I♥Roma
La lista delle cose che bisogna essere in due per fare è lunga. Così insospettabilmente lunga che si deve essere in 2 anche per commentare l’ascesa della cucina romana a New York. Uno è il New York Times, voglio dire: IL NEW YORK TIMES. L’altro è la Coldiretti. Vabbé, non c’è gara. Un momento, aspettate. Capita che due giorni fa il Times dedichi un trionfante articolo ai nuovi trastulli culinari della Grande Mela: agnello a la scottadito – “finger-burning”, saltimbocca – “jump into the mouth”, carciofi alla Giudia – “Jewish Ghetto-Style”, cacio e pepe – “pasta with cheese and black pepper” e via elencando (dite al Corriere che martedì era il 12 gennaio). Si consigliano i ristoranti italiani che stanno facendo fortuna, “Sora Lella”, gestito a Soho dai nipoti di Aldo Fabrizi, e quelli dei cuochi-celebrità italoamericani fulminati sulla via della pajata, tipo Mario Batali proprietario di “Cacio e Pepe” e la “Lupa”.
E soprattuto, si precisa che i clienti di questi ristoranti non si accontentano di fantasiose imitazioni della cucina romana. Niente tarocchi insomma, il guanciale “non è una pancetta e non è affumicato”, puntarelle e pecorino si comprano nelle botteghe di fresca apertura, le tagliatelle appena fatte addirirttura online.
E qui interviene la Coldiretti. Ma quale cucina romana e quale New York Times, negli Stati Uniti il Romano è prodotto in Illinois con latte di mucca (non di pecora), il prosciutto Busseto è Made in California, la mortadella bolognese si fa con la carne di tacchino, i pomodori pelati San Marzano sono “grown domestically in the Usa” e il Pompeian olive oil è prodotto nel Maryland.
Ecco fatto, i coltivatori diretti hanno rovinato l’atmosfera e una volta tanto hanno ragione a precisare, il falso italiano genera all’estero un fatturato robusto.
Resta il fatto che in Italia (uno, due, tre link a caso) e nel mondo, grazie a nuovi interpreti, la cucina romana classica sta vivendo una stagione gloriosa. Semplicemente: il pianeta la adora. Chissà se i romani se ne stanno accorgendo.
Immagine: New York Times








Da quando l’ho lasciata la adoro anche io… (meccanismo classico)
E ormai a Torino vivo col fagotto di pomodoro guanciale e bucatini e pecorino sotto il braccio. Così tanto per sentirmi più a casa…
una bella immagine
, molto totò e peppino… Quando stavo a Bassano del Grappa spacciavo pecorino e guanciale, sia crudi che cotti 
ero giovanissimo e mi feci una gran fama!
ciao A
andiamoci piano… I romani se ne sono accorti e da tanto, adoriamo la nostra tradizione e i piatti di una cucina che è di casa nel mondo. però, c’è un però grande come una casa: quanti sono i ristoranti che fanno una ricerca interessante sui nostri prodotti? Non a NY, ma a Roma? credo pochissimi, io personalmente non saprei indicarne (parlando di cucina romanesca) non più delle dita di due mani (e mi voglio allargare). Per un Arcangelo, quante finte trattorie ci sono? Quante matriciane precotte scaldate al microonde? A Roma se direbbe ‘na cifra.
su Batali e company non scommettere un cent. Noto che va di moda Roma e la sua ristorazione sui blog italiani, ma siamo davvero sicuri che qualche buon indirizzo faccia primavera?
