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Prima Roberta Rossini, la cardiologa invitata a non allattare la bambina nel ristorante dell’Hotel Spinale a Madonna di Campiglio. Poi il conduttore di Rai1 Massimiliano Ossini messo alla porta del Coast Music Bar di Porto Cervo perché “la politica del locale non ammette i bambini”. No, spiegatemi, esistono posti dove una coppia in vacanza con prole può andare senza rischiare il linciaggio? E qual è l’alternativa, abbandonare i bambini? O per risolvere il problema alla radice, non averli proprio?
Intendiamoci, corde vocali ne avrei recise anche io, a volte, ma non mi sono mai sognato di pretendere il coprifuoco dalle coppie con figli minorenni. Quand’è esattamente che siamo diventati così cinici? Non sarebbe il caso di contenere la pedofobia, a Campiglio come a Porto Cervo, nell’hotel con la puzza sotto il naso come nel ritrovo per smeraldari?
E’ chiaro che le attenzioni dei genitori devono essere moltiplicate, i bambini non sono costruiti per stare a tavola delle ore, e non vanno imposti agli altri. Ma sbalordisco per i toni intolleranti di chi vorrebbe rinchiuderli in una stanza insonorizzata, madri e padri compresi. Nuovi Erode.
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Condivido in toto. Stiamo diventando un paese di vecchi incarogniti. Tristissimo.
Cinici? no. Semplicemente infantili. L’intolleranza e l’egoismo di questi comportameni denunciano un infantilismo mai superato, di eterni Peter Pan che si rifiutano di crescere e di ammettere che, al mondo, non esistono solo loro, ma anche degli altri esseri umani “in costruzione”, e destinati (anche se speriamo di no) a diventare come e peggio di loro, considerati gli esempi di cui si vedono circondati. Il tutto ovviamente spacciato per “rispetto” del cliente (rigorosamente maggiorenne).
Tutto questo chiaramente senza nulla togliere al dovere dei genitori di tenere sott’occhio i bimbi, ai quali non andrebbero mai imposti ritmi e gusti del mondo adulto, perchè in certi casi – tipo le ore a tavola – sono assolutamente incompatibili con la loro natura di bambini, appunto.
Un po’ di buon senso, responsabilità e educazione da entrambe le parti dovrebbero bastare a evitare simili incresciosi episodi, ma tant’è…
>sospira<
I nuovi Erode! Bello!
Io, tuttavia, sono stato portato al mio primo ristorante, era il Graspo de Ua a Venezia, quello di una volta ovviamente (il mio primo fritto misto…), alla tenera età di forse 15 anni.
Già sento le giuste obiezioni, sì però negli anni ’50, ora invece le giovani coppie non vogliono stare in casa e non possono o non vogliono affidare i bambini a eventuali baby sitters, ecc. (spendendo poi cifre assurde per due aperitivi).
Però, ecco il però, diverse coppie, si dirigono, irresistibilmente attratte come lemmings, verso le varie VIPpopli dove si sa, allignano in agguato i nuovi Erode.
Sono quasi sicuro che a Champoluc, a San Vigilio di Marebbe, a Celle Ligure, a Bellaria, a Villasimius o a San Vito Lo Capo la densità di nuovi Erode è di sicuro più bassa se non inesistente.
Le vacanze sono per i bambini o per i genitori?
Questa è una delle questioni.
linciaggio mi sembra un’esasperazione della situazione, tuttavia penso di essere in grado di stabilire, per quanto mi riguarda, in quali locali/situazioni portare dei bambini in dotazione e di affidarli ad altri se una specifica situazione/locale non lo prevede.
