaia e dell’armadietto fresco dove stipare il poco che si poteva. Rinunciare al frigo oggi è un lusso che, credo, si possa permettere solo chi ha a casa una fantesca che al posto suo va a fare la spesina dal negoziante “tanto buono e tanto bravo”, oppure chi guadagna talmente tanto da poter permettere alla moglie (sempre che a lei vada) di fare la casalinga e di pensare a tutto. Oppure chi decide di stare a casa dedicandosi soprattutto alle faccende domestiche. Posizione invidiabile, ma tutt’altro che comune o a tutti possibile.
        Non so, la tua provocazione mi pare un momento di luddismo estremo che poco si concilia con i bisogni – spesso inumani, son d’accordo – della gestione della vita quotidiana. Personalmente cerco di fare a meno dei surgelati (non sempre ci riesco), quando cucino in settimana cerco di preparare al momento cibi semplici, mi dedico al rito “acquisto e preparazione immediata” nel fine settimana o in vacanza.E credo che facciano così l’80 per cento dei lettori di Dissapore. Sbaglio?

        • Io sono qui per provocare dibattiti che rimettano in discussione anche il modo in cui ci nutriamo. Ti offro un altro spunto di riflessione: hai notato che le dimensioni degli ipermercati e dei nostri frigoriferi negli ultimi anni sono aumentate a vista d’occhio? Non voglio certo spegnerli improvvisamente, ma l’idea che qualcuno guidi silenziosamente la mia vita mi da molto fastidio.

          • avatar Pheed

            Non leggerei Dissapore se non mi piacessero le provocazioni. E mi diverto a pensare e a ribattere, come hai visto… :) Sono anche d’accordo con te, soprattutto per quanto riguarda le dimensioni degli ipermercati e dei frigoriferi stessi. Io ne ho uno jumbo, per esempio: non me ne vergogno ma ti dò ragione, queste scatole fredde aumentano di dimensioni. Perché? Sposterei l’attenzione sul vero tema della faccenda, che poi altro non è se non la terrificante demolizione “soffice” di qualunque opposizione al pensiero mainstream… a tavola e non solo. Ci rubano il tempo, è vero. Ma non si esce dal seminato?
            A pranzo mangerò un panino… ecco come va a finire :)

          • avatar Maurizio

            Mi sembra una considerazione di autodeprimente autolesionismo: starebbe ad intendere che uno è così di mente debole da avere un frigo (e un freezer, magari due) pieni “solo” per influsso del marketing consumistico.
            Nel mio piccolo, mi sento un uomo emancipato (dalla schiavitù di pasti a base di panini, ristoranti scelti all’ultimo secondo, pizzeri o cinesi e similia “a portar via”). E se torno a casa a mezzanotte (perche’ il mio lavoro non ha orari netti e sicuri) magari posso “consolarmi” con qualche “goloseria” tirata fuori dal freezer o dal frigo, senza andare a letto “digiuno” o dopo aver vagato per mezza città …

  9. avatar Bruno Stucchi

    “ma l’idea che qualcuno guidi silenziosamente la mia vita mi da molto fastidio.”
    A me sembra che tu ti faccia condizionare da quei bischeri di ambientalisti ecolo’ che vogliono riportarci al paleolitico.

    L’invenzione della conservazione col freddo e’ stata una rivoluzione forse superiore alla conservazione alla Appert
    e viene subito dopo la conservazione sotto sale.

    Ma gia’, dimentichi che forse fin dai tempi dei romani le ghiacciaie si usavano per conservare alimenti?
    Vittime anche loro del consumismo?

    P. S. Tra i vari elettrodomestici il frigorifero e’ sicuramente quello che consuma meno. Se vuoi risparmiare, elimina lavartice, ferro per stirare, lavastoviglie, grill e forno elettrico ecc.

    • L’aspetto ecologico non riguarda soltanto i consumi elettrici, ma anche i costi in termini di carbon footprint che certi cibi comportano.