Mi sembra di ricordare che qualche anno fa a Milano scoppiò la mania delle finte trattorie romane, un disastro di tovaglie a scacchi, fiaschi appesi e finte scene der Pinelli, ma di cucina romana manco l’odore. Se debbo pensare a NY, a parte Simone della Sora Lella, che starà facendo un lavoro serio come sempre
ciao A
Concordo su Batali e dintorni. Riguardo invece al Nyt, dimentica di citare un’altra mania che sta montando a New York City: quella per la pizza alla romana. La cosa è nata grazie a Jim Lahey di Sullivan Street Bakery che già da qualche tempo propone pizzabbbianca, pizzarossa, pizza ai funghi come in ogni pizzattaglio romana che si rispetti. Naturalmente con grande attenzione agli ingredienti e con più di un pizzico di sperimentazione. Ne sentiremo parlare…
Solo a titolo di informazione,
per il bravo Jim Lahey di Sullivan Street Bakery – se non erro è apparso anche in una puntata di Linea Verde di alcuni anni fa – da qualche anno sono già iniziati problemi “dinastici” ….vedi gustoso articolo del bravo Corby Kummer
http://www.theatlantic.com/doc/200810/bread
saluti
La coldiretti non potrebbe attivarsi (magari insieme ad altre associazioni) per diffondere la cultura gastronomica nel mondo e soprattutto proteggerla? Sono stufo di andare all’estero è vedere prodotti con scatole biancherosseverdi nomi che “suonano” italiani il tutto made in Glasgow. Oppure di vedere “spageti ala carbonara” fatti con lo speck, cappuccini con la panna montata e di essere corretto quando dico “bruschetta” o “tagliatelle” (brusceta,taghliatele). Poi, se a qualcuno piace, il cappuccino con la panna montata è liberissimo di berlo ma almeno gli cambi nome.
http://www.itchefs-gvci.com/IDIC2010/mapa.htm
Io domenica partecipo all’iniziativa ed in Puglia ho l’Osteria piena per un menù di cucina emiliana e le tagliatelle alla bolognese come dovrebbero essere fatte…..almeno spero
.
C’è da dire anche che una volta l’anno questa associazione propone una simile iniziativa. Prima con la carbonara, poi con il risotto alla milanese, domenica con le tagliatelle alla bolognese.
Nelle scorse edizioni la copertura mediatica dell’evento da parte dei vari siti e blog mi è parsa maggiormente sensibile ed attenta.
.
Ciao
Figo!
Sono strafelice per i miei amici Trabalza di Sora Lella Ny…….
C’è mooooooolta fuffa. Maialino, che è il locale dell’inverno a New York non foss’altro perché è l’ultimissima creatura del mitico Danny Meyer, è un posto assai bello, assai professionale, dove comunque andare per vedere come-girano-le-cose a New York, ma sta a Arcangelo Dandini come Rosi Bindi sta a Moana Pozzi. Insomma è tutt’altro che sexy il cibo che offrono. E, a tratti, è pure cattivo.
Dopo il Georgi Clunei de’ Trastevere, ora ci abbiamo anche l’Ug Grant de’ Prati. Ci manca solo la Iulia de’ Testaccio
))
Piccolo OT… Dei locali di Mayer ho provato solo il Shake Shack, che il Time Out NY vendeva come tra i migliori hamburger della città, con il controfiletto tagliato ogni mattina per l’hamburger e compagnia bella… ‘na vera delusione. Miglior hamburger di NY l’ho mangiato al Superfine a Dumbo
Bhe, so gusti. Non credo che le materie prime di Shake Shack siano in discussione. Ne per quanto riguarda gli hamburger sia per il resto. Poi hamburger buoni o discreti a New York non mancano.
Quoto,
io da Shake Sack mi sono trovato molto bene… anche burger joint non scherza però!
Sono stato da Sora Lella a NY lo scorso maggio. Eravamo in quattro e mangiammo molto male e, nonostante il cambio favorevole, a prezzi non proprio da trattoria.
beh, bisogna pure essere un italiano proprio scemo per andare fino a NY a magna’ da Sora Lella (tanto per cominciare la versione romana non è più quel che era, e da tempo…)
Secondo me il dare gratuitamente dello scemo ad un interlocutore non è proprio carino…..
.
Ciao
Eppure la famiglia Trabalza dovrebbe essere una garanzia,resta l’incognita della reperibilità della materia prima con tutte le conseguenze del caso come i trasporti e altro.