è vero, è libero arbitrio ma con un po’ della famosa logggica, mai da confondersi con l’opportunismo, tutto segue le regole del bien vivre.
non condivido con chi qualifica Porto Cervo una località per snobbisti senza riguardi per i bambini, anche perché, se alla Sardegna togli Poro Cervo e le altre località più conosciute, rimane una splendida terra che non sarebbe mai stata conosciuta come lo è oggi nel mondo.
non mi piace l’etichettatura politica che si tenta di dare spesso a qualsiasi commento non in linea con ideologie diverse. ultimamente commenti scoordinati, per qualsiasi post, razziali e con offese gratuite.
forse oggi nessuno vuole accettare più le regole, anche quelle non scritte. vuoi per casta o per traguardo economico raggiunto ci sentiamo in diritto di prevalere in qualsiasi caso.
siamo sicuri che i genitori fanno sempre scelte in linea con le esigenze reali dei bambini? alcune scelte le trovo profondamente egoistiche, in cui i bambini vengono usati solo per plasmare comportamenti sociali.
e voglio ribaltare la situazione. tutti quei luoghi in cui i grandi non possono entrare mentre ai bambini è concesso?
“E’ chiaro che le attenzioni dei genitori devono essere moltiplicate, ”
forse che i nuovi Erode tentano di farlo capire proprio ai genitori ? e non hanno nulla contro i bambini ?
Sono in linea con i pensieri di eggi, i bimbi non sono un gadget, per i personaggi come Ossini magari si, visto che ha scelto una vetrina come Porto Cervo per mettersi in mostra, se andava in Val Formazza, lo avrebbero fatto entrare in tutti i bar, anche al circolo:-)))
E poi leggetevi bene quel che dice Griffus (uno che sa il latino); praticamente è tutta lì la soluzione di questo “Noi aspettiamo fuori”.
Ciao.
Gentile Alfredo se sei in linea con i miei pensieri perché usi sempre a scopi non rispettosi il concetto di musulmano, sud, nord, maiale…? La mia linea di pensiero non prevede queste divagazioni.
Ammesso che questa faccenda della discriminazione sia diffusa come sempbra leggendo questi post -faccenda su cui avrei qualche dubbio – mi chiedo:
1. Perché impuntarsi così tanto sul diritto di far entrare il cinquenne a bere l’aranciata proprio in una specie di nait-clab di Porto Cervo?!?
Fatica per fatica…non sarebbe più utile – ad esempio – fare pressione per convincere i ristoranti a proporre un menu apposta per i bambini (con gusti porzioni e prezzi su misura, come si trova quasi sempre in Francia e quasi mai in Italia)?
2. I bambini stranieri in ristoranti di tutti i livelli all’estero o in Italia *generalmente* sono vivaci ma modereati (così come i genitori, se per caso il ragazzino dà segni di agitazione escono un attimo a fare un giro).
I bambini italiani *spesso* strillano e corrono in giro, mentre i genitori urlano a loro volta, senza necessariamente ottenere grandi successi e raramente sentono la necessità di uscire un attimo a fare un giro.
Non è che una certa responsabilità ce l’hanno anche la *media* dei genitori. (Leggi: adulti italiani che mediamente non mi pare brillino per educazione e rispetto degli altri e del mondo circostante!)
Sottoscrivo integralmente le sagge osservazioni di Gumbo.
- E’ confortante prendere le lezioni di blanda pedagogia da chi figli non ne ha mai avuti! Va da sé che la mia esula da questo micro-contesto.
Perché, ad esempio non ti poni mai domande generali osservando come si comporta la gente?
Se mediamente nelle spiagge o nelle aree picnic all’estero alla sera sono uguali a come erano al mattino anche senza che siano disseminate di cartelli di divieto e minacce di multe ci sarà un motivo?
E perché invece quelle italiane sono delle discariche perenni?
A me sembra utile provare ad osservare un problema da più angolazioni o da più lontano per capire se, per caso non ci si sta dimenticando di qualche aspetto fondamentale nel ragionamento.
Proprio la settimana scorsa per caso ho visto il sito di una catena di villaggi turistici. In alcuni propone tariffe speciali o gratuite per i bambini e tutti i servizi immaginabili apposta per loro. In altre sedi non ammette bambini sotto una certa età.
Questo, ad esempio, voi lo giudicate scandaloso?
