I tartufi puzzano come calzini


Mara Venier annusa il tartufo da 10.000 euro battuto ieri all'Asta del tartufo bianco di Grinzane Cavour

Anche questa è andata. Parlo dell’asta mondiale del tartufo bianco di Alba che da 11 anni ammorba Grinzane Cavour, nella Langa più seducente. Il codazzo di ricchi e famosi è scemato, i conduttori sono tornati al loro lavoro, Linus a Radio Deejay, Mara Venier a [?]. Sappiamo che un esemplare da 750 grammi battuto a 100.000 euro ha preso la strada di Hong Kong, e davvero, quasi non stiamo più nella pelle. Ora, anche voi probabilmente amate i tartufi. Lo fanno tutti. Eccetto me, Oh aspettate, non prendetemi per uno schizzinoso. Non sono il tipo che si chiude le narici e sentenzia che i tartufi puzzano come calzini.

Mi piace sia bianco che nero. Mi va bene che si addestrino cani e maiali per fiutarlo (ai maiali piacciono i tartufi: occhio). Mi eccita il modo in cui insaporisce il pâté, il risotto, l’insalata. Sopporto perfino gli invasati che inventano qualsivoglia sinonimo… inebriante… divinamente muschiato, per non dire che è puzzolente.

Ma allo stesso tempo, odio il tartufo. Perché è eccessivo, sovraesposto, ultracostoso, la Paris Hilton degli ingredienti. Quando mi perdo a fantasticare sulle delizie del mondo, è quasi sempre cibo a buon mercato. Molti ingredienti della mia ultima cena, se potessi sceglierli, costerebbero meno di 10 euro. Un piatto di pasta, un pezzo di pizza, roba autentica.

Perché una grattata degna di questo nome arriva a costare 50 euro (in certi ristoranti pure di più)? Perché dovrei ritenermi fortunato se oggi i tartufi costano solo 300 euro all’etto? Guardate che lo sanno tutti, Alba ne produce pochissimi. Molti dei tartufi che mangiamo in questo periodo arrivano da altre regioni italiane o dall’estero, ma le nostre carte di credito li pagano come se.

E sentite questa. Quest’anno i tartufi piemontesi potrebbero essere portati in Croazia per essere venduti negli Stati Uniti. La spiegazione sono i dazi che penalizzano il nostro prodotto e avvantaggiano quello croato. Così si trasferisce il tartufo piemontese, lo si trasforma in croato e si riesce a venderlo ai ristoranti americani senza ricarichi del 100% dovuti alle guerre commerciali.

Basta per favore, togliete di mezzo il superfluo, le quotazioni del mio amore per il tartufo sono in ribasso. Urge rifondazione tartufista.

Immagine: Repubblica.it




17 commenti a “I tartufi puzzano come calzini”

  1. Ganascia Ganascia commenta:

    I tartufi non puzzano come calzini: bensì di Gas della Bombola.

    Poi sono buoni ugualmente ;-)

    • Gasperino del Grillo Gasperino del Grillo risponde:

      prego, l’Albertone non si discute:

      «oddio aho, ma che è sta cagherella?!»
      «salsa di tartufi, Signor marchese…»
      «sì?! puzza de piedi, puzza… pussa via!»

      quanto al resto, son rimasto un po’ indietro

      1. grossomodo 50 euro per una grattata degna, sì, ma l’anno scorso…
      2. oddio: almeno a me, nel ‘08, è mediamente costata tra 4 e 5 al gr
      3. quest’anno non ho ancora dato, invece: che prezzi mi aspettano?
      4. no da Cracco*, prego: tartufi da medio-stella e listini non turistici

      [img]http://www.vocinelweb.it/faccine/mad/06.gif[/img]
      che a rileggere ’sta rece…

      7 dicembre 2008

      Siam stati in questo ristorante, La Speranzina di Sirmione, semplicemente attratti dalla posizione e ispirati dalla segnalazione fuori dalla porta [...] decidiamo per tre primi, tagliolini freschi al tartufo: 13 € a porzione, più 13 € al grammo il tartufo

      [*] sì, lo so: ognuno fa i ricarichi che crede & ognuno ordina quel che crede

      • Leonardo Ciomei Leonardo Ciomei risponde:

        Cit. ..tagliolini freschi al tartufo: 13 € a porzione, più 13 € al grammo il tartufo..