Oppure una giornata storta, veramente storta…….
sembrano trionfalismi un po’ superficiali, a me ricordano quelli recentemente spesi per…
[img]http://smileys.sur-la-toile.com/repository/Respect/0019.gif[/img]
essài gli zompi di gioia:
visto il menu newyorkese
e lette le rece parmigiane
pensi che dalle Picchi non ci hai mai lasciato il cuore, tuttavia erano un pezzo di storia parmigiana; oltretutto non sei mai stato uno di quelli refrattari ai cambiamenti, ma le cose potrebbero essere rinnovate con minor raziocinio funzionale; sai che i Rosi non sono al primo locale parmigiano che rilevano, gestiscono per un po’ e poi dismettono… certi toni da trionfo teniamoli da parte per le riprove future & positive, vah là!
Falso! La Salumeria Rosi non è affatto un bluff.
[img]http://www.vocinelweb.it/faccine/fattedanoi/donia/53.gif[/img]
buon pro gli faccia, ai newyorkesi, la Salumeria Rosi al 283 di Amsterdam Avenue; ai parmigiani invece, questa piccola perla del made in Italy replicata in Strada Farini 34 sinora non acchiappa…
sempre in tema di Coldiretti e Italian sounding,
il culatello statunitense a marchio “Salumeria Biellese” e la bresaola uruguaiana a marchio
“Parmacotto” sono il risultato di uno shopping di Coldiretti alla Salumeria Rosi di New York.
[...] Arcangelo che la critica più navigata inserisce tra i locali della nouvelle vague romana (qui e qui) tutte per voi. Il cuoco di Prati spiega in pochi passaggi come realizzare la dedica a Bonci [...]
molto belle le foto, particolarmente invitanti specialmente quando quei sapori e quei profumi li conosci bene… tuttavia le ricette raccontate nei testi mi paiono (oltre che un tantino semplificate) un pò differire da quelle raccontate per immagini!
Un esempio?
Prima di fare un esempio, voglio precisare che il mio intervento non aveva intenti polemici, ma solo per copiare al meglio tra le mie mure domestiche (si dice che i geni copino, gli idioti imitino!)…
Ecco un esempio relativamente alla carbonara;
“Appena pronta la pasta metteterla nel recipiente con l’uovo e girate bene, dopo mettere il guanciale e rimescolare bene.”
Quindi secondo la ricetta scritta la pasta si condisce nel recipiente dell’uovo ed in seconda battuta si aggiunge il guanciale, quindi il pecorino; nella ricetta per immagini la pasta è però saltata nella padella, ecco!
Ho semplificato perche’io ho due versioni, e la piu’ semplice da eseguire e’ quella a freddo con l’uovo nella ciotola.
Quella che si evince dalla foto e’ la seconda versione ,che non consiglio mai, cioe’ saltare la pasta con il guanciale e poi metterla nella ciotola insieme all’uovo( in quel modo non ho bisogno di aggiungere eventuale acqua di cottura).
Ps: non avevo colto toni polemici nel tuo scritto comunque.
Un saluto.A.
Ecco spiegato l’arcano…
bene bene allora mi cimenterò in entrambe le versioni… male che vada mi faccio una passeggiata di nemmeno 5 minuti e vengo da te, solo che dubito riesca a trattenermi una volta lì…
tuttavia ora mi sovviene che a breve dovrei ricevere una nuova visita da papà, quindi la tappa è obbligata ed a questo punto, visti i supplì…
A presto e grazie!
Ti aspetto, a presto.A
in tutta Italia c’è una buona cucina se la si fa bene, una cosa lì, un’altra là; certo il Lazio non è la sede di una della cucine più complete e organicamente seducenti. Però la nostalgia dei film di Sordi e degli aò può fare molto.
[...] 3? 1) Che la cucina romana fosse il nuovo trastullo della Grande Mela gaudente lo abbiamo saputo da un po‘. Ma ieri sera, camminare lungo la 23esima chiariva le dimensioni della nuova italo-invasion. [...]
Noi siamo stati da Sora Lella due mesi fa e abbiamo mangiato benissimo e speso normale, niente di che. Forse era davvero una giornata storta.