A me pare un modo per offrire più semplicemente un servizio migliore e mirato per diverse tipologie di persone e gusti.
p.s. personalmente trovo più furbi quelli che con i ragazzini vanno in campeggio – dove c’è un sacco di spazio per scorrazzare e fare casino, e i bar e spesso anche i servizi sono a disposizione e a misura di bambino.
Io ho tre bambini, 2,5,7 anni e naturalmente scelgo locali a loro adatti, non mi sogno di andare in giro per stellati con loro, per ora. Pero’ ti assicuro che in Italia nella maggior parte del tempo il bambino e’ visto piu’ o meno alla stregua di un animale, sopportato piu’ che tollerato nei locali pubblici, anzi, nella vita pubblica. Se proprio vuoi avere figli, sembra che ti dicano, fallo ma senza rompere le scatole a noi.
Siccome mia moglie e’ inglese, e ormai i miei figli e la mia famiglia stanno piu’ in Inghilterra che in Italia, fare i paragoni tra la situazione dei due paesi e’ per me finte di imbarazzo. In Inghilterra, e piu’ in generale nella maggior parte dei paesi civili, la convivenza con i bambini e’ vista come una cosa ovvia, anche visto che il fenomeno di far crescere i figli dai nonni non e’ una cosa cosi’ comune come da noi. Per questo nessuno si sognerebbe di lamentarsi, nella maggior parte delle occasioni, se un bambino di due anni piange al ristorante. Forse e’ per questo che se hai un bambino (o piu’, come e’ piu’ frequente), invece che darti gli spintoni o sbuffare perche’ devi passare con i passeggini e tutto il resto, trovi SEMPRE qualcuno che ti da una mano, che ti fa passare avanti, che ti solleva il passeggino se c’e’ da fare uno scalino (rarissimo, al contrario che da noi), ecc. L’altro giorno al mare una signora mi suonava perche’ non facevo troppo in fretta a far scendere dalla macchina i tre figli. Ti assicuro che e’ una cosa inaudita.
A me però sembra la conferma che in Italia il problema di base sia che tendenzialmente ognuno pensa che le proprie esigenze del momento siano le uniche importanti e degli altri chissenefrega:
vale per il genitore che lascia che il pargolo scorrazzi per la sala urlando per mezz’ora senza dire una parola e per il cliente di un ristorante che ha il cellulare che squilla ogni tre minuti ma si lamenta con il proprietario del locale la prima volta che il pupo del tavolo a fianco scoppia a piangere.
Vale per la famiglia che cambia il bambino nella spiaggia libera e lascia lì il pannolino invece di andarlo a buttare e vale per la signora che si arrabbia con il bambino di tre anni perché ha superato il confine della sua piazzola con il triciclo.
Vale per il genitore che s’impunta per far bere il bambino al locale notturno invece di andare al bar a fianco e vale per il vecchietto che inveisce contro la mamma che fa fatica a scendere dal bus con il passeggino invece di aiutarla.
A me sembra tutta una catena di intolleranze, rigidità e menefreghismi reciproci!
p.s. inr ealtà di famiglie straniere con uno o due bambini anche di 4 anni mi è capitato di vederne più di una volta in ristoranti stellati e se la cavavano benissimo: parlavano tutti insieme di cosa stavano mangiando, osservavano i dettagli dell’ambiente, chiacchieravano d’altro, i bambini disegnavano o sfogliavano libretti, giocavano col Nintendo DS a volume zero. Tranne qualche raro momento, non era molto diverso da avere a fianco un tavolo di adulti.
stiamo girando intorno la stessa cosa, tu, se ho capito bene da persona senza bambini, io da persona con bambini piccoli (oltre che uno che per lavoro e’ interessato alla ristorazione). Mi sta bene il discorso che tutti devono avere rispetto degli altri, e ti posso assicurare che di lavoro da fare con i figli in questo senso ce n’e’ molto e non si finisce mai, pero’ non si possono escludere i bambini dalla vita civile, questo mi sembra un errore da mille punti di vista diversi, sia umano, che eonomico.