      • avatar Pheed

        Quest’ultima è vera: mi accodo annuendo con il capo e un bel sorriso convinto. Pomodorini dal Cile? Fragole dall’Australia? Pesce indopacifico? Suvvìa.

      • avatar Maurizio

        Questa è una delle ecobufale piu’ diffuse e sfruttate (a tutto vantaggio degli pseudo-eco-produttori locali che ti rifilano i loro prodotti a costi superiori del 2-300% rispetto ad altri “più lontani”).
        Mi chiedo perche’ la verdurina o la frutta di Maccarese coltivata in gennaio in serra riscaldata sia più ecologica di quella che e’ cresciuta naturalmente alla luce del sole e poi ha viaggiato in nave per 1000 km.
        Mi chiedo anche se sia “politicamente corretto” foraggiare solo l’ecocontadino italo-europeo (che gode spesso di sostanziali prebende CEE) a discapito del contadino africano che senza i miei acquisti (ovvero se fosse privato dello sbocco “europeo” delle sue merci) finirebbe di morire di fame.

  10. avatar Bruno Stucchi

    “Carbon footprint” Eh, suona bene, e’ fygo. Specialmente quando non si sa di cosa si parla.
    Pero’ vi lascio un compitino: e’ piu’ inquinante un tir (30 tonnellate) che porta alimenti al supermercato, o la torma di automobiline (classe 5) che si fanno 60 km per andare a prendere 2 kg di disgrzaiate zucchine in qulche “farm market” (anche questo suona bene e fa ancora piu’ fygo).

    Domanda di riserva: e’ piu’ ecologico usare la carta “riciclata” o la carte normale? La carta riciclata dobbiamo raccoglierla, smistarla e spedirla, su gomma, in Germania (in Italia non esistono impianti di riciclaggio della carta di qualche importanza). Poi dalla Germania dobbiamo ri-importarla, sempre su gomma, lasciando laggiu’ (si arrangino!) fanghi con metalli pesanti, ecc. ecc? Quanta energia sprecata.

  11. Anch’io non ho simpatia per il frigo, soprattutto quelli enormi divisi in due che occupano mezza cucina. Io ne ho uno piccolo dove conservo la carne (poca, che compro settimanalmente) e il pesce (mezza giornata). Latte, burro nel freezer, qualche salume intero e formaggio nel cassetto della verdura. La verdura? In balcone, all’ombra, coperta da un panno di cotone insieme alla frutta. Dimenticavo: nel frigo anche il vino bianco e qualche senape già aperta. Ho trovato il mio equilibrio

    • Mi sembra un ragionamento già più accettabile rispetto a chi pensa di buttare via il frigo…

      L’ecologia (vera) secondo me si fa con piccoli passi, con piccoli gesti concreti. Le scelte radicali sono spesso controproducenti: per esempio, invece di comprare tonnellate di carta riciclata (vd. il commento di Bruno Stucchi qui sopra) sarebbe meglio iniziare ad usarne di meno…

      saludos
      thebigfood

  12. avatar adriano liloni

    letto tutto e ho ricordi da figlio di contadino..la gdo e’ vero si cerca di combatterla forse a livello familiare si puo’ anche fare ma un povero disgraziato come me con un locale come fa? prima cosa l’usl mi incenerirebbe il locale solo trovando upva non marchiate…per esempio…suvvia questa vita la faroì fra ualche anno quando mi ritirero’ nel mio rudere con caprette ed un pezzo di terreno diventando cosi’ autarchico….qualche volta ci penso…..:-O)

  13. avatar tt

    …zzo, che bello! Tutti profeti della semplicità oggi? Chi cucina un pochetto di fagioli (fagioli qualunque ovvio mica quelli di Lamon) e chi invece si alimenta con sobrietà e KM0®. Bravi. Magari a qualcuno rode la coscienza gourmet? Si, quella del “caprino dell’Alta Savoia consigliato da un amica” oppure del tartufo fuori stagione conservato con ogni macchiavellismo possibile per allungarne la durabilità? O ancora non c’è più nessuno che adora le burratine di quel caseificio… Oppure gli amanti del Fiore Sardo DOP? E si, niente frigo, niente conservazione. Mia figlia da domani mangerà il latte della vacca del benzinaio quì vicino (KM0®)e io dormirò sogni tranquilli pensando alla casa della mia vecchia zia…