        Gasp !! quest’anno però, come scrivevo sotto, i prezzi sono più bassi. Anche alla Trattoria Speranzina hanno abbassato a… euro 10/grammo, solo 1.000/etto !

        • forse un po forse un po' meno risponde:

          [img]http://www.vocinelweb.it/faccine/confuse/60.gif[/img]
          forse va ridimensionato
          il costo *della pasta*: a porzione l’ho aggiunto io, il testo dice

          tre primi: tagliolini freschi con tartufo
          (13 euro più 13 euro al grammo il tartufo)


          si potrebbe quindi sperare in un vassoio di pasta porzionato per tre

          • fabrizio scarpato fabrizio scarpato risponde:

            Il tartufo ha anche il potere di far lievitare il prezzo del contenitore, cioè la pasta.
            Lo scorso anno a San Miniato il tartufo bianco, in formati da battaglia, era in vendita a 3 euro/grammo, mentre presso la Associazione dei Tartufai(?) un piatto di tagliolini (sicuramente non ricoperti di tubero) veniva via intorno ai 20 euri, mentre l’uovo al tegamino segnava circa 15 talleri (condiderando il costo di un uovo, non c’erano 4 grammi di tartufo)
            Un ristorante forse farà meglio anche il contenitore, cioè i tagliolini, ma sicuramente ricarica molto di più, aggiungendo più sfoglia tartufesca.
            Ma, come dice il saggio, sempre di profumo si tratta: odoro dunque sono, diceva il tubero.
            Se andrò a San Miniato, interessante più per i presidi slow food in mostra e vendita, Falaschi compreso,in gran quantità rispetto ai tartufi tipo “palin da sciòpo” (quelli belli vanno ovviamente all’asta), inspirerò profondamente per cogliere l’essenza, la brutale ed erotica forza della terra… salvando il portafogli ;-)

      • alfredo alfredo risponde:

        Alberto sordi era romano come i suoi personaggi.
        Non possono capire.

  2. fabrizio scarpato fabrizio scarpato commenta:

    Faccio mie le parole di Davide Oldani ( e mi scuso se magari non le riferisco correttamente): perchè pagare cifre da capogiro un profumo?
    Il tartufo, pensiamoci bene, non lo “mangiamo”.
    Non è una materia prima, ma solo un ingrediente, addirittura una guarnizione, del quale, per di più, apprezziamo solo le qualità odorose, non organolettiche, anzi solo il profumo esiste ed è riconducibile al “tartufo”.
    Inoltre non deriva da invecchiamenti o elaborazioni che ne determinano il valore (penso all’aceto balsamico tradizionale, che costa molto meno): lo si trova sotto terra, questione di abilità e fortuna.
    Pagare 300 – 500 euro l’etto un profumo? Insensato.
    Oldani, per chi non può farne a meno poichè nella sua filosofia il tubero tartufo fisicamente non può esser presente, usa il suo aroma come “aggiunta” odorosa, come una essenza che sprigiona nell’aria a contrastare la crema in un soufflé, non ricordo se addirittura dolce.
    Profumi in libertà, senza cliché e convenzioni. Purezza immateriale.

  3. Giuseppe Giuseppe commenta:

    Ben detto!
    La gente è convinta che ad Alba si estraggano tonnellate di tartufo, ma dove?
    Parte del “Tartufo di Alba” viene estratto in Basilicata (e non solo)! Tra i monti del Pollino!
    E quando invece si cerca di vendere il tartufo lucano come tale molti dicono: “eh ma non è come quello di Alba…” poveri loro che comprano lo stesso prodotto al 50%? in più!

  4. Buauro Buauro commenta:

    Come rinunciarci in questo periodo specie se trovi qualcuno che te lo propone ad un prezzo quantomeno corretto? Cosi’ tanto profumo per un sapore talmente evanescente che una base appena piu’ saporita di un tagliolino in bianco rende vano lo sforzo.