Detto questo, ribadisco che non cerco mai di andare in posti dove i bambini finoscono per essere costretti a comportarsi in modo contrario al loro essere bambini, sia per loro, sia per chi sta intorno e anche per noi, visto che una serata cosi’ non te la godi comunque. Un po’ di buon senso mette tutto a posto.
Tu pero’ come giudichi il fatto che all’estero il 99 % dei ristoranti abbia seggiolini per bambini a norma, giochi e menu appropriati, mentre in Italia al massimo nella maggior parte dei casi ti danno il seggiolone del nipote dell’amico, senza cinture e traballante (sempre se c’e'), e non esistono quasi mai menu’ per bambini, se non un desiderio piu’ o meno conscio di escluderli perche’ portatori di problemi (senza ricordare che sono anche e sopratutto portatori di genitori, che pagano i conti)?
Condivido una parte del post, e vedo commenti molto interessanti, che esulano dal cibo e sono quasi filosofia.
Come padre di un bambino piccolo mi sto riadattando ad una vita routinaria (che serve alla sua crescita) a ritmi piu`rilassati (che lo rendono sereno), alla condivisione delle esperienze piu`che al divertimento personale.
La possibilita`di fruire del nostro territorio, dei centri storici, e anche di bar e ristoranti ADATTI ai bambini. Mi pare che questo stia cambiando. Se Bernardi cita il bel film dei Coen, vi leggo una preoccupazione per il futuro. Sta a noi evitare che essere bambini diventi solo una scocciatura prima dell`eta`adulta (e dei suoi consapevoli eccessi) e resti un meraviglioso periodo di sviluppo.
Qui in Irlanda convivono (senza troppi problemi) bar per avvinazzati persi e bellissimi spazi per bambini. Basta non mescolare le cose. E comunque 9.5 ristoranti su 10 hanno seggioloni, kids menu e un alto grado di tolleranza verso il piccolo caciarone che ci portiamo dietro. Per non parlare di biblioteche, conferenze, chiese, musei vari, addirittura sale da concerto.
Infatti, io sto in Inghilterra e in Italia, ho tre figli al di sotto dei 7 anni. In UK tutto e’ a misura di bambino, ed e’ ovvio che la convivenza con gli adulti sia piu’ facile se hai il menu per bambini, i seggioloni, le matite, e sopratutto, persone tolleranti che sanno che dallo stadio di bambini ci siamo passati tutti e che non e’ giusto confinarli nei ghetti. Inoltre, se allontani le famiglie, allontani i clienti.
Ovvio che non mi sogno di andare in locali importanti o di un certo tono con i bambini, ma quelle sono le eccezioni, e non come in ITalia, la regola.
sono realmente e fortemente imbarazzato; combattuto tra la presunzione di essere un garantista convinto e la intolleranza allla maleducazione nei locali pubblici; il problema non sta nei bambini -che, spontaneamente, si comportano così come farebbero se stessero a casa- ma nei genitori, che, spesso (non è giusto generalizzare, ma stiamo parlando di percentuali non teascurabili) si comportano come se stessero a casa. e siccome non è certo possihile selezionare la clientela in furnzione del suo grado di educazione (e chi lo valuterebbe, poi ?), non mi sento di condannare il ristoratore che sceglie di rinunciare alle famiglie per conservare la clientela che meglio rappresenta il target che ha voluto imprimere al proprio locale; starei attento a usare termini impegnativi come discriminazione e via dicendo; è niente di più di una, più o meno condivisibile, strategia aziendale.
Forse che in Italia il Bambino è visto ancora da qualcuno come un’adulto semplicemente piccolo? Come nel medioevo? Ma?!
e’ vero piuttosto il contrario, in Italia si e’ bambini fino a 30 anni, quello che dici tu e’ vero all’estero, e funziona nel dare ai bambini regole di comportamento di cui sia loro che chi si ha intorno, sono grati.
Nella mia Osteria i bambini possono entrare e possono anche essere allattati al seno. E’ già successo più volte e risuccederà.
Molte volte mi vien voglia di lasciar fuori i genitori, ma questo è un altro discorso, anche se credo che in loro stia la maggior parte del problema.
Invece non tollero i telefonini con la suoneria e le discussioni sguaiate.
.
Ciao
Telefonini a morte, concordo. Ma se il tuo locale si chiama “Osteria”, qualche discussione sguaiata non è fuori posto, o sbaglio?
bambini e ristoranti. mi viene in mente, per esempio, il comportamento che molti genitori assumono nel momento in cui con i propri figli si trovano alla scelta di cosa far mangiare loro al ristorante? due le scelte principali: pasta con il sugo o cotoletta con patatine fritte e annesso ket e maio. spesso i genitori hanno la pretesa, condivisibile fino ad un certo punto, che i bambini debbano mangiare prima di tutti…così poi sono più liberi. Chi è più libero il bambino che può poi fare quello che vuole o i genitori che si sono tolti un peso. ed allora comincio la polemica. quanti genitori insegnano una cultura alimentare e del comportamento in un luogo pubblico? quanti genitori spinano il pesce ai propri figli? e soprattutto un bambino quanti anni ha? 4,5 o 10?
é naturale che la colpa sia sempre dei genitori che spesso ‘se ne fottono’ dei figli. quanti genitori pretendono di far fare ai figli le comparse mediatiche del ca..o? e certo, con i figli appresso o su una copertina si assume sempre una figura più consone al target delle proprie trasmissioni. Perché Ossini non gliela spreme a casa l’aranciata e pretende di entrare in un locale in cui è palesemente non consigliata l’entrata dei bambini?
anni ’60. Sottomarina di Chioggia (VE). Hotel Anzoletti. Attualizzato sarebbe un 4 stelleL. Esistevano due sale da pranzo. Una era riservata ai single, coppie e famiglie con prole sopra i 14 anni. La seconda sala da pranzo era riservata alle famiglie con prole di età inferiore.
Ripeto anni fra il 19962 e il 1969.
mi sembra un ottimo valore aggiunto, clienti diversi, esigenze diverse, ambienti diversi.
L’hotel 4 stelle negli anni ’60 magari sì…per il ristorante medio però non mi sembra molto facile da applicare!
Quanti saloni devi avere e quanto grandi? Dipende dalla sera. A quelli che prenotano fai anche l’interrogatorio sul numero di minori presenti? E quelli che si presentano all’ingresso, come li gestisci se quella sera hai finito gli spazi per famiglia e magari hai tutta l’altra sala vuota?
Il villaggio turistico o l’hotel o agriturismo con target più mirato mi sembra più semplice…
personalmente non dividerei i commensali in zone riservate ai bambini e non, capisco di più invece chi magari dedica una zona coppiette.. romantica. chi ha lo spazio per farlo, lo faccia pure se pensa alla divisione come ad un servizio in più per i suoi clienti. con i bambini al seguito hai sicuramente necessità di spazi più ampi.. carrozine, seggioloni e accessori vari. oggi credo che nessun ristoratore si sogni di suddividere la clientela, tranne nei casi estremi come sopra
Brutto che spesso i bambini ci vadano di mezzo per colpa dei genitori. O meglio, che tutti i bambini, per colpa di poche carognette educate male, finiscano per essere visti di malocchio dai ristoratori.
Non so se fossero altri tempi, ma io una ventina di anni fa le (rare) volte che andavo al ristorante stavo zitto, fermo e buono, stando al racconto dei miei genitori. Già a due-tre anni ero peraltro riottoso a pastasciutte surrettizie e altri piatti “sostitutivi”: volevo assaggiare la roba dei grandi, e guai se non potevo.
Personalmente reagismo male al primo urlo di bambino, ma questo dovunque, non solo al ristorante. Soffro di emicranie, e mi colpisce duro. Non sopporto la maleducazione dei genitori che, stando a tavola, permettono ai loro bambini di fare qualsiasi scorribanda urlante per il locale, senza degnarli di un minimo richiamo. Guardo i figli degli stranieri, composti, educati, non li senti, e penso a Amici di Maria De Filippi. Niente Erode, niente pedofobia, io direi di fare una sola cosa: bambini sì, nei locali, al primo strillo un richiamo del gestore, al secondo strillo, si presenta il conto e fuori dal locale, tutti, genitori e bambini, senza grossi problemi. Sicuramente, noi eravamo più educati ed avevamo più timore delle conseguenze dei nostri comportamenti. Oggi non è così. Se riprendi tuo figlio, quello chiama Telefono Azzurro. Sono per sbatterli fuori dal consesso civile, fuori dai ristoranti con tutta la famiglia che li ha educati male o poco. Fuori, conto in mano, e basta polemiche.
Dovrebbero farla diventare una legge dello Stato, altro ché.
Speriamo che qualche ristoratore inizi a fare così.
Almeno a tavola, lasciateci in pace.
rimango basito. Posso chiederti se hai dei figli, bannatore
di bambini?
Però a me non sembra un bannatore di bambini. Direi piuttosto uno scacciatore di famiglie maleducate.
))
a me fanno lo stesso effetto i vecchietti e le vecchiette che si lamentano sempre. Dei malanni, delle emicranie, del governo ladro
etc. Lo fanno in contesti pubblici ed ad alta voce. non mi sono mai sognato di pensare di farli isolare dal contesto civile. Pero’,
magari, con una legge dello stato.. Dopo le ronde magari potremo pensare a questo ulteriore passo, che dici?
Non ho figli, che io sappia.
Mi sento di ribadire quanto ho scritto, cercando di far cogliere meglio il messaggio: io sono un convinto assertore del condizionamento dell’ambiente, per questo credo sia giusto avvisare, avvertire e poi procedere all’allontanamento. Se vuoi estendere questo anche ai vecchietti, fa pure, il concetto è uguale, anche se a me ‘sti vecchietti che fanno casino al ristorante mi mancano proprio, nel palmares dei disturbi. I ragazzini ed i genitori urlanti e disturbatori, invece, no, affatto. Poi, pensare che questa sia una deriva negativa, secondo me è come imputare un argine tirato su in una tempesta di essere un mezzo di grave costrizione del fiume. Siamo diventati tutti molto più maleducati, e da qualche parte toccherà pure cominciare. Personalmente, io nei locali con bambini che urlano non ci rimango, o non ci ritorno. Al momento, non trovo una soluzione migliore. Per fortuna, i locali con una gestione che controlli certi disturbi, si trovano ancora.
Ripeto, sempre secondo me, avvertire il tavolo che fa casino una volta, e alla seconda portare il conto è una buona abitudine. Sono di Roma, il casino dei Romani a tavola è proverbiale, ma lo è anche l’educazione, quando qualcuno si premura di farla rispettare. E poi io non ce l’ho con i bambini, ma con i genitori: sono loro la causa, i bambini sono per definizione innocenti, ma anche loro devono imparare ad esserlo.
Posso chiedere a che lune è arrivato signor Marco?
I Bambini sono tutto! Se urlano è perchè son più vivi di noi!
Per quanto riguarda i bimbi delgi stranieri come dice lei, sono semplicemente uguali ai nostri, solo che li vede solo durante le vacanze. Il problema, e qui son daccordo con lei, sono i genitori, taluni genitori non la maggioranza!
Son gli stessi che può vedere su sky nel programma s.o.s. tata.
E qui dovrebbe intervenire telefono azzurro o molto prima l’assistente sociale… Ma stiamo un’pò alla volta diventando americani anche noi, quindi fare i bimbi, e lasciarli crescere allo stato brado per qualche genitore è di moda.
Sono arrivato a 49 anni.
I bambini urlano appena nascono perché capiscono che cosa gli è successo nascendo.
S.O.S. Tata è un programma format fatto con attori, molto simile a FOrum o a altri programmi, è reinterpretato. Cio non toglie che bambini di quel livello esistano eccome….
il problema bambini in Italia non riguarda solo i ristoranti, piu’ in generale riguarda un paese che non riesce a capire che i bambini sono importanti e che le famiglie sono importanti. La cosa paradossale, l’ho sentita molte volte, e’ che all’estero si crede che gli italiani amino i bambini. Io credo che a malapena ne sopportino l’esistenza in situazioni pubbliche.
Mia moglie, inglese, scopri’ presto che in Italia ci sono pediatri dove non si puo’ accedere al loro studio con il passeggino! I treni non sono a misura di bambino, nessuno poi ti da una mano, anzi spesso sbuffano perche’ devono aspettare che passi. I centri commerciali spesso non hanno spazi per i bambini.
Noi abbiamo tre figli piccoli, ogni volta che faccio il confronto con Inghilterra ed Italia mi metto a piangere.
Tra l’altro e’ anche una questione di intelligenza, se io posso andare agevolmente in un posto con i bambini ci vado e spendo soldi, altrimenti non ci vado. In realta’ pare che in Italia si assuma che le famiglie con figli siano una stranezza, ma perche’non li lasciano dai nonni? In altri paesi, dove la gente diventa adulta un po’ piu’ in fretta, si assume che la famiglia sia composta nella stragrande maggior parte dei casi, da adulti che si muovono coi i figli, perche’ questa e’ la realta.
Questa discussione è troppo politically correct.
Per questo, io dico che i bambini dei meridionali fanno più casino, e che la cosa è ormai genetica. Anche Theodosius Dobzansky sarebbe d’accordo con questo approccio, teso a dimostrare che quelli che vivono al Sud sono ormai condizionati a livello dei geni e, quindi, rispetto a quelli del Nord, sono dei reali OGM umani.
mmmiiizzica cosa tinte..ah
Si potrebbe a questo punto parlare dei cani al ristorante, ma ho paura delle palate di merda che mi arriverebbero dagli “amanti degli animali” se dico quello che ho per la testa.
Sono con te.
Niente yorkshire.
I cani di grossa taglia sono più simili agli umani. Lo dice pure il DNA.
Basta volpini, maltesi e pincher nevrotici.
Sono troppo simili ai bambini e non si sa che germi portano.
Hai proprio ragione, basta, era ora che qualcuno sollevasse il problema.
personalmente odio i cani e penso che se la gente usasse i soldi e le risorse emotive che investe in cani verso degli umani il mondo sarebbe un posto molto migliore, però nei miei locali li faccio entrare sempre e comunque e di qualunque dimensione visto che i padroni di cani sono una tipologia di cliente che non finisce mai di ringraziarti se fai entrare e coccoli le loro creaturine adorate…
Che berlusconiano che sei….
@Marco: Ma no, penso che Andrea Gori si riferisse ai cani non alle cagne.. (giusto per rimanere nel politically incorrect..)
Ma fa che ora mi banneranno per par-condicio?
Essere bannati per così poco sarebbe segno di una stampa eversiva, che partecipa ad un complotto internazionale mirato a screditare chi tanto ha fatto per questo Paese. Vergogna! Ignoranti! Mangiapane a tradimento!
Aggiungerei, pezzenti, portasfiga e mangiatori di bambini, per l’appunto. Ma di cosa stiamo parlando..Buon lavoro a tutti comunque.
Giusto.
Adesso che siamo contaminati da tante ragazze dell’Est europeo, perché non ci facciamo dare qualche ricetta per mangiare i bambini? Che so, un carpaccio, una trotaccia, un sushi fatto con la copertina a quadri….
seni materni inquinati….
http://www.ecplanet.com/blog/archive/2009/08/12/i-seni-materni-inquinati.html
Salve eggi, secondo me lei ha preso una cantonata con questo link.
Sembra la trama di una puntata del vecchio x-files.
ma che strano… i tuoi commenti cambiano a dipendenza dei giorni in cui li leggo. qualche giorno al posto di questo commento c’era scritto se ero iscritto a scientology e quanto costava l’iscrizione. oggi é totalmente diverso.. le magie del web