  14. avatar Chefclaude

    Capisco la provocazione: ma la provocazione maggiore, di grado e spessore, sarebbe quella di offrire ai consumatori una guida rudimentale sull’uso appropriato del frigorifero.
    Perché per farne a meno bisognerebbe supporre che tutti siano in grado di fare questa scelta, mentre spesso si vive obbligati dal proprio stile di vita, dai ritmi del lavoro, dal tempo disponibile, e dalla necessità pratica a vivere con il frigorifero (oltre a tutto il resto).
    Non si può pensare di agire proprio su questo: o solo sulla privazione per promuovere un discorso radicale contro il consumismo esasperato e un cattivo approvvigionamento.
    E allora trovo più importante: la corretta pulizia, la conoscenza delle temperature relative ai vari settori, alto e basso, e dell’umidità, la conoscenza degli alimenti (e di ciò che proprio non va riposto nel frigo), della loro deteriorabilità, l’evitare le contaminazioni crociate, l’organizzazione con contenitori appropriati ed ergonomici, il sottovuoto domestico e l’etichettatura.

    • avatar Bruno Stucchi

      Se in casa volessimo fare le cose secondo le norme ASL, dovremmo avere un frigorifero per le carni rosse, uno per le carni bianche, uno per le carni già cotte ecc. ecc. La nostra mensa funziona così e i controlli vengono fatti.

      P. S. CHe differenza fate tra un vasetto di yogurt e la confezione di un vaccino? Provocazione per provocazione..

  15. avatar gianluca

    io sono per il cibo naturale e fresco, ma il cibo fresco si trova anche al supermarket, non c’è bisogno di fare il giro di tutte le botteghe della città.
    salumeria e pescheria con merce fresca ormai si trovano in quasi tutti i supemercati, frutta e verdura idem.
    e non è neanche vero che la verdura del fruttivendolo o il pesce del pescivendolo hanno un altro sapore rispetto al supermercato, secondo me dipende solo da che pescivendolo…..e che supermercato….
    l’unica coas in cui quasi tutti i supermercati sono secondo me scadenti è il banco del pane, per quello continuo ad andare dal panificio di quartiere, una-due volte a settimana e poi congelo nel freezer

  16. avatar giggi

    Tutte menate.
    Se vi dà fastidio il frigorifero che vi condiziona la cenetta, allora trasferitevi in zone del mondo senza elettricità così potrete provare l’ebrezza di essere senza anche della carta igienica, ma ovviamente non intendo di andare all’isola dei famosi.

    • Bè come piano intermedio per farsi un’idea basta fare le vacanze in tenda, soprattutto quelle estive: bevande e acqua sempre bollenti, impossibile conservare anche solo un po’ di latte e un avanzo di cena da mangiare il giorno dopo, ore ogni giorno obbligatoriamente in coda per fare la spesa al mattino e alla sera e se anche vuoi fare il figo che compra il pesce freschissimo dal pescatore al mattino e il formaggino fresco fresco dal banchetto del produttore poi ti tocca lascarli tristemente a surriscaldarsi fino a sera! Uhmmmm…!!!

      Insomma, se abbinato a un tratto di viaggio particolarmente avventuroso in luoghi impervi e sconosciuti ha senso, altrimenti…W il frigo!!

      • avatar giggi

        Si va bene il piano intermedio per far cambiare idea ai nuovi figli dei fiori, ma poi se si va a leggere l’articolo si scopre che alla signora …Rachel Muston and her husband haven’t used a refrigerator in a year. A small basement freezer and a cooler are all they need.

        Quindi anche loro hanno un congelatore in cantina e un piccolo frigo…

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