    Se pero’ dovessi pagare 50€ per una grattata non farei molta fatica a ripiegare su un altrettanto (e forse piu’) godurioso foie gras. Meno profumo ma piu’ sostanza…

  5. lorenzo di Pianogrillo lorenzo di Pianogrillo commenta:

    Appunti per Natale.
    Ricordarsi di comprare a Max Bernardi un paio di calzini nuovi.

  6. Leonardo Ciomei Leonardo Ciomei commenta:

    Sono con Buauro: una bella spazzolata di tartufo non deve mancare, tanto più che quest’anno con una ventina/trentina di euro ce la dovremmo fare ;-)

  7. melograno melograno commenta:

    Permettemi come nuovo iscritto una considerazione, dopo aver visto in tv tutta sti Vips con vario codazzo di imbucati più o meno famosi, mi pongo e vi pongo una domanda, ci sta che gli organizzatori devono vendere i tartufi ma perchè a sbaffo li devono mangiare sempre i soliti che poi non avrebbero pronlemi a pagarli? Faccio un provocazione, gli stessi organizzatori potrebbero fare la settimana del tartufo nei vari ristoranti a prezzi scontatissimiiiiiiiiiiiiiiiiiii, magari così potri farci un pensierino, diversamente mi tocca mangiare i soliti chiodini.

  8. Evelyn Evelyn commenta:

    Sabato ottimo pranzo alla Locanda Belvedere di Camia…
    una generosa grattata sulla carne cruda all’albese € 40,00.

    : )

  9. Esp Esp commenta:

    Fortunato io che ho vissuto l’ epoca (primi anni 60) in cui, al Savona di Alba, i tagiarin con (tanto) tartufo costavano £. 3.000, ed ogni grattugiata ben 500 lirette.
    O, fine anni 70, a Gubbio, alla Taverna del Lupo, dopo averne mangiato a volontà, mi portavo a casa splendidi esemplari (tartufo bianco di Acqualagna) a 10.000 lire all’ etto.

    Però, non bisogna essere pignoli, via: chi vende carissimi i tartufi “d’ Alba”, spesso dimentica semplicemente la desinenza “nia”.

  10. alfredo alfredo commenta:

    Quando un’articolo diventa troppo di moda, succede che lo copiano, mentre l’originale sale di prezzo.
    In ogni caso il tartufo piace alla gente che piace, come le Ferrari, o altre cose lussuose:-)))
    Viva il Lusso!

  11. rifondazione tartufista rifondazione tartufista commenta:

    Assalto in aula, non passa il «bonus» tartufi

    [...] stavolta i senatori erano partiti lancia in resta,
    per affossare la Finanziaria light del ministro Tremonti. Volevano a tutti i costi un taglio dell’Irap di almeno 12 miliardi l’anno. Poi hanno ripiegato su un taglio di 4 miliardi, e quando si sono resi conto che non sarebbe passato neanche quello, si sarebbero accontentati di molto meno. Fosse stato anche solo «un segnale», come diceva il senatore del PdL Maurizio Saia, relatore della Finanziaria. Dare almeno l’idea, di una riduzione delle tasse. O comunque di un rilancio dell’economia.

    E l’emendamento dello stesso Saia andava proprio in quella direzione.
    Prevedendo ad esempio la possibilità, per chi acquista tartufi dai rivenditori occasionali, di detrarre l’Iva pagata con «l’autofattura». Di fronte «al margine irrisorio concesso dall’Economia» lamentato da Saia, era pur sempre qualcosa. Se non altro si sarebbe sistemato una volta per tutte il delicato problema del trattamento fiscale del tartufo, aperto con la Finanziaria del 1996 e tuttora irrisolto. E invece niente.

    Tartufi prosciutti e mazzancolle, entrati per un istante nella legge di bilancio, sono stati cassati direttamente dagli uffici del Senato [...] senza neanche dover aggiungere che in Finanziaria non sono ammessi, per legge, interventi di carattere microsettoriale. Pazienza per i tartufi, dunque, anche se la senatrice PdL Ada Spadoni Urbani, moglie di Bruno che è forse il più grande commerciante dei preziosi tuberi, c’è rimasta male. (Mario Sensini, Corriere della Sera